Una giovane donna incinta decide di sposare il suo fidanzato, ma alla fine si ritrova a pagare tutto da sola

Sofia era al suo ultimo anno all’università quando sognò di fluttuare leggera tra cumuli di nuvole di panna montata, con in mano una piccola culla che emanava il profumo dolce di limoni. Non disse subito a Marco, il suo ragazzo dai capelli ricci e dal profilo di bronzo, che una nuova vita stava sbocciando dentro di lei. La rivelazione avvenne quando il pancione era ormai evidente, rotondo come una mozzarella fresca.

Ma perché hai taciuto tutto questo tempo? bofonchiò Marco, mentre la sua voce si dissolveva come nebbia sulle colline piemontesi. Sai cosa penso: i bambini solo quando abbiamo finito gli studi e trovato un lavoro vero, tra i binari intrecciati della realtà!

Va tutto bene, sorrise Sofia, con la voce che sembrava tintinnare tra i bicchieri di cristallo, ho sempre saputo che lo studio non era la mia strada. Io sogno una casa piena di figli che urlano Mamma!, il profumo di ragù la domenica, e la nonna che racconta storie nel cortile.

Allora Marco, rosso come un pomodoro maturo, scagliò un libro dalle pagine dorate contro il muro, mentre la stanza si riempiva di confetti volanti e melodie dimenticate.

Ce la caveremo! gridò Sofia, mentre la pasta bolliva da sola sul fornello e le finestre si spalancavano da sole Prenderemo in prestito lappartamento di tua nonna e sarà lei a cucinare, mentre io cullerò il bambino tra lenzuola profumate di lavanda. Poi ne faremo un altro, magari con gli occhi verdi come il basilico! Ma prima… il matrimonio, sì, subito, magari sotto il glicine fiorito in giardino!

Ma ti rendi conto di quello che dici? ribatté Marco, che cominciò a piegare la sua camicia preferita dentro una valigia di pelle vecchissima, che odorava di secoli di viaggi in treno da Milano a Napoli. Fingere così bene, sempre così gentile…

Perché te ne vai? Devi sposarmi! Se tu sparisci, racconterò alla Sapienza di Roma tutto quanto, farò sapere a tutti che sei un codardo!

Non resterò in questa casa tra queste pareti che parlano. Rimani qui per un mese, vedrai comè! Poi fai ciò che vuoi. Quando nascerà il bambino, faremo un esame del DNA; ti darò manutenzione ogni mese promesso secondo quanto guadagno.

Soffiando via foglie darancio, dieci anni dopo, Marco si ritrovò in un ufficio con fili di telefoni che sembravano spaghetti intrecciati. Il direttore, un uomo dalla pancia rotonda come una pizza, scoprì che Marco aveva un figlio.

Marco, parli mai con il tuo ragazzo? domandò il direttore, mentre fuori dalla finestra volavano palloncini a pois tricolori.

No, davvero, non lho mai incontrato nemmeno nei sogni, replicò Marco.

Così Marco raccontò agli studenti la storia di Sofia, di come era stato ingannato da una donna che odorava di biscotti caldi al mattino.

Ma lhai lasciata sola col bambino? chiese uno studente mentre un uccellino posava sulle sue scarpe.

Non lho mai lasciata! protestò Marco, Le ho pure mandato euro!

Lei dice che hai mandato le briciole… aggiunse, sornione, il direttore.

E io… anche il piccolo lho rimproverato, borbottò con sguardo perso dietro nuvole dolio doliva.

Marco si rosolava ancora deluso, perché credeva di averla avvisata. Questa volta, fece i conti con il suo stipendio ufficiale, e pagò la pensione in euro, più leggera di quanto avesse pensato. Intanto Sofia, che ormai era sposata da un anno con un altro uomo secondo Marco , cresceva un figlio vivace e ribelle, col sorriso largo come la Calabria, proprio come lei.

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Una giovane donna incinta decide di sposare il suo fidanzato, ma alla fine si ritrova a pagare tutto da sola
Ma sei fuori di testa?” sibilò lui, facendo un altro passo avanti, invadendo il suo spazio personale.