Amore Mio
Amore, sembra che mamma stia già meglio. Magari torniamo a casa? Così lei riposa.
Francesca aveva posto una domanda, che però domanda non sembrava. E io così dovrò vivere per sempre.
Fran, ti avevo detto che restavo a dormire dai miei. Perché sei venuta fin qui? A controllare, eh?
Forse, dalla mia voce Francesca colse qualcosa di strano, uno squillo dallarme. Cera qualcosa di insolito in tutta quella situazione…
***
Marco, passami il cacciavite! urlai dallalto della scala.
Stavamo aggiustando limpianto luci in una scuola elementare. Marco, il mio collega, doveva rimanere sotto a tenermi la scala e procurarmi gli attrezzi.
Prendi, disse Marco, però con voce di donna. E mi sentii una punta dacciaio nella mano.
Sorpreso, per poco non cadevo giù.
Sistemata la lampada, scesi in fretta. Fortuna vole che fosse ancora lì la proprietaria di quella voce squillante come una campanella. Di Marco nessuna traccia.
Scusi dovè finito Marco? chiesi alla ragazza.
Lei sorrise misteriosa e rispose:
Lho mandato ad aggiustare una presa nella mia aula.
Tsk, lo sgriderò. Non doveva lasciare la scala da solo.
Io sono Bianca, disse. E Lei?
Fui sorpreso dalla sua schiettezza, mi ripresi in fretta:
Mi chiamo Luca.
Avevo da chiederLe il numero. Accetta lavori privati?
La nostra ditta stava rifacendo limpianto alla Scuola Primaria Statale Numero Ventisette per conto del Comune. La domanda di Bianca mi colse di nuovo impreparato, forse perché era carina e invece di ascoltarla, la fissavo. O, forse, la stavo già ammirando.
Lei non distoglieva lo sguardo, aspettava. Ah, già! Dovevo rispondere.
Intende lavori privati come?
Lavori elettrici, Luca, rise Bianca. Nellappartamento, ad esempio.
Farfugliai qualcosa sui preventivi, i contratti, i pagamenti in euro. Proprio allora tornò Marco.
Pronta la presa, Bianca, controlli pure.
Bianca lasciò perdere i miei sproloqui e si avviò con Marco verso laula.
Sembrava che ci fosse feeling tra loro. Tutto nasce così, nella vita dellelettricista: con una presa aggiustata.
Marco era solo. Gli avrebbe fatto bene una Bianca accanto. Io però avevo Francesca. Mia madre però era convinta che stessi sbagliando tutto.
Perché sarebbe uno sbaglio? chiesi.
Francesca è pragmatica, controlla su tutto. Comanderà lei in casa tua, pianificherà ogni dettaglio. Perché non hai incontrato una ragazza più dolce tu sei sempre stato un tesoro, il mio buono
A Francesca non piaceva nessuno dei miei. Mamma la detestava apertamente, papà faceva spallucce. Nemmeno i miei amici la sopportavano: quando arrivavo con Francesca, poi non mi invitavano più o specificavano: «Ma vieni da solo!». E io, passando tutto il tempo libero con lei, mi isolai da tutti.
Io e Marco caricammo lattrezzatura nel furgone.
Perché mi hai piantato a metà lavoro oggi? brontolai. La scala non la tiene nessuno e cerano bambini che correvano, avrei potuto far male a qualcuno! Potevi dirmelo che la maestra ti piaceva, ti lasciavo scendere.
Marco mi guardò storto e disse:
Piaccio io a lei? Ma va là! Ti ha mandato lei la presa così poteva starti vicino, ti avrebbe passato anche gli attrezzi.
Dici davvero?!
Eh sì, Luca, la presa aveva solo una vite lenta.
Ecco perché continuava a domandarmi dei lavori privati e io come un idiota a parlare di contratti.
Stetti zitto un attimo, poi dissi:
È una bella ragazza, sì. Però io ho Francesca.
Marco mi guardò, fece spallucce. Sei un cretino, che vuoi farci.
***
Quella notte, dormendo accanto a Francesca, mi sognai Bianca. Era davanti alla lavagna con la bacchetta e sembrava diversa, quasi una maestra sexy. Dando una bacchettata sulla prima fila, urlò:
Piras, alla lavagna!
Andai col capo chino e balbettai qualcosa su contratti e preventivi. Bianca sospirò, interrompendo il mio monologo:
Basta, Piras. Due. Non ha studiato. Resta per lezioni supplementari.
