Ma ti rendi conto che i miei amici stanno già arrivando e tu non hai ancora nemmeno cominciato a cucinare? risuonò la voce infastidita dal corridoio.
Luciana si asciugò la fronte sudata con il dorso della mano e si voltò. Nel vano della cucina stava suo marito, Giuseppe. Si era già cambiato in una tuta comoda e una maglietta fresca, pronto a godersi una piacevole serata di venerdì.
Giuseppe, sono tornata dal lavoro appena quarantacinque minuti fa rispose, cercando di mantenere la calma mentre affettava le patate. Era impossibile per me preparare la tavola per cinque uomini in così poco tempo. Mi hai avvisata solo durante la pausa pranzo.
Dai, non iniziare con queste scene fece lui, roteando teatralmente gli occhi e appoggiandosi allo stipite. Esageri! Friggere due patate e mettere la carne in forno non ti sto certo facendo scaricare sacchi di farina! I miei amici arrivano, è da un secolo che non stiamo insieme per bene. Preparami tutto come si deve, va bene? E fai anche uninsalata, che solo affettato per antipasto non si può vedere.
Si voltò ed entrò nel salotto, dove poco dopo si sentirono i rumori della televisione. Luciana sospirò guardando la montagna di piatti sporchi nel lavello, lasciata da Giuseppe dopo pranzo.
Aveva quarantotto anni, ventidue dei quali vissuti con quelluomo. Una volta queste improvvisate la divertivano: le piaceva cucinare, amava le compagnie vivaci e ci teneva a essere unottima padrona di casa. Ma gli anni avevano lentamente cambiato qualcosa. Forse la gente veniva solo per mangiare gratis, o forse era Giuseppe a considerare il suo impegno come parte dovuta del suo benessere.
Luciana aprì il frigorifero, tirò fuori le verdure e cominciò a tritarle con movimenti rapidi. I piedi ancora indolenziti dopo una giornata pesante in ufficio, il pensiero che avrebbe voluto solo una doccia calda e un libro sotto la coperta col tè alla menta. Invece, stava in piedi davanti ai fornelli, controllando che la lonza di maiale non si bruciasse né le patate cambiassero colore prima del tempo.
Il campanello risuonò allimprovviso. Voci maschili, risate, passi pesanti sul pavimento dellingresso.
Oh, il padrone di casa! Grande, fratello! ruggì Mauro, amico storico di Giuseppe.
Entrate, ragazzi, accomodatevi faceva Giuseppe, indaffarato. Le ciabatte le trovate lì. Luciana ha quasi finito di sistemare tutto!
Luciana sistemava in fretta piatti e bicchieri sulla tavola della sala. Era riuscita a togliersi laccappatoio da casa e mettersi un paio di jeans dignitosi e una camicetta, con sopra il grembiule da cucina.
I quattro amici Mauro, Sergio, Carlo e naturalmente Giuseppe irruppero nella stanza. Avevano lodore frizzante della strada fredda, di sigarette e colonia dozzinale. Nessuno si era sognato di portare almeno dei fiori per la padrona di casa, ma sul tavolo si affrettarono a piazzare diverse bottiglie di superalcolici.
Lucianina, nostra regina della casa! esclamò Sergio prendendo il posto donore a capotavola. Con che ci vizi stasera? Carne cè, vero? Siamo affamati che sembriamo lupi!
Cè tutto, rispose secca Luciana, posando linsalatiera di vetro davanti a lui. Buon appetito.
Voleva sedersi sul bracciolo del divano per prendere fiato, ma subito Giuseppe schioccò le dita:
Luci, i cetriolini sottaceto? E manca il pane tagliato. Dai, sbrigati un attimo che ci versiamo già il primo giro.
Luciana serrò i denti, ma non disse nulla. Andò in cucina, prese il barattolo delle conserve fatte da lei lestate passata, tagliò il pane e tornò in sala.
A tavola si discuteva già di macchine e capi in ufficio. Lei era diventata invisibile. Gli uomini mangiavano avidamente, sbattendo rumorosamente le forchette.
Oh, Giuseppe disse Mauro masticando la carne la tua cucina mica male, eh! Anche se oggi il tutto un po asciutto, ma con la grappa va.
Ma che vuoi, lho addestrata bene io ribatté Giuseppe con un sorrisetto tronfio, allungandosi sulla sedia. A me la tavola deve sempre essere pronta quando dico io. Da voi magari le mogli fanno le moderne, qui comando io. Basta saper farsi rispettare da subito.
