– Oh, guarda, guarda, Chiara, chi sta arrivando? Il tuo grande amore!
Ero a pranzo coi colleghi, seduta al solito tavolo. Quando ho sentito le parole di Martina mi sono girata e ho visto che nella mensa stava entrando Matteo. Lui sorrideva a qualcuno, salutava qualcun altro, annuiva qua e là. Sempre perfetto, impeccabile. Io lo osservavo piena dinvidia: a me Matteo non rivolgeva mai uno sguardo, eppure mi piaceva da morire.
– Sta venendo, sì, ma che mimporta? ho risposto stringendomi nelle spalle.
– Dai ma ti piace, ha detto Anna con quegli occhi che ridevano.
– Ma piantatela voi due, mi ha difesa subito Silvia. Che problema cè se Chiara si è presa una cotta per Matteo? Daltra parte, a te, Martina, piace Davide! E tu, Anna, sei cotta di Vittorio! E tu che sei pure sposata!
– Va be, ma lasciamo perdere… hanno esclamato tutte insieme. E, fortuna mia, è calato finalmente il silenzio.
…
Uscendo dal lavoro mi sono avviata verso la metro. Dopo pochi passi, un bambino sul monopattino mi è piombato addosso a tutta velocità.
Dolore a parte, ora so già che mi ritroverò un bel livido sulla gamba. E come se non bastasse, si sono strappate le calze nuove!
Bel modo di concludere la giornata…
– Mi scusi, davvero! si è precipitata la mamma del piccolo.
– Non fa niente, ho detto incerta.
– Vuole che le dia dei soldi per le calze? frugava già nella borsa.
– No, no, davvero, non serve. lho rassicurata.
Sono ripartite e stavo per rimettermi in cammino quando mi sono resa conto che Matteo mi si era avvicinato.
– Posso aiutarti in qualche modo? mi ha chiesto. Vuoi che ti accompagni a casa in macchina?
Ho sentito il cuore balzarmi in gola, avrei voluto saltellare lì dalla felicità, ma ho risposto con distacco:
– No, grazie. Ce la faccio da sola.
Matteo è andato via ed io mi sono trascinata verso la metro. Pensavo: Non ho proprio cervello, sono proprio una sciocca: come ho potuto rifiutare laiuto delluomo dei miei sogni?…
Però, da quel giorno, Matteo ha iniziato a salutarmi.
Il tempo passava. Le colleghe cambiavano vita: qualcuna lasciava lazienda, qualcuna si sposava, Anna ha divorziato e ora esce con Vittorio. Solo io sono rimasta immobile: sempre sola e sempre segretamente innamorata di Matteo.
Un giorno il destino mi ci ha fatto incrociare di nuovo. Stavo uscendo dallufficio verso la metro, quando una macchina passando mi ha schizzato tutta dacqua. E, proprio come quella volta, ecco comparire dimprovviso Matteo:
– Ti serve una mano? mi ha chiesto. E come allora, ho rifiutato. E come allora mi sono rimproverata tutto il tragitto verso casa, dandomi della sciocca.
Il giorno dopo, ho ricevuto una mail aziendale da parte di Matteo: ringraziava tutti per la collaborazione e annunciava che lasciava lazienda.
Ecco, è finita… mi sono venute quasi le lacrime agli occhi.
Ora lui se ne va e non lo vedrò mai più… E io che faccio ora? Ci ho riflettuto a lungo.
– Ehi, amica! sento una mano che mi scuote.
– Che cè? era Martina.
– Hai letto? occhi spalancati, sguardo intenso.
Ovviamente avevo già capito.
– Letto… ho sospirato.
– E adesso che farai?
Sono andata nel panico: cosa dovevo fare?
– Io? ho sussurrato.
– Ma certo! Non sono mica io quella invaghita di lui! Se lo fossi, avrei già escogitato qualcosa. Sei sempre tu che perdi tempo…
Ho sospirato. Per Martina tutto sembra così semplice: energica, determinata! E io invece… non riesco proprio.
– Quindi non farai niente?
– Che dovrei fare? le ho chiesto intimorita. Sentivo il mio piccolo mondo crollare.
– Ma scrivigli una risposta! Digli che è stato un piacere lavorare insieme e chiedigli se va di fare un aperitivo daddio, una rimpatriata…
– Non so…
Davvero, mi pareva quasi sconveniente interagire così. Non si fa!
