Il marito ha picchiato Olga e l’ha scaraventata fuori dall’auto in mezzo alla strada, gelida notte d’inverno, dopo aver scoperto che l’appartamento non si divide con il divorzio

Era una di quelle mattine gelide di gennaio in cui la neve cade da ore, fitta e silenziosa. I fiocchi pesanti si appiccicavano allasfalto e trasformavano la tangenziale in una striscia pericolosa e scivolosa. Giuliana fissava il finestrino della Jeep nera, ma non vedeva né i lampioni sfocati né tantomeno il paesaggio ormai coperto di bianco. Tutto ciò che le occupava il cuore era quella sensazione glaciale che le stringeva il petto e la voce piatta dellavvocato, dallaltra parte del telefono, che teneva stretto con la mano sudata.

Giuliana Martina, la legge è chiara: i beni acquistati durante il matrimonio si dividono, sì. Ma lappartamento che tuo marito ha comprato prima delle nozze resta suo, anche se ci hai abitato sette anni. Non rientra nella comunione, mi dispiace.

Abbassò il telefono sulle gambe, le dita tremolanti. Sette anni. Sette anni passati a trasformare quel triste appartamento in periferia in una casa: ore a scegliere il colore giusto del muro, le tende, a cercare quella lampada da terra perfetta nei negozi darredo del centro. Sette anni di bucati, cene, pazienza con gli amici di lui rumorosi fino a notte fonda e il suo carattere pesante e sospettoso. Tutto questo, però, lo aveva fatto a casa daltri. In quella fortezza che ora, dopo la notte in cui non era rientrato, e la mattina in cui aveva trovato il rossetto sulla sua giacca e messaggi pieni di cuori, non sarebbe più stata sua. Lei, con i suoi mille euro da maestra ed una valigia di vestiti, sarebbe stata lunica a finire in strada.

Allora? Cosa ti ha detto quel tuo avvocato? Marco, al volante, la guardava di traverso, con quellespressione da spaccone che ormai detestava. Lui sapeva già tutto, si vedeva benissimo che aspettava solo la conferma.

Giuliana lo fissò. Gli occhi erano asciutti e spalancati, la faccia quasi trasparente.

Lappartamento resta tuo. Lhai comprato prima del matrimonio. Io non avrò nulla.

Nessuna risposta, solo le mani che serravano di più il volante, la mascella tesa.

Lo sapevo io Ma che pensavi, Giuliana? Che fossi fesso a intestarti mezza casa? Davvero credevi che mi facevo fregare così? la voce di Marco era bassa e compiaciuta.

Qualcosa dentro Giuliana si ruppe, ma non era la rabbia per il tradimento, né la delusione. Era una lucidità fredda: lui non la amava, e forse non laveva mai amata. Laveva considerata unospite scomoda, controvoglia, che si poteva mandare via quando volevi. Lui aveva calcolato tutto, come un ragioniere. Hai pianificato tutto, sussurrò, stupita dal tono spento della sua stessa voce.

Nella vita bisogna saper fare i conti, Giuli. Non fare la scema, va. Tanto fra poco sarete tutte a chiedere il mantenimento, non appena passa la legge nuova. Io, almeno, ti ho risparmiato la fatica. Hai vissuto gratis, ringrazia.

Il tremore le lasciò il corpo, sostituito da una calma dura come il marmo. Il gelo dentro di lei era ormai compatto.

Portami a casa. Prendo le mie cose e stasera me ne vado.

A casa? rise lui. Quella è la mia casa. Ma ho già trovato un altro posto per te. Guardalo là fuori.

Sterzò di colpo e si fermò sui viali che sfiorano la periferia di Torino, dove i lampioni diventano rari e passano solo i tir. Vento e buio, la neve che rimbalza sui vetri.

Scendi. Prendi una boccata daria. Riflettici su quello che ti aspetta.

