Non vedo l’ora di sposarmi! – Dimi, quando arrivi? – Tra poco, sono quasi a casa. – Sbrigati che qui c’è da parlare! – È successo qualcosa? – si agitò Dimitri. – Mah, non ancora… ma dobbiamo parlare, – rispose Galja chiaramente agitata, anche se niente sembrava grave. Quindici minuti dopo, il capofamiglia varcava la soglia di casa. – Allora, cos’è successo qui? – chiese cauto alla moglie. – Cambiati, lavati le mani, non devi mica lasciare tutto per salvare il mondo, – lei gli diede un bacio, spingendolo verso il bagno. Dopo le solite faccende, si cambiò e andò in salotto. – Vieni, – la moglie lo condusse nella stanza della figlia. Maia era rannicchiata sul divano, gli occhi rossi di pianto. – Allora, cosa è successo? – cercò di essere sereno Dimi. – Chiedilo a tua figlia, – sbottò Galja, – avanti, racconta a papà che ti frulla in testa! Maia si chiuse ancora di più, voltandosi verso la finestra, chiaramente decisa a non parlare. – Allora, signorine, – Dimi batté il palmo sul tavolo, – o adesso mi dite tutto, senza drammi e scene da teatro, oppure ve la vedete voi e io vado a riposarmi dopo il lavoro! – Qui c’è chi ha fretta di sposarsi, – dichiarò la moglie con sarcasmo, – subito, oggi stesso, senza perdere tempo! – Non ho capito… così, di punto in bianco vuoi sposarti? Con chi, se non è segreto? Visto che Maia si ostinava a non parlare, toccò di nuovo alla mamma, Galja: – Oleg Mamurin, quello con gli occhiali e i brufoli, che ultimamente si vedeva spesso da queste parti. – Ah, Mamurin… Insomma, figlia? Maia non diceva nulla. – Senti, tesoro. Adesso basta fare la partigiana durante un interrogatorio. Cosa devo fare, il circo perché tu parli? – il padre cominciava a perdere la pazienza. – Io e Oleg ci amiamo! – esplose infine la figlia. – È il migliore e ci sposeremo! – Almeno adesso è tutto più chiaro… – sospirò il padre, – studia con te? – Sì, stesso corso. – Primo anno… – sospirò Dimitri, fra comprensione e la resa – bambini… – Non siamo bambini! – scattò la figlia. – Abbiamo già compiuto diciotto anni, siamo maggiorenni! – Va bene. Se siete maggiorenni, allora siete adulti. E da adulti parliamo. – Non voglio parlarne! Tanto so cosa direte: “Siete giovani, dovete aspettare, sistemarvi, vedere se è vero amore” e tutte quelle noiose stupidaggini. Siete adulti, intelligenti, ma non capite: noi ci amiamo, c’è un sentimento! E voi volete rovinarlo! – Figlia mia, nessuno vuole rovinare niente, – sospirò stanco il padre, – voglio solo capire bene. Dunque, vi amate, sì? – Maia annuì con sfida. – Bene. E volete sposarvi? Lo volete entrambi? – Papà, non fare l’offensivo con Oleg. Anche lui vuole sposarsi con me. – Bravi. Allora, spiegatemi: dove vivrete, come vi manterrete? Avete pensato a questo? – Non importa! Se c’è l’amore, il resto non conta! – esclamò la figlia. – Maia, ma quanti anni hai? – chiese il padre a voce bassa. – Sembri una di prima elementare, non di università. Qualunque sia il sentimento, bisogna pure vivere da qualche parte, mangiare ogni giorno… Perché tanta fretta di sposarsi, vi bruciano le piante dei piedi? Nessuno è contro Oleg, anzi, venga pure che ci conosciamo tutti, incontriamo i suoi genitori… Corretto, Cara? – chiese rivolto alla moglie. – Correttissimo, tesoro. Ma c’è un dettaglio… loro hanno una buona ragione per tanta fretta. – Che succede? Oleg va militare? Ma non erano esonerati gli studenti… – No, non va militare, e nemmeno Oleg. Maia, vuoi parlare tu o devo sempre fare tutto io? – Non sto zitta, – brontolò la figlia, – Io e Oleg aspettiamo un bambino. – Ecco… – mormorò sconvolto Dimi, – Situazione interessante. Allora che avete deciso di fare? – Sposarci! Avere il bambino! E non provate nemmeno a suggerirmi certe cose… Il nostro bambino nascerà! – Va bene, calmati! Nessuno vuole obbligarti a nulla, dobbiamo capirci bene noi. Dimmi, i genitori di Oleg lo sanno? – Lo sa… Abbiamo detto che oggi ognuno ne avrebbe parlato coi genitori… – E allora? Oleg non ha ancora fatto sapere come è andata? – N-No… – Va bene, quando chiama mi avvisi. Nel frattempo fammi cenare, che con tutte queste emozioni mi viene da svenire dalla fame. Si chiusero in cucina, Galja mise subito il piatto davanti al marito. – E ora cosa facciamo? – chiese sottovoce. – Ancora non lo so. Vediamo cosa dicono i suoi, forse così troveremo una soluzione comune… Appena finita la cena, arrivò la brutta notizia: i genitori di Oleg erano assolutamente contrari, la discussione era finita in lite. Male… Dopo un quarto d’ora Maia uscì in soggiorno con il telefono in mano e disse sottovoce: – La mamma di Oleg… vuole parlare con uno di voi… Galja incrociò le braccia: – Tesoro, parli tu, io non ci riesco… Dimi la guardò severo, poi prese la cornetta, mise il vivavoce, facendo cenno di stare zitti. – Pronto? Sono il papà di Maia, Dimitri. – Laria. Mamma di Oleg. Oggi nostro figlio ci ha detto che esce con vostra