La suocera
Erminia Bellini era una donna monumentale. Non camminava, avanzava. Non guardava, fissava. Non parlava, declamava. Se la metti su una base, è più statua che donna.
Gestiva un ingrosso alimentare, aveva due condanne per rissa e una per omicidio colposo, il tutto intervallato dalla nascita di tre figlie, una tra una condanna e laltra. E quindi tre generi, ovviamente.
A tutti i generi, subito dopo il matrimonio, aveva letto ad alta voce i loro diritti e doveri, e aveva annunciato lelenco delle punizioni per le trasgressioni. Bisogna dire che la signora Erminia non si impicciava di sciocchezze, preferiva risparmiare i nervi. Alle figlie vietava tassativamente di disturbarla per le piccole beghe: risolvetevele da sole, imparate. Si poteva chiamarla solo se spariva qualcuno o qualcosa di valore, oppure se bisognava nascondere un cadavere.
I generi apprezzavano molto la politica del non intervento, anche perché mettersi contro la suocera costava caro; Erminia portava la scritta omicidio dimpeto stampata sulla fronte. Però il più giovane, Marco, non aveva un rapporto molto stretto con Erminia, quindi non la temeva affatto, e visto che viveva con la famiglia a Cesena, si sentiva libero e indipendente. Fino al giorno fatale in cui decise di unirsi alle scorribande del sabato sera del capo, accettando di andare in sauna insieme ad altri tre colleghi.
A sua moglie Marco disse che avrebbe fatto tardi in ufficio: Cè una roba da finire. I colleghi più esperti si erano organizzati meglio uno aveva portato da casa canne da pesca e tenda, fingendo di andare a pescare con gli amici, e aveva pure ordinato un secchio di pesce vivo da recapitare alla moglie; altri due avevano portato i portatili per simulare combattimenti online. Il capo, invece, non nascondeva nulla a sua moglie: sauna è sauna.
A mezzanotte, la figlia più giovane di Erminia, ormai presa dal panico, si decise a chiamare la madre.
Parla subito e concisa, sto scaricando un camion di prosciutti, rispose Erminia, brusca.
Mamma, Marco non è tornato dal lavoro, non risponde al telefono, nemmeno il collega, non riesco a contattare nessuno. Mi sa che è successo qualcosa!
Eh, maledetto quel cretino! Non agitarti, figliola, ci penso io!
Erminia diede istruzioni ai magazzinieri, mise in moto la macchina una vecchia Fiat, ovviamente e partì verso Cesena, facendo alcune telefonate al volo.
Dopo mezz’ora sapeva già in che sauna e con chi si stava divertendo il genero; dopo unora era arrivata in città e dopo un quarto dora, accompagnata dal bagnino terrorizzato, piombava sulla comitiva annoiata. Tutta la sala si animò, e il genero si beccò un alibi formato lividi e dente rotto.
Il capo tentò di riprendere il controllo:
Ma lei chi crede di essere, signora? Chiamo la polizia!
Sfortunato, non conosceva Erminia Bellini. Lei smise di menar il genero, afferrò un coltello con una mano e con laltra prese per la gola il capo:
Prova pure, stronzo! Ti stacco la lingua! Sono la suocera di questo idiota!
Silenzio, sgualdrine! urlò alle prostitute che si erano spaventate alla vista del coltello. Poi roteando il coltello, si avvicinò al genero.
Eh tu, cretino, ti sento nervoso hai qualcosa nei pantaloni che ti dà fastidio?
Mamma! implorò Marco, trascinandosi nellangolo, Lei non può farlo!
Cosa dovrebbe fermarmi?
Non ho tradito sua figlia, può chiedere a chiunque!
Erminia guardò le prostitute.
Nessuno ha tradito, sussurrò il capo, massaggiandosi la gola.
Lo vedo benissimo: che razza di donne avete preso? Nemmeno per sbaglio.
Versò un bicchierino di grappa e lo porse al genero:
Bevi, anestesia.
Marco, con il bicchiere tra i denti, buttò giù tutto d’un fiato.
Ma che casino avete combinato qua? Parlate!
Volevamo rilassarci, disse il capo, ma non ci siamo riusciti. Le prostitute sono uno schifo.
Erminia si sedette al tavolo, affettò una fetta enorme di salame:
Ma fantasia zero, eh Che sono questi? annuì verso le canne da pesca, Le avete comprate in un sexy shop?
È il mio alibi, rispose il pescatore.
E questo? diede una pedata al secchio.
Sì.
Bravo, almeno hai pensato a tutto. Senza di me sareste finiti a rotoli! Ma vi è andata bene!
Svuotò il secchio di pesci nel piscina; i pesci scapparono in tutte le direzioni.
Prendi, pescatore, porse una canna a il pescatore e una allaltro tankista, ora pescherete. E voi, sgualdrine, subito in acqua a lavorare!
Le prostitute si gettarono nel piscina.
Regole: gli uomini pescano colla canna, le donne a mani nude. Chi pesca, esce intero.
Tu, indicò laltro tankista, tieni il punteggio. Io e il capo scommettiamo. Puntiamo su quella col costume giallo, che pesca per prima.
Ma va! Io punto su Michele. Lui è un pescatore vero.
Ehi, gialla! Ti do un bonus giornaliero se sei la prima.
E io? protestò l’altra.
Bonus se peschi più della gialla.
Dopo mezz’ora il bagnino sbirciò con cautela. C’era una bolgia assurda: urla, grida, risate Le ragazze pescavano a mani nude, Michele pescava con la mollica, i tankisti pescavano prostitute, Marco e laltro tankista brandivano il telo come una rete, cercando alla buona qualcosa. Il capo, sulla soglia della piscina, guidava la scena come un generale.
Erminia scrive alla figlia che il marito è stato aggredito da sconosciuti mentre tornava, picchiato, ma è vivo, tutto sommato in ordine e ora sta facendo la denuncia in questura. Quando tutto è finito, lo porto io a casa. Alla fine: Ti bacio, mamma. Sì, la tranquillità della figlia era più importante di un dente rotto e una notte insonne in sauna. Il genero ricevette un bonifico sostanzioso per il dentista, non era colpevole ma che fosse di lezione per le prossime scorribande!







