Diario di Natalia
Oggi ripenso a quella sera in cui tutto è crollato senza preavviso. Carlo si è infuriato praticamente dal nulla. Allinizio nemmeno capivo il perché.
Sei stata davvero a tavola con lui? La voce di Carlo aveva un tono gelido. Quel tipo che tradisce la moglie con la tua amica?
Carlo, non è affare mio. E francamente nemmeno tuo! Sono venuta a chiacchierare con Silvia, cera una compagnia Cercavo di restare calma anche se dentro già ribollivo. Che dovrei fare, chiedere il certificato morale di tutti quelli con cui mi capita di sedermi in un bar?
Per me sono questioni di principio. Non riesco a capire come la mia donna possa frequentare certa gente.
La tua donna non è tua proprietà. E i miei amici non sono affari tuoi.
Carlo mi guardava come se mi vedesse per la prima volta. Come se lavessi tradito sul serio.
Abbiamo litigato fino allo sfinimento. Lui parlava di onore, di principi morali, di come non potesse stare con una persona che tollera certe cose. Era irremovibile: non avrei dovuto avere rapporti con persone che, secondo lui, scavalcano i suoi valori etici. Io provavo a spiegargli che sono adulta, che decido con chi stare e con chi no. Che la mia amicizia con Silvia dura ventanni e non dipende da chi è il suo partner.
Inutile.
Il giorno dopo non mi ha rivolto la parola. Nemmeno io. Poi, dopo ore tese, mi è arrivato un messaggio: Prendiamoci una pausa. Ho riso di cuore. Una pausa. A quarantatré anni. Ho risposto secca: Non siamo ragazzini. Che senso ha la pausa? Se è finita, è finita.
E poi silenzio. Tanta pace.
***
Tre giorni dopo mi sono sorpresa a ricordare quanto fosse stato bello linizio. Come se stessi riavvolgendo un film per capire quando tutto si fosse rotto.
Ci eravamo conosciuti a una cena da amici. Carlo aveva subito attirato la mia attenzione alto, elegante, lo sguardo di chi ha visto il mare in burrasca. Separato, due figli grandi, dirige una ditta edile. Un uomo fatto, senza commedie infantili.
Mi guardava come solo chi non ha più speranze di trovare una scintilla senza trovarla per caso. Curiosità, ammirazione, incredulità: Ma dove sei stata fino adesso?. Io sostenevo quegli sguardi con compostezza, ma dentro sentivo un fremito.
Hai laria di una donna che sa essere felice disse invitandomi a ballare.
Sì, a volte ci riesco risposi ridendo. Non sempre però.
Sicuro che ci riuscirai replicò deciso. Me lo dice listinto.
Scoppiammo a ridere insieme.
Sei mesi sembravano una favola. Messaggi dolci al mattino, fiori senza motivo, gite in Piemonte il fine settimana. Mi fece conoscere i suoi amici, diceva sempre le parole giuste e mi fissava con ammirazione.
Ti merito ripeteva spesso.
Mi stava bene. Non in modo cieco lesperienza mi ha insegnato ad avere equilibrio. Perché era un adulto, e gli adulti, pensavo, non giocano più.
Seduta in cucina, la tazza di tè tra le mani, ripercorro la storia. Stranamente non sentivo dolore. Solo una curiosità quasi fredda: cosera davvero? Uno scatto dira? Un voler mettermi alla prova? O davvero principi incrollabili?
Rivedo il dettaglio: prima di andare in quel locale con Silvia avevo scritto a lei: Vediamo cosa combina Carlo con questuscita fra ragazze. Mi aspettavo che reagisse male. La domanda era solo: in che modo?
Ed eccoci qua.
«Mi ha giudicata per le mie amicizie, pensa che conti più il comportamento degli altri che quello che proviamo noi», meditavo. «Mica posso decidere con chi Silvia va a letto. Carlo sembra caduto dal pero, oppure teme che per me i tradimenti siano la norma. Davvero queste regole superano tutto il bello che cera tra noi? Dei princìpi astratti contano più di sentimenti veri?»
Mi veniva in mente suo padre e suo nonno militari, rigidi, con onore e dovere al posto di sentimento e comprensione. Carlo raccontava sempre: Un uomo deve essere fermo, coerente, non piegarsi.
Ecco, Carlo, dove ti hanno portato tutti questi principi? Sei felice con tutta questa coerenza? pensavo. Solo, titanico ma irremovibile?
