La casa della nonna (racconto)
Hai di nuovo comprato il caffè al bar! non appena Giulia mise piede in casa, Marco le si scagliò subito addosso.
L’ho preso, sì rispose Giulia cercando di mantenere la calma. Ma una tazzina di caffè costa solo cinquanta centesimi, iniziò a spiegare.
Addirittura cinquanta centesimi! la interruppe Marco.
Però ho risparmiato un euro, quindi le tue lamentele non sono giustificate, ribatté lei.
E come avresti fatto a risparmiare? chiese Marco in tono sarcastico.
Così! In metropolitana sono entrata due volte insieme agli altri passeggeri senza timbrare il biglietto.
Ma non avevi comprato labbonamento?
Ancora no. Ho pensato che se mi fermavano avrei comprato il biglietto, ma nessuno mi ha controllata!
Va bene, brontolò Marco, però compra un abbonamento e viaggia come fanno tutti, non come una ragazzina
Giulia annuì e si avviò verso la cucina.
Ho comprato quello che potevo, allargò le braccia Marco.
Non fa niente sospirò Giulia e si mise a preparare la cena.
Non ti dimenticare della nonna, ricordò Marco, e Giulia dovette trattenersi dal commentare: la nonna di Marco sapeva bene che stavano attraversando un momento difficile, ma non dava mai una mano, e toccava sempre a loro occuparsene, pure a tavola.
Non mi dimentico, rispose Giulia cercando di rimanere gentile.
A tavola, nonna Olga come al solito si lamentava di tutto: niente andava bene, né il cibo né latmosfera. Giulia era irritata. Sapeva che anche Marco ne era infastidito, ma lui restava zitto.
Quand’è che andate in campagna? domandò la nonna.
A far cosa? rispose Marco.
Come a far cosa? Bisogna vendere la casa. Non è giusto che stia lì inutilizzata
Ma nonna, sicuramente sarà già caduta a pezzi.
Non sembrava proprio che Marco volesse andare.
La nonna gettò la forchetta sul tavolo e si mise a piagnucolare:
Avevamo una casa solida! Esiste ancora! Tu non ci sei mai andato. Devi andarci e venderla, così potrai avere un po’ di soldi. Ti do la delega.
Daccordo, ammettiamo che sia ancora in buone condizioni, ma è sperduta in mezzo al nulla. Non ci ricaveremo molto, Marco rimaneva scettico.
Secondo me dovremmo andare a vedere, almeno per capire comè la situazione, Giulia colse subito l’occasione.
Giulia!
Tra poco abbiamo le ferie. Non abbiamo soldi per viaggiare. Possiamo approfittare di questa occasione, almeno.
Marco sospirò:
Ma non abbiamo neanche i soldi per la delega, figurati per arrivare fino in campagna.
Ve li do io, disse nonna Olga. Marco e Giulia si guardarono stupiti, ma la nonna fece finta di nulla e riprese a criticare la cena.
…
Dopo cena, Marco cercava di far desistere Giulia dallidea di andare in campagna.
Giulia, fidati di me, quella casa sarà un rudere.
Marco, tu non lhai mai vista, ma non vuoi nemmeno provare. Magari riusciamo a venderla e a ricavarci qualcosa Andiamo!
Marco si impuntava. Allora Giulia scoppiò in lacrime:
Sono stanca di tutto questo. Non capisci che non potevamo prevedere questa situazione? Su, andiamo a vedere quella casa! Cosa rischiamo? Nulla! Se ci va bene, almeno non dovremo più contare i centesimi.
Va bene, piccola, va bene Marco le si sedette accanto e la accarezzò sulla mano. Vedrò se riesco a trovare i soldi per arrivarci.
Marco, se tua nonna ha detto che paga, facciamolo, per una volta prendiamoci quello che ci offre.
Marco abbozzò un sorriso:
Non conosci mia nonna Promette e poi si dimentica. Tocca sempre a me risolvere tutto.
Non preoccuparti, la terrò d’occhio io. Con le nonne me la cavo, credimi.