figlia. E, visti i fatti, sono già “andati oltre”. E ora grandi progetti. Voi ne eravate al corrente? – Sì, abbiamo parlato con Maia. – Bene. Allora vi chiedo di considerare che noi siamo assolutamente contrari a questi… – la donna accentuò la parola con sarcasmo, – “progetti”! Nostro figlio deve studiare, laurearsi, fare carriera. Matrimoni e figli al primo anno non fanno parte delle nostre intenzioni. – Neanche noi avevamo programmato nozze lampo di nostra figlia. Ma… Maia aspetta un figlio da vostro figlio, per inciso. Cosa suggerisce di fare? – Questi sono problemi vostri, Dimitri. Primo, non sono nemmeno sicura che sia il figlio di Oleg. Secondo, anche se fosse, il “trucchetto” – sposiamoci perché sono incinta – con noi non funziona. Vostra figlia è come tante altre, si vuol sistemare, e Oleg non è certo uno sprovveduto, ottima famiglia, casa, posizione… Da donna capisco, ma da madre farò di tutto affinché lasciate nostro figlio in pace. Non è solo la mia opinione, anche mio marito la pensa così. Abbiamo parlato con Oleg e lui è d’accordo e vi prega di non disturbarlo più. Che vostra figlia faccia un aborto, o tenga il bambino, non ci interessa. Buona serata. Caddero i toni brevi di chiusura. Dimitri fece un lungo sguardo grave alle sue donne e sospirò: – Avete sentito tutto? Insomma, nessun aborto – non si sopprime un’anima innocente, e poi è rischioso. Non è una tragedia. Quando sarà, prenderai un anno di pausa all’università, poi tornerai, non sei la prima né l’ultima. Con i soldi ce la caviamo, ti aiuteremo con il piccolo. E con “quelli”… ci rivedremo. M-Che gente! “Non è mio figlio”. Basta, vi consiglio un po’ di valeriana, fatevi pure una bella pianta di lacrime, ma non troppo. Ce la faremo! Chiamò la moglie e le disse sottovoce: – Stanotte tieni Maia con te, non si sa mai che pianti qualche cavolata. Le parli, la rassicuri. Io dormirò nella sua stanza. Un’ora dopo, suonarono alla porta. – Chi sarà mai? – brontolò Dimitri, andando ad aprire. Poco dopo comparve in soggiorno, assieme a un ragazzo con gli occhiali e i brufoli. – Oleg! – Maia gli saltò al collo, – Sei venuto per me? – Sì, per te. Dimitri, Galja, sono qui per portare via Maia. – Portarla dove, se posso? – Non lo so ancora. Forse prenderemo una casa in affitto. Siamo maggiorenni, quindi vi prego di non opporvi! Maia, vieni con me? – Certo! Ovunque! – Alt, ragazzi, – il papà sollevò la mano, – Un paio di domande. Tua madre ha detto che tutta la vostra famiglia, anche tu, siete contrari a questa storia. – Non proprio, Dimitri. Così ha deciso mamma. Papà, come sempre, la segue, – usò il termine “a priori” con naturalezza, senza darci peso, – io ho solo fatto finta di cedere, sennò mi tagliavano i viveri. Ho preso il portafoglio con i documenti e la carta, e puff! Eccomi qui. – Beh, interessante! – papà Dimi era piacevolmente sorpreso. – Vuoi portarla via, affittare casa… con quali soldi, scusa? – Ho messo da parte qualcosa, lavorando la sera, ho un blog con iscritti, il mio canale. Per un paio di mesi sarà sufficiente, poi lavorerò ancora. – Niente male… Tu che ne pensi, moglie, la lasciamo andare? Il ragazzo sembra meno ingenuo di come pensavamo. – Non so… Così, di notte… – Giusto, la notte non si parte. Facciamo così, decidiamo insieme. Quindi vi sposate? «Sì!» – risposero entrambi. – E il bambino lo tenete? Stessa risposta. – Ok, allora noi vi sosterremo, ma a delle condizioni. Primo: tu, Oleg, cerchi di fare pace con i tuoi, e tu, Maia, lo sostieni in tutto. Oleg, stanotte stai qui, niente follie in giro. Ti prepariamo il letto in salotto, per noi sei solo un amico di nostra figlia. Scrivi ai tuoi che dormi fuori. Poi li prepari alla verità, senza liti! Niente abbandono degli studi! Soprattutto tu, – guardò Oleg, – Maia andrà in maternità, poi recupererà. Noi vi aiuteremo come possiamo, sia materialmente che col bimbo, ma non lavoreremo al posto vostro. Niente matrimonio in pompa magna, si risparmia ora. Poi più avanti, si festeggia con tutti. Siete d’accordo? – Sì, – rispose Oleg senza esitazioni. – Mah… io volevo il matrimonio vero, con velo, limousine, ospiti… – sospirò Maia. – Non è il momento! – tagliò corto Oleg. – Ora matrimonio civile, poi fra uno o due anni quello con tutto il resto. – Va bene… – Perfetto, bambini, tutto chiaro, compiti assegnati. Ora a dormire che domattina tocca svegliarsi presto. Galja agganciò il marito in cucina mentre beveva un bicchiere d’acqua. – Senti, volevo chiedertelo: ma come mai hai cambiato idea così di colpo? – Così dite? Dopo aver parlato con quella arpia di sua madre ero sconvolto. Poi si presenta questo che credevo il solito figlio di mamma, timidino… Invece si è dimostrato un vero uomo, non si è tirato indietro, non ha lasciato la ragazza da sola. Un tipo così merita davvero di avere mia figlia come sposa! – Come sempre hai ragione, amore! – lei lo baciò e andò sistemare tutti a dormire.

