Mia mamma e mio papà La mia mamma era davvero una bella donna. Uso “era” perché sei mesi fa se n…

I miei mamma e papà

Mia mamma era proprio una bella donna, non scherzo mica. Era perché, purtroppo, se nè andata sei mesi fa, resistendo solo due settimane più di papà. E anche se avevano entrambi superato gli ottanta abbondantemente, continuo a pensare che abbiano vissuto troppo poco. Insomma, erano pur sempre i mie mamma e papà, no?

Comunque sia mamma, lo dicevo, era proprio una bellezza. E non lo dico solo perché sono il figlio, ma anche perché sono uomo e certe cose saltano allocchio. Poi, papà non mancava occasione per farmelo notare, per tutta la vita. Persino quando mamma si arrabbiava con me per qualche disastro a scuola o per altre mie marachelle, papà veniva in camera mia, sospirava sconsolato, si sedeva a fianco a me stringendo le mani tra le ginocchia e sospirava di nuovo. Poi restava lì in silenzio Che dialoghi, eh? E finiva il nostro colloquio così:

Su, figliolo, non esserci arrabbiato con la mamma Ok, ha urlato un po, ti ha sgridato, ma anche noi, diciamocelo, non siamo proprio dei santi. E poi lei è la nostra ragazza! A noi due serve come laria. Dai, vai a chiederle scusa.

E io? Avevo la tentazione di gonfiare i polmoni e sgridare il papà, occhi lampeggianti di rabbia verso di lui. Ma lui, prevedendo il mio scatto, allungava il braccio con la mano aperta come a tappare la bocca e diceva piano, ma con fermezza:

E non ti permettere mai di parlare male di mia moglie!

E allora mi sgonfiavo e tacevo. Perché papà lo adoravo. Amavo anche mamma. Tanto, anzi, tantissimo.

Al fondo, sapevo come si erano messi insieme. Me lo raccontava papà, a bassa voce per non farlo sapere alla mamma. O me lo raccontava mamma, sempre segretissimo, ma stavolta perché non lo doveva sapere papà.

Mamma, allepoca, frequentava il primo anno alluniversità. Aveva pure già in mente di sposare un certo Erminio. Un giorno, Erminio si presentò allappuntamento portandosi dietro lamico Bruno, appena arrivato nella nostra meravigliosa Milano e senza la minima idea di come impiegare la serata. Così Erminio lo invitò Be, in sostanza uscirono a tre: lui, la fidanzata e Bruno, il mio futuro papà.

Si fecero una serata in giro per la città. Passeggiarono al parco Sempione, si arrampicarono sul tetto di una vecchia baracca per vedere gratis un film allaperto (idea di papà, figurarsi se Erminio pensava a queste cose!), e fu lo stesso papà già allora robusto e con le spalle larghe che aiutò mamma a salire lassù. Erminio invece? Non lho mai incontrato personalmente, ma sono sicuro che fosse, come si dice dalle nostre parti, uno stecchino.

Erminio tutta la sera faceva il brillante, declamava poesie, discuteva di come sarebbe stata la vita con mamma una volta laureati. Papà invece taceva, ascoltava, e diceva mamma sembrava un mantice tanto sospirava. Poi, a fine serata, papà prese la mano minuscola di mamma tra le sue mani calde e grandi e disse:

Vittoria! Lascia perdere lui. Sposami tu.

Mamma ebbe un colpo, e per lo spavento sparò:

E quando?!

Papà, serissimo (almeno credo), rispose al volo:

Domani

E, giusto per mettere la ciliegina sulla torta, aggiunse:

A noi nascerà un figlio. Lo ameremo da morire, e così finiremo per amarci fra noi due ancora di più. Lo chiameremo Giorgio. Nome da principe medievale

Va bene, accettò mamma su due piedi. E si sposarono.

Erminio fece da testimone dello sposo. E ne uscì pure dignitosamente.

