Tua sorella è stata di nuovo qui? Ogni volta che passa, il frigo si svuota!

Marco, è venuta di nuovo la tua sorellina Caterina? chiese Francesca, fissando il frigorifero quasi vuoto. Dopo le sue visite, sparisce tutto quello che abbiamo da mangiare.
Eh, sì, è passata rispose Marco un po a disagio. Si lamentava ancora di non avere soldi. Non potevo mandarla via a mani vuote, dopotutto è mia sorella.
Le hai dato anche dei soldi, per caso?
Qualche centinaio di euro balbettò Marco, imbarazzato. Caterina diceva che Luca ha di nuovo problemi al lavoro e che non riescono nemmeno a pagare laffitto.
Chi lo avrebbe detto Non capisco perché abbia dovuto sposarsi a ventanni! Perché tua madre non lha fermata?
Ma conosci Caterina, no? Quando si mette qualcosa in testa, non la ferma nessuno. Ma non ti preoccupare, alla lunga imparerà come si vive da sola.
Francesca sospirò forte. Per lei, essere indipendenti era importante, ma Caterina per ora viveva solo approfittando dei parenti.
* * *
Anche Luca era ancora un ragazzo, appena entrato nel mondo del lavoro. Non aveva certo fretta di viziare la moglie con regali. Caterina non voleva lavorare: era convinta che spettasse a Luca mantenerla.
La madre di Caterina e Marco, Signora Gabriella, stava tutta dalla parte della figlia. Vedeva che ai due mancavano i soldi e aiutava sempre Caterina economicamente. E pretendeva che anche Marco facesse la sua parte.
È ancora giovane e deve essere presentabile diceva Gabriella. Non ha ancora trovato il lavoro giusto e Luca, diciamocelo, non è generoso. È un nostro dovere dare una mano.
Così Marco aiutava come poteva. Ma Francesca ne aveva abbastanza. Non riusciva a capire perché parte dello stipendio del marito dovesse andare a Caterina, mentre loro stessi pagavano un affitto e cercavano in tutti i modi di mettere da parte il più possibile per comprare un appartamento. Eppure, cera sempre di mezzo sua sorella.
* * *
Un giorno, tornata a casa, Francesca trovò Gabriella e Caterina di nuovo lì. Stavano confabulando con Marco e tacquero subito appena lei entrò. Si capiva che il discorso era delicato. Francesca domandò:
Posso sapere cosa avete da discutere? Sento già odore di una nuova richiesta di soldi alla nostra famiglia.
Ma figurati rise Gabriella. Si tratta di affari di famiglia che non ti riguardano.
Francesca sbuffò, incredula, e andò in cucina a preparare la cena. Dopo pochi minuti, comparve Caterina, aprì il frigorifero senza tanti complimenti e sbottò:
Ma è quasi vuoto! Francesca, non sei andata a fare la spesa?
Certo che ci sono andata rispose Francesca, un po seccata. Ma lo stipendio mi arriva tra due giorni, quindi ho preso solo il necessario. Se hai fame, ti scaldo un po di minestra.
No, la minestra non la mangio. In generale non spendo soldi per il cibo: ordino spesso pizza o sushi, e con Luca usciamo spesso nei locali.
Ma lo stipendio di Luca basta per queste spese? Mi sembra che vi lamentiate sempre di non avere soldi.
E allora chiedo aiuto alla mamma o a Marco. È normale, in famiglia ci si aiuta.
Poco dopo, Gabriella e Caterina se ne andarono. Francesca chiese subito al marito il motivo della loro visita.
La mamma vuole vendere la casa al mare e mi ha chiesto un favore. Vuole dare tutti i soldi a Caterina. È giovane, ha bisogno di un aiuto per partire con il piede giusto.
E quindi, secondo te, va bene che tutti i soldi vadano solo a tua sorella? Io sono contraria, non credo che le farà bene.
Francesca, non dovresti metterti in mezzo disse Marco, serio. La casa è di mamma, può farci quello che vuole.
Voleva chiudere lì la discussione, sicuro della scelta della madre, e orgoglioso della sua generosità verso Caterina.
* * *
La casa al mare fu presto venduta. Per Francesca era già chiaro che Caterina non avrebbe impiegato i soldi in modo saggio: ristoranti, vestiti griffati, telefono nuovo tutto per godersi la bella vita.
Quando il denaro finì, Caterina tornò da sua madre:
Ora sono di nuovo senza un euro! Voglio prendere la patente e comprare una macchina! Non avete più niente da vendere? Altri genitori comprano la casa ai figli, li aiutano mamma, perché siamo così poveri?
Gabriella rimase di stucco. Non si aspettava che la figlia bruciasse tutto così velocemente. Si fece coraggio e disse:
Caterina, non abbiamo più niente. Pensavo che avresti risparmiato o investito quei soldi. È ora che ti cerchi un lavoro. Hai fatto il corso da contabile, prova a lavorare in unazienda.
