Senza Amante – Non Se Ne Parla

SENZA AMANTE NIENTE DA FARE

Ammetto di essere un uomo irrequieto e un vero mascalzone. Mi pento, ma poi ricado sempre negli stessi errori.

“Giulia, ti supplico, rinuncia a questo bambino! Le nostre finanze sono allo stremo. Non ti basta Enrico? Dobbiamo ancora crescerlo. Pensaci, ti prego. Come marito, sono categoricamente contrario a un secondo figlio! Devi ascoltare la mia opinione,” dicevo, soffocato dallindignazione.

“Edoardo, non agitarti. Ce la faremo. I miei genitori ci aiuteranno. Lo sai che voglio una femminuccia. Non sarebbe bellissimo se Enrico avesse una sorellina? Da grandi, potrebbero restare uniti,” insisteva mia moglie Giulia.

Io e Giulia ci siamo conosciuti alluniversità. Mi colpì subito per la sua concretezza, serietà e saggezza femminile. Sembrava nata per essere una moglie devota. Aveva una voce morbida, quasi cullante, e una splendida chioma rossa. Esteticamente, era tutto: paffutella, lentigginosa, non altissima. Ma il suo carattere e il suo cuore erano doro.

Quando la vidi per la prima volta, pensai: “Questa sarà mia moglie.” Poi, quando conobbi Tommasina, mi dissi: “Questa sarà la mia amante.” Tommasina studiava in un altro corso. Graziosa, intelligente, già sposata. Ragionavo come un personaggio de “Il placido Don” di Šolochovsognavo una moglie devota che si occupasse della casa e dei figli, mentre lamante sarebbe stata per il piacere.

Non andò come speravo, proprio come per quel personaggio

Tommasina strinse una forte amicizia con Giulia e divenne una fedele sostenitrice della nostra famiglia.

Ma il desiderio di unamante non mi abbandonò, e alla fine ne ebbi una. Marina non era gelosa di mia moglie, non voleva sposarmi, non interferiva. Si donava con gioia, e a entrambi andava bene così.

Proprio quando mi sentivo finalmente un vero uomo, Giulia annunciò la sua gravidanza.

Giulia partorì una bambina, Cristina. Tommasina, che non era diventata la mia amante, divenne la madrina della piccola.

Per me, mia figlia divenne il sole. Ladoravo. Giulia non si aspettava un tale affetto per quella bambina non voluta. Neanchio, a dirla tutta.

Marina, da lontano, cominciò a odiare mia figlia. Durante i nostri rari incontri, le descrivevo con entusiasmo quanto fosse intelligente, bella e sorridente Cristina. A un certo punto, Marina si stancò di quei momenti e smise di vedermi. La lasciai andare senza rimpianti. Il mio mondo ormai ruotava attorno a Cristina. Mio figlio Enrico finì un po in ombraricevette poco del mio amore paterno.

Forse per questa mancanza, a diciannove anni Enrico si innamorò di una certa Paola, più grande di lui di sette anni. Paola entrò in casa nostra come se fosse già la padrona. Era una ragazza vivace e dinamica, ci comandava tutti, e noi non ci opponevamo. Colazione, pranzo, cenaera lei a occuparsi di tutto, amando cucinare prelibatezze. Allinizio, a Enrico andava bene: cerano le attenzioni, le coccole. Ma sembrava più un rapporto madre-figlio che tra fidanzati. Paola lo chiamava “piccolino,” e lui la ribattezzò “mammona” per ripicca. Lei non se la prendeva, lo baciava sul naso, gli accarezzava i capelli. Alla fine, si lasciarono. Ma Enrico imparò molto su come gestire una relazione.

Quando mio figlio portò a casa Elena, rimasi senza parole. Sembrava Sharon Stone. Non aveva più di ventanni, divinamente bella, slanciata, dolce e modesta. Mi innamorai un po. Cercavo di compiacerla in tutto, offrendole dolci, torte, gelati. Elena era totalmente disinteressata alle faccende domestichedeliziosamente inutile. Bastava uno sguardo perché Enrico le preparasse la colazione o il caffè. Io stesso, per lei, avrei fatto lo stesso Mi aveva stregato.

Giulia notò il mio interesse per la futura nuora e agì attraverso Enrico.

“Enrico, tra te e Elena è una cosa seria o solo un divertimento?” chiese mia moglie, apparentemente casuale.

“Perché?” fece lui, fingendo di non capire.

“Perché dovete chiarirvi. Chi è Elena per te? Una convivente? Non capisco i genitori di certe ragazze. Dove hanno la testa? La figlia vive chissà con chi, e a loro non importa,” insisteva Giulia.

“Mamma, Elena non ha padre, solo la madre. Vive in periferia. Non può presentarti tutti i fidanzati,” si difese Enrico.

“Me limmaginavo, una ragazza senza padre. Allora, o la sposi, o” Giulia voleva tenermi lontano dalla tentazione.

“Va bene, mamma,” disse Enrico, scrollando le spalle. Non capiva perché sua madre fosse così categorica.

Una settimana dopo, Enrico ed Elena affittarono un appartamento e se ne andarono.

“Così è meglio, marito mio. Meno tentazioni per te,” rise Giulia, mostrandomi scherzosamente il pugno.

Tre mesi dopo, Enrico tornò a casa con le valigie. Senza Elena.

“Che succede? Hai deciso di vivere separati prima del matrimonio?” dissi ironico.

“Sì, solo che il matrimonio sarà con persone diverse,” rispose lui, ridendo.

“Non ti abbattere, figlio. Con quella bellezza, Elena non ha bisogno di sposarsi: soffre e fa soffrire. Gli uomini si butteranno sempre ai suoi piedi,” disse Giulia, guardandomi di sottecchi.

“Tranquilli, genitori, tutto a posto,” rispose evasivo Enrico.

Poco prima di Natale, bussò alla porta una sconosciuta. Giulia aprì.

“Buongiorno, futuri parenti! Non vi aspettavate? Sono la madre di Elena. Dovè vostro figlio? Deve rispondere di quello che ha fatto,” disse la donna, con un alito pesante. Capii subitoera quasi Natale

Guardai Giulia. Ecco, volevi conoscere i genitori di Elena? Eccoti servita.

“Prego, signora. Può spiegare il motivo della sua visita?” chiese tesa mia moglie.

“Motivo semplice: vostro figlio deve sposare mia figlia. Non crescerà un bambino senza padre! Chiaro?” La donna, un po alticcia, batté il palmo sullo stipite.

Io e Giulia rimanemmo di sasso.

“Ascolti, Enrico non cè. Risolveremo la cosa e diremo a Elena. Arrivederci,” disse Giulia, spingendola gentilmente verso luscita.

“Che facciamo, Edoardo? Chiama Enrico,” sospirò Giulia, sedendosi esausta.

Enrico uscì dalla sua stanza con le cuffie. Ci guardò interrogativo.

Giulia gliele tolse delicatamente.

“Figlio, come chiameremo tuo figlio?” iniziò lei, cauta.

“Non capisco. Scherzi?” chiese sinceramente confuso.

“Mi piacerebbe riderne, ma non è il momento. Elena aspetta un bambino. È venuta sua madre ubriaca. Cosa vuoi fare?” Giulia era sconvolta.

Enrico diventò rosso come un peperone, si grattò il naso, si prese la testa tra le mani.

“Non lo so. Devo chiarire. Non vedo Elena da sei mesi,” disse sconcertato.

Io e Giulia non lo eravamo di meno.

Poco dopo, Enrico riportò a casa Elena, incinta. Era ancora più splendida.

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