Non vedevo lora di sposarmi

Leo, quando arrivi?
Tra poco. Sono quasi sotto casa.
Dai, non fare tardi! Dobbiamo parlare di una cosa.
È successo qualcosa? si agitò Leonardo.
Diciamo che ancora non è successo ma bisogna parlarne, Silvia era visibilmente nervosa, però sembrava che non ci fosse una catastrofe in corso.

Quindici minuti dopo il capofamiglia stava già varcando la soglia dellappartamento, lombra di Piazza Navona proiettata sui suoi pensieri.
Che succede di così urgente? chiese con cautela alla moglie.
Cambiati, lavati le mani, non cè da buttarsi in scena come se dovessi salvare il Colosseo, Silvia gli diede un bacio leggero e lo guidò verso il bagno.

Dopo aver adempiuto a ogni rituale decoro, Leonardo si presentò in salotto.
Vieni, la moglie lo condusse verso la stanza della figlia. Bianca era rannicchiata sul divano, gli occhi arrossati dalle lacrime.
Allora, cosè successo? Leo mantenne un tono pacato.
Chiedilo a tua figlia, borbottò Silvia. Dai, racconta a papà quello che hai combinato!

Bianca gonfiò ancora di più le guance, dando le spalle alla finestra su via del Corso, evidentemente poco propensa a condividere i suoi tormenti.
Ragazze, batté il palmo sul tavolo Leonardo, o mi parlate subito, senza drammi da teatro dellopera, o fate da sole che io vado a riposarmi. Ho lavorato tutto il giorno!

