Quando ero semplicemente un impiegato comun, lavorando come toți ceilalți per uno stipendio misero sembrava că tutte le mie zie, i miei cugini, insomma ogni parente, mi adorassero davvero. Mi invitavano sempre a tutte le feste di famiglia, mi davano una mano quando ne avevo bisogno.
A un certo punto però, mi sono stufato di quella vita e ho deciso di mettermi in proprio, partire da zero e farmi unattività tutta mia, anche se non avevo un centesimo da parte per cominciare. I miei genitori sono venuti a mancare quando avevo diciannove anni: un incidente stradale terribile.
Avevo una zia, Lucia, che si era sposata con un uomo facoltoso. Ero convinto che lei mi avrebbe aiutato senza problemi. Invece mi sbagliavo di grosso.
Lucia ha iniziato a dirmi che aprire unattività era rischioso, che non voleva mettere i suoi soldi in qualcosa di così incerto. E guarda, non la biasimo. Se fossi stata nei suoi panni forse avrei fatto la stessa scelta. Era una decisione sua, lho capito e non ci sono rimasta male. Chiedere un prestito in banca non era nemmeno da prendere in considerazione tassi dinteresse altissimi, non potevo permettermeli. Così ho dovuto stringere la cinghia su tutto persino sul cibo cercare un secondo lavoretto e mettere via ogni euro possibile, sempre con quellidea fissa di aprire qualcosa di mio.
Dopo un po era tutto più chiaro nella mia mente. Sapevo esattamente che tipo di attività volevo, di cosa avevo bisogno per realizzarla, quanto mi serviva davvero e il minimo con cui partire. Ero decisa a non mollare per nessun motivo, volevo davvero farcela. Fin da piccola sognavo una mia impresa, e sentivo che finalmente loccasione si stava creando piano piano. La verità? Lunica cosa che mi faceva male erano le battutine di Lucia. Ovunque andassi, rideva e ci scherzava sopra dicendo:
Guarda chi è arrivata! Ma che onore, si è unita anche a noi la nostra grande imprenditrice!
Quando finalmente ci sono riuscita, e ho aperto la mia prima agenzia, le mie parentesi sono magicamente sparite tutte, soprattutto Lucia. Ma io non mi sono mai lasciata abbattere, anzi: non ero mai stata così determinata! Dopo un anno e mezzo, avevo già inaugurato più filiali nella mia città, Firenze.
Poi un giorno ricevo una telefonata da Lucia. Suo figlio, Andrea, stava per iscriversi alluniversità e servivano sia un po di aiuto economico che un posticino dove stare. Nel frattempo Lucia si era separata e non riusciva a trovare un lavoro che le desse almeno uno stipendio decente, quindi si è ricordata della mia esistenza, guarda caso.
E io, ti dico la verità, le ho risposto di no. Proprio in quel periodo stavo pensando di espandermi in altre città magari Roma, Bologna per cui ogni euro era fondamentale, e il figlio di Lucia non era certo la mia priorità. Lei, dopo il mio rifiuto, ha praticamente tagliato ogni rapporto con me, ma daltronde già prima non si faceva mai sentire…
Ora però, le mie filiali vanno alla grande, lattività fiorisce ogni giorno, e Andrea ancora pesa sulle spalle della mamma. Nessun altro parente lo vuole aiutare Lucia, ai tempi, li aveva allontanati tutti quanti.