E che faremo a queste lezioni? chiesi, sconsolato.
Bianca si avvicinò, vidi solo il suo décolleté.
Avvitiamo lampadine! gridò ed io sobbalzai, svegliandomi.
Luca, ma perché urli? Domani lavoro presto borbottò Francesca. Sempre con questi film da incubo la notte, poi svegli tutto il palazzo.
Già, non solo avevo sobbalzato, ma pure urlato.
Francesca mormorò che quando saremo sposati guarderemo solo film romantici come tutte le coppie serie. E io, di colpo, ebbi un groppo in gola. Mi tornarono in mente le parole di mamma: «Deciderà lei tutto per voi». Fatto: aveva già programmato la nostra vita televisiva.
***
Il giorno dopo, invece di pranzare come tutti, corsi alla scuola ventisette. Il portiere mi squadrò:
Ho dimenticato un attrezzo. Devo recuperarlo subito.
Prendeva già il telefono per avvisare qualcuno dallufficio le regole erano regole. Quasi tutto rovinato, quando sentii quella voce limpida, diversa da quella del sogno.
Pasquale, fallo entrare. Lo riaccompagno fuori io dopo.
Va bene, professoressa Bianca.
Salimmo insieme e entrammo in aula. Sui muri poster di biologia, evoluzione, natura. Leggevo i cartelli, cercando di capire che cosa stessi facendo lì.
Luca, cè qualcosa che voleva dirmi? chiese Bianca, scrutando il mio viso.
Io, da stupido, abbassai gli occhi. Così verificai: Bianca della realtà e la sexy-maestra erano due mondi distanti. Non aveva nulla di eclatante, ma tutto in lei era dolce e bellissimo. Deglutii.
La presa funziona?
Tutto a posto, anche le lampade. Grazie. Sorrise.
Marco dice che le sono piaciuto.
Sentendo quelle parole, mi sembrava di affogare nel ghiaccio.
Beh speravo capisse da solo. sospirò Bianca.
Quindi è vero
Restammo a lungo in silenzio.
Che dovrebbe aggiustare, in privato? chiesi.
Dica la verità, fece Bianca, prendendomi la mano. Non giri intorno.
Presto mi sposo, confessai.
Capisco succede. Cè anche una canzone, Bianco e Nero.
Mai sentita
Dai, era in quel vecchio film, La scuola più bella del mondo.
Mi si accese la memoria: era uno dei film preferiti di mia mamma, spesso la sentivo cantarci sopra. Parlavano di scelte. Mamma diceva lo stesso: tutta la vita è una questione di scelte. Ma io, davvero, non lavevo mai visto dallinizio alla fine.
Eppure, con lei sarebbe stato diverso
Ma tu ti sposi, raccolse la borsa. Per oggi, lezione finita.
Se vuole la accompagno, balbettai.
Bianca abitava tre palazzi più in là dalla scuola. Avrebbe potuto declinare, ma non lo fece. Sedevamo in silenzio in auto: era perfetto, starsene così. Poi lintervallo finì e dovevo tornare al lavoro.
Devo andare, dissi piano.
Bianca si voltò:
Grazie.
Ma figurati, era solo un passaggio
Grazie, ripeté. Perché sei stato sincero.
E andò via. E io, per la prima volta, mi pentii davvero di sposarmi.
***
Quella sera chiamai mamma, chiesi copertura in caso di domande di Francesca, e a Francesca dissi che mamma era stata male e restavo da lei per la notte. E andai da mamma.
Coshai adesso? chiese mamma, tastando la fronte. Non sarai mica malato?
Ho bisogno di pensare, posso dormire in camera mia?
Se vuoi puoi pure tornare qui definitivamente!
La baciai sulla testa, la strinsi forte:
Scusa, mamma, se uso la tua salute per i miei problemi. Resta in forma, mi raccomando.
Figurati! Se no con quella, come fai a liberarti
Sì, mamma non sopportava Francesca.
Mi sdraiai sul divano a fissare il soffitto. Perché la vita ci mette in questi labirinti? Io sono sempre stato goffo, specie con le ragazze. Quando incontrai Francesca lei prese il comando. In fondo, perché no? Non bevevo, lavoravo fare lelettricista dà da vivere. Ho anche la posizione: vice in azienda. Un po di soldi extra, percentuali. Ero mica un cattivo partito.