Qui la signorina si è decisa a sposarsi! riferì la madre con unironia tagliente. Oggi, subito!
Come sarebbe? Leonardo parve confuso. Proprio così, su due piedi? E con chi, se non è un segreto?

Poiché Bianca permaneva muta come un busto romano, toccò di nuovo a Silvia rispondere:
Giulio Montanari, quello con gli occhiali spessi e qualche brufolo. È passato spesso negli ultimi tempi.
Montanari, eh Dico bene, Bianca?

Ma Bianca si trincerò nel silenzio.
Ascolta, cara mia. Basta giochi da partigiana in retata. Cosa dovrei fare, ballare la tarantella davanti a te per avere una risposta? il tono paterno si fece più severo.
Io e Giulio ci amiamo! si lasciò sfuggire la figlia. Lui è il migliore e ci sposeremo!

Almeno ora sappiamo qualcosa in più, Leonardo sospirò, lui studia con te?
Sì, stessa facoltà.
Primo anno sussurrò Leonardo con una rassegnazione antica come i Fori Ragazzi
Non siamo bambini! scattò Bianca. Abbiamo diciotto anni, siamo maggiorenni!

Daccordo. Siete maggiorenni, quindi adulti. Parliamo da adulti allora.
Non voglio parlarne! Adesso comincerete coi vostri Siete troppo giovani, dovete sistemarvi, mettere alla prova i sentimenti, tutte queste lagne da adulti che non capiscono che noi ci amiamo! E voi volete spegnere questo sentimento!

Nessuno vuole uccidere niente, sospirò Leonardo, stanco. Voglio solo capire. Allora, tu e Giulio vi amate, giusto? Bianca annuì, fiera. Bene. Volete sposarvi: scelta vostra. Ma dove andrete a vivere? E come vi manterrete?
Non conta! Se cè amore, il resto non importa! proclamò Bianca.

Quanti anni hai? chiese piano Leo. Pare che tu sia in prima elementare, non al primo anno di università. Lamore è importante, ma si deve pur vivere da qualche parte, e mangiare qualcosa. Dove volete arrivare così di corsa? Nessuno è contro Giulio, anzi: che venga, ci conosciamo, parliamo, incontriamo i suoi Non è forse giusto, Silvia?
Giustissimo, amore. Ma cè un piccolo dettaglio Loro in effetti hanno una certa fretta.

Lo chiamano per il servizio civile? Ma non lo fanno gli studenti
Non centra il servizio civile, e nemmeno Giulio. Dicci tu qualcosa, Bianca?

Io non sto zitta! si infuriò Bianca. Con Giulio aspettiamo un bambino.

Ah, borbottò Leonardo frastornato, cose che accadono sotto il cielo di Roma. E cosa pensate di fare?
Sposarci! E avere il bambino! E non pensate nemmeno per sogno di parlare di quella cosa lì! Il nostro bambino vivrà!

Calmati. Nessuno ti vuole convincere a nulla, dovrete solo ragionarci tra voi. Ma i genitori di Giulio lo sanno?
Oggi Ognuno doveva dirlo alla sua famiglia oggi.
E allora? Giulio non ti ha ancora chiamato?

No
Bene, appena chiama mi avvisi. Nel frattempo, lasciami cenare in pace, o mi viene da svenire dal digiuno.

Lui e Silvia andarono in cucina, dove la moglie scaldò un piatto di pasta e lo posò davanti a lui.
E adesso che si fa? sussurrò poi.
Non lo so. Sinceramente. Aspettiamo cosa dicono i suoi genitori, magari insieme troviamo una soluzione

Appena finita la cena, arrivò la notizia aspra: i genitori di Giulio erano categoricamente contrari, cera stata una discussione terribile sfociata in uno scontro. Male, molto male

Dopo un quarto dora, Bianca si presentò in salotto col cellulare. Sussurrò:
La mamma di Giulio. Vuole parlare con qualcuno di voi
Silvia si chiuse a riccio:
Tesoro, parla tu, ti prego. Io non ce la faccio

Leonardo la guardò di traverso, ma prese il telefono, attivò il vivavoce e fece cenno di tacere.
Pronto, sono Leonardo, il papà di Bianca.
Patrizia, madre di Giulio. Nostro figlio oggi ha dichiarato che è fidanzato con vostra figlia. E, vista la situazione, si sono già capiti. E hanno grandi progetti. Siete al corrente?