Non farò la contabile! Tutta la vita dietro a un computer a perdere la vista? Ci deve pensare Luca, e anche tu, a mantenermi. Ho solo ventanni! Mi avete messa al mondo e adesso dovrei cavarmela da sola? Grazie mille!
Aspetta un attimo tentò Gabriella di calmarla. Vediamo se possiamo chiedere dei soldi a Marco! Gli diciamo che è per una cosa importante. Stanno risparmiando per la casa, sicuramente qualcosa ce lhanno.
Ma secondo te danno tanti soldi? Quella Francesca è un taccagna, risparmia anche sul cibo. Meno male che Marco è sempre pronto ad aiutare.
Allora andiamo subito! disse Gabriella, determinata. Vedrai che a me non possono dire di no.
Unora dopo, Gabriella e Caterina erano alla porta della casa in affitto di Marco. Francesca capì subito che non erano lì per fare unofferta di caffè, ma per chiedere qualcosa.
Marco, abbiamo un favore importantissimo da chiederti! esclamò Gabriella, appena entrata. Solo tu puoi aiutarci.
Francesca si irrigidì. “Scommetto che vogliono soldi!”, pensò. Cosa altro aspettarsi?
Cosè successo?
Caterina vuole comprare la macchina, ma i soldi della casa sono finiti ammise Gabriella con finto imbarazzo. Quindi pensavamo che voi potevate darci una mano.
Francesca non voleva crederci:
Come?! Quei soldi sono già finiti? Avevate una bella cifra, dove sono finiti tutti? Caterina, dovresti stare più attenta con le spese!
Non sono affari tuoi! ribatté Caterina, stizzita. Sono una ragazza giovane e ho delle esigenze, non sono una sconosciuta da mercatino! Sì, voglio andare nei ristoranti, in salone di bellezza, usare prodotti buoni. Non passerò la mia giovinezza nella miseria!
Hai mai pensato di lavorare? ironizzò Francesca. Pare aiuti molto a non chiedere lelemosina in famiglia.
Marco temeva una lite e cercò di mediare:
Aspettate, prima di litigare, parliamone. Non possiamo certo comprare una macchina, ma possiamo aiutarvi con qualcosa.
Bravo, figlio mio! lo congratulò Gabriella. Sapevo che potevo contare su di te.
E a me non chiedete niente? sbottò Francesca. Mi dispiace, ma non sono qui a finanziare Caterina. Le spetti a suo marito. Da parte mia, niente soldi, fine della discussione!
Marco lanciò uno sguardo imbarazzato alla madre e poi provò a rassicurare la moglie:
Francesca, che dici? Sono soldi di entrambi e posso prendere anche io una decisione. E poi la mamma ci chiede solo un prestito, poi lo restituirà.
Ma certo che li restituisco! rincarò Gabriella. O pensi che io sia una truffatrice? Aiuto Caterina adesso, poi vi rendo tutto.
Francesca si sentì a disagio: sembrava quasi di non fidarsi di Gabriella. Ma peggio ancora sarebbe stato dire addio per sempre ai sudatissimi risparmi.
No, non possiamo aiutarvi concluse, meno decisa di prima. Dovete capire che risparmiamo per la casa. Questo è più importante di una macchina.
Dai, mamma, andiamo. sbottò Caterina, indispettita. Hai visto? Pensano solo a loro stessi, dei nostri problemi non gliene importa niente.
Caterina si voltò di scatto, offesa. Gabriella la seguì subito, ma con aria di sfida disse al figlio:
Marco, ne riparliamo. Possibile che in questa casa comandi solo tua moglie?
Quando la porta si richiuse, Marco attaccò subito Francesca:
Ma ti sembra il caso? Cosa penserà la mamma di me? Che non possiamo aiutare? Che teniamo i soldi più della famiglia?
Ma questa non è unurgenza! replicò Francesca. Qualcuno ci ha mai aiutati? Sono sicura che i tuoi parenti non ci darebbero nemmeno un centesimo per comprare casa. Non voglio più sentir parlare della povera, incompresa Caterina.
Nei giorni successivi Marco e Francesca fecero pace. Lei però non immaginava che lui fosse intenzionato a ingannarla. Prese i risparmi destinati allacquisto della casa e li portò di nascosto alla madre.
Quando Gabriella ricevette la busta con i soldi tanto attesi, non risparmiò le lodi:
Bravo, figlio mio! Hai un cuore doro, lo sapevo che ti avevo cresciuto bene! Non preoccuparti, ora aiuti Caterina, poi lei aiuterà te. E non dire niente a Francesca. Siete giovani, avrete tempo per risparmiare ancora.