Sei impazzito? Fuori ci saranno almeno meno quindici! E io ho le pantofoline. Giuliana si ritrasse istintivamente nel sedile.

Ti ho detto, scendi! abbaiò lui, strattonandola dal braccio. Lodore del suo profumo troppo costoso, mischiato allalcol della sera prima, le salì violentemente al naso.

Provò a divincolarsi, a difendersi, ma lui era enorme, furioso. Un pugno pesante la colpì sulla tempia, le stelle luminose esplosero negli occhi, la guancia le bruciava. Un altro colpo al braccio, poi la trascinò fuori dalla portiera come uno straccio. Cadde sul ghiaccio, la gamba batté forte un blocco di cemento. La portiera si richiuse di colpo, la Jeep nera schizzò via, sollevando neve sporca, e si perse nel buio.

Restò immobile qualche secondo, incapace di muoversi. Tutta dolorante, viso e tempia intorpiditi, la neve che si scioglieva sul volto e si mescolava finalmente alle lacrime. Lentamente si alzò, barcollando. Ai piedi solo le pantofole leggere che portava da casa, perché era uscita di corsa dopo la chiamata dellavvocato. Sulle spalle una giacca troppo leggera per quel gelo.

Prese il telefono dalla tasca scarico. Il caricabatterie era rimasto nella presa della sua casa, nella sua presa elettrica. Intorno, solo le luci lontane e il rumore dei camion che passavano veloci. Nessuno si sarebbe fermato. Nessuno avrebbe notato, in quella notte, una donna sola ai bordi della strada.

La paura era densa, si poteva quasi soffocare. E capiva benissimo cosa voleva Marco: che si rinfrescasse le idee. Che imparasse a stare al suo posto. Che la vita le insegnasse la lezione. Magari non voleva ucciderla, ma la stava buttando via, come si fa col sacchetto della spazzatura. Di Giuliana, a lui davvero non importava più.

Bisognava camminare. Da qualche parte. Ansimando, si voltò verso la città, sfidando il vento e il dolore, zoppicando a ogni passo per il ginocchio gonfio. La stoffa delle calze già bagnata e gelata le si appiccicava alla pelle. Dopo pochi minuti non sentiva più le dita dei piedi, dopo dieci nemmeno la faccia. Il fiato le usciva a sbuffi ghiacciati, si attaccava alle ciglia.

Aveva un solo pensiero, che tuonava nella testa: Lui ora sarà dai suoi amici, a festeggiare. A brindare alla grande vittoria.

Infatti, Marco aveva puntato deciso verso questo locale chic fuori città Le terme di Venaria dove laspettavano Alessio e Franco, i vecchi compari delluniversità, palestrati e rumorosi come lui.

E allora, boss? La casa è salva? rise Alessio, offrendo un bicchiere di grappa.

Tranquilli, la signora è uscita dalla mia proprietà come un agnellino. Le ho fatto prendere una bella boccata daria fresca.. Ridacchiò, si scolò il bicchiere in un sorso e raccontò tutto: dellavvocato, della botta, della stradina sotto la neve. Lo raccontava con quella leggerezza volgare di chi pensa di aver vinto tutto nella vita.

Gli amici sghignazzarono, Bravo Marco! Le donne bisogna tenerle in riga. Adesso tutte che vogliono metà di quello che abbiamo. Si rilassarono nellidromassaggio, ordinarono tagliata di fassona e prosecco, si raccontarono barzellette sceme. Marco era luomo del momento. Aveva pensato a tutto. Aveva fatto tutto per bene. La vita gli sorrideva.

Solo che, in fondo allanima, sotto il vino e la vanagloria, rimaneva una sensazione fastidiosa. Un flash degli occhi di Giuliana prima che la buttasse fuori. Non erano occhi spaventati No, era altro. Vuoti. Come se lei fosse già altrove, già partita. Lui scacciò il pensiero, si riempì di nuovo il bicchiere. Era la sua serata.