Sì, abbiamo appena parlato.
Benissimo. Allora tenga presente che noi siamo assolutamente contrari a questi la parola suonò come una coltellata progetti! Nostro figlio deve laurearsi, costruirsi una carriera. Il matrimonio al primo anno, per di più con un figlio in arrivo, non rientra nei nostri programmi.
Nemmeno noi sognavamo di sposare una figlia durgenza, sa. Ma Bianca aspetta un bambino da vostro figlio. Secondo lei, cosa dovremmo fare?

Mi dispiace, ma sono problemi vostri, signor Leonardo. Primo, non sono neanche sicura che il bambino sia di Giulio. Secondo, anche fosse, questo trucchetto del mi sposo perché sono incinta con noi non funziona. Capisco che la sua ragazza miri al matrimonio, visto che Giulio viene da una buona famiglia con appartamento e posizione, ma io da madre farò di tutto per lasciare nostro figlio fuori da questa storia. È anche quello che pensa mio marito. Abbiamo spiegato tutto a Giulio, e lui ha accettato: prego sua figlia di non disturbarlo più. Faccia ciò che vuole, abortire o tenere il bambino, sono affari vostri. Arrivederci.

Seguì il tuuu monotono dellaltra cornetta. Leonardo guardò sconsolato le sue donne e dichiarò:
Avete sentito tutti? In sostanza, niente aborto: nessuno qui vuole distruggere unanima innocente o rischiare la tua salute. Nulla di insormontabile. Quando sarà il momento, prenderai una pausa dalluniversità, poi tornerai, non sei la prima né lultima. Ti aiuteremo con i soldi, con il bambino, stai tranquilla. E loro ci faranno i conti. Mascalzoni! Sono come Ponzio Pilato: io non centro, lacqua è limpida e le mani pure. Ora rilassatevi, bevete una camomilla, fate due lacrime se serve, ma non troppe. Sopravviveremo!

Leonardo attirò Silvia in disparte.
Stasera, porta Bianca a dormire con te, così non le vengono idee strane. Parlatele, rassicurala. Io dormo nella sua stanza.

Unora dopo, il campanello risuonò come una sirena in via dei Condotti.
Chi diavolo è a questora? borbottò Leonardo, andando ad aprire.

Poco dopo rientrò in salotto seguito da un giovane con occhiali grandi e il viso tempestato di brufoli.
Giulietto! esclamò Bianca, lanciandosi al collo del ragazzo. Sei venuto per me?
Sì, Bianca. Signor Leonardo, signora Silvia, son venuto a prendere Bianca.
Dove pensavi di portarla, scusa?

Non ne sono certo. Probabilmente affitteremo un monolocale. Siamo maggiorenni, e vorrei che non ci fermaste! Bianca, vieni con me?
Certo! Ovunque!

Alt! Leonardo alzò la mano. Due domandine. Tua madre sostiene che tu sia daccordo con loro nel lasciare perdere tutto con Bianca.
Non proprio, signor Leonardo. Questa è una decisione di mamma. Papà la segue per principio, disse Giulio, usando per principio con naturalezza, Io ho solo fatto finta di essere daccordo, per non farmi bloccare. Ho preso portafoglio, documenti e bancomat, e sono scappato da Trastevere. Ecco, sono qua.

Ah! Interessante! Leonardo era quasi ammirato. Adesso vuoi portare via Bianca, affittare casa, e come pensi di mantenerla?
Ho messo qualcosa da parte. Lavoravo le sere in pizzeria, ho un blog seguito. Bastano per un po di mesi daffitto e spesa, poi vedrò di lavorare ancora.

Bene, non male Silvia, che ne dici? Lasciamo andare la nostra figlia?
Non lo so si strinse nelle spalle Silvia Non è ora di uscire la notte
Giusto. Nessun giretto notturno. Adesso mettiamo le cose in chiaro. Dunque, vi sposate?
«Sì!» risposero entrambi.
E volete tenere il bambino?
Ancora: «Sì!»
Allora avrete il nostro sostegno. Ma a una condizione: tu Giulio devi cercare la riconciliazione con i tuoi, tu, Bianca, dovrai sostenerlo. Stasera Giulio resta qui a dormire, per sicurezza. Tu scrivi ai tuoi che sei da amici. Poi con calma racconterete tutto senza urla né drammi! Non abbandonate gli studi, mi raccomando, soprattutto tu, Giulio! Bianca andrà in maternità, poi recupererà. Aiuto economico, babysitting, ci pensiamo noi, ma la vita la dovrete affrontare con le vostre forze. Il matrimonio lo facciamo in modo sobrio, adesso niente feste da Mille e una Notte. Tra uno o due anni, si festeggerà in grande. Siete daccordo?
Sì rispose Giulio senza esitare.
Ecco… io avrei voluto una vera festa, il velo bianco, la limousine, tanti invitati sospirò Bianca.
Non è il momento! tagliò corto Giulio. Per ora si fa il necessario, tra qualche anno festeggeremo sul serio.
Va bene, come vuoi tu
Allora tutto deciso! Facciamo tutti sogni doro, domani si ricomincia presto.

