Quando cambiano i punti di riferimento

Quando cambiano i punti di riferimento

Ad Arsilio Bartolomei, nel piccolo borgo, nessuno si sognava di chiamarlo altro che il vecchio rompiscatole. Fino a qualche anno prima era stato uno come tanti, poi, rimasto solo, aveva come dicevano tutti perso la bussola. Dotato di un occhio imbattibile per ogni disordine altrui, un carattere pungente e una fermezza che avrebbe fatto invidia a una statua, era capace di far saltare i nervi anche ai santi. Il risultato? Casa sua cadeva a pezzi, il giardino sembrava la giungla del Po, e per una ragione o per laltra amici zero: gli abitanti del paese lo evitavano più della processione della penitenza.

Ogni mattina iniziava il suo giro dispezione per il paese, convinto di essere il baluardo morale della comunità: Senza le mie osservazioni, qui finiamo tutti nel caos e via con le capre! diceva.

Giulia! strillava dal cancello della vicina. Giulia Mariangela! Ma hai visto che giungla lungo il recinto? Pure il cancelletto storto! Cè da mettere mano, no? E poi mancano tre assi al tuo steccato: perché non li aggiusti? Le tue galline ormai passeggiano per strada! Manca ordine!

Arsilio, vai a dare una passeggiata in campagna che respiri meglio! sbuffava Giulia, ormai sfinita da anni tra marito ubriaco, figli e galline in fuga, ma tu quandè che hai tagliato le erbacce, eh? E il tuo steccato? Lhai visto?

Non parliamo di me! replicava imperterrito Arsilio. Io la mia vita lho vissuta. Ora mi preoccupo per voi! Qualcuno vi deve insegnare come si vive!

Ma va va! Giulia scuoteva la testa Sei un fastidio incarnato!

Piero, ma che combini? borbottava al vecchio meccanico, guarda che razza di macchia dolio hai lasciato col trattore! Stai devastando la natura! Rimetti a posto, o giuro che chiamo il sindaco!

Piero, stravolto dopo quattro ore di sonno e una giornata nei campi, si limitava a fare spallucce: finché cè il sole va seminato, al trattore penserà poi.

Impossibile per Arsilio non fermarsi alla bottega del paese. Qui trovava sempre almeno due anime da rimproverare sullindolenza del vivere, sullo spreco di soldi e su quanto costano questi pomodori, in città costano meno! Nemmeno Nicoletta, la robusta commessa, era risparmiata: secondo Arsilio, vendeva spesso a credito e a prezzi da centro di Firenze. Ma Nicoletta, nota per i modi decisi, usciva dal bancone e lo invitava a gustarsi laria fresca fuori dal negozio. Arsilio però, per nulla scoraggiato, riprendeva subito la sua ronda come nuovo.

Quella mattina, dopo lennesima visita in bottega, puntò verso gli uffici del municipio: convinto ci fossero tanti problemi quanto nella casa di Tito lubriacone, preparava un discorso da Nobel del rimprovero. Ma… Un pianto di bambino lo fece deviare dalla tabella di marcia.

E anche qui non va mica meglio! brontolò Arsilio, dirigendosi verso il pianto.

Un bimbo sui cinque anni era seduto sulla panchina davanti casa, strofinandosi le lacrime. Sotto la camicetta stringeva qualcosa.

Di chi sei tu? fece Arsilio con tono da generale.

Di mamma, rispose serio il bimbo, guardando altrove.

E che caratterino! sbuffò Arsilio, e perché piangi?

Il bambino singhiozzò ancora, poi tirò fuori da sotto la camicia un gattino. Neanche una settimana di vita, occhi sigillati e una crosticina sulla schiena. Il piccolo miagolava piano.

Perché lhai portato via dalla mamma? Non ci sopravvive mica da solo! Riporta indietro il gattino subito! scattò Arsilio, come fosse una questione di stato. Non è mica un giocattolo, lo mandi a morire così!

Il bimbo, però, a quel punto aveva smesso di piangere. Neanche la minima incertezza negli occhi:

Non è di nessuno, lho salvato io! protestò, cera una gazza che voleva beccarlo, lho cacciata col bastone!

E allora, perché piangi?

La mamma vuole che lo rimetta dove lho trovato. Ma tu stesso dici che è una vita, eh? Io volevo curarlo, dargli il latte… Ma voi grandi ve ne fregate! Del gatto, di tutto! e riprese a piangere col cuore in mano.

Così autentica era laccusa, che stavolta Arsilio rimase spiazzato. Davanti a un adulto nessun problema, ne avrebbe dette quattro. Ma con un bambino… e poi aveva pure ragione! Pure lui era tra quei grandi senza cuore.

