La moglie poco bella
Caterina Bolognesi asciugava le lacrime con langolo del suo accappatoio rossiccio, scolorito dal tempo ma ancora pieno di un calore domestico quasi irreale. Sentiva un bisogno animalesco di ululare, lamentarsi, forse persino di mordere qualcuno.
Il marito le aveva detto che era brutta. Aveva lanciato quelle parole in faccia come uno strofinaccio fradicio. Laveva paragonata alla moglie burbera e attempata del Sig. Ernesto del terzo piano, laveva chiamata mucca, e poi, indossando il completo che lei aveva appena stirato, aveva preso il pranzo preparato da Caterina ed era uscito a lavorare, nel grigio di una Milano dai tram che sognano di essere gondole.
Per tutta la giornata, ogni cosa sembrava caderle dalle mani. I colleghi sembravano più viscidi del solito, i clienti ancora più sciocchi, come pedine impazzite in una partita a scacchi senza regole. Caterina si disperava con tutta la vastità della sua anima, racchiusa in un vestito taglia cinquantaquattro. Disperandosi, pensava però che doveva comunque fare la spesa per la cena.
Forse avrebbe preparato dello spezzatino al sugo Ma per quello serviva manzo… manzo… L’aveva chiamata mucca! Le aveva detto che era brutta!
Caterina lo sapeva bene, di non essere un fiore. Prima glielo avevano detto la madre e la nonna, poi la suocera, e ora anche il marito. Sentirlo da lui, però, faceva più male che da chiunque altro. Forse lui adesso aveva qualcunaltra. Forse lavrebbe lasciata presto.
Per spirito automatico, e con una certa acidità, trattò male ancora un cliente al supermercato, finché ricordò che quel giorno aveva appuntamento dalla parrucchiera per sistemare il colore. Un sorriso storto le increspò le labbra. Ma a che le serviva, in fondo? Davvero credeva che una tinta nuova potesse renderla bella?
Ma ormai lappuntamento era preso, e non sarebbe stato saggio tirarsi indietro: Graziella, la parrucchiera, non glielavrebbe perdonata. Da ventanni Graziella tagliava e tingeva i capelli di Caterina, ormai non cera bisogno che chiedesse quale lunghezza o tinta preferisse: tutto rimaneva sempre identico, come in un rituale sospeso nel tempo e nei sogni.
Appena Caterina si sedette sulla poltrona, Graziella notò subito che qualcosa non andava e, con la delicatezza che solo una vera milanese sa avere, le chiese cosa succedesse, perché aveva lo sguardo spento come uno sgombro al mercato.
Cara, io così non ti posso toccare un capello! Dimmi pure tutto, che sono pronta ad ascoltarti. La bellezza si fa dallanima, non dalla testa: altrimenti la tinta non tiene.
Caterina alzò gli occhi, furibonda, poi esplose in singhiozzi. A fatica, tra le ondate di pianto, riuscì a spiegare alla parrucchiera il macigno che le pesava sul cuore.
Mi fai ridere e mi fai piangere, cara mia. E allora? Tuo marito ti ha detto che sei brutta! Ma prendilo come stimolo: mettiamoci una pietra sopra. Vedi, alla mia età, e sì, parlo dei miei capelli bianchi, queste cose dovresti già saperle!
Caterina voleva protestare, elencando la sua figura pienotta, i capelli radi, gli occhi piccoli e tutte le sue mancanze, ma Graziella la interruppe senza pietà.
Ma credi che la bellezza sia roba da modelle da televisione? La bellezza è quello che tu fai vedere al mondo! Lì nascondi, là sottolinei, qui drappeggi un po. Una buona parrucchiera anche con tre capelli riesce a fare miracoli. E gli occhi piccoli possono essere come diamanti: piccoli ma brillanti! Devi solo volerci lavorare.
Ma io non ho tempo, tentò di ribattere Caterina, già piegata sotto il peso delle sue ferree abitudini.
Davvero? E cosa fai a casa, allora?
Caterina si animò, passando in rassegna tutte le sue faccende. Lavatrice, stiro, cucinare, pulire, badare al figlio, che ormai era adulto, ma insomma Quando avrebbe dovuto occuparsi di sé stessa?
Quindi, queste cose le trovi il tempo di farle, ma per renderti un pizzico più bella no? Sai che cè? Si può rimediare. Al posto di stirare i pantaloni di tuo marito, una bella manicure; invece di preparare tre portate e il tiramisù, una piega dal parrucchiere, e così via. La bellezza esige qualche sacrificio: e guarda caso, la vittima dovrà essere il tuo amato marito che in fondo lo ha scelto lui, no?
Caterina tacque, rifletteva sulle massime da guru improvvisata ricevute tra lo scrosciare dellacqua e delle immagini surreali riflesse negli specchi. Quando Graziella le propose di cambiare taglio e colore, annuì senza nemmeno pensarci, continuando il viaggio nei suoi pensieri sospesi.
I pensieri la seguirono fino a casa, dove il marito trovò tutto diverso: niente cena, moglie con una chioma nuova e un colore sorprendente.
Ma la cosa più inquietante era quello che succedeva nella testa della moglie: espressioni nuove, enigmatiche, mai viste prima, navigavano in quel viso sognante come nuvole sopra Piazza del Duomo.
Il marito tentò di provocare una lite, ma fu uno sforzo vano: è difficile litigare con chi non ti ascolta e, anzi, sembra guardare oltre, verso qualche panorama segreto. Così decise di offendersi di principio e andarsene a letto senza augurare buonanotte. Del discorso del mattino, ovviamente, non si ricordava più.
Ed era un peccato, perché quelle parole avevano dato il via a tutti i cambiamenti che avrebbero scompaginato la placida vita della coppia.
Luomo guardava con fatalismo la moglie sempre più bella e la casa sempre più in disordine, come se la bella Milano si sciogliesse in vortici di pasta sfoglia e bollette da pagare. Dove erano finite le amate polpette fumanti? Delle pieghe perfette sui pantaloni doveva rassegnarsi a fare a meno.
Dovette anche ricordarsi che le camicie non arrivano da sole nellarmadio: se il contenitore del pranzo non veniva lavato, rimaneva lì, tristemente sporco, e nessuno lo riempiva di lasagne.
Però, ora, accanto a lui cera una donna affascinante. Lo notavano i vicini, gli amici, persino i colleghi più antipatici. E anche lui si accorgeva che Caterina somigliava sempre più a quelle donne milanesi per le quali si girava per strada.
Ora aveva la sua personale Venere domestica, magari con qualche ruga, ma pur sempre una Venere. Sedere e ammirare la sua bellezza sembrava la nuova ragione della casa. Ma, stranamente, non gli andava proprio.
Avrebbe desiderato che gli euro non scivolassero così in fretta dal portafogli, che il frigorifero tornasse a riempirsi di piatti prelibati e qualcuno rattoppasse i suoi calzini bucati. Ma come si fa a chiedere una cosa del genere a una Venere?