– Basta pensarci… Spostati!
Martina si è seduta al mio pc, ha digitato a raffica.
– Ecco, fatto… Invia.
– Aspetta. Coshai fatto?
– Nulla di folle. Siediti e preparati allaperitivo daddio.
Mi sono risieduta incredula: lidea di Martina, spedita a nome mio, era stata subito accolta con entusiasmo.
A quel punto ho deciso che non sarei andata a nessuna serata daddio.
Il giorno delluscita definitiva di Matteo si avvicinava. Per due settimane ho cambiato idea mille volte sullandare o meno: Martina mi sembrava così sicura, e invidiavo un po il suo coraggio.
Poi Matteo ha scritto a tutti: lazienda gli aveva chiesto di restare ancora due settimane, non avevano il suo sostituto. Ancora altri giorni di incertezza…
– Dai, rilassati, che ti fai tutti questi problemi? cercava di tirarmi su Martina.
Sospiravo…
Dopo due settimane, Matteo ha rimandato unaltra mail: aveva trovato un accordo con la direzione, sarebbe rimasto. Ma laperitivo daddio si sarebbe comunque fatto.
Me ne sono stata seduta al computer a sorridere come unidiota: tutto tornava al suo posto, potevo continuare ad ammirare Matteo ogni giorno.
Alle 18:00 precise, mi sono alzata per tornare a casa.
– Chiara, aspettami, usciamo insieme, mi ha chiamata Martina.
– Ma tu vieni dalla mia parte? le ho chiesto sorpresa.
– Ma no, andiamo allaperitivo insieme!
– Ah, laperitivo… sono rimasta interdetta. Martina è scoppiata a ridere.
– Ma cosa credevi? Che ti lasciassi scappare questa occasione? Dai, sono anni che sbavi dietro a Matteo! Quanti anni vuoi ancora sprecare? Almeno scambiate due chiacchiere da vicino. O vuoi solo sospirare per lui e poi ritrovarti a quarantacinque anni a pensare a quanto sei stata scema?
Mi sono quasi arrabbiata con Martina, poi mi sono detta che aveva ragione. Meglio provarci, poi si vedrà!
– Va bene, andiamo, ho detto decisa.
…
– Allora, comè andata? mi ha chiesto lindomani Martina a pranzo.
– Benissimo! Grazie che mi hai convinta. Almeno ho capito che Matteo è proprio come lo immaginavo.
– Ragazze, ciao! Lo abbiamo sentito.
– Ecco vedi, mi ha strizzato locchio Martina. Pensa a qualcuno e quello compare.
– Ciao, se non scherzi.
– Posso unirmi a voi?
– Ma certo, siediti!
Così pian piano io e Matteo siamo diventati amici.
…
– Allora, a che punto siete? mi ha domandato un giorno Martina.
Ho sospirato.
– Non lo so. Nulla, direi. Siamo amici. Usciamo, camminiamo per la città, mi accompagna a casa, mi dà una pacca sulla spalla e dice: Bel pomeriggio, da ripetere.
Ho imitato la voce di Matteo e Martina è scoppiata a ridere.
– Gli hai mai proposto tu un caffè?
– Mai.
– Allora fallo tu!
Ho sospirato. Nel mio mondo sono sempre gli uomini a fare il primo passo…
E così sono andate avanti le uscite: cinema, teatri, concerti. Mai oltre.
Alla fine ho pensato che forse Matteo non era destino per me. Forse devo guardare meglio intorno: magari luomo giusto è vicino e io non lo vedo.
Era proprio quel giorno che ho fatto questa riflessione che, passeggiando di nuovo con Matteo, mentre mi accompagnava a casa, si è scatenato un acquazzone. Un secondo prima cera il sole, poi cielo nero, pioggia a dirotto.
– Vieni da me, abito qui vicino, mi ha preso per mano. Abbiamo corso sotto la pioggia, fra le pozzanghere, ridendo come bambini. Siamo saliti in ascensore e, senza neanche pensarci, ci siamo baciati.
– Per te chi sono, ora? ho chiesto.
– Sei la donna che amo, ha detto Matteo. Non ci credevo più che avrei trovato una come te…