A un tratto capii la dinamica: mi stava mettendo alla prova. Dimostra che per la coppia devi adattarti tu. Se mi fossi scusata, giustificata sarebbe diventata la nostra normalità. Lui sbaglia, io aggiusto. Poi avrebbe continuato ad alzare il tiro. E tra un po avrei chiesto il permesso pure per vedere unamica.
Peggio ancora: se mai fossi io a sbagliare davvero, lui, di certo, non mi avrebbe perdonata.
No, ho detto ad alta voce, verso il buio della cucina. Basta così.
***
Una settimana dopo sono uscita con Silvia. Sempre nello stesso bar. Lei guardava la tazzina con aria mesta.
È colpa mia, con questa storia del mio amante
Non ha senso, la interruppi. Lascia perdere. Il problema non sei tu, nemmeno lui. Il punto è che Carlo vuole educarmi.
Pensi che tornerà?
Ha già scritto, in realtà.
E tu?
Non gli ho risposto.
Silvia ha aggrottato le sopracciglia.
Quindi per te è chiusa così?
Ho fatto spallucce:
Se adesso cedo, di fatto confermo il suo modo di agire. E nella coppia si crea la dinamica: luomo fa casino la donna sistema. Tutto si regge su di me. E io il ruolo del salvatore lho già fatto una volta. Ora, voglio solo essere semplicemente una donna.
E se venisse davvero a chiedere scusa?
Non lo so, ho ammesso. Forse sì. Ma non lha fatto: ha solo scritto Vediamoci e parliamo, senza un scusa, senza un ho sbagliato. Solo parliamo. Il solito discorso: Lascia che ti spieghi perché hai torto tu. Grazie, no.
Che fatica, questi uomini, sospirò Silvia. Potessero sorprenderci, almeno una volta, in un modo normale
Magari accadrà, risi. Ma questa volta, no.
***
Carlo ha scritto dopo due settimane.
Ciao. Mi manchi. Possiamo incontrarci e parlare?
Ho letto il messaggio tre volte. Ho posato il telefono, sono andata in cucina a preparare una camomilla. Poi ho risposto:
Ciao. Non voglio vederti. Quello che è successo non mi rappresenta. Non intendo giustificarmi per chi frequento. Non devo dimostrare la mia moralità a nessuno. Se per te questo è un problema, è una scelta tua. Buona fortuna.
Ho premuto invio. E mi sono sentita leggera.
La risposta è arrivata dopo unora. Lunga, confusa, piena di accuse e di difese. Non vuoi capirmi, ho fatto tutto per te, sei egoista. Ho sorriso. Manuale perfetto.
Non gli ho più risposto. Né il giorno dopo, né la settimana seguente. Ha continuato a scrivere prima offeso, poi smarrito, quasi supplicando. Io leggevo e tacevo.
Ormai, non cera altro da dire. Tutto già detto.
Dopo un mese mi sono accorta che la sua immagine si offuscava nella mia mente. Era rimasto solo un ricordo vago: qualcosa di bello, caldo, ma sfumato in fretta. Come i fuochi dartificio: uno splendore breve, poi il nulla.
***
Sono passati tre mesi.
Cammino sulla Darsena, al tramonto, la brezza leggera tra i capelli. Accanto a me cè un nuovo amico. Ingegnere, anche lui separato, anche lui con figli. Parla poco ma va al sodo. Non controlla, non pretende, non mette paletti. Semplicemente, cè. Per ora.
Hai freddo? mi chiede, notando un brivido.
Un po.
Si toglie la giacca e me la posa sulle spalle. In silenzio.
Grazie.
Di niente.
Andiamo avanti, nella quiete che non pesa, ma scalda.
Mi chiedo: sarà questa la strada giusta? Forse sì, forse no. Non mi interessa scoprirlo adesso. Vivo il momento: la passeggiata, il tramonto, la sensazione di non dover più dimostrare nulla a nessuno, nemmeno a me stessa.
Squilla il telefono: un messaggio da Silvia. Butto un occhio e sorrido. Poi lo ripongo, guardo il fiume. Dicono che Carlo ora frequenti una donna più giovane, che lo ammira e lo segue in tutto.
Me lhanno detto amici comuni e ho provato solo un leggero dispiacere. Non per me, ma per lui. Perché ancora non ha capito: lamore non è potere. Lamore è libertà.
Ma questa, ormai, non è più la mia storia.






