Destini di donne. Mariangela
Morì nonna Agnese e per Mariangela la vita divenne di colpo più amara di un caffè bruciato. Alla suocera, donna Concetta, non andava giù quella nuora: Troppo magra, lavora poco, chissà poi se da una svanita simile nasceranno mai bambini. Povero mio Giovanni, meritava di meglio!
Mariangela sopportava tutto. Quando il cuore le faceva male, di soppiatto, correva dalla nonna Agnese: quella vecchietta era tutto per lei, valeva più delloro. Era stata madre e padre, dopo che la mamma laveva lasciata tosse dopo dieci anni che il papà era sparito chissà dove.
Giovanni, uomo bello e forte, proprietario di campi e vigne, una casa bella piena, si era incapricciato della Mariangela, orfanella senza un soldo bucato. Concetta, sua madre, dal ciliegio del cortile lo chiamava ancora quel disgraziato, che si era portato in casa una squattrinata. Lei aveva già in mente per il figlio una sposa di nobile lignaggio, con famiglia potente, ottima per affari: figli e nipoti sarebbero vissuti di rendita.
Niente da fare: il caratteraccio testardo di Giovanni non lasciava spazio. Quando parlava, era sentenza: Uomo sono! Qui comando io!. Giovanni era davvero un anfitrione da manuale: preso in mano il comando quando il padre passò a miglior vita, ingranò ancora più affari e rispetto. Guai però a fargli la predica: lui ascoltava la mamma ma non lasciava che comandasse.
Giovanni amava Mariangela con tutta lanima. Quando la vide la prima volta, così esile, con la pelle bianca, occhi blu come il cielo di Capri, naso allinsù… perse la testa e avrebbe regalato il Vesuvio. Ma a lei bastava solo Giovanni: vedeva che il ragazzo aveva il cuore pulito e si innamorò perdutamente.
Della feroce Concetta aveva sentito parlare: lingua tagliente, mani avide. Ma visto che Giovanni aveva carattere, accettò lunione e si trasferì nella casa del marito. Sopportava senza fiatare ogni frecciata della suocera. Quando proprio non ce la faceva, scappava dalla cara nonna Agnese, si sedeva ai suoi piedi piagnucolando come un cagnolino randagio. Le mani rugose della vecchietta le accarezzavano i capelli, e le mormoravano una preghiera alla Madonna, chiedendo conforto per la nipote sfortunata. Dopo qualche ora Mariangela sentiva il peso svanire.
Poi morì la nonna. E Mariangela restò sola come una forchetta in un ristorante cinese. A chi andare ora?
Che la gente dica pure quello che vuole, il tempo non guarisce nulla. La ferita resta e quando ti prende il magone, torni a piangere come una ragazzina. Intanto, in casa, la tensione saliva: terzo anno senza figli e Concetta che la divorava viva. Sta in casa a scrocco! diceva alle comari. Che erede mai mi darà una così?
Mariangela, sentendo il sussurro perfido della suocera alle orecchie di Giovanni: Questa donna non ti darà figli, è segnata dalla malasorte! Giovanni scrollava le spalle ma i pettegolezzi si sa… nelle campagne del Casertano corrono più in fretta della TAV.
Lui, però, appena vedeva la sua colombella, dimenticava tutto. La stringeva come un diamante.
Ma che siano state le preghiere o lamore, finalmente Mariangela restò incinta. Concetta diventò furiosa come una vespa davanti a un cucchiaio pieno di miele. Li fa solo per oziare! sibilava, mani sui fianchi, vedendo la nuora seduta un attimo.
– Eh già, adesso che hai il pancione pensi di stare sempre in panciolle, fannullona? ringhiava Concetta, Qui servitù non ce nè. Porta lacqua dal pozzo! Se sei debole, lascia stare mio figlio!.
Mariangela si alzava in silenzio, prendeva i secchi e arrancava fino al pozzo. Le vecchiette del vicinato scuotevano la testa Concetta è impazzita, la fa lavorare pure incinta!.
Quando nacque il piccolo Antonio, le cose non migliorarono. Il bambino era debole, ogni giorno sembrava lultimo, a volte si faceva blu come un mirtillo, smetteva di respirare. Normale, diceva Concetta con disprezzo, figlio di una debole sarà debole anche lui. Mariangela piangeva: Ma è sangue vostro, il vostro erede!
Se ci arriva alleredità! ribatteva la suocera. Lui piangeva tutto il giorno e Concetta punzecchiava sempre: Quando sarà morto anche il bambino, Giovanni dovrà trovarti una vera moglie, migliore, sana!.