Poco dopo, Silvia raggiunse Leonardo in cucina, dove lui cercava conforto in un bicchiere dacqua.
Senti, vorrei chiederti una cosa: come hai fatto a cambiare idea così in fretta?
In fretta, dici? Dopo la telefonata di quella donna, la mamma di Giulio, tremavo. E poi si presenta lui, che pensavo fosse un mammone, un debole invece è venuto a prendersi le sue responsabilità, non ha mollato. Uno così, la figlia puoi pure dargliela in sposa!

Hai sempre ragione, amore! lo baciò Silvia, e poi andò a sistemare tutti ai posti letto nella grande casa romana.

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Non vedo l’ora di sposarmi! – Dimi, quando arrivi? – Tra poco, sono quasi a casa. – Sbrigati che qui c’è da parlare! – È successo qualcosa? – si agitò Dimitri. – Mah, non ancora… ma dobbiamo parlare, – rispose Galja chiaramente agitata, anche se niente sembrava grave. Quindici minuti dopo, il capofamiglia varcava la soglia di casa. – Allora, cos’è successo qui? – chiese cauto alla moglie. – Cambiati, lavati le mani, non devi mica lasciare tutto per salvare il mondo, – lei gli diede un bacio, spingendolo verso il bagno. Dopo le solite faccende, si cambiò e andò in salotto. – Vieni, – la moglie lo condusse nella stanza della figlia. Maia era rannicchiata sul divano, gli occhi rossi di pianto. – Allora, cosa è successo? – cercò di essere sereno Dimi. – Chiedilo a tua figlia, – sbottò Galja, – avanti, racconta a papà che ti frulla in testa! Maia si chiuse ancora di più, voltandosi verso la finestra, chiaramente decisa a non parlare. – Allora, signorine, – Dimi batté il palmo sul tavolo, – o adesso mi dite tutto, senza drammi e scene da teatro, oppure ve la vedete voi e io vado a riposarmi dopo il lavoro! – Qui c’è chi ha fretta di sposarsi, – dichiarò la moglie con sarcasmo, – subito, oggi stesso, senza perdere tempo! – Non ho capito… così, di punto in bianco vuoi sposarti? Con chi, se non è segreto? Visto che Maia si ostinava a non parlare, toccò di nuovo alla mamma, Galja: – Oleg Mamurin, quello con gli occhiali e i brufoli, che ultimamente si vedeva spesso da queste parti. – Ah, Mamurin… Insomma, figlia? Maia non diceva nulla. – Senti, tesoro. Adesso basta fare la partigiana durante un interrogatorio. Cosa devo fare, il circo perché tu parli? – il padre cominciava a perdere la pazienza. – Io e Oleg ci amiamo! – esplose infine la figlia. – È il migliore e ci sposeremo! – Almeno adesso è tutto più chiaro… – sospirò il padre, – studia con te? – Sì, stesso corso. – Primo anno… – sospirò Dimitri, fra comprensione e la resa – bambini… – Non siamo bambini! – scattò la figlia. – Abbiamo già compiuto diciotto anni, siamo maggiorenni! – Va bene. Se siete maggiorenni, allora siete adulti. E da adulti parliamo. – Non voglio parlarne! Tanto so cosa direte: “Siete giovani, dovete aspettare, sistemarvi, vedere se è vero amore” e tutte quelle noiose stupidaggini. Siete adulti, intelligenti, ma non capite: noi ci amiamo, c’è un sentimento! E voi volete rovinarlo! – Figlia mia, nessuno vuole rovinare niente, – sospirò stanco il padre, – voglio solo capire bene. Dunque, vi amate, sì? – Maia annuì con sfida. – Bene. E volete sposarvi? Lo volete entrambi? – Papà, non fare l’offensivo con Oleg. Anche lui vuole sposarsi con me. – Bravi. Allora, spiegatemi: dove vivrete, come vi manterrete? Avete pensato a questo? – Non importa! Se c’è l’amore, il resto non conta! – esclamò la figlia. – Maia, ma quanti anni hai? – chiese il padre a voce bassa. – Sembri una di prima elementare, non di università. Qualunque sia