Senti, si avvicinò goffamente. Dai il gattino a me. Ci provo io. Vediamo se ce la fa…

Non menti? chiese scettico il bimbo, ma già gli si leggeva una piccola speranza negli occhi.

Promesso, sorrise Arsilio prendendo il micino. E puoi venire quando vuoi a trovarlo. Sai dove abito?

Il bimbo annuì vivace.

Come ti chiami, salvatore di gattini?

Mi chiamo Sandrino, rispose compito. Domani vengo a vedere come sta.

A casa, Arsilio scalda subito il latte, ma il micio dal piatto proprio non capisce.

E ora? si gratta la testa, poi si dirige da Giulia.

Lei stava stendendo i panni in cortile. Appena lo vede, prova a svignarsela, ma Arsilio è più veloce.

Giulia, per caso hai un biberon da neonati?

Ce lho. Ma che ti serve? chiede, un sopracciglio alzato.

Mi è arrivato un marmocchio peloso. Tocca nutrirlo…

Giulia osserva il gattino tremante, scuote la testa:

Non ci vede ancora… Il biberon non va, serve una siringa col contagocce. E ti do anche dellacqua ossigenata per la ferita.

Ogni quanto bisogna dargli da mangiare?

Ogni volta che chiede. sorride Giulia.

Il gattino richiede pappa ogni due ore. Il resto del tempo ronfa beato in una scatola, dove Arsilio ha messo vecchi asciugamani morbidi. Ogni tanto si lamenta per il cambio lettiera, si ritrova a pulirlo con le salviette umidificate. Di notte non chiude occhio, attento alla più piccola richiesta di cibo: riempie la siringa, infila il contagocce e lo nutre finché il gattino non crolla.

Ma quando ti sazi? borbotta teneramente, ripulendo il muso sporco. Un sentimento dimenticato di tenerezza verso una creatura indifesa gli si risveglia allimprovviso: la vita ricomincia a girare.

Il giro mattutino per il paese? Nemmeno per sogno. Troppo importante non lasciare solo il piccolo. In compenso, a fargli visita arriva Sandrino in persona, in veste di ispettore. Il bambino esamina il micio, dà uno sguardo alla reggia e approva soddisfatto:

La ferita sta già meglio, dorme caldo e con la pancia piena. Vedi, Arsilio, non sei proprio il parolaio che dicono tutti. Tu ci sai fare!

E chi lo dice, scusa? ribatte Arsilio, un po offeso.

Mah, tutti. alza le spalle Sandrino. Ma non ascoltarli, non capiscono niente. Nessuno voleva aiutare il gattino. E sono adulti, loro…

Un paio di settimane dopo, Nicoletta la negoziante si affaccia sorpresa.

Non ti si vede più, Arsilio! Mi stavo quasi preoccupando…

Non ho tempo, Nicoletta, risponde ho un figlioccio da seguire, quando mi assento va in crisi. Tra poco correrà per il cortile, tocca riparare il cancello per non farlo scappare. Poi la stufa è da pulire, le pareti da imbiancare. Questo furbetto adora stare al calduccio e ama il pulito. Siamo pieni di cose da fare!

Ma pensa te… sorride Nicoletta. Se ti serve qualcosa da mangiare, dimmelo che ti porto tutto a casa.

Ho già una lista si affretta Arsilio la passo a Sandrino, che viene ogni giorno. Se non ce la fa in una volta, fa più giri. Ah, e prendi questi euro, e se non bastano, segna tutto per fine mese…

Un anno dopo, Arsilio e il gatto (diventato pantera di casa) se ne stanno seduti sulla panchina chiacchierando sottovoce.

Tornerà, vedrai. Sandrino è di parola. Gli manca giocare con te. Ma adesso va a scuola, che non è roba da poco, eh…

Miao, commenta il gatto, sospirando.

Come va, Arsilio? il trattore di Piero si ferma davanti alla casa, il meccanico sorride dal finestrino.

Va benone. Direi che va anche meglio del previsto! risponde.

Ormai hai smesso di rimbrottare tutti quanti… ci manca quasi!

Ho cambiato punti di vista, Piero. Gli adulti pensano già troppo ai consigli. Quelli che mancano sono le braccia, non le prediche. ride Arsilio.

Su questo chai proprio ragione! annuisce Piero, poi riparte sputacchiando fumo dalla marmitta.

Ecco Sandrino! Arsilio annuisce verso lincrocio dove il bimbo, con lo zaino sulle spalle, arriva correndo.

Miaaaao! esulta il gatto, lanciandosi verso il vecchio amico.

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