Giovanni tornava dai campi e consolava la moglie, cullava il piccolo, lo faceva sentire protetto.
Arrivò il giorno del battesimo: lo chiamarono Antonio. Cresceva a fatica, restava mingherlino. Un giorno Giovanni dovette partire per lavoro, via per diverse settimane.
Sopporta, Mariangela, la vecchia Agnese le appariva nei sogni, passerà, abbi fede.
Concetta, ora senza il figlio tra i piedi, divenne una tiranna. Mariangela non ebbe più tregua: acqua, legna, bestiame… e il piccolo che piangeva di notte. Sembrava che madre e figlio si consumassero insieme.
Arrivò lautunno. Giovanni non tornava e Mariangela era stremata. Concetta iniziò a insistere con crudeltà: Che aspetti qui? Il bambino morirà, lo sai anche tu! Lascia libero Giovanni, dagli una nuova famiglia!.
Mariangela, devastata, cominciò a pensare che fosse vero. Magari il marito laveva davvero dimenticata, magari la suocera aveva ragione.
Un giorno prese la decisione. Raccolse due stracci in un fazzoletto, avvolse ben bene il piccolo Antonio e uscì di casa al crepuscolo. Concetta osservava senza fiatare. Meglio così pensava quando Giovanni tornerà, gli dirò che il bambino è morto e Mariangela impazzita.
Ma la verità era un’altra: Concetta aveva ricevuto un messaggio dal paese lontano Giovanni era stato attaccato dai briganti, era allospedale del capoluogo, salvo ma ferito. Decise di non dir niente a Mariangela: Tanto a che le serve sapere?
Il giorno dopo già spargeva voci: Mariangela non ha retto al dolore, se ne è andata di notte con il bambino morto in braccio! Ho provato a fermarla! I paesani commentarono due giorni e poi dimenticarono: era inverno, le vie erano vuote.
Mariangela camminò a lungo nei campi e tra gli ulivi, cercando aiuto. Nessuno le apriva ma il destino ci mise lo zampino: vicino a un pozzo incontrò una donna rotondetta, le guance rosse dal freddo, la signora Petronilla. Che ci fai qui? Sei sbiancata!.
Mariangela, con la voce di chi ha già pianto tutto: Sto andando oltre, ho un parente….
Ma và, mariuola! In casa almeno un cane lo fanno entrare, e tu invece con un bambino così!
E Mariangela crollò, singhiozzando come una fontana. La donna la prese e la portò a casa, la riscaldò, coccolò il bimbo: Io mi chiamo Petronilla.
Ispezionò Antonio: Ma questo è minuscolo! Battezzato almeno?. Sì rispose Mariangela si chiama Antonio.
Crollò esausta in un sonno senza sogni. Quando si svegliò, Petronilla era uscita e il piccolo non cera. Mariangela urlò, pronta a buttarsi fuori in strada con addosso il cappotto sbagliato. Ma entrò la donna, gelida come una tramontana.
Calmati, sciocchina! Il piccolo lho portato da mia madre nel bosco. Starà meglio lì. E raccontami come sei arrivata qui.
Così Mariangela raccontò tutto, dal primo amore alle angherie della suocera, alla paura di perdere il figlio, fino alla fuga.
Ascoltò Petronilla, poi decise: Le vie del Signore sono infinite. Non temere: qui troverai la luce. Il piccolo tuo guarirà, e tu pure, se saprai custodire il tuo cuore.
Così, guidò Mariangela tra i lecci, fino a una casetta solitaria nel bosco dove viveva nonna Letizia, la madre di Petronilla, che a sentirla chiamavano tutti la maga.
Benvenuta, cara. Vieni a vedere il tuo bambino, la chiamò Letizia. Sta meglio, dorme come un angioletto.
E in effetti Antonio sembrava proprio rinato.
Letizia le spiegò il mistero: Lo sai che ti sei portata addosso la malinconia dei cimiteri? Ci andavi troppo spesso quando eri incinta! È lì che hai preso la tristezza che ora soffoca il piccolo. Ma non temere, passerà: ci penso io.
Mariangela, rasserenata, poté finalmente dormire con il cuore leggero. Dopo qualche giorno Letizia restituì Antonio, paffuto, vivo: Vedi che la magia è stata solo lamore?
Mariangela rimase a vivere con Petronilla, che ormai era come una madre. Perché tua madre vive qui nei boschi? domandò una volta.