Poi mamma e papà finirono l’università e se ne andarono insieme in Sardegna, perché nei loro diplomi cera scritto geologo-geodetico. Li mandarono a lavorare in montagna, dove ricevettero il loro primo appartamento. Un appartamento che altro non era che uno sgabuzzino delle scope ricavato da una stanza inutilizzata attaccata al circolo del paese, ricolma di vecchie cianfrusaglie.

Dopo il giusto tempo arrivò il tanto atteso Giorgio. Che ero io. E mi amarono davvero alla follia, proprio come aveva promesso papà.

Per riportare a casa mamma e me dallospedale, papà riuscì a farsi prestare una vecchia cavalla, la signora Alessandrina, dalle scuderie.

Mentre tornavamo mamma, io e papà verso il nostro stanzino, ci trovammo davanti al portone del circolino proprio Erminio, abbracciato a una vaschetta di zinco per i bagnetti dei neonati. Riportava di conoscere gente giusta per procurarsela. La suddetta vaschetta nei primi mesi fu per me contemporaneamente: vasca da bagno e culla (parola di mamma). Dentro ci mise il suo guancialone doca ricevuto in dote dalla nonna, ci stese sopra un lenzuolino, e lì mi faceva sprofondare. Quando era il momento di fare il bagno, la piuma emigrava sul letto matrimoniale per un po e io facevo il bagno di Re! Papà correva dal lavoro per prendere parte al rito del bagno? No, del figlio! Lui teneva la mia testolina (raccontava mamma), e lei si dedicava alla pulizia del corpo principesco.

Che dire? Principe non lo sono diventato, ma geologo come loro direi di sì.

Cosa ancora più buffa, mia moglie è geologa anche lei. Ci siamo conosciuti alluniversità, e mamma ha adorato subito la mia Maria Grazia. Anche papà se nè subito invaghito (in senso buono, ovviamente). Quando venivano a cena o noi a pranzo da loro, e io e papà uscivamo sul balcone per fumare una sigaretta, lui mi diceva:

Senti, sai che in vita mia sono stato fortunato due volte: la prima quando ho incontrato la nostra mamma, e la seconda quando tu hai sposato Maria Grazia. Mi raccomando, trattala bene, che anche lei come tua madre è una ragazza!

Papà è mancato allimprovviso, una notte. Mamma lha capito subito, e si è svegliata da sola

Dopo la sua morte, lei si è come raggrinzita di colpo ed è diventata smemorata. Si scordava anche che papà non cera più. Anche quando labbiamo portata a vivere da noi, lei restava ore e ore alla finestra, aspettando papà che tornasse dal lavoro. Fino allultimo ha continuato a cucinare i suoi famosi polpettoni, come piacciono a BrunettoUn giorno stavo per dirle che papà non sarebbe tornato, ma poi lei si è voltata e, per la prima volta in mesi, mi ha sorriso come faceva quando ero bambino. Con la voce leggera, mi ha detto:
Giorgio, lo sai che oggi ho sognato il tuo papà? Mi chiamava, mi aspettava sulla nostra baracca, quella del primo film allaperto. Rideva come una volta, sai? Mi ha promesso che, quando sarà il momento, ci rivedremo lì, e mi porterà a vedere altri cento film. Mi sono svegliata e il cuore batteva forte, come quando avevo ventanni.

Non ho detto nulla. Mi sono seduto accanto a lei, aspettando in silenzio che il pomeriggio scivolasse via tra i nostri ricordi.

Ora la finestra, quella da cui lei guardava, è chiusa. Mamma e papà sono insieme, ne sono certo, magari su un tetto a guardare un film di stelle. Io, ogni tanto, seduto qui con la mia Maria Grazia, sento ancora la voce di papà che sussurra con fierezza: Trattala bene, è una ragazza!
E allora sorrido, stringo la mano di Maria Grazia, e penso che a noi, in fondo, la felicità serve proprio come laria.

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Le parole amare della mia suocera davanti alla torta di compleanno di mia figlia hanno ferito il mio cuore, ma le ho fatto rimpiangere le sue parole.