Ho speso quasi tutta la pensione per questa serata! Pensavo che tu mi apprezzassi! E invece cercavi solo chi ti pagasse la cena al ristorante? Grazie, Vittorio! E addio.
Luciana si guardava allo specchio, osservando il suo vestito nuovo. Blu, semplice ma elegante. Duemila euro. Non certo bruscolini per una pensionata.
Ma Vittorio le aveva promesso una serata speciale. Diceva di avere una sorpresa. Non si poteva certo fare brutta figura.
Si accarezzò il tessuto, quasi con tenerezza. Era tanto che non si concedeva niente di nuovo. Tutti i soldi finivano in farmacia o per le bollette. Viveva sola, si contava ogni euro. Ma quella sera voleva proprio sentirsi bella.
Quattro mesi prima, aveva conosciuto Vittorio in ambulatorio. Lui era in coda dal cardiologo, lamentandosi della pressione. Lei, da brava, gli aveva consigliato un bravo medico. Si erano messi a chiacchierare. Vittorio era simpatico, brillante. E le aveva chiesto di rivedersi.
Era iniziato tutto con passeggiate al parco, qualche tisana al bar. Ma si pagava sempre alla romana. Vittorio aveva la solita scusa:
Lo sai, Lucià, con le finanze sto proprio messo male. Vivo con mia figlia, la pensione è risicata, tutto va ai nipoti.
Luciana comprendeva. Anche la sua di pensione era solo unombra. Arrivava a fine mese con i conti che facevano paura.
Quando si avvicinò il compleanno, Luciana accennò che non aveva voglia di festeggiare.
Dai, Vittorio, che senso ha? Gli anni? E poi, spendere per cosa?
Ma lui insisteva.
Lucianina, dobbiamo assolutamente festeggiare. Sei unica. E poi ho un regalo per te.
Un regalo? lei arrossiva, imbarazzata.
Una sorpresa rispose con aria misteriosa Dai, si va al ristorante. Facciamo le cose in grande.
Allinizio era titubante, ma se cera di mezzo il famoso regalo Magari un gioiello, o due biglietti per il teatro. Alla fine accettò. E fu così che decise di comprarsi quel vestito. Dopo andò anche dalla parrucchiera. Cinquecento euro in più. E prenotò pure il tavolo in un bel ristorante, di quelli dove vanno quelli che hanno ancora i conti in regola.
Il giorno del compleanno si alzò presto, emozionata. Mise il vestito nuovo, si guardò allo specchio. Niente male, dai. Non era più una ragazzina, ma nemmeno una rovina.
Dalla parrucchiera, la signora Teresa le fece una piega a onde che manco le dive anni 60. Guardandosi allo specchio, Luciana si sentì bella come non da tanto.
Al ristorante arrivò in taxi: altri duecento euro andati. Ma quando si fa festa, si va fino in fondo.
Vittorio lattendeva fuori. Giaccone vecchio, aria un po trasandata. In mano, una rosa in plastica trasparente, sola e già un po appassita. Laveva presa sicuro dalla signora che sta sempre davanti la posta.
Lucianina, auguri!
Lei prese il fiore, sorridendo.
Grazie, Vittorio.
Entrarono. Il tavolo, bello appartato. Vittorio sembrava ringiovanito.
Lucià, scegli pure quello che vuoi. È la tua festa, oggi non si bada a spese!
Sfogliando il menù, Luciana sentì i prezzi pungerle come zanzare in agosto. Però se dice così, magari paga lui.
Prendo la spigola al forno con verdure. E una fetta di torta al cioccolato.
Ottima scelta confermò Vittorio Prendo anchio lo stesso. Siamo affiatati.
Lordine fu preso, Vittorio si adagiò sulla sedia, soddisfatto.
Allora, festeggiata, che si dice?
Ma Grazie, davvero, per aver insistito disse Luciana, sincera.
Ma ci mancherebbe! Non mi sarei mai perdonato di lasciar correre un giorno così.
Arrivarono le portate, tutto buono. Vittorio raccontava aneddoti della sua vita in fabbrica, macchinette del caffè, battute, lavori strani. Luciana sorrideva con piacere.
Finita la cena, Vittorio produsse un sacchettino dalla tasca.
E ora, Lucianina, il mio regalo per te!
Luciana trattenne il respiro. Aprì. Dentro una tavoletta di cioccolato. Quella comune, che costa neanche cento euro al supermercato.
Luciana guardò il cioccolato, incredula. Questa la sorpresa? Per questo aveva speso tutta la pensione?