il sentimento, bisogna pure vivere da qualche parte, mangiare ogni giorno… Perché tanta fretta di sposarsi, vi bruciano le piante dei piedi? Nessuno è contro Oleg, anzi, venga pure che ci conosciamo tutti, incontriamo i suoi genitori… Corretto, Cara? – chiese rivolto alla moglie. – Correttissimo, tesoro. Ma c’è un dettaglio… loro hanno una buona ragione per tanta fretta. – Che succede? Oleg va militare? Ma non erano esonerati gli studenti… – No, non va militare, e nemmeno Oleg. Maia, vuoi parlare tu o devo sempre fare tutto io? – Non sto zitta, – brontolò la figlia, – Io e Oleg aspettiamo un bambino. – Ecco… – mormorò sconvolto Dimi, – Situazione interessante. Allora che avete deciso di fare? – Sposarci! Avere il bambino! E non provate nemmeno a suggerirmi certe cose… Il nostro bambino nascerà! – Va bene, calmati! Nessuno vuole obbligarti a nulla, dobbiamo capirci bene noi. Dimmi, i genitori di Oleg lo sanno? – Lo sa… Abbiamo detto che oggi ognuno ne avrebbe parlato coi genitori… – E allora? Oleg non ha ancora fatto sapere come è andata? – N-No… – Va bene, quando chiama mi avvisi. Nel frattempo fammi cenare, che con tutte queste emozioni mi viene da svenire dalla fame. Si chiusero in cucina, Galja mise subito il piatto davanti al marito. – E ora cosa facciamo? – chiese sottovoce. – Ancora non lo so. Vediamo cosa dicono i suoi, forse così troveremo una soluzione comune… Appena finita la cena, arrivò la brutta notizia: i genitori di Oleg erano assolutamente contrari, la discussione era finita in lite. Male… Dopo un quarto d’ora Maia uscì in soggiorno con il telefono in mano e disse sottovoce: – La mamma di Oleg… vuole parlare con uno di voi… Galja incrociò le braccia: – Tesoro, parli tu, io non ci riesco… Dimi la guardò severo, poi prese la cornetta, mise il vivavoce, facendo cenno di stare zitti. – Pronto? Sono il papà di Maia, Dimitri. – Laria. Mamma di Oleg. Oggi nostro figlio ci ha detto che esce con vostra figlia. E, visti i fatti, sono già “andati oltre”. E ora grandi progetti. Voi ne eravate al corrente? – Sì, abbiamo parlato con Maia. – Bene. Allora vi chiedo di considerare che noi siamo assolutamente contrari a questi… – la donna accentuò la parola con sarcasmo, – “progetti”! Nostro figlio deve studiare, laurearsi, fare carriera. Matrimoni e figli al primo anno non fanno parte delle nostre intenzioni. – Neanche noi avevamo programmato nozze lampo di nostra figlia. Ma… Maia aspetta un figlio da vostro figlio, per inciso. Cosa suggerisce di fare? – Questi sono problemi vostri, Dimitri. Primo, non sono nemmeno sicura che sia il figlio di Oleg. Secondo, anche se fosse, il “trucchetto” – sposiamoci perché sono incinta – con noi non funziona. Vostra figlia è come tante altre, si vuol sistemare, e Oleg non è certo uno sprovveduto, ottima famiglia, casa, posizione… Da donna capisco, ma da madre farò di tutto affinché lasciate nostro figlio in pace. Non è solo la mia opinione, anche mio marito la pensa così. Abbiamo parlato con Oleg e lui è d’accordo e vi prega di non disturbarlo più. Che vostra figlia faccia un aborto, o tenga il bambino, non ci interessa. Buona serata. Caddero i toni brevi di chiusura. Dimitri fece un lungo sguardo grave alle sue donne e sospirò: – Avete sentito tutto? Insomma, nessun aborto – non si sopprime un’anima innocente, e poi è rischioso. Non è una tragedia. Quando sarà, prenderai un anno di pausa all’università, poi tornerai, non sei la prima né l’ultima. Con i soldi ce la caviamo, ti aiuteremo con il piccolo. E con “quelli”… ci rivedremo. M-Che gente! “Non