Mia sorella mi ha piazzata allangolo più remoto del ricevimento di nozze, in fondo alla sala, ma allimprovviso uno sconosciuto si è chinato verso di me e ha sussurrato: «Facciamo finta che siamo una coppia vedrai che tua sorella se ne pentirà amaramente».
Io, trentaquattrenne indipendente con appartamento mio e posto fisso, ero stata relegata al tavolo numero dodici, quello vicino alle porte della cucina.
Da lì i camerieri uscivano a raffica con vassoi di lasagne e arrosti, urtando ogni due per tre la mia sedia, mentre un profumo persistente di fritto mi riempiva i polmoni. Al mio tavolo sedevano solo qualche cuginetta venticinquenne che pensava ai selfie e una zia chiacchierona che si ostinava a ripetere, gonfiando le guance dimportanza, che «le donne non devono aspettare troppo per avere figli, eh».
Giada, mia sorella, tutta la sera si era impegnata per farmi sembrare la zia sfigata. Mi portava vicino agli invitati rampanti dello sposo e sbottava a voce alta che io ero «troppo selettiva», oppure fingeva tristezza perché «una ragazza così bella ancora non ha trovato nessuno». Roba da teatro greco, ma senza le maschere.
Tutti le davano ragione, consigliandomi di «abbassare un po le pretese», qualcuno persino: «Una preghierina a San Valentino non ti farebbe male». Quando fu il momento del lancio del bouquet, Giada lo sparò dallaltra parte della sala, come se fosse un passaggio da volley, e poi, ridacchiando, annunciò:
Mi sa che mia sorella dovrà aspettare ancora un po!
Mentre io iniziavo a guardare lorologio, pensando a come sgattaiolare via passando dalle cucine, ecco che alle mie spalle sento una voce maschile, calda e sicura:
Facciamo squadra. Facciamo finta che sei venuta con me. Prometto che tua sorella se ne pentirà per ogni parola.
Mi volto e vedo un uomo che mozza il fiato: alto, curato, completo su misura, occhi profondi color nocciola e qualche filo argento sulle tempie.
Mia sorella mi ha piazzata allangolo più remoto, ma allimprovviso uno sconosciuto si china e sussurra: «Facciamo finta che siamo una coppia vedrai che tua sorella poi si mangia le mani».
Lorenzo, si presenta con un mezzo sorriso. Cugino dello sposo.
Non chiede il permesso, ma con una delicatezza tutta italiana, avvicina la sedia e poggia il braccio sullo schienale della mia. Nel giro di due secondi, il brusio in sala corre da un tavolo allaltro come una ricetta segreta.
Giada, in piedi al bancone con il solito prosecco, si immobilizza. Il suo sorriso ultrawhite si incrina e negli occhi le spunta unombra sospetta.
E solo dopo ho scoperto chi fosse davvero questo Lorenzo e perché tutti gli invitati restassero a bocca aperta. Continua nei commenti
Lorenzo non era solo un cuginetto dello sposo. Era uno dei più affermati imprenditori della zona uno di quei nomi che anche la gente che legge solo il giornale sportivo sapeva pronunciare.
Giovane, richiesto, discretissimo e (notizia-bomba) single. Le donne della festa lo seguivano con lo sguardo appena si muoveva: qualcuna sperava in una presentazione, qualcunaltra fantasticava ad alta voce, ma lui non degnava nessuna di attenzione.
Fino a quel momento.
Mia sorella mi ha piazzata allangolo più remoto, ma allimprovviso uno sconosciuto si china e dice: «Facciamo finta che siamo una coppia vedrai che tua sorella se la legherà al dito».
Lorenzo si installa accanto a me come se fosse la cosa più naturale del mondo. Ride, si avvicina, ribatte alle mie battutine e ignora splendidamente tutte le occhiate ammirate che piovono addosso da ogni lato.
Gli invitati si guardano tra loro, qualcuno si lascia scappare una Oh! a bocca aperta. E la faccia di mia sorella è quella di chi ha appena visto unondata di sugo rovesciarsi sul proprio abito bianco.
Lorenzo, allora, si inclina verso di me e sussurra:
Ti sei stufata pure tu di tutte queste perle di saggezza, vero? Ma guarda che tu non sei assolutamente come ti dipingono.
Ed è lì che ho realizzato due cose: primo, non mi sentivo più messa allangolo o umiliata; secondo, quelluomo non si era seduto lì per caso.
E tutta la sala aveva capito benissimo la cosa.





