Nel momento in cui sono andato in pensione, mi trovavo a vivere da solo in un grande appartamento con due camere da letto nel centro di Bologna. Come molti altri pensionati nel mio palazzo, abitavo ormai in molto più spazio di quanto mi servisse davvero. Quando i figli crescono e la famiglia è tutta insieme, avere tante stanze è quasi indispensabile, ma quando poi la vita prende altre strade e rimani solo, lo spazio vuoto finisce per accentuare un senso di solitudine e malinconia. È una situazione poco vantaggiosa anche dal punto di vista domestico: ci sarebbe bisogno di intervenire con lavori di manutenzione, ma né la forza né i soldi di un pensionato bastano per tutte le riparazioni e migliorie del caso.
Pagare le utenze mi portava via quasi metà della pensione euro che se ne andavano per stanze che ormai sfruttavo a malapena. A pulire poi nemmeno ci stavo più dietro lavare i vetri, passare i pavimenti e tenere tutto in ordine in tre stanze mi faceva sentire sempre più stanco.
Capivo che dovevo cambiare casa, ma ho rimandato a lungo il momento. Negli anni quella casa e quel quartiere erano diventati parte di me, e così tanti dubbi mi trattenevano. Lì erano rimasti tutti i miei amici, la maggior parte della mia vita e dei miei ricordi. Ma la goccia finale è arrivata quando ho capito che non ce lavrei più fatta né economicamente né fisicamente a sostenere un appartamento così grande letà non perdona e le energie non sono più quelle di una volta.
Sono state mia figlia Francesca e mio genero Matteo ad aiutarmi ad organizzare il trasloco; da solo non ce lavrei mai fatta. Loro mi hanno aiutato anche a trovare il nuovo appartamento, a farci dei piccoli lavori prima del trasloco. Malgrado la nuova casa sia molto più piccola, non mi sono mai pentito della scelta.
Per chi come me vive solo e ha una certa età, un monolocale è la soluzione migliore: spendo molto meno di bollette, pulisco a fondo tutto in unora e per mantenere lordine bastano appena 10 minuti al giorno.
Non mi sento limitato nello spazio, ci stanno tutte le cose essenziali, gli elettrodomestici e cè ancora margine. I vecchi proprietari mi hanno lasciato un grande armadio ad angolo che ha preso il posto della mia vecchia dispensa, qualche scatolone lho messo in balcone. Nella zona giorno ho solo gli arredi strettamente necessari: divano, mobile tv, tavolino.
Piatti vecchi, mobili e oggetti accumulati negli anni e mai usati, li ho buttati via; in questa casa sarebbero solo di intralcio e non mi sono mai realmente serviti.
Molti pensano che in un monolocale non ci sia spazio a sufficienza per vivere bene. Certo, se qualcuno dovesse fermarsi a dormire non avrei dove sistemarlo. Ma io non ricevo visite per la notte e non mi va proprio neppure di organizzarle; ormai col tempo mi sono fatto le mie abitudini, i miei ritmi e avere qualcuno che dorme qui mi darebbe solo fastidio. In fondo, nessuno mi ha mai chiesto di restare a dormire.
Francesca e la sua famiglia abitano vicino, quando vengono si fermano qualche ora e poi tornano a casa. Le amiche mi vengono a trovare ogni tanto ma la sera vanno via forse resterebbero volentieri, ma non mi fa piacere avere altre persone a dormire nella stessa stanza.
Ciascuno vive la vecchiaia a modo suo cè chi vuole rimanere nella casa della vita, anche se ormai è troppo grande, e chi invece, come me, non ha problemi a cambiare per stare più comodo. Per quanto mi riguarda, un appartamento grande non mi serve più e se la salute e le risorse lo permettono, si può vivere bene anche in pochi metri quadri.
Alla fine, credo che quando si arriva a decidere se restare o trasferirsi, i pensionati dovrebbero valutare non solo lo spazio, ma anche altre esigenze:
Una buona posizione farmacia, supermercato e ospedale a portata di mano; abbastanza vicino a dove abitano i figli, per non rendere difficile visitarsi; e la fortuna di avere un parco o una piazza per passeggiare sotto casa.
Sono contento della scelta fatta: ho imparato che liberarsi del superfluo, a volte, è il modo migliore per sentirsi più leggeri e più liberi.