* * *
Un giorno, mentre scrollava i social, Francesca vide le nuove foto di Caterina. Era al volante di una macchinetta nuova di zecca e sorrideva felice. Le sembrò strano e chiese al marito:
Marco, lo sapevi che Caterina si è comprata una macchina? Dove hanno trovato i soldi? Tua sorella è davvero brava, ottiene sempre tutto quello che vuole.
Sì, sapevo dellauto disse Marco senza guardarla. Tutti insieme abbiamo fatto una colletta per regalarle questa opportunità.
Tutti insieme cosa vuol dire? Anche tu hai messo i soldi? Perché non mi hai detto niente?
Marco rimase in silenzio, e Francesca capì tutto. Corse al comò doverano i risparmi, e si accorse con terrore che non cera più niente.
Cosa hai fatto? urlò a suo marito. Ma sei impazzito? Hai dato tutti i nostri risparmi a tua sorella? Non ci posso credere! Come hai potuto?
Questa volta luomo, normalmente pacato, reagì furioso:
Non sono affari tuoi! Sono il capofamiglia e ho deciso così. Noi possiamo continuare a risparmiare, Caterina aveva bisogno ora. E se tratti male i miei familiari, mi chiederò se voglio ancora starti vicino!
Ah sì?! Allora sono io a chiedermi se voglio ancora stare con te. Anzi, ho già deciso: tu non sei più mio marito! Vado subito da mia madre, e ricordati di restituirmi la metà dei nostri risparmi!
Francesca iniziò a mettere le sue cose in valigia. Era ferita e sperava segretamente in una parola di pentimento da parte di Marco. Ma lui restava impassibile davanti alla TV, come se non fosse successo niente.
Allora è davvero finita? Marco, me ne vado davvero fece Francesca, ferma sulla porta.
Vai pure. Se non cambi, non tornare nemmeno rispose Marco freddamente.
Francesca si trasferì dalla madre e dopo un mese chiese il divorzio. È difficile convivere con chi non ti rispetta. Ah, e non si dimenticò dei risparmi: minacciando di andare per vie legali, obbligò Marco a restituirle la sua parte. Poi raccontava la storia alle amiche ridendo: certe volte, separarsi è lunica vera risposta allarroganza altrui!

Ogni tanto, ripensando a tutto questo, mi sono detto che aiutare va bene, ma sacrificare la serenità della propria famiglia per chi non impara mai è solo segno di ingenuità. Ho imparato che amare i propri cari è giusto, ma ci sono limiti che vanno rispettati da tutti.

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Tua sorella è stata di nuovo qui? Ogni volta che passa, il frigo si svuota!
SORPRESA PER LA MOGLIE Aprendo la porta, Marisa ha buttato sulla credenza il mazzo di fiori portato dal lavoro, si è tolta finalmente le scarpe col tacco e ha infilato le pantofole. Anche se forse sarebbero stati più indicati gli stivali. C’era più acqua in casa che sulle scale. Dal fondo dell’appartamento arrivavano il miagolio soffocato del gatto e altri strani rumori: colpi, brontolii e persino del fumo. — Alessandro, che è successo?! Il marito è apparso dopo qualche secondo. In mutande, scalzo, coperto di fuliggine, il viso graffiato e un bel livido sotto l’occhio. Un asciugamano annodato in testa, tipo turbante. — Marisina, sei già qui? Non ti aspettavo così presto. Credevo che con il party aziendale, visto che sei la direttrice, saresti rimasta fino all’ultimo ospite… Sbuffando, Marisa si è lasciata cadere su un pouf e ha ordinato: — Racconta, disgraziato. Che hai combinato stavolta? — E-e-ecco, amore mio, — ha balbettato Alessandro, impaurito, — tu però non agitarti… — Mi agitavo, — l’ha interrotto Marisa, — quando negli anni ‘90 la malavita mi minacciava. Mi preoccupavo col default, con la crisi. Dopo tutto ciò, niente mi tocca più. Adesso parla, che succede in casa? — Allora… — Stringi! — Va bene! Volevo farti una sorpresa per festeggiare. Ho deciso di sistemare casa, fare il bucato e preparare una cena speciale. Ho preso un giorno di permesso, caricato la lavatrice, sono andato al mercato… cioè prima al mercato, ho comprato il vitello e quello ha cominciato a… — Il vitello? — ha precisato Marisa. — No, la lavatrice. Ma non subito. Ho messo il vitello al forno, sono andato a fare pulizie, e lì il gatto… — È vivo? — Certo, — si è offeso Alessandro. — Solo un po’ bagnato. Guarda, quando ho avviato la lavatrice, dentro non c’era. Giuro! Poi si è infilato, non capisco come. — Come può un gatto entrare in una lavatrice chiusa?! — Non so, si sarà