Luciana, che in quel momento raccoglieva i piatti vuoti dellinsalata, si irrigidì. Dentro di sé sentì come se un filo sottile e importante si spezzasse. Si raddrizzò e guardò il marito. Che, tutto preso dal suo piccolo pubblico, nemmeno notò il suo sguardo.
Luci, che fai lì impalata? sbottò lui infastidito, accorgendosi che si era fermata. Porta il secondo, le patate si raffreddano. E prendi anche i bicchieri nuovi, Carlo ne ha rotto uno.
Lei guardò i cocci sul tappeto. Poi posò lo sguardo su Sergio, che si stava pulendo le mani unte su una tovaglietta bianca. Su Mauro, che scuoteva le briciole dalla camicia direttamente sul pavimento. E ancora su Giuseppe, con la faccia lucida di soddisfazione.
Il secondo è sui fornelli disse Luciana, in modo calmo ma fermo. I bicchieri sono nello sportello sopra il lavello. La scopa e la paletta sono in bagno, dietro la lavatrice.
Scese improvvisamente il silenzio. Mauro smise di masticare. Giuseppe si raggrinzì sulla sedia, senza capire.
Che ti prende? cercò di buttarla sullo scherzo. Blocchi la nave? Ma dai, non fare scene davanti ai miei amici. Portaci da mangiare.
Ho già detto che è lì ripeté Luciana, fissando il marito negli occhi.
Si sciolse i lacci del grembiule, lo piegò bene e lo posò accanto al salame avanzato. Poi si girò e uscì dalla stanza.
Giuse, ma che storia è questa? si sentì la voce stupita di Carlo.
Sarà nervosa, o avrà avuto una brutta giornata rispose irritato Giuseppe. Fra poco le passa, e ci porta tutto. Stiamo tranquilli.
Ma Luciana non aveva nessuna intenzione di tornare. Entrò in camera, tirò fuori dalla mensola alta una capiente borsa da viaggio e cominciò a metterci ordinatamente i suoi vestiti. Biancheria, qualche maglione, i jeans, il beauty. Le mani agivano precise, senza il minimo tremore. Era come se avesse il cuore di ghiaccio, tutto limpido e freddo.
Prese i documenti dalla cassettiera, li ripose in fondo alla borsa. Si mise la giacca, indossò le scarpe in anticamera e aprì con dolcezza la porta dingresso. Dal salotto rimbombavano ancora le risate e i brindisi degli uomini. Nessuno si accorse neppure che mancava da lì. La porta si chiuse alle sue spalle con un lieve clic, separandola per sempre dal passato.
Laria notturna e frizzantina le punse il viso, portando una strana sensazione di sollievo. Luciana prese il cellulare e compose il numero della sorella minore.
Claudia, sei sveglia?
Luce? Ma certo! A questora non dormo mai, lo sai. Cosè successo? Hai la voce strana.
Ho bisogno di stare qualche giorno da te. Posso venire?
Ma certo che puoi! Vieni subito, metto su il bollitore.
Unora dopo Luciana sorseggiava una tazza bollente di camomilla nella cucina accogliente della sorella. Raccontò tutto. Claudia, scandalizzata, camminava avanti e indietro, piena di rabbia.
Ma che sfrontato! Addestrata! Senza di te non riesce neanche a bollire lacqua! Hai fatto benissimo, era ora. Negli ultimi anni si credeva di avere a casa una colf, non una moglie.
Sai qual è la cosa peggiore, Claudia? mormorò Luciana. Che glielho permesso io. Ho lasciato correre anni, ho cercato di essere una brava moglie. Avevo sempre paura, dei giudizi, delle chiacchiere. Ma oggi mi è caduta la benda dagli occhi. Lho guardato e mi è sembrato uno sconosciuto, arrogante ed egoista.
E adesso? Che farai? si sedette accanto, stringendole la mano.
Divorzio disse Luciana, decisa. Nostro figlio è grande, vive con la sua famiglia a Torino. Non ho più nulla che mi trattenga.
Trascorsero la serata a parlare di dettagli. Luciana si sentiva finalmente libera, respirava di nuovo. Dormì per la prima volta dopo tanto senza svegliarsi, senza pensieri su gas chiuso, porta chiusa o cibo fuori frigo.
La mattina seguente fu svegliata dal cellulare. Sullo schermo: Giuseppe.
Luciana respirò a fondo e rispose.
Pronto?
