– Bisogna andare avanti nella vita. Se n’è andato e basta. Fosse almeno stato una brava persona, ma …

Bisogna andare avanti. Se nè andato, pazienza. Anche se fosse stato un uomo per bene, ma guarda un po che tipo era Cresceremo il bambino da soli, non ti preoccupare!

Paolo veniva cresciuto dalla mamma e dal nonno. La nonna la ricordava appena, solo il profumo dei suoi cornetti caldi e zuccherati. Era piccolino, appena cinque anni, quando lei se nera andata via, sciogliendosi tra il profumo delle lenzuola bianche e delle erbe sotto il sole.

Il padre non lo aveva mai visto. Aveva lasciato la mamma, Teresa, prima ancora che Paolo nascesse. Avevano preso il treno per un piccolo paese in Toscana, proprio sotto il cielo dagosto, quando le rondini urlano strane filastrocche.

Mamma Teresa aveva portato il suo giovane fidanzato dai suoi genitori, avevano persino fissato la data delle nozze, ma il futuro sposo era svanito in una foschia improvvisa, scomparendo senza un saluto.

Non lo avevano cercato. Teresa era rimasta in silenzio per giorni, piangendo con gli occhi sbarrati sulle montagne lontane. Poi la nonna disse:

Le lacrime non servono, la vita va avanti! Se se nè andato, meglio così. Un uomo così non ci serve affatto. Noi il bimbo lo cresceremo! Non temere.

Le giornate passavano tra panni stesi al vento e il profumo di ragù nella cucina stanca. Paolo non sentì mai la mancanza di nulla, ma non divenne mai viziato. Studiava con serietà, attento e, sotto lo sguardo severo del nonno Goffredo, imparava il valore del rispetto, dellimpegno, della silenziosa pazienza.

Paolo era abile in tutto: qualunque cosa toccasse, ci riusciva. Un ragazzino che tutti nel paese consideravano già un uomo fatto.

Compiuti trentanni, era il miglior partito della Val dOrcia: bello, con una carriera brillante, un ottimo stipendio, e un attico con vista sugli ulivi. Tutto quello che si poteva desiderare: auto, amici, sorrisi di ragazze alla domenica in piazza.

Ma lui era sempre troppo impegnato. Ogni fine settimana tornava in paese dalla madre, specialmente dopo che il nonno Goffredo non cera più. La mamma sindeboliva, sempre più stanca, e le mani le tremavano quando cercava di innaffiare i fiori nel cortile pieno di ombre.

Paolo la invitava spesso a trasferirsi da lui a Firenze.

Cosa ci farei là? rispondeva Teresa con un sorriso triste In città non ti porto mica i nipotini, sai! Meglio che rimanga qui, tra le mie cose, tra i ricordi

Passa lestate qui con me, poi magari si va in un bel centro termale. Ti riposi, ti rimetti in sesto e poi, chissà, magari torno anchio in campagna con te!

Ma tu hai il lavoro lì! sospirava Teresa. Che ci fai in paese?

Anche qui la gente lavora e Paolo faceva spallucce.

Nel frattempo, il suo cuore era diviso tra due ragazze, due sogni dalle forme diverse. La prima era una timida ragazza di paese: Giulia, gentile, riservata, sempre con le mani profumate di basilico e la voce bassa. Laltra, Martina, la conoscevano tutti: elegante e luminosa, entrava nei locali come un lampo e rideva forte. Sembrava non aver mai toccato un mestolo in vita sua, ma sorrideva come solo nei quadri di Caravaggio.

Paolo non aveva mai invitato le ragazze a casa sua. Si vedevano in caffè assonnati o nei vicoli del centro. Ma era arrivato il momento di scegliere. Decise di farle conoscere a sua madre. Teresa era appena tornata dalle terme, e una strana energia le stava negli occhi.

La prima a venire fu Giulia. Non ci volle molto per convincerla. Gioiva segretamente: era linizio della realizzazione di un desiderio custodito tra i cassetti e le mattine dinfanzia.

Che bella casa hai, Paolo, è così spaziosa mormorò Giulia guardandosi attorno.

Sì, piace anche a mamma. Da un po non si sente bene però.