Giulia incrociò lo sguardo stupito di Marco e, tra le lacrime, sorrise:
Anche la mia nonna era fatta così
…
Un mese dopo, il treno correva veloce verso lignota casa di famiglia, le ruote che tamburellavano allegre sulle rotaie. Marco le diceva qualcosa, e Giulia annuiva distratta. Era lontana con la mente, tanto da non accorgersi che Marco si era zittito.
“Com’è successo tutto questo? Una volta lavoravamo tutti e due, avevamo stipendi buoni, eravamo ottimisti! Ora invece non bastano neanche le nostre paghe per tenere una badante a papà di Marco e pagare loperazione di mia mamma. Ma perché tutto insieme?”
Giulia pensava che avrebbero potuto anche chiedere un prestito, ma chissà il futuro. Se il padre di Marco non si fosse ripreso, i soldi sarebbero serviti sempre. I debiti sarebbero aumentati Che incubo! Non era questa la vita che voleva.
“Solo che la casa sia in buone condizioni! Solo quello!”
Allimprovviso Giulia venne destata da Marco che le diede un colpetto sul fianco.
Non mi ascolti proprio! disse Marco.
Hai ragione, sto pensando solo alla casa.
Marco sospirò.
Andrà tutto bene, piccola. Spero anchio che questa casa possa risolverci qualcosa. Ah, peccato non aver mai messo da parte qualcosa
…
Avvicinandosi alla casa, sia Marco che Giulia erano convinti che si sarebbero trovati davanti a una baracca crollata. Ma con stupore videro che era una bella casa in legno, addirittura su due piani.
Sai che non è niente male? disse Marco. Non sembra nemmeno vecchia
Sì, venderla sarebbe quasi un peccato, concordò Giulia.
Marco aprì il cancelletto, davanti a loro si aprì un giardino inghiottito dalle erbacce.
Qui almeno ci sarà da lavorare, commentò.
Mentre Giulia guardava oltre la sua spalla, sentirono un tosse leggera dietro di loro.
Scusate, voi chi siete?
Tra loro comparve un signore.
Sono il nipote della signora Olga, si presentò Marco. E lei?
Sono il vicino. Siete qui per molto?
Dipende rispose evasivo Marco.
E la signora Olga sta bene?
Sì, certo.
Non pensa di vendere la casa? chiese il vicino.
Marco stava per dire di sì e chiedere se fosse interessato, ma Giulia lo anticipò:
No, ci ha mandato solo a sistemarla un po.
Peccato, lavrei comprata io
Luomo fece un giro con lo sguardo tra casa e terreno:
Vabbè, per una casa così tanto non ve la daranno. Il terreno non è un gran che e ormai è abbandonato. E la casa chissà quanti buchi ha
Sta scherzando? Questo è un terreno in area protetta! Qui i prezzi sono altissimi! ribatté Giulia.
Il vicino avrebbe voluto aggiungere qualcosa, poi ci rinunciò e se ne andò. Finalmente Marco e Giulia entrarono chiudendosi il cancello alle spalle.
Come fai a saperlo del terreno? chiese Marco.
Ho controllato le offerte in questa zona sui portali immobiliari. Non è affatto un affare così brutto come pensi.
Va bene, andiamo dentro a vedere.
…
Passarono alcuni giorni. Una dopo laltra, diverse persone vennero a chiedere se erano disposti a vendere. I prezzi proposti non erano male. Ma risposero a tutti che dovevano consultare la nonna Olga e che sarebbe stata lei stessa a firmare i documenti.
Giulia, io vorrei anche chiedere un parere a unagenzia disse Marco a Giulia.
Lei scrollò le spalle. Certo, avrebbe voluto trovare in fretta una soluzione, così da smettere di tirare la cinghia ogni giorno.
Smontiamo il secondo piano? chiese Giulia.
Ma tanto cè solo una stanza piena di cianfrusaglie, rispose Marco. Forse lasciamo fare al prossimo proprietario.
