Entrata di sorpresa dalla suocera e sono rimasta senza parole sentendo cosa diceva di me alla sua amica…

Sono andata dalla suocera senza avvisare e mi sono bloccata quando ho sentito cosa diceva di me con unamica

“Rossi, mi serve qualcuno di cui mi fido ciecamente per questo cliente. Chi meglio di te può prendersi questa responsabilità?” chiese il capo, fissando la giovane impiegata con uno sguardo serio.

“Come preferisce, signor De Luca. Non ho problemi,” sorrise Ginevra annuendo.

La maggior parte dei colleghi evitava le trasferte, preferendo restare in ufficio, ma Ginevra era diversa. Affrontava tutto con ottimismo, accettava qualsiasi incarico senza lamentarsi e ripeteva sempre: “Muoversi è vivere!” quando la mandavano da un cliente. Non era una fattorina, ma non vedeva nulla di strano nelle richieste del direttore. E poi, cera anche un bonus per le trasferte: perché rifiutare?

Quel giorno non fece eccezione. Anche se lincarico arrivò quasi alla fine della giornata, Ginevra non si scoraggiò. Anzi, pensò che avrebbe potuto fare un salto dalla suocera, dato che la casa di lei era vicinissima allindirizzo del cliente. Avrebbero bevuto un caffè insieme, mangiato dolci e chiacchierato. E di cose da raccontare ce nerano: con suo marito Matteo avevano appena finito di ristrutturare la cameretta per il primo figlio. Il bambino ancora non cera, ma Ginevra sperava già di vedere quelle due linee rosa sul test. Canticchiando tra sé e sé, si avviò verso lascensore stringendo la cartella con i documenti da firmare.

“Che ingenua. Crede di fare carriera così?” sussurrarono i colleghi, lanciandole occhiate piene di sottintesi.

Non si trattenevano, anzi, alzavano la voce apposta. Ma Ginevra non ascoltava. Che parlassero pure, a lei non importava. Non sognava una promozione grazie alle corse per i clienti. Se fosse arrivata, sarebbe stato solo per merito e competenza.

“La vita la metterà alla prova, è troppo fiduciosa, come un fiorellino di campo.”

Ginevra si bloccò un attimo, tentata di voltarsi e rispondere, ma cambiò idea. A che pro fare scenate per sciocchezze? Potevano pensare quel che volevano. Se il suo carattere non piaceva, era un problema loro. Lei era felice di sé e della sua vita. La sua dolcezza e pazienza le permettevano di evitare conflitti, ma questo non significava che fosse debole. Quando serviva, sapeva farsi valere. Ma alle chiacchiere inutili… preferiva non prestare orecchio.

Finito il lavoro, Ginevra entrò in pasticceria e comprò i dolci preferiti della suocera, poi si diresse verso la periferia. Decise di non avvisare: voleva farle una sorpresa. Ornella, la suocera, era sempre a casa a quellora, e Ginevra era sicura che sarebbe stata felice di vederla. Il loro rapporto era caldo e sincero. Quando Matteo le aveva presentato la sua ragazza, Ornella laveva subito accolta come una figlia. Regali, attenzioni, sostegno nelle discussioni di coppia: la suocera era sempre dalla sua parte. Si era persino legata ai genitori di Ginevra. Una suocera così era da invidiare. Per Ginevra, era diventata una confidente. Certo, non poteva sostituire sua madre, ma Ornella era ormai una persona fondamentale nella sua vita.

Comprati i dolci, scrisse a Matteo che sarebbe tornata tardi e prese la strada conosciuta. La casa di Ornella, vecchia e solida, costruita dai suoi genitori, si trovava in una stradina tranquilla. La suocera aveva più volte proposto ai giovani di trasferirsi lì, ma Ginevra esitava: la zona era scomoda per raggiungere il lavoro. Per ora sognavano una casa più centrale o in periferia, dove laria era più pulita. Ma quello era un progetto per il futuro. Intanto, bisognava apprezzare ciò che si aveva. Una bella casa costava, e i soldi per ora non bastavano.

Il cancello era aperto, come la porta dingresso. Dalla cucina proveniva un profumo delizioso di dolci appena sfornati. Forse Ornella stava arieggiando la casa. O forse aveva ospiti? Ginevra entrò silenziosamente e sentì subito voci sommesse.

“I soldi per loperazione non li ho, e non voglio che i ragazzi si indebitino. Lasciamoli vivere la loro vita, io me la caverò da sola. Mi metterò in lista per lintervento a pagamento e vedremo.”

“Ornella, ma come? Proviamo a raccogliere i fondi! Non puoi arrenderti così, sei ancora giovane! Vuoi davvero aspettare che tutto finisca?”

Ginevra sentì un nodo alla gola. Ornella era malata, nascondeva la diagnosi a tutti eppure continuava a preoccuparsi per lei, sua nuora. Anche in quel momento pensava al suo futuro, alla sua sicurezza. Ma perché vendere la casa e i gioielli di famiglia quando potevano chiedere aiuto? Perché non trasferirsi da loro? Avrebbero trovato una soluzione insieme! La testa le girava, i pensieri si accavallavano. Non ricordava nemmeno come fosse uscita di casa. Non poteva rientrare e fingere di non aver sentito nulla. Ogni respiro era faticoso, come se un peso le schiacciasse il petto. Non sapeva quanto fosse grave la situazione di Ornella e non voleva allarmare Matteo troppo presto. Ma restare alloscuro era insopportabile.

Camminando per la stradina, vide allimprovviso Elena, lamica di Ornella con cui aveva parlato. La donna andava verso la fermata, a testa bassa, sospirando come se portasse il peso del mondo. Ginevra si avvicinò e, senza nascondere la preoccupazione, le chiese la verità. Elena esitò, ma vedendo la sincerità negli occhi della ragazza, si aprì. Promise di non parlare con nessuno, soprattutto non con Ornella. Ginevra scoprì tutto: la diagnosi, i tempi, il costo delloperazione, le lunghe liste dattesa. Tutto dipendeva dalla velocità: prima iniziava la cura, maggiori erano le possibilità di guarigione.

A casa, Ginevra raccontò tutto a Matteo. La sua reazione fu sconvolgente: impallidì, rimase immobile, poi si alzò di scatto. Quella stessa notte iniziò a chiamare amici, a chiedere prestiti, a cercare una soluzione. Il giorno dopo andarono insieme in banca per chiedere un mutuo. Ginevra parlò anche con i suoi genitori, che senza esitare offrirono il loro aiuto. Anche Elena si mosse, raccontando la situazione ai conoscenti e raccogliendo fondi. In una settimana, un tempo incredibilmente breve, riuscirono a mettere insieme la somma necessaria. Alcuni davano soldi senza aspettarsi la restituzione, altri dicevano: “Non importa, limportante è che Ornella stia bene.”

Ornella chiamò Ginevra per parlare della donazione della casa. Non sospettava che la conversazione sarebbe andata in unaltra direzione.

Ginevra non andò da sola. Con lei cerano Matteo ed Elena. Le consegnarono una busta con i soldi per loperazione. Ornella guardò lamica, poi i soldi, e scoppiò in lacrime.

“Ti avevo chiesto di non dirlo a nessuno”

“E io forse lho gridato in piazza?” sbuffò Elena. “È stata tua nuora a beccarmi alla fermata! Ha sentito tutto e non si è arresa. Siamo amiche

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

twelve + 10 =

Entrata di sorpresa dalla suocera e sono rimasta senza parole sentendo cosa diceva di me alla sua amica…
IL SUONO DEL CAMPANELLO