Lei vive qui con te? Pensavo fosse solo di visita. Non sta bene?

Già

Ti dico subito una cosa: non posso occuparmi di lei

Ma io non te lo chiedo! Paolo la guardò sorpreso. Me ne occupo io, non ti preoccupare.

Però Sai, si vive meglio stando ognuno per conto proprio. Tu avevi detto che tua madre vive in paese. È meglio lì, no? E anche per noi è meglio senza di lei.

Mia madre starà sempre con me. Questo non si discute.

E allora, va bene. Credevo fossi serio, invece sei un mammone! Se cambi idea, sai dove trovarmi.

E Giulia sparì dietro la porta come una folata, senza neppure bere il tè

Ecco qua pensò Paolo questa è scappata via. Martina se ne andrà ancora più in fretta e io rimarrò senza nessuna

Decise allora di andare subito al sodo con Martina.

Qualunque cosa accada, mamma vivrà sempre con me! dichiarò deciso Paolo.

Non capisco perché me lo dici rispose Martina, sorpresa. È ovvio che tua madre sia importante. Ma

Se vivessimo tutti insieme, tu come la prenderesti? Con mamma?

È tutto normale! Stai forse chiedendomi di sposarti?

Paolo sorrise, ironico.

Forse. Vieni a conoscere mamma, adesso.

Oddio, e se non le piaccio? Così, subito?

Ti piacerà. Di cosa hai paura?

Non lo so. Ho paura e basta

Ma Teresa e Martina si piacquero subito, come se fossero fatte della stessa nuvola. Passeggiavano insieme sotto i tigli, aspettando Paolo dal lavoro, e dopo qualche tempo partirono tutti in auto verso il paese, tra la nebbia e i campi gialli.

Stranamente, a Martina, la ragazza di città, la campagna piacque molto. La mamma decise di fermarsi ancora lì.

Lestate è qui, io sto bene adesso sussurrò.

Passarono sei mesi, e fu tempo di nozze.

Ora posso aspettare i nipotini! disse Teresa.

E li aspettò davvero: prima una nipotina, poi un nipotino!

Martina e Paolo vivevano in città coi bambini che già progettavano luniversità. Negli ultimi tempi Teresa si era trasferita con loro, ma appena possibile tornavano nel paese natio in vacanza. Teresa non riusciva a staccarsi dalla piccola casa che odorava di vite e radici.

Martina, scusami se non è il momento, ma vorrei tornare a casa in paese. Ci andiamo? chiese un giorno a sua nuora.

Certo! Aspettiamo Paolo che finisce il lavoro, tra poco sarà qui.

Va bene. Ma appena arriva, partiamo. È molto importante

Nel paese si sentiva silenzio, il tempo sembrava sciogliersi, poche case, odore di pane persosi tra i muri.

È tutto, sono tornata a casa per sempre disse improvvisamente Teresa. Vendete la mia casa. Non ne otterrete molto, ma almeno non cadrà a pezzi

Ma cosa dici, mamma?! esclamò Paolo. Neanche per sogno, si torna indietro insieme.

Sì, sì, che dici mai? fece eco Martina.

Va bene Mettete su lacqua per il tè. Ho voglia di un po di tè

Dopo il tè, Teresa si ritirò nella sua stanza per riposarsi un attimo.

Paolo e Martina restarono ancora un po seduti in cucina, tra i fiori secchi e le tazze semivuote.

Mamma, dobbiamo andare ora! chiamò poi Paolo.

Ma nessuna risposta.

Paolo entrò nella stanza e si fermò: sua madre era volata via, come un sogno dissolto nella mattina.

Seppero Teresa nel piccolo cimitero del paese.

Era come se lo sapesse. È tornata. Per sempre piangeva Martina. Lho amata come una madre, davvero.

Lo so. Lavevo capito da tempo. Che facciamo della casa?

Vendere è un peccato

Un peccato. Un pezzo di passato. Per ora lasciamola lì

E così decisero: la casa dei genitori restò dovera, tra la nebbia e il canto delle rondini. Ci sarebbero tornati ancora, con i figli, forse un giorno anche coi nipoti.

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