Mamma, ma perché mi mandi sempre quelle immagini? “Buongiorno”, “Buon onomastico”… Mi si blocca il telefono! Puoi scrivermi solo se è importante? O magari non scrivere proprio, se non ci sono novità? Sto lavorando, non ho tempo per leggere poesie sui gattini!

Mamma, ma perché mi mandi ancora tutte queste immagini? Buongiorno, Buon onomastico… Il mio telefono si blocca per colpa loro! Non puoi solo scrivermi se hai qualcosa di importante? Oppure non scrivere affatto, se non ci sono novità? Sto lavorando, non ho tempo di leggere le tue poesie sui gattini!

Giovanni getta infastidito lo smartphone sul tavolo. Lo schermo ancora illuminato mostra un biglietto con un coniglietto peloso e la scritta: Che la giornata sia luminosa!

Ha trentacinque anni ed è lead developer in una grande azienda informatica a Milano. Le sue giornate scorrono tra deadline, call su Zoom, sprint, e una valanga di informazioni digitali.

Sua madre, Teresa Vivaldi, vive in un paesino dellAppennino, a trecento chilometri da lui. Da sei mesi ha imparato a usare WhatsApp, da quando Giovanni le ha regalato il suo vecchio telefono.

E da allora la vita di lui è diventata un inferno di GIF.

Ogni mattina si sveglia con una tazzina di caffè virtuale. Ogni sera si addormenta con un angelo custode.

Allinizio Giovanni rispondeva con una faccina gentile. Poi ha iniziato a ignorare. E oggi ha perso la pazienza davvero.

Teresa legge il messaggio del figlio.
Non scrivere, se non hai novità.
Guarda fuori dalla finestra. Piove, quella pioggia autunnale grigia che sa di malinconia. Che novità ha lei?

Il gatto Romeo ha preso un topo?
La vicina, la signora Mariuccia, ha litigato unaltra volta con il postino?
La pressione che stamattina è salita a centottanta?
Sono notizie che meritano di disturbare un figlio così importante, che plasma il futuro digitale?

Sospira piano, asciuga una lacrima con lorlo del fazzoletto e cancella la cartolina pronta per la buonanotte.
Va bene, Nanni. Non ti scrivo più, digita lento con lindice, sbagliando più volte tasto. Ma poi cancella. Perché disturbarlo?

Appoggia semplicemente il telefono sul comò.

Giovanni si gode il silenzio. Nessuna vibrazione in tasca, niente video ridicoli.
Finalmente ha capito, pensa.

Passa una settimana.

Il venerdì sera è al bar con gli amici.
E mia mamma ieri mi ha mandato un video su come mettere via i pomodori, ride un collega. Dice che potrebbe servirti!
Scoppiano tutti a ridere.

Giovanni prende il telefono. Apre la chat con sua mamma.
Ultimo messaggio inviato: OPPURE NON SCRIVERE AFFATTO.
Stato: Ultimo accesso: 6 giorni fa.

Un brivido lo attraversa. Sua madre tiene sempre internet acceso. Diceva sempre: E se chiami, almeno vedo subito.

Chiama il numero.

Lunghi, infiniti squilli.
Nessuna risposta.

Prova ancora, e ancora.

Unansia viscida gli sale dallo stomaco alla gola.

Giovanni parte di corsa nella notte, ignorando semafori e limiti.

Chiama Mariuccia.
Mariuccia, ha visto mia madre?
Oh, Nanni caro Non so. Ho bussato due giorni fa. Credevo fosse andata a fare la spesa. La luce è sempre spenta. Forse è andata dalla cugina a Firenze?
Giovanni sa: sua madre non ha cugine a Firenze. Sua madre non ha nessuno, tranne lui.

Arriva al paese alle tre di notte.
La casa è buia. Il cancelletto non è chiuso a chiave.
Si fionda alla porta. Chiusa da dentro.

Mamma! Mamma, apri!
Rompe il vetro della finestra, senza sentire il dolore dei tagli sulle mani. Si infila dentro.

La casa è muta. Si sente solo il ticchettio dellorologio sul muro.
La madre è stesa sul divano in salotto. Con quella vestaglia di sempre.

Dorme.

