— Siamo alla stazione, hai mezz’ora per prenotare un taxi di classe business per me e i bambini! — p…

Siamo appena arrivati alla stazione, hai mezzora per chiamare un taxi di lusso per me e i bambini! annunciò mia parente con una voce da comandante.

Ma sei mia sorella o ti sei solo fermata di passaggio? Non ti vergogni di comportarti così, soprattutto davanti ai tuoi figli? È davvero così difficile comprare dei vestiti ai tuoi nipoti? Perché devo sempre chiederti qualcosa invece che lo fai spontaneamente? Dovresti anche aiutarmi economicamente! Tu non hai potuto avere figli e probabilmente non ne avrai mai! Io invece sono una madre sola! Martina tirava fuori ogni parola come una freccia, puntando a ferire mia sorella Chiara il più possibile, varcando ogni limite personale.

Chiara non era mai stata la figlia preferita. Mia madre laveva avuta quando era ancora giovane, senza marito. Poi si sposò e improvvisamente Chiara divenne quasi dintralcio. Il patrigno non perdeva occasione di rimproverarla a tavola, mentre mia madre sfogava su di lei la rabbia per esser stata costretta a sposare il primo che passava, pur di non restare madre single. Solo con la nascita della sorellina, Martina, Chiara trovò un minimo di senso del proprio ruolo, dato che venne subito eletta baby-sitter ufficiale.

Tutto il tempo libero Chiara lo passava con la sorella: doveva imboccarla, farle da animatrice e seguirla passo passo, anche a scapito della propria vita privata, dei compiti e degli amici. Se non riusciva a cambiare la sorella o a darle da mangiare in tempo, le vietavano di uscire o di andare alle feste. Crescendo, Martina si abituò presto a vedere la sorella maggiore come una sorta di domestica.

A diciottanni, dopo il diploma, Chiara decise di rivoluzionare la sua vita. Scelse luniversità più distante da casa, preparò le sue cose e partì, determinata a non tornare più. Quello che accadde negli anni successivi a casa, le interessava poco. I genitori la cercavano di rado e solo per chiederle soldi, che, ovviamente, non restituivano mai.

Non aveva nessuna voglia di tornare a trovarli, ma sapeva che Martina aveva partorito a diciassette anni, sposatosi a diciotto, e che decise di avere un altro bambino così suo marito non facesse il militare. Per caso nacquero dei gemelli, ma il giovane padre, ormai sfinito, scappò chiedendo il divorzio.

Da allora mia madre cominciò a chiamare Chiara sempre più spesso. Nel frattempo, Chiara aveva realizzato ben altro che figli: aveva studiato, trovato lavoro in una buona azienda dove, grazie al suo impegno, era anche cresciuta di ruolo. Il lavoro stabile e uno stipendio piano piano più alto le permisero di accendere un mutuo e, con molti sacrifici, acquistare un piccolo appartamento tutto suo.

©Stella Chiarri

I genitori, avendo intuito che la figlia stava bene, iniziarono a richiedere soldi quasi ogni settimana. Ovviamente non li restituivano mai. Qualsiasi richiesta aveva sempre a che fare con i figli di Martina.

Chiaretta, il giubbotto di Sofia si è rotto. Mandami subito duecento euro, la bambina altrimenti domani non ha con che uscire di casa!

Chiara, per i gemellini servono soldi per i regali, che fra poco è il compleanno! Martina ha trovato delle cose carine, da te ci aspettiamo trecento euro.

Chiara! Martina ha perso di nuovo il lavoro. Non capiscono che una mamma con tre figli ha altri problemi! Quindi, adesso tocca a te pagare lasilo dei gemelli e il materiale per la scuola di Sofia!

Ogni richiesta suonava più come un ordine che come una domanda. Nessuno domandava mai se Chiara avesse davvero quei soldi o se potesse permetterseli. Di come stava lei, la madre non si interessava mai, certa che la figlia se la passasse alla grande dopo essersi allontanata dalla famiglia. Dei successi lavorativi della figlia non era fiera: anzi, pensava potesse fare ancora di più per aiutare.

Chiara, dal canto suo, non è mai riuscita a sradicare da sé quel senso di colpa cresciuto sin da bambina. Non era capace di dire no a sua madre. Ogni volta, dopo le chiamate, sospirava, si metteva a controllare i suoi conti e a fare rinunce su rinunce per sbarcare il mese.