E pensavo pure che con Francesca ero stato fortunato: carina, lavoratrice, affidabile. Sì, con il carattere da generale, ma che male cè? Quanti uomini vivono sotto il tallone della moglie e nemmeno se ne accorgono. Se la moglie è buona persona, che cè di male? Francesca non era isterica, aveva già mostrato tutto di sé prima di sposarci e tutto?
No, non è di lei che volevo parlare. Piuttosto, puoi camminare dritto e trovarti perso senza capire come. Solo perché incontri qualcuno con cui staresti zitto allinfinito. E che fai? Dimentichi tutto? Oppure demoliresti tutto per un attimo di silenzio con lei?
Mamma entrò chiedendo se volevo cena. Ma io non avevo fame.
Vuoi farmi confidare?
Non ora, mamma
Magari qualche consiglio lo do.
Mamma!
Va bene, vado, rise.
***
Poi suonò il campanello: riconobbi la voce di Francesca, parlava di medicine, spesa, visite mediche. Sentivo salire la rabbia. Non era un labirinto era una trappola.
Entrai in soggiorno.
Amore, tua madre sta meglio. Torniamo a casa? Così si riposa.
Aveva fatto una domanda che domanda non era. E questa sarebbe la mia vita sempre.
Fran, ti avevo detto che dormivo qui. Perché sei venuta? Vuoi controllarmi?
Colse subito qualcosa fuori posto. Si bloccò. Ne approfittai, andai a mettermi le scarpe nel corridoio:
Mi lasci pensare, per oggi?
E uscii.
Mamma raccontò che per tutto il tempo Francesca aveva insistito per capire, domandava cosa avessi, cosa fosse successo in un giorno solo.
Francesca, vai a casa. Devo riposare, sto male.
Ma che disturbo, se sto qui seduta? Se vi sentite male, ci sono io.
Mamma quasi ebbe pietà di lei. Capiva che nemmeno io sapevo spiegare cosa fosse successo.
Andai sotto casa di Bianca. Nemmeno avevamo scambiato i numeri, non conoscevo il piano. La fortuna volle che il palazzo fosse piccolo e riconoscevo lingresso. Suonai a tre campanelli, ma i vicini erano guardinghi e nessuno mi voleva rivelare dove abitasse la maestra. Una signora anziana minacciò di chiamare i carabinieri. Stavo andando in rovina quando, miracolo, Bianca aprì una porta.
Santo cielo! esclamai. Un altro vicino e crollavo.
Mi trascinò dentro, chiuse la porta e annusò laria.
Non bevo! mi difesi. Sono lucidissimo.
Si vede. Che succede?
Sei sola?
No.
No? Scusa
Sono con te, sorrise. Ero sola, sei arrivato tu, adesso non più.
Ci baciammo nel corridoio, poi in camera, poi sul letto, in silenzio. Non servivano parole, solo vivere.
Raccontami mormorai.
Cosa?
Quando mi hai visto, che hai pensato?
Bianca si voltò a fissarmi negli occhi:
Narci-so?
Sono elettricista, tu maestra.
Un vero contrasto! rise.
Scoppiammo a ridere.
Poi mi raccontò davvero tutto, di come vedendomi il cuore batteva più forte, e di come chiamò Marco sottovoce, lo mandò via. Marco capì e faceva finta di nulla; io invece non capivo nulla, e le spiegavo le tariffe aziendali.
Poi di nuovo silenzio. Era perfetto, vera la sensazione di quella magia. Giusto parlare o tacere, dormire e svegliarsi accanto.
Il giorno dopo spiegai tutto a Francesca. Nemmeno fece scenate. Disse solo che mi odiava, che le avevo rovinato la vita.
Non volevo. Scusami, dopo una pausa.
Mmmh, e richiuse la porta sul mio naso.
Mamma mi disse di non rilassarmi: certe come Francesca non sarrendono.
Vedrai che la troverà Bianca e la cospargerà dacido! temeva.
A mamma Bianca piacque. Piacque anche ai miei amici.
Dopo sei mesi ci sposammo lelettricista e la prof. Io e Bianca siamo felici. Non aspetto imboscate come fa mamma. Forse sono un fortunato ingenuo. Forse Francesca era meglio di quanto pensassero. Brava, ma non mia. Bianca, invece, sì. Per sempre. Amore mio.