Giovanni le prende la mano. È calda.

Teresa apre gli occhi, confusa e stanca.
Nanni? Ma che succede? Cè una guerra?
Giovanni si accascia a terra, la fronte contro le sue ginocchia. Trema tutto.

Mamma Ma perché non rispondevi? Perché non eri mai online?!
Ma sei stato tu mi hai detto di non scrivere, sussurra spaesata, accarezzandogli i capelli. E il telefono sarà scarico, ormai. Lho lasciato sul comò, avevo paura di disturbarti. Pensavo lavorassi

Giovanni accende la luce.
Sul comò cè il telefono spento.
Accanto, una vecchia agenda.

La apre.
Dentro, un diario dei messaggi,
la mamma scriveva a penna tutto ciò che avrebbe voluto mandare sul telefono, ma non osava più.

Martedì. Nanni, oggi è uscito il sole. Mi sono ricordata di quando andavamo al parco insieme, eri piccolo e hai fatto cadere il gelato. Ti ho amato ancora di più.
Mercoledì. La pressione mi dà noia. Ho preso la pastiglia. Non ti dico niente, tu hai già tanti pensieri. Sappi solo che sono orgogliosa di te.
Giovedì. Ho sognato tuo padre. Diceva di ricordarti di volerti bene.

Giovanni legge quelle righe storte, scritte con la penna tremolante di mamma, e sente crollare il muro di ironia che sera costruito attorno.

Quelle immagini sciocche, quegli smile, quei biglietti improbabili erano il suo modo di dargli la prova: Ci sono. Sto bene. Ti penso.

Era il suo battito digitale.
E lui, quel battito, lo aveva spento.

Se le fosse successo qualcosa, non se ne sarebbe nemmeno accorto. Perché era stato proprio lui a impedirle di dare segnali.

Finale.
Giovanni si ferma da lei tutto il fine settimana.
Ripara il cancello. Sistema la TV.
Le compra un cellulare nuovo, bello grande.

Mamma, dice prima di partire, Mandami tutto.
Cosa devo mandare, figliolo?
Tutto, mamma. Gatti, lettere, il tempo che fa, le ricette delle ciambelle. Ogni giorno, capito? Ogni mattina. Voglio sapere che il tuo buongiorno cè. Per me è importante. Significa che ci sei.

Tornando a Milano, il telefono vibra.
WhatsApp. Mamma.

Immagine: un grosso gatto rosso, occhiali sul muso, un mazzo di margherite. Scritta: Buon viaggio, figlio mio!

Giovanni sorride. Davvero, come non faceva da tempo.

Premendo il microfono dettò:
Grazie, mamma. Il gatto è bellissimo. Quando arrivo, ti chiamo.

Morale:
I messaggi insistenti dei genitori non sono spam. Sono lunico filo che li lega ancora al vostro mondo, dove sentono di non avere più un posto. Non spezzatelo. Arriverà un giorno in cui il telefono resterà silenzioso per sempre, e sareste pronti a dare tutto, anche solo per ricevere una di quelle vecchie cartoline con scritto Buongiorno. Ma non ci sarà più nessuno a mandarlaDa quel giorno, Giovanni non ha più visto i messaggi della madre come fastidio. Ogni mattina, tra cento mail di lavoro e mille chat di colleghi, trova sempre tempo per aprire la foto del caffè fumante, del fiore raccolto in giardino, della neve che sporca il cortile.

A volte le risponde subito, a volte solo con un cuore, ma non manca mai di farle sapere che cè, che ascolta. E quando, in ufficio, i colleghi si lamentano dei genitori analogici, lui li osserva in silenzio e pensa che, in fondo, è fortunato.

Perché un buongiorno scritto storto, una poesia sui micini, una ciambella bruciata sono il modo semplice e ostinato che hanno i genitori di dire: Ti voglio bene, ricordalo sempre.

E un giorno, mentre torna dal lavoro pieno di pensieri, il telefono vibra ancora. Una GIF: una nonna col fazzoletto, che sorride. A chi ama non pesa mai scrivere. Buonanotte, Nanni.

Sotto le luci di Milano, Giovanni sorride. E, per la prima volta, si sente davvero a casa.

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