Il figlio di mio marito sta minacciando la nostra famiglia: come allontanarlo?

Sono seduta al tavolo della cucina nel nostro appartamento minuscolo a Bologna, stringendo una tazza di caffè ormai freddo tra le mani, mentre la rabbia mi sale in gola e le lacrime minacciano di scendere. Con mio marito, Lorenzo, abbiamo costruito una famiglia e, almeno dallesterno, sembra tutto perfetto: casa accogliente, una Panda usata parcheggiata sotto, stipendi regolari. Ma la felicità si incrina per colpa di suo figlio diciassettenne, Matteo, nato dal primo matrimonio, che ora vive con noi. Passa ancora qualche fine settimana da sua madre, ma pian piano si è trasferito sempre di più qui, trasformando la mia vita in una specie di fiction drammatica di seconda serata.

Matteo è come un sassolino nella scarpa: ti dà fastidio sempre, anche quando cerchi di dimenticartene. Mi tratta come se fosse la colf, lascia vestiti, zaini e svuota-tasche ovunque, abbandona piatti sporchi a marcire nellacquaio, e quando gli chiedo una mano con le faccende mi risponde alzando appena le spalle. Il peggio è che se la prende con mio figlio piccolo, Giulio, che ha solo quattro anni. Lho visto dargli una pacca dietro la testa, solo perché aveva sfiorato il suo smartphone. La mia piccola Chiara dorme nel lettone con noi, perché nel nostro bilocale non cè spazio neanche per una culla. Se solo Matteo se ne andasse dalla mamma, finalmente potremmo dividere la stanza per i bambini.

Ma lui non se ne va. La sua scuola è a tre minuti a piedi e preferisce stare con il padre. Passa le giornate incollato al computer, urlando nelle cuffie mentre gioca online, e Giulio non riesce mai a riposarsi. Io sono ormai sfinita: cucino, stiro, lavo, bado ai bimbi e lui, il signorino, non muove un dito per aiutare. È come una nuvola grigia sopra il nostro tetto, un temporale che non smette mai.

Ho provato a parlarne con Lorenzo, pregandolo di convincere il figlio a tornarsene dalla madre, Martina, che se la gode da sola in un trilocale luminoso. Noi, invece, stretti come sardine in scatola, a lottare per ogni centimetro di spazio. È giusto? Se almeno Matteo fosse gentile con i miei figli! Invece, li tratta male e Giulio sta iniziando a somigliargli, diventando capriccioso e sfacciato. Ho paura che crescendo diventi indifferente come lui, un piccolo arrogante.

Lorenzo si rifiuta di intervenire. «È mio figlio, mica posso metterlo fuori casa», ripete, completamente cieco davanti alla mia esasperazione. Litighiamo quasi ogni sera per colpa di Matteo. Mi sento come un mulo stanco, trascinando il carico della famiglia tutta da sola, mentre mio marito fa finta di niente davanti ai comportamenti del figlio. Non ne posso più delle scuse, dellamore da Sanremo per un adolescente che rischia di farci finire tutti dallo psicologo.

Un giorno, non ce lho fatta più. Matteo ha di nuovo sgridato Giulio perché aveva rovesciato un dito di succo di frutta, e a quel punto ho sbottato:
Basta così! Questa non è una pensione! Se non ti sta bene, vai dalla mamma!

Lui si è limitato a ridacchiare:
Qui è casa mia, mica mi muovo.

Ho tremato dalla rabbia. Lorenzo, sentendo il baccano, si è schierato immediatamente con suo figlio, accusandomi di non impegnarmi abbastanza. Mi sono chiusa in camera, abbracciando Chiara che piangeva, lasciando che le lacrime scorressero. Ma perché dovrei sopportare questo adolescente cafone, mentre sua madre si gode la pace nel suo salone Ikea?

Sto pensando a una soluzione. Forse dovrei parlarci io stessa, spiegargli che starebbe meglio dalla madre, che cè anche lautobus per andare a scuola? Ma temo che sarebbe solo una nuova occasione per farsi beffe di me, e Lorenzo mi accuserebbe di essere troppo severa. Sogno che Matteo sparisca come nei film di magia, che i miei bambini possano crescere nella tranquillità. Ma ogni suo sguardo da saputello, ogni gesto scontroso, mi ricorda che è sempre qui, come il cugino impiccione alle cene di Natale.

A volte mi immagino fare le valigie e tornare dalla mia mamma a Modena, portando i bambini con me e lasciando Lorenzo a buttare tutta la responsabilità sul divano. Ma lo amo, non voglio distruggere la nostra famiglia. Vorrei solo una casa dove regna il rispetto, dove i bambini crescono senza strilli, dove non devo continuamente tremare di rabbia per Matteo, mentre Martina si gode la libertà come fosse Ferragosto. Sono stanca della collera e della paura per i miei figli. Mi serve una soluzione, ma proprio non so dove trovarla.

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