Oggi mi sono seduto sul divano nuovo del nostro appartamento a Torino, riflettendo sulla nostra vita dopo il trasloco. Abbiamo preso un mutuo per questa casa insieme a mia moglie, Giulia. È stato un lavoro lungo: abbiamo sistemato le pareti, scelto i mobili, e trasportato tutte le nostre cose. Dopo un mese siamo finalmente riusciti a trasferirci qui, pieni di entusiasmo e speranza.
Volevamo subito conoscere i nostri vicini, così abbiamo invitato i nonni che abitano di fronte a bere un tè con noi. Mi è sembrato strano, ma hanno finito il loro tè in fretta. Quando hanno capito che Giulia era mia moglie e non mia figlia, i loro occhi si sono fatti preoccupati e hanno trovato una scusa per andarsene in modo davvero brusco. Era venerdì sera, ed io ho pensato che forse avessimo fatto qualcosa di sbagliato.
Sabato mattina, ancora assonnati e con il profumo di caffè nellaria, qualcuno ha bussato alla porta. Era un poliziotto della questura, con fare molto serio, che ci ha chiesto di mostrare i nostri documenti. Mi ha lasciato senza parole quando, insieme al prete del quartiere, ci ha chiesto anche il certificato di matrimonio. Siamo rimasti davvero sorpresi, ma dopo dieci minuti di ricerca in mezzo alle scatole del trasloco, siamo riusciti a trovare tutto.
Il poliziotto guardava Giulia con occhi pieni di curiosità e un po di invidia. Prima di andarsene, si è scusato per averci svegliati e mi ha detto che avevano ricevuto una segnalazione: qualcuno pensava che qui vivesse un uomo adulto con una minorenne. Ora tutto aveva senso: i vicini erano rimasti scioccati quando avevano scoperto che Giulia, che sembra davvero molto giovane, era invece mia moglie. Io ho 24 anni, lei 26, ma spesso viene scambiata per una ragazza delle scuole superiori.
Giulia, il giorno prima, indossava due trecce e aveva il viso pulito, senza trucco, proprio come una liceale. Da noi in Italia, senza la carta didentità non ti vendono nemmeno una bottiglia di vino. La situazione era talmente assurda che non potevo non ridere, sebbene un po imbarazzato. Alla fine, ho deciso di tagliare la barba, così almeno non do limpressione di essere un papà quarantenne che vive con la figlia invece che con la moglie.
A volte la vita ci riserva sorprese buffe e, in fondo, questa è solo una di quelle storie che racconteremo quando saremo vecchi, seduti proprio su questo divano, con una tazzina di espresso tra le mani.







