QUELLO NON ERA IL VERO ALESSIO Lalla si rigirava nervosamente davanti allo specchio, cambiandosi pe…

NON QUELLO GIULIO

Bambolina era ferma davanti allo specchio, per la terza volta cambiava gli orecchini.
Allora, Chicca, chiese al suo cagnolino, questi o gli altri?
Chicca sbadigliò.
Grazie per lincoraggiamento.
Guardò lorologio. Ancora mezzora.
Unagitazione strana. Di solito era sicura di sé i pretendenti giravano sempre intorno a lei. Ma questa volta…
Sciocchezze, decise, rimirandosi ancora una volta. Sei la migliore!
Forse era solo perché Giulio non laveva mai visto? Tre settimane di telefonate e nessun incontro.
Tre settimane, e mai una volta sono riuscita a spuntarla in una discussione, pensò allimprovviso con un sorriso.
Bambolina sospirò e prese la borsetta.
È ora.

TRE SETTIMANE PRIMA

Madre di Dio, quando mai ti sposerai e te ne andrai di casa! sospirò suo padre, neurochirurgo, durante la cena.
Era appena rientrato dopo un lungo intervento e sperava in una serata tranquilla con un romanzo di Calvino.
Ma Bambolina da mezzora chiacchierava senza sosta, analizzando le differenze tra la fantascienza italiana e quella straniera.
Papà, sei stato tu a dire che Calvino è il massimo
Sì, lho detto. Ne parliamo unaltra volta? Ora voglio solo silenzio.
Bambolina si offese e rimase zitta per ben tre minuti.
A proposito di matrimonio, si animò improvvisamente il padre. Ti ricordi il dottor Ferrante, il direttore della clinica dove ho lavorato?
Sì, e allora?
Ha un figlio. Mi dicono che sia davvero un bravissimo ragazzo. Ferrante mi ha chiesto il tuo numero per farvi conoscere. Ho acconsentito.
Bambolina fece una smorfia.
Questi incontri organizzati sono così antiquati! Roba da brutte o zitelle, non certo per lei.
Ma non ebbe il coraggio di contraddire suo padre.

LA PRIMA CHIAMATA

Il bravissimo ragazzo aspettò qualche giorno prima di chiamare.
Pronto?
Buonasera. Sono Giulio. Tuo padre ti ha parlato di me?
Me ne ha parlato, rispose lei, un po fredda ma già incuriosita. Voce piacevole.
Mio padre ti ha parlato benissimo. Dice che sei… straordinaria.
Mah, rise Bambolina. Sono una normalissima studentessa. Seconda Medicina, Pediatria. Tu?
Primo anno. Voglio fare il chirurgo
Ecco spiegato quel tono un po sicuro di sé.
Parlarono per unora.
Poi per due.
Poi ogni giorno.
Giulio le raccontò della sua gatta Mariella, della passione per la fantascienza e dei suoi complessi sulla magrezza troppo secco, troppo pallido, troppo stanco?
Bambolina ascoltava, ma a volte si sorprendeva a pensare:
Ma non dovrebbe essere il mio ruolo, questo?
Faticava a frenarsi dal dirgli: “Giulio, rilassati!” anche perché non sopportava essere chiamato Giuli.
Però, a parte queste sciocchezze, tutto le piaceva.

LINCONTRO A DUOMO

Finalmente si accordarono per incontrarsi.
In metropolitana, a Duomo.
A cinema, a vedere un nuovo film, poi una passeggiata fino alla gelateria Cosmo in via Manzoni.
E poi si vedrà.
Bambolina uscì dal vagone e si guardò attorno.
Folla. Rumore. Lodore un po amarognolo della metro.
Eccolo alto, carino, con in mano un mazzo di rose.
Appoggiato a una colonna, guardava ansioso ogni treno che arrivava.
Lei andò verso di lui decisa:
Giulio?
Il ragazzo sobbalzò, la fissò smarrito:
Mi scusi, lei…
Bambola, disse lei con tono deciso, porgendogli la mano, un po come per una stretta, un po come per un bacio.
Colpito dalla mia bellezza, pensò, divertita. E torna subito a darmi del lei
Lui rimase immobile.
Bambola? chiese insicuro. Ma io
Andiamo! lo prese per il braccio. Dobbiamo ancora ritirare i biglietti!
Aspetta, volevo dire
Ne parliamo dopo! lo trascinava già verso luscita.
Lui si voltò sulla banchina, sembrava cercare qualcuno, ma Bambolina lo spinse già nella folla.
Il mazzo di rose sempre stretto fra le mani.
Lui guardò i fiori, poi lei e cedette.
Va bene, andiamo, disse a bassa voce.