Ti piace? chiese lui speranzoso.
Sì, grazie provò a sorridere Luciana, stirando le labbra a fatica.
Lho scelta apposta. So che ami i dolci.
Luciana annuì. Dentro era un misto di rabbia e delusione, ma si trattenne.
Arrivò il conto. Vittorio lo guardò e fischiò.
Urca, tremila euro? Non si scherza!
Luciana si irrigidì. Però aveva detto: È la tua sera. Quindi paga lui, giusto?
Vittorio si frugò nelle tasche, preoccupato.
Oddio, Lucianina il portafoglio, lho lasciato a casa.
Luciana rimase di sasso.
Dimenticato?
Eh già, la testa! Mica ci sono più i ventanni! Dai, paghi tu e poi ti ridò tutto.
Luciana lo fissava senza parole. Senza portafoglio! Al ristorante!
Non ti dispiace, vero? provò lui, con il sorriso più falso del Piave.
Lei prese la borsa, contò tre mila euro. Quelli che le dovevano bastare fino alla fine del mese. Porse i soldi al cameriere.
Sei unica, veramente gioì Vittorio Giuro che te li ridò!
Fuori dal locale, lui chiacchierava, allegro parlava dei nipoti. Luciana accanto, silenziosa. Pensava alle cifre:
Duemila per il vestito. Cinquecento dalla parrucchiera. Tremila per la cena. E per regalo, una rosa svenuta e un cioccolatino da cento euro.
Luciana si fermò in mezzo al marciapiede.
Vittorio, fermati.
Che succede?
Lei lo osservò ben bene, quellaria da furbetto, il giaccone vecchio.
Sai, Vittorio, questo compleanno lo ricorderò a lungo.
Eh, meno male! È andato tutto bene, allora!
Mi hai dato un regalo, sì. Ma diverso da come pensavi.
Vittorio aggrottò le sopracciglia.
Che regalo?
Mi hai insegnato che alle parole non bisogna mai credere. Conta quello che si fa. Per mesi a lamentarti dei soldi. Promettevi sorprese E invece, una tavoletta di cioccolato e il portafoglio dimenticato!
Provò a parlare, ma lei lo zittì col gesto.
Ho speso quasi tutta la pensione per questa serata! Pensavo che mi apprezzassi! E tu invece cercavi chi ti pagava da mangiare! Grazie, Vittorio. E addio!
Si voltò e se ne andò, senza uno sguardo indietro. Vittorio rimase lì imbambolato.
Ma dai, Luciana! Ma te li ridò quei soldi!
Lei non si girò. Camminava a passo svelto, la rosa appassita stretta in mano.
A casa, si tolse il vestito nuovo, lo mise nellarmadio. Si fece un tè. Si sedette in cucina fissando il calendario. Due settimane alla fine del mese. Quasi senza un euro.
Eppure sorrideva. Cara mi è costata la lezione pensò ma stavolta è lultima.
Buttò la rosa nella spazzatura. Il cioccolato lo seguì: di guardarlo proprio non ne aveva voglia.
Il giorno dopo, squillò il telefono. Era lui.
Lucianina, ancora sei arrabbiata? Vediamoci, parliamone.
No, Vittorio. Ho detto tutto quello che dovevo.
Ma dai, solo perché ho dimenticato il portafoglio capita a tutti!
No, Vittorio. Tu non lhai dimenticato. Non avevi mai intenzione di pagare. Mai disse calma.
Lo sai che la mia pensione è minima
Anche la mia, Vittorio. Eppure sono riuscita a vivere, a pagare per me e pure per te! Ma adesso basta.
Silenzio.
Addio, Vittorio. E non chiamarmi più.
Buttò giù. Dopo poco, bloccò il numero. Si sedette in cucina con una strana sensazione di libertà. Sì, aveva speso la pensione. Sì, restava quasi senza soldi. Ma almeno si era liberata di uno che vedeva in lei solo un bancomat con le rughe.
Settimana dopo, incontrò al supermercato la conosciuta di vecchia data, Zina. Le raccontò tutto, lei scoppiò a ridere.
Li conosco, questi tipi. Da ragazza ne avevo uno identico. Dimenticava sempre tutto. Portafoglio, dignità, decenza.
Risero insieme. Luciana comprò pane e pasta con gli spiccioli rimasti e tornò a casa.
Quel vestito nuovo resterà nellarmadio, a ricordarle che a settantanni la testa, ahimè, bisogna usarla ancora.