La vita sentimentale di Chiara era molto meno movimentata di quella della sorella, ma anche lei aveva avuto una brutta batosta. Poco dopo essere stata assunta, si era fidanzata con un collega: decisero di sposarsi, ma poco prima delle nozze lui scoprì che Chiara non avrebbe potuto avere figli. Luomo sparì dicendole chiaramente che non voleva una moglie sterile. Lei superò il dolore da sola, raccontandolo alla madre solo anni dopo. Da allora, largomento mancanza di figli venne fuori in ogni discussione di famiglia.

La nostra Chiaretta è un po un fiore sterile… Non è mica fortunata, povera. Meno male che Martina ci ha dato qualche nipote… diceva la madre. Dopo un po la lasciarono in pace, ma un giorno Martina stabilì che era il momento di mostrare davvero alla sorella quanto le volesse bene e quanto si preoccupasse per lei. In uno dei rari weekend liberi di Chiara, il suo citofono suonò allimprovviso.

Chiara, dove sei? Credi davvero che debba andare in autobus coi miei figli? Sbrigati a chiamare un taxi! Mi raccomando, niente economia: le bambine si sentono male nei taxi puzzolenti di fumo! Quindi niente spilorceria!

Ma ciao… dove sei? E perché dovrei chiamarti io un taxi? fece Chiara sorpresa.

Ma non te lha detto mamma? Ho deciso che vengo a vivere da te. Qua nel nostro paesino non cè niente da fare! Da oggi vivremo insieme. Sono alla stazione, hai mezzora di tempo per prenotare un taxi per noi! Poi chiuse la telefonata, e Chiara si sedette sconvolta dalla novità. Scappata per oltre mille chilometri, la sorella era di nuovo alle porte.

La sera stessa Martina già dava ordini.

©Stella Chiarri

Domani ti metti subito a cercarmi lavoro nel tuo ufficio, tanto tu sei diventata importante. Voglio uno stipendio buono ma senza troppo stress. E mi raccomando, che ci siano dei colleghi giovani e che io posso uscire a qualsiasi richiesta! Per i gemelli compra un letto a castello, non possiamo accalcarci tutti sul divano! Oggi, visto che sei così generosa, dormo io con i bambini nel tuo letto e tu con Sofia sul divano. E poi, tra poco arriva il freddo: compra vestiti nuovi ai piccoli! Che non siano peggiori di quelli degli altri! Non voglio fare figuracce davanti alla gente, già basta che mi chiamino divorziata con gli accessori!

Chiara ascoltava senza capacitarsi del perché non avesse ancora cacciato quella sorella viziata fuori di casa. Perché continuava a sopportare umiliazioni e soprusi? Perché non aveva mai posto dei limiti che, ormai, non esistevano più? Sentì montare la rabbia e la voglia di cambiare le cose. Si alzò di scatto, ordinò il silenzio e attaccò:

Stanotte dormite qui, ma domani mattina ti accompagno alla stazione e torni dritta a casa di mamma! Basta, non manterrò più te e i tuoi figli! Li hai messi al mondo tu, occupatene tu! Io ne ho abbastanza! Non ti ho mai chiesto di venire al mondo, non sono nemmeno tua madre! Sappi che coi soldi che vi ho dato in questi anni ho già saldato ogni tipo di debito di famiglia! Se non te ne vai domani mattina, chiamo i carabinieri, e poco importa se ci sono i bambini! Sono tuoi figli, sono affari tuoi! E comunque dormi con loro tutti stretti sul divano: io sono abituata a riposare in santa pace!

Chiara era così ferma e decisa che Martina non trovò risposta: borbottò tutta la sera, chiamò la madre lamentandosi, ma Chiara fu irremovibile. La mattina dopo neppure la accompagnò in stazione: la fece uscire di casa, le diede qualche banconota per il taxi e il treno e chiuse la porta.

Per me qui finisce tutto. Dimentica la strada per casa mia. Ho la mia vita e non ruota attorno ai tuoi comodi disse Chiara, sbattendo la porta. Pianse a lungo nel cuscino, pensò e ripensò, ma capì di aver fatto finalmente la cosa giusta. Altrimenti quei meravigliosi parenti lavrebbero distrutta.

Liberatasi finalmente da obblighi e sensi di colpa, Chiara sentì di poter respirare a pieni polmoni. Si aprì finalmente a una nuova relazione e, dopo due anni, si sposò. Insieme al marito adottarono due bambini, e iniziarono davvero la loro vita felice.

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Sabato senza la mamma