CINEMA E GELATO

Il film piacque a entrambi.
Bambolina apprezzò anche il cappotto elegante di lui, con la sciarpa fatta a mano dalla mamma, annodata con cura e orgoglio.
Il profumo buono di un dopobarba francese.
Gelato alla crema e biscotto croccante da Cosmo.
E il fatto che avevano le stesse opinioni praticamente su tutto.
O meglio, parlava quasi solo lei, e lui ascoltava seguiva ogni suo gesto con gli occhi scuri, annuiva, daccordo.
Ogni tanto, per darle sostegno, posava la sua grande mano calda sulla sua piccola mano animata.
Quanto era virile e dolce!
Sai, disse lui, mentre camminavano per la sera in Brera, sei proprio
Proprio come? chiese sospetta lei.
Solare. Spontanea.
Lei rispose con il suo sorriso più bello, il più incantevole che riuscì a trovare.
Era innamorata.

TRE MESI DOPO

La storia procedeva a gonfie vele.
Si vedevano quasi ogni giorno e si chiamavano più volte al giorno. Magari avessero potuto farlo di più, ma ancora non cerano gli smartphone.
Dopo tre mesi Giulio dichiarò di amarla, di non poter vivere senza di lei, e che voleva sposarla.
Bambolina, dopo dieci minuti di finta esitazione, accettò felice.
Dovresti conoscere i miei, si preoccupò subito lo sposo.
Forse è meglio aspettare un po, si spaventò lei.
Anche se i genitori volevano sistemare la figlia, erano molto esigenti con i pretendenti.
Soprattutto la nonna.
Nessuno era allaltezza della sua nipotina, e mamma e papà di solito si uniformavano alle sue argomentazioni.
Bambolina non aveva alcuna intenzione di rinunciare a Giulio.
Con i suoi genitori preferiva aspettare: non voleva rischiare che parlassero i due papà fra loro.

IL COMPLEANNO DEL PADRE

Loccasione si presentò un paio di settimane dopo.
Il padre, di solito poco incline alle feste, decise comunque di organizzare una cena per i suoi 55 anni e invitò alcuni amici.
Bambolina annunciò misteriosamente che non sarebbe venuta da sola.
Quasi tutti gli invitati erano già arrivati, quando lei fece entrare il fidanzato con un mazzo di garofani e una bottiglia di cognac francese.
Papà, ti presento iniziò emozionata e solenne.
Squillò il telefono.
Aspetta un attimo, il padre corse a rispondere.
Tornò dopo qualche minuto:
Era Ferrante voleva sapere la strada dalla metro. Sono felice che venga, temevo si fosse offeso perché non sei andata allappuntamento con suo figlio!
Bambolina sbiancò.
Non sono andata?
Il padre la guardò stupito:
Certo. Mi aveva telefonato: diceva che suo figlio ti aveva aspettato a “Duomo” per due ore, con i fiori. Tu non ti sei presentata.
Bambolina si voltò pian piano verso Giulio.
Era fermo accanto alla porta pallido, con il mazzo di garofani, e la fissava pieno di colpa.
Torniamo subito, sibilò lei al padre disorientato.
E trascinò Giulio nella sua stanza.

LA VERITÀ

Bambolina chiuse la porta.
Si girò verso di lui:
Aspetta, parlava piano, come temendo di non capire bene. Cosa vuol dire che non sono andata?
Giulio rimase zitto.
Tu non sei Giulio Ferrante?
Scosse la testa.
No, disse piano. Io sono Giulio Colombo. Un amico mi aveva fatto conoscere una ragazza Martina. Laspettavo alla stazione Duomo. Poi sei arrivata tu e
E io ti ho semplicemente portato via con me, constatò lei.
Rimasero in silenzio nella stanza.
Ho provato a spiegarlo, disse lui. Quel primo giorno, quando andavamo al cinema. Ma non volevi ascoltarmi.
Io non ascolto mai, ammise lei. È un talento che ho.
Chicca piagnucolò alla porta.
Bambolina si sedette sul letto.
Allora adesso?
Giulio la guardò a lungo, con serietà e unintensità quasi esagerate.
Poi si avvicinò, si inginocchiò davanti a lei.
Per me non importa, disse, come ci siamo conosciuti. Un caso o un papà ficcanaso.
Io ti amo e voglio che tu diventi mia moglie. Sul serio, senza confusione.
Bambolina sorrise sollevata.
Va bene. Allora andiamo a conoscere i miei. Però ti avverto: famiglia complicata.
Anche la mia non è facile. E poi cè la gatta con il carattere
Ce la faremo!
Uscirono dalla stanza.
Nel salotto gli invitati li attendevano e, appena arrivato, anche il dottor Ferrante con suo figlio.
Alto. Bello. Mazzo di rose.
Bambolina guardò il vero Giulio Ferrante.
Poi il suo Giulio, ancora pallido, con i garofani.
No, pensò. Non è lui.
E scoppiò a ridere ma questa volta, sul serio.
Papà, disse, ho una storia lunga da raccontarti…

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