Dove sei?! la voce di Giuseppe tremava di rabbia. Mi sveglio, e tu non ci sei! Casa in disordine, piatti dappertutto, briciole ovunque. Ma sei impazzita a lasciare così tutto e sparire?
Sono da Claudia rispose pacata Luciana. E non ho intenzione di tornare.
Cadde un silenzio pesante. Giuseppe non si aspettava certo una simile risposta.
Ma che stai dicendo? il suo tono passò dallaggressivo al confuso. Dai, su, hai esagerato ieri. Gli amici ci sono rimasti male, ma ho detto che stavi poco bene. Dai, rientra: qui cè da sistemare tutto, la cucina fa paura!
Sistemala tu. Tu sei il capo, no? Oppure chiama Mauro e Sergio, che ti aiutino, visto che ammirano tanto la tua educazione.
Ma come ti permetti? urlò di nuovo lui. Stai attenta a come parli! Se non torni subito, allora non tornare proprio!
Mi sembra unottima soluzione, Giuseppe. Domani vado dallavvocato, preparo tutto per la separazione.
Separazione?! Tu non avrai nemmeno un mattone di questa casa! Questa è roba mia, lho pagata IO! Finirai in mezzo alla strada, vedi!
Luciana si aspettava questa reazione. Giuseppe aveva sempre pensato che bastasse guadagnare di più per possedere tutto.
Lo sai anche tu che non è vero. La casa labbiamo comprata quando eravamo sposati. Il mutuo labbiamo pagato entrambi. È patrimonio comune e va diviso a metà. Non ci credi? Chiedi a un avvocato. Se non vuoi vendere e dare la mia parte, dovrai darmi la metà in contanti. Io stavolta non torno indietro.
Sei sei materialista! ansimava lui, senza parole.
No, Giuse, sono solo giusta. Da ora in poi, solo tramite avvocati. Passo a prendere le mie cose nel weekend, quando tu non ci sei.
Riagganciò, le mani leggermente tremanti, ma il cuore stranamente leggero. Claudia, che aveva ascoltato tutto dalla porta, le fece segno con un pollice in su, tutta fiera.
Le settimane successive furono piene di carte, uffici, appuntamenti. Giuseppe non riusciva a credere che la sua brava moglie andasse davvero fino in fondo. La chiamava, ora implorando ora minacciando. Coinvolse anche sua madre, che tempestò il cellulare di Claudia, accusando Luciana di distruggere la famiglia per capricci femminili. Luciana spense e bloccò tutti i numeri.
Lincontro ufficiale avvenne un mese dopo, nello studio del notaio, per firmare laccordo sulla divisione dei beni. Lavvocato di Giuseppe lo aveva già avvertito: se avesse fatto causa, avrebbe solo rimesso dei soldi. Era meglio trovare un accordo.
Luciana sedeva composta in un completo elegante. Si era tagliata i capelli, aveva un po di colore in viso e negli occhi luccicava una certezza che non ricordava da anni. Giuseppe arrivò in ritardo, stropicciato, con le occhiaie; la camicia male stirata tradiva lassenza della domestica gratuita.
Firmò i fogli preparati dal legale, costretto a chiedere un prestito per versare a Luciana la sua parte. Ora mezza paga andava direttamente alla banca.
Adesso sei contenta? sibilò, varcata la soglia dello studio notarile. Mi hai lasciato con i debiti a sessantanni. Per cosa? Per i tuoi capricci da femminista? Chi credi ti voglia più a cinquantanni?
Luciana si fermò. Non aveva rabbia né rancore, solo la malinconia per il tempo perso con chi non aveva mai voluto capire.
Bastava che io stessa mi volessi bene, Giuseppe, rispose serena. Questo mi basta. E ti consiglio di imparare a farti la pasta, perché Mauro e Sergio forse non verranno più.
Si voltò e sincamminò verso la metropolitana. Con i soldi ricevuti avrebbe acquistato una piccola, ma accogliente mansarda in un quartiere alberato. Aveva trovato già qualche annuncio: cucine luminose dove cucinare solo quello che desiderava e solo quando ne avrebbe avuto voglia.
Il sole di marzo le accarezzava il viso, in piazza gli uccellini cantavano. Luciana proseguiva lungo il viale sorridendo. Qua e là, nella sua mente, si faceva spazio il pensiero che la vita, finalmente, le stava tornando tra le mani.
Se questa storia vi ha colpito, lasciate un mi piace, iscrivetevi e scrivete cosa ne pensate nei commenti.