Io quello smonterei. A volte tra le vecchie cose si trova qualche oggetto prezioso rispose enigmaticamente Giulia.
E secondo te cosa ci potrebbe mai essere?
Non lo so Ma fin dal primo giorno continuo a sognare sempre la stessa cosa: cerca al secondo piano E noi non abbiamo nemmeno guardato bene lì.
Strano, dovrei essere io il nipote della nonna, e invece sogni solo tu Ma se ci tieni tanto, domani smontiamo quella stanza.
…
In pochi giorni ogni stanza fu ripulita e ogni scatolone passato al setaccio. Alcuni oggetti avevano un po di valore, ma nulla di eccezionale.
Visto? Non cè niente, concluse Marco.
Sì, vedo Abbiamo controllato tutto. Restano solo le pareti e il pavimento. Magari anche dietro ai quadri.
Giulia si avvicinò a un quadro e proprio in quel momento il tappeto sotto i suoi piedi si increspò e perse lequilibrio, cadendo sulle ginocchia.
Successe tutto così velocemente che Marco non riuscì a intervenire.
Ahi, disse Giulia provando a rialzarsi.
Aspetta un attimo, la fermò Marco.
Lei lo raggiunse e notò che Marco spostava ancora di più il tappeto e guardava il pavimento.
Che cè?
Vedi, queste assi qui mi sembrano diverse dalle altre
A me no
Ti assicuro che sono diverse!
Marco si chinò, bussò il pavimento in diversi punti, poi andò a prendere degli attrezzi, sollevò le assi.
Sotto c’era uno spazio e diverse scatole. Marco le tirò fuori e aprì la prima. Con stupore di Giulia era piena di gioielli.
Giulia deglutì.
Mamma mia sussurrò.
La porta è chiusa? chiese Marco. Non vorrei che entrasse qualcuno proprio ora
È chiusa, stai tranquillo, rispose lei.
Poi aprirono le altre scatole.
Forse non dobbiamo nemmeno vendere la casa, disse Marco. Hai fatto bene a insistere su questa gita, Giulia! Da solo non ci sarei mai venuto.
Sì, ne è valsa la pena, concordò Giulia.
Provava una strana gioia: forse la loro vita sarebbe potuta migliorare, o almeno tornare come prima.
…
Passò il tempo. Giulia e Marco erano tornati da tempo in città. Avevano venduto parte degli oggetti trovati, ma la loro vita non era cambiata: continuavano a risparmiare su tutto. Marco era diventato quasi ossessivo, limitando luso di luce, gas, acqua. E, inevitabilmente, le discussioni tra lui e Giulia ripresero.
Ma ti sembra normale? Devo insaponare tutti i piatti e sciacquarli solo alla fine! Rimane cibo sulle stoviglie e non si toglie! Giulia sfogava tutto con unamica davanti a un caffè.
Giulia, chiedigli di farti vedere un esempio. Solo così forse capisce.
Non mi sostieni, vero? Pensi che sia io ad avere torto?
Ma no! rispose lamica stupita.
Tutti pensano che Marco sia perfetto! Lo pensavo anchio. Ma da quando sono iniziate le discussioni, le cose sono cambiate. E anche se va meglio coi soldi, lui continua a risparmiare allinverosimile. Che ci puoi fare? quasi piangeva Giulia.
Probabilmente non vuole più trovarsi in una situazione difficile. Prova a capirlo.
Ci provo, davvero! L’altro giorno mi servivano soldi per i farmaci di mia madre, e lui non me li ha dati. Ha detto che erano problemi miei! Io gli do tutto il mio stipendio, che lui divide per la badante di suo padre, le medicine Ma se è così, perché non può aiutare anche la mia famiglia?
Allora non darglieli Dici che adesso con i soldi va meglio
Sì, ma Siamo una famiglia.
Sì, ma almeno le cose più intime te le compra lui? chiese lamica.
No Me la cavo da sola
Dovresti avere dei soldi tuoi! Pensaci, Giulia.
E Giulia ci pensava, e provava a parlarne, ma trovava solo incomprensione.
