La vigilia di Capodanno con mamma a “Il Mondo dei Bambini”: un vestito rosso che mi rapisce il cuore, i sogni per la festa in classe, una tavola povera ma tanta felicità, le lacrime di mamma per la busta paga mancata, e poi l’inattesa bontà della burbera nonnina del palazzo che porta con sé il vero spirito delle feste italiane

Il giorno prima di Capodanno, io e la mamma siamo entrati in La Casa del Bambino, quel negozio pieno di giochi e vestiti colorati per bambini nel centro di Firenze. In mezzo a tutti quei vestitini, ne vidi uno che mi fece subito battere il cuore: era rosso, di lana morbida, con un bordo blu vivace in fondo e sulle maniche. Dovevamo entrare solo per prendere delle cosine per decorare lalberoforse una ghirlanda, forse il classico filo argentatoma io, appena vidi quel vestito, mi impuntai. Pregai la mamma di lasciarmi almeno provarlo.

Appena infilato, mi sembrava cucito su di me. Perfetto, come se la sarta avesse pensato proprio a me. Mi venne subito in mente Alessandro, quel compagno di classe che mi piaceva tanto. Sognavo già di vederlo alla festa in classe, sperando che mi notasse rilevandomi in quel vestito rosso. Mi vennero quasi le lacrime a pensare di doverlo lasciare nel negozio.

La mamma si accorse subito che ci tenevo e, sorridendomi, disse: «Dai, tra pochi giorni mi danno lo stipendio. Prendiamolo». Tornai a casa più felice che mai. Abbiamo decorato la casa con luci e addobbato il nostro piccolo abete. Solo che in frigo era rimasto ormai poco: giusto un pezzetto di burro e qualche cubetto di ghiaccio.

Aspettavamo tutti e due con ansia lo stipendio della mammaai tempi, anche il 31 dicembre era giorno lavorativo, anche se lasciavano uscire prima. Ma quella sera, mamma rientrò più triste che mai: niente stipendio, era stato posticipato. Aveva gli occhi lucidi e si sentiva in colpa, soprattutto per non potermi offrire una vera cena di festa.

A dire il vero, io non ero affatto delusa. Latmosfera era comunque di festa; passai la sera davanti alla TV, guardando i vecchi film di Capodanno che trasmettevano allora, quando i canali TV erano solo due e lofferta molto limitata. Mamma bollì un po di patate, le condì con il burro, grattugiò una carota e la spolverò di zucchero. Non avevamo altro. Ci sedemmo al tavolo, e la mamma non riuscì a trattenere le lacrime. Cercai di consolarla, ma finii anchio col piangere: non per la cena povera, ma perché improvvisamente provai una tenerezza e un dispiacere infinito per la mamma.

Alla fine ci sistemammo insieme sotto la coperta sul divano e continuammo a guardare il concerto in TV. Quando finalmente scoccò la mezzanotte, sentimmo i vicini uscire tutti sulle scale con i bicchieri di spumante, urlando e intonando canti, ma noi restammo dentro.

A un certo punto, sentirono bussare: insistenti, ripetuti. Mamma andò ad aprire e trovò la signora Assunta, la vicina arcigna che mi riprendeva sempre perché facevo troppo rumore o saltavo il mio turno alle pulizie nel pianerottolo. Era sempre burbera, e nessuno dei bambini la sopportava.

Quella sera però, già sapeva lanno nuovo, le guance rosse. Non sentii cosa disse alla mamma, ma in pochi istanti Assunta si fece largo nella stanza, scrutò il nostro tavolo con le patate e se ne andò, senza una parola.

Passati venti minuti, ricominciarono a bussare, anzi, quasi a scalciare contro la porta! Mamma mi vietò di muovermi e andò a vedere. Pochi istanti dopo, entrò la signora Assunta con le braccia cariche: buste con insalate di riso, salame, sottaceti, mezzo pollo lessato, dolcetti e persino qualche mandarino e una bottiglia di spumante. Sbuffando, gridò a mamma di non stare lì come una statuina, che la aiutasse a sistemare tutto. Poi la chiamò sciocca tra il serio e laffettuoso, le asciugò le lacrime col suo enorme fazzoletto e se ne tornò a casa sua.

Dopo Capodanno, Assunta ha continuato ad essere la comandante del cortile e delle scale, e mai più ha nominato quellaiuto di Capodanno. Anni dopo, quando tutto il palazzo la accompagnò al cimitero, ognuno di noi aveva una storia di gratitudine da raccontare: aveva aiutato tutti, anche se sempre alla sua maniera brusca e un po ruvida.

Da quellinverno, ho capito che il vero spirito delle feste non è nei piatti ricchi o nei regali costosi, ma nei piccoli gesti sinceri che, anche se nascosti, scaldano più di qualsiasi cenone o abito nuovo.

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La vigilia di Capodanno con mamma a “Il Mondo dei Bambini”: un vestito rosso che mi rapisce il cuore, i sogni per la festa in classe, una tavola povera ma tanta felicità, le lacrime di mamma per la busta paga mancata, e poi l’inattesa bontà della burbera nonnina del palazzo che porta con sé il vero spirito delle feste italiane
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