Petronilla raccontò: Anni fa la gente la accusò di portare sfortuna, dopo che erano morti un paio di bimbi. Solo perché lei aiutava tutti e non voleva niente. Si sa come sono certi paesani: ti rompono la porta a colpi di forcone. Quando il dottore dimostrò che i bambini erano nati deboli e lei non centrava, ormai la mamma aveva deciso che i grandi non li voleva più aiutare. Da allora, aiuta solo i bambini e vive in pace nel bosco, lontana da chi la accusava.
E fu così che Mariangela, per la prima volta, trovò finalmente pace.
Intanto, nella casa lasciata alle spalle, Giovanni era tornato e aveva trovato solo silenzio. Concetta gli raccontò la favoletta della nuora impazzita e del bimbo morto. Giovanni si chiuse in se stesso, vivo di giorno e morto la notte, senza più gioia né parole per nessuno.
Col tempo la casa si svuotò. Concetta, rosicchiata dalla colpa come una mozzarella dimenticata al sole, si ammalò e morì, portandosi nella tomba il suo segreto. Giovanni restò completamente solo. Arrivò a pensare che, una volta passati i quaranta giorni di lutto per la madre, avrebbe raggiunto anche lui laldilà.
Ma la buona Letizia, che con le ombre aveva più confidenza di uno spazzacamino, percepì la pena della povera anima di Concetta e la rimise in riga: Hai combinato abbastanza guai in vita, e pure dopo la morte, lasciaci in pace!
Un giorno, mentre Mariangela e Petronilla raccoglievano mirtilli e Antonio giocava nellerba, Giovanni, disperato, si diresse verso la palude, pronto a lasciarsi inghiottire dal fango. Improvvisamente, udì una voce, una voce di donna così familiare che il cuore gli scoppiò nel petto. Dalla boscaglia comparve Mariangela, il viso stravolto dallemozione, gridò:
Giovanni! Ma che fai, sei impazzito?! Sono viva!
Quasi non ci credeva. Quando capì che era tutto vero, pianse ridendo come un bambino, e si abbracciarono sporchi di terra e lacrime.
Poi, come ogni favola napoletana che si rispetti, si misero insieme per davvero. Giovanni lasciò per sempre la casa materna, trasferì i suoi affari e si stabilì col cuore leggero accanto a Mariangela e ad Antonio, nella casa di Petronilla, che divenne davvero una seconda madre.
La tomba di Concetta fu rapidamente ricoperta da erbacce. Nessuno più si ricordò di lei: certe storie, alla fine, hanno il destino che si meritano.
©Così, con il tempo, la vecchia casa tra le querce tornò a riempirsi delle voci e delle risate che i venti del sud portavano lontano nel borgo. Antonio crebbe forte e scatenato, con gli occhi blu del cielo di Capri e il sorriso gentile di Mariangela. Le donne del bosco divennero una famiglia allargata: chi aveva bisogno di aiuto bussava prima da loro che in chiesa. Si cucivano insieme le gioie e le ferite con ago, filo e qualche carezza, condividendo pane, ricordi e silenzi.
Quando Mariangela passava tra la gente, nessuno più la chiamava la sventurata: ora tutti la salutavano con rispetto, qualcuno bisbigliava persino: La fortuna gira per chi sa aspettare e crede nellamore.
Negli anni, la leggenda di quella donna sfuggita alla cattiveria e rinata tra le braccia del bosco prese a circolare tra le ragazze del paese: Non abbiate paura, che nei sentieri più bui nasce sempre un fiore. E le madri insegnavano alle figlie che la forza delle donne non si misura dal peso che portano, ma dal cuore che sanno salvare.
Fu così che Mariangela, la ragazza magra con la malinconia negli occhi, diventò il simbolo di una felicità semplice, ma conquistata, e Petronilla e Letizia la sua seconda famiglia: una stirpe di donne forti che trasformavano i dolori in amore. E ogni volta che qualcuno chiedeva ad Antonio chi gli avesse insegnato a vivere, lui rispondeva senza esitazione:
Me lhanno insegnato tre donne: una madre coraggiosa, una madrina dal cuore grande e una nonna che sapeva parlare con i fiori e le ombre. Grazie a loro non temo più il buio, perché so che anche nei posti più sperduti può tornare la luce.
E la storia di Mariangela, come tutte le storie che fanno il giro della luna prima di tornare sulla terra, restò per sempre nel cuore di chi crede ancora che, nonostante tutto, lamore sa ritrovare la via di casa.