infiltrato. Perplessa, Marisa chiude gli occhi e fa: — Avanti, la cosa si fa interessante. Prima però fammi vedere il gatto. Voglio esserne certa. — Cuore, non posso. Bisogna andare da lui. — Spero almeno abbia ancora tutte le zampe? Asciugandosi il viso graffiato, Alessandro conferma cupo: — E come! Solo che per sicurezza le ho momentaneamente “bloccate”. — Va bene, dopo. E poi? — Insomma, mentre il gatto faceva il bagnetto, ho sentito puzza di bruciato. Vado in cucina, apro il forno, mi brucio le dita, la carne stava andando a fuoco, ci butto sopra dell’olio… Non sapevo però che sarebbe esploso! — I capelli presi, fumo ovunque, ho iniziato a spegnere tutto. E intanto il gatto urlava. Corro alla lavatrice, vedo i suoi occhi dallo sportellino: stava davvero male. L’ho spenta, provo ad aprirla ma non si apre. Il gatto continua a urlare. E il piano cottura brucia. Prendo un piede di porco. Beh… la lavatrice ha subito ceduto, ma il gatto è libero. — Nel frattempo, mentre spengevo i fornelli, quell’anima in pena si è precipitata in tutta la casa, ha fatto cadere due vasi, ha sporcato il tappeto, strappato le tende, graffiato le pareti, rovesciato lo spumante dal tavolo, i vicini sotto battevano sulla batteria del calorifero e credo abbiano minacciato di sterilizzare… Ma sterilizzare chi? Noi lo abbiamo già sistemato due anni fa! O parlavano di me? Insomma, tutto bene, tu non ti preoccupare… Tra le lacrime dal ridere, Marisa si alza, scansa il marito e passa in salotto. Il disastro è come descritto da Alessandro. Più almeno una decina di dettagli che avrebbero fatto svenire chiunque non fosse stata Marisa. Ma dopo vent’anni al timone di una grossa società, ne aveva viste di peggio: purché i nipoti non fossero a casa e marito e gatto vivi, il resto non contava. Il gatto, in effetti, era legato alla batteria, tutte e quattro le zampe bloccate, e la testa avvolta da una vecchia sciarpa. Ma vivo, niente ustioni: tanto basta. Alessandro si affretta a spiegare: — Capisci, amore, non voleva stare sul termosifone. Temevo non asciugasse. Non sono riuscito a strizzarlo, si agitava. Quindi l’ho legato. E la sciarpa, per non farlo urlare. I vicini avranno suonato dieci volte e minacciato pompieri e polizia. Persino una strega volevano chiamare, per una maledizione. Sciolto il gatto, Marisa lo consola, poi lo asciuga con l’asciugamano (ormai spelacchiato della testa di Alessandro) e lo libera. — Sei uno str… Alessandro. Poteva soffocare! Ma dopo il lavaggio niente lo spaventa più, nemmeno me! Seduta sul divano, Marisa abbraccia il gatto e guarda il marito. — Allora? — Cosa? — balbetta Alessandro deluso. — Mi vado a impiccare subito o ti lascio godere della soddisfazione? — Ah, — sospira Marisa. — Oggi è l’8 marzo. Sorridendo largo, Alessandro corre in camera, torna tutto impettito e misterioso con le mani dietro la schiena. Si inginocchia davanti a lei e solennemente recita: — Marisina, luce dei miei occhi. Siamo insieme da trent’anni e mi sorprendi sempre. Sei la donna, mamma e nonna più bella, misteriosa, elegante, paziente, sensibile e affettuosa. Ti auguro una splendida Festa della Donna, resta sempre come sei. Ecco. Allunga le braccia e porge una scatolina con un anello d’oro e un mazzo di rose, ormai stravolto e spelacchiato. Si giustifica: — Era un bellissimo mazzo, davvero. Solo che non ha retto l’incontro col gatto impazzito. Non arrabbiarti né con me, né con lui. Non è tutta colpa sua. Volevo solo farti felice. Accarezzando la testa del marito, Marisa annusa i fiori e sorride. — Hanno ancora profumo, pensa! E neanche di bruciato. Però, basta esperimenti, Alessandro, ok? Solo i fiori la prossima volta. Un altro “festone” così la casa non lo regge. E nemmeno i vicini. — Sai, al lavoro ti regalano cose belle, fiori costosi, volevo stupirti con qualcosa di diverso. Con un tocco speciale. Una sorpresa con il fuoco, per lasciarti a bocca aperta… — E ci sei riuscito, sciagura mia, — sorride Marisa. — E pure con il fuoco. Non importa cosa ricevo al lavoro. Tu ci metti il cuore, l’amore, e basta. Adesso però, andiamo: sistemiamo sto disastro e chiediamo scusa ai vicini. O davvero chiamano la strega. Che magari ha anche lei il marito a casa, e lui avrà pensato di farle una sorpresa… dopo tutto, chissà che le passa per la testa adesso!