A cosa ti servono soldi personali? si stupiva Marco. Dimmi cosa ti serve, ci penso io.
E Giulia glielo diceva. Ma poi lui si dimenticava sempre
…
Un giorno identico agli altri. Giulia rientrò e iniziò a preparare la cena. Intanto Marco arrivò. Fuori si fece subito buio e Giulia accese la luce in cucina.
Ti avevo detto di usare solo la luce sopra la cucina! ricominciò Marco.
Ma, Marco, non vedo niente, mi serve più luce.
E che devi vedere? si spazientì lui. Spense tutte le luci in casa, suscitando il disappunto di nonna Olga.
Non mi apprezzate! Sono io il perfetto, voi invece sbottò Marco.
Giulia sospirò: come non capiva che per lei era importante vederci bene?
Madonna, sempre a lamentarti! sbottò nonna Olga, Spegni pure, che me ne sto qui con Giulia.
Si sedette a tavola borbottando.
Va tutto bene, cara? chiese Giulia.
Sì sì, annuì la nonna. Ma volevo chiederti una cosa Mmm, non ricordo
La nonna si perse nei pensieri e Giulia iniziò a mettere la cena nei piatti.
Ah! Mi sono ricordata! Mi puoi annaffiare i fiori in camera?
Certo! acconsentì Giulia e poi chiamò Marco:
Marco, vieni a tavola!
Tra cinque minuti! rispose lui.
Giulia decise di approfittarne per i fiori. Prese linnaffiatoio e andò in camera della nonna. Aprì la porta, avvolta da un forte odore di vecchio. Prese un respiro, ricordandosi delle lamentele di Marco sul consumo delle luci.
Tanto, li irrigo senza luce, pensò Giulia e si avvicinò ai vasi. Dopo aver dato acqua alle prime piante, dovette chinarsi per vedere meglio una foglia, e in quellattimo qualcosa si conficcò nellocchio. Urlò dal dolore.
Che succede? si precipitò Marco sulla soglia.
Locchio! Mi sono fatta male! Chiama un taxi, andiamo subito al pronto soccorso!
Ma che taxi! Andiamo in autobus! obiettò Marco.
Taxi! Voglio il taxi subito! Non voglio rischiare locchio per risparmiare sulla luce!
Nonna Olga arrivò e, più che Marco, aiutò Giulia a prendere la borsa e la guidò fuori, brontolando.
Poi, rivolta a Marco, gli tirò un colpo col bastone.
Che fai lì impalato? Chiama il taxi!
Magari lambulanza
E quando arriva quella!
Solo allora Marco si decise a muoversi.
…
Tempo dopo, Giulia incontrò lamica al bar e le sorrise.
Non ho capito, hai divorziato? chiese lamica.
Eh sì. Non abbiamo figli né beni comuni.
E Marco ha accettato così?
Che importanza ha Non andavamo più daccordo.
Però quello che ti è successo è stato un incidente
Sì, ma capisci, anche quando mi servivano medicine per me, non mi dava i soldi, o si dimenticava sempre. A dirla tutta, quei gioielli trovati nella casa della nonna hanno peggiorato la situazione. Non li voleva vendere, preferiva tirare avanti così, col mio stipendio e il suo, spesi per la badante e le medicine di suo padre, e per la nonna
Giulia fece una pausa.
E la cosa peggiore: avevo paura di tornare a casa la sera. Solo critiche, solo rabbia. E poi ho realizzato che non cera più amore, era svanito.
Capisco sospirò lamica.
Però adesso sto bene. Sono padrona di me stessa e dei miei soldi. E sai la sorpresa più bella?
Lamica scosse la testa.
La nonna Olga mi ha lasciato la sua casa. A quanto pare, non si fidava tanto del nipote
***
A volte la vita ci mette davanti a scelte difficili e a rapporti che si logorano con le difficoltà. Solo imparando ad ascoltare noi stessi e a prenderci cura della nostra felicità possiamo davvero cambiare il nostro destino.