è mio figlio”. Basta, vi consiglio un po’ di valeriana, fatevi pure una bella pianta di lacrime, ma non troppo. Ce la faremo! Chiamò la moglie e le disse sottovoce: – Stanotte tieni Maia con te, non si sa mai che pianti qualche cavolata. Le parli, la rassicuri. Io dormirò nella sua stanza. Un’ora dopo, suonarono alla porta. – Chi sarà mai? – brontolò Dimitri, andando ad aprire. Poco dopo comparve in soggiorno, assieme a un ragazzo con gli occhiali e i brufoli. – Oleg! – Maia gli saltò al collo, – Sei venuto per me? – Sì, per te. Dimitri, Galja, sono qui per portare via Maia. – Portarla dove, se posso? – Non lo so ancora. Forse prenderemo una casa in affitto. Siamo maggiorenni, quindi vi prego di non opporvi! Maia, vieni con me? – Certo! Ovunque! – Alt, ragazzi, – il papà sollevò la mano, – Un paio di domande. Tua madre ha detto che tutta la vostra famiglia, anche tu, siete contrari a questa storia. – Non proprio, Dimitri. Così ha deciso mamma. Papà, come sempre, la segue, – usò il termine “a priori” con naturalezza, senza darci peso, – io ho solo fatto finta di cedere, sennò mi tagliavano i viveri. Ho preso il portafoglio con i documenti e la carta, e puff! Eccomi qui. – Beh, interessante! – papà Dimi era piacevolmente sorpreso. – Vuoi portarla via, affittare casa… con quali soldi, scusa? – Ho messo da parte qualcosa, lavorando la sera, ho un blog con iscritti, il mio canale. Per un paio di mesi sarà sufficiente, poi lavorerò ancora. – Niente male… Tu che ne pensi, moglie, la lasciamo andare? Il ragazzo sembra meno ingenuo di come pensavamo. – Non so… Così, di notte… – Giusto, la notte non si parte. Facciamo così, decidiamo insieme. Quindi vi sposate? «Sì!» – risposero entrambi. – E il bambino lo tenete? Stessa risposta. – Ok, allora noi vi sosterremo, ma a delle condizioni. Primo: tu, Oleg, cerchi di fare pace con i tuoi, e tu, Maia, lo sostieni in tutto. Oleg, stanotte stai qui, niente follie in giro. Ti prepariamo il letto in salotto, per noi sei solo un amico di nostra figlia. Scrivi ai tuoi che dormi fuori. Poi li prepari alla verità, senza liti! Niente abbandono degli studi! Soprattutto tu, – guardò Oleg, – Maia andrà in maternità, poi recupererà. Noi vi aiuteremo come possiamo, sia materialmente che col bimbo, ma non lavoreremo al posto vostro. Niente matrimonio in pompa magna, si risparmia ora. Poi più avanti, si festeggia con tutti. Siete d’accordo? – Sì, – rispose Oleg senza esitazioni. – Mah… io volevo il matrimonio vero, con velo, limousine, ospiti… – sospirò Maia. – Non è il momento! – tagliò corto Oleg. – Ora matrimonio civile, poi fra uno o due anni quello con tutto il resto. – Va bene… – Perfetto, bambini, tutto chiaro, compiti assegnati. Ora a dormire che domattina tocca svegliarsi presto. Galja agganciò il marito in cucina mentre beveva un bicchiere d’acqua. – Senti, volevo chiedertelo: ma come mai hai cambiato idea così di colpo? – Così dite? Dopo aver parlato con quella arpia di sua madre ero sconvolto. Poi si presenta questo che credevo il solito figlio di mamma, timidino… Invece si è dimostrato un vero uomo, non si è tirato indietro, non ha lasciato la ragazza da sola. Un tipo così merita davvero di avere mia figlia come sposa! – Come sempre hai ragione, amore! – lei lo baciò e andò sistemare tutti a dormire.
William non ha potuto lasciare la ragazza nei guai e l’ha accolta in casa sua. Presto lei è rimasta incinta del suo bambino ed è diventata sua moglie. Anche se William racconta a tutti della sua sposa, c’è un segreto che non ha mai il coraggio di svelare