Vi prego di prendervi cura di mio figlio poiché l’asilo è stato chiuso a causa della quarantena

Quando mio marito ha chiesto il divorzio, io e i miei figli ci trasferiamo dai miei genitori a Milano. Non potevo farcela da sola: dovevo lavorare e al tempo stesso occuparmi dei bambini. In quel periodo, la più grande aveva tre anni, il più piccolo appena due.

Ho preso un mutuo e ho provato a ricominciare da zero. Allinizio salutavo solo i vicini di casa, senza avere confidenze con nessuno.

Poi, incrocio sulla mia strada un uomo, Nicola. Anche lui ha un figlio piccolo. Lo vedevo ogni tanto assieme a una donna e, convinta che fosse sposato, non ci pensavo nemmeno a costruire qualcosa con un uomo impegnato. Eppure mi attirava, almeno esteriormente.

Un giorno mi aiuta a riparare un rubinetto in casa. In segno di gratitudine, gli offro un caffè. Durante la conversazione, scopro che la donna che vedevo era la babysitter, non la moglie. Da tempo cercava qualcuno di affidabile che si occupasse di suo figlio, ma non aveva fortuna. Sua moglie era venuta a mancare lanno precedente e non aveva altri parenti su cui contare. Da quel momento penso che forse, tra noi, potrebbe nascere qualcosa…

Cominciamo a sentirci, a telefonarci, qualche volta portiamo insieme i bambini al parco. Un giorno, mentre i miei genitori sono venuti a trovarci, bussa alla porta.

Ciao, per favore puoi badare a mio figlio? Lasilo è chiuso per emergenza sanitaria, devo correre al lavoro e la babysitter è malata.

Certo, nessun problema, rispondo subito.

Mi lascia una borsa piena di vestiti, cibo e una lunga lista di istruzioni su come prendermi cura del figlio. Mi dice che mi chiamerà, ma non avrei mai immaginato mi chiamasse ogni mezzora per avere un resoconto dettagliato: cosa aveva mangiato, che vestiti gli avevo messo, quante volte eravamo usciti…

Quando torna a riprenderselo, si mostra contrariato perché il figlio indossa una camicia rossa invece della blu che mi aveva raccomandato. Al posto dei ringraziamenti, ricevo solo lamentele. Prima di andare via, mi dice:

Lo posso portare anche domani, vero?

Non ho mai rifiutato, neanche quando avevo mille cose da fare. Ma un giorno finisco in ospedale. Nicola mi telefona furioso perché non rispondevo al citofono. Gli spiego che sono stata ricoverata e lui chiude.

Dopo un po si propone lui di badare ai miei figli, ma rifiuto perché devo lavorare. Da quel momento non mi chiama più, neppure le passeggiate insieme. Quando ci incrociamo allingresso, scambiamo solo un saluto. Credevo che potesse essere la mia persona giusta, ma alla fine cercava solo qualcuno da sfruttare. Spero che un giorno incontrerò luomo che saprà sostituire il mondo intero per me.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

19 + 19 =

Vi prego di prendervi cura di mio figlio poiché l’asilo è stato chiuso a causa della quarantena
Proprio davanti alla porta d’ingresso, Svetlana fece un bel respiro profondo e sparò: «Ti aspetta una sorpresa», disse sfoggiando un sorriso forzato.