Smisero di bere verso le tre. Marco, ubriaco e felice, prese un taxi e tornò allappartamento. Suo. Finalmente solo suo per sempre. Si trascinò a fatica fino alla porta e accese la luce nellingresso.

Rimase pietrificato.

La casa era pulita, in ordine perfetto. Ma era sempre quellordine gelido, come i corridoi di un museo o di un cimitero. Tutto di Giuliana era sparito: le foto, i cuscini ricamati da lei, i suoi libri, i vasi di violetta sul davanzale. Ma la cosa più inquietante era che se nera andato solo quello che era suo.

Aveva portato via tutto ciò che lei aveva acquistato, scelto, perfino quelle tende rosa antico che aveva impiegato mesi a trovare. I quadri, i poster dalle pareti restavano sui muri solo i segni dei chiodi e rettangoli di polvere più chiari. In cucina erano sparite le spezie, il set di coltelli, i piatti colorati di ceramica. Addirittura il porta-rotolo del bagno aveva svitato e preso anche quello.

Si aggirò per casa barcollando. In camera da letto non cera traccia del suo lato del comodino, dei suoi vestiti. E delle coperte quelle scelte da lei mancava metà. In bagno, nessun shampoo o profumo, niente elastici per capelli. Persino il tappeto davanti alla doccia era sparito.

Si sedette per terra, lì in sala, davanti alla parete vuota. Regnava un silenzio assordante. Non era una questione di mobili, quelli erano rimasti. Era un vuoto totale, come se fosse stata aspirata via tutta lanima e il calore. Giuliana aveva cancellato sette anni della loro vita insieme. La casa era tornata un triste monolocale di cemento con i buchi delle tende.

Gli tornò in mente lultimo sguardo di lei. Niente supplica, niente rancore. Solo freddezza tagliente. Aveva capito il gioco: Marco aveva vinto, ma lei non era scappata. Aveva inscenato la parte della vittima solo per dargli quel premio che lui voleva tanto. Poi, mentre lui si ubriacava coi suoi amici, Giuliana era tornata magari sullo stesso taxi che più tardi avrebbe riportato Marco a casa e con una calma chirurgica aveva smantellato ogni sua traccia.

Fu colpito da una rabbia improvvisa. Si alzò, prese a colpire il muro con i pugni. Maledetta! urlò nel buio, ma leco lo inghiottì. Si precipitò a prendere il telefono per chiamarla, per minacciarla, ma il numero era bloccato, non aveva idea di quello nuovo. E poi, cosa avrebbe detto? Ridammi le tende?

Si affacciò alla finestra. La città stava lì sotto e da qualche parte cera anche lei. Forse da qualche amica, forse già in una stanza in affitto. Con i suoi pochi soldi di maestra. E sicuramente lì si sarebbe già arrangiata, avendo ricreato il suo piccolo nido con le sue tende stravaganti e le violette. Invece lui, Marco, era rimasto solo, in mezzo al gelo. Un gelo che non stava fuori, ma dentro.

Aveva voluto essere furbo. Aveva calcolato tutto, ogni dettaglio. Ma non aveva calcolato che quella fuga sarebbe stata una vittoria, non una sconfitta. Che lei avrebbe portato via tutto ciò che le apparteneva davvero, lasciandogli solo una casa vuota. E metro dopo metro, il suo monolocale ora premeva su di lui con una freddezza insopportabile.

Rimase ancora un po davanti alla finestra, a fissare il suo riflesso nel vetro scuro. Poi, senza quasi rendersene conto, andò in cucina a cercarsi qualcosa da bere. Ma non trovò bicchieri rimaneva solo quello vecchio, una tazza con scritto Al miglior papà, che aveva preso anni fa in ufficio. Bevve direttamente dalla bottiglia di grappa, seduto sul pavimento gelido della cucina, nella casa che adesso era soltanto sua.

E fuori, lenta e inesorabile, la neve continuava a scendere.

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