Grazie, mamma, mi sono alzato da tavola stiracchiandomi. Faccio un giro con la macchina, ok? Non preoccuparti, farò attenzione, e poi la sera ci sono poche auto in giro.
Da quando hai comprato la macchina, non pensi che a quella. È ora che ti sistemi, hai quasi trentanni!
Mamma, ti prego, non ricominciare sono andato da lei e lho abbracciata. Lo sai quanto lho desiderata, una macchina tutta mia. Ora mi godo un po questa gioia, poi prometto che penserò anche a farmi una famiglia. Te lo prometto, davvero.
Va bene. Mi raccomando, non fare tardi mi accarezzò i capelli, sorridendo. Vai, vai.
Sono sceso dal portone, sono arrivato alla mia auto e ho spazzato via con la mano i fiocchi di neve dal parabrezza.
Avevo preso la patente da anni, e per esercitarmi guidavo la vecchia utilitaria di papà. Ma la soddisfazione di avere unauto tutta mia era tutta unaltra cosa.
Ci ho messo tanto a mettere da parte abbastanza soldi, poi altri mesi a scegliere quella giusta. Adesso, ogni sera, esco a guidare per Milano, a volte vado anche lungo i Navigli. E se qualcuno alza il pollice lungo la strada, do sempre un passaggio volentieri, senza accettare soldi.
Mi sono seduto al volante, ho girato la chiave, ascoltando il rumore allegro del motore; poi ho alzato il volume della radio e sono uscito lentamente dal cortile del palazzo.
Nel fascio dei fari, la neve scintillava. Questinverno era arrivato allimprovviso in pochi giorni la città era stata inghiottita da una nevicata copiosa.
Guidavo senza meta tra le vie quasi deserte. Su una strada laterale ho notato una donna con un bambino.
Ho abbassato il volume, mi sono accostato e ho abbassato il finestrino del passeggero.
Mi porterebbe in via degli Artigiani? mi ha chiesto guardando dentro.
Era giovane e carina.
Certo, salga pure, ho sorriso, indicando il sedile accanto a me.
Ma quanto le devo? È un bel pezzo, ha aggiunto, piegandosi ancora al finestrino.
Non si preoccupi, per le belle signore è gratis, ho scherzato.
Ma quando ho visto unespressione di timore nei suoi occhi, mi sono affrettato a rassicurarla.
Venticinque euro vanno bene? Su, salga, ho detto ridendo.
La donna ha aperto lo sportello posteriore, ha aiutato il figlio avrà avuto cinque anni a salire davanti, poi si è accomodata lei stessa. Siamo ripartiti verso la strada principale.
Quanti cavalli ha la sua macchina? mi chiede allimprovviso il bambino, alle mie spalle.
Cavalli? ripeto, colto di sorpresa. Non saprei
Come non lo sa? insiste lui, incuriosito.
Sai, quando ho scelto la macchina guardavo più laspetto, che fosse comoda la potenza del motore non minteressava poi molto. Perché, tu te ne intendi? ho detto serissimo.
Certo che me ne intendo, ha risposto lui, impostando la voce da piccolo esperto.
E tu come ti chiami, intenditore di motori? ho sorriso.
Luca. E lei?
Bravo! Io sono Marco. Scusa, oggi niente stretta di mano, sto guidando scherzavo tra me e me, ma la conversazione con quel bambino era divertente.
Finiscila, Luca, non distrarre il signore, ha detto sua madre.
Ma fa pure, è un bambino simpatico, ho commentato, guardando lo specchietto retrovisore e incrociando gli occhi di quella giovane donna.
Un senso di calore e una gioia improvvisa mi hanno riempito il petto.
La città era illuminata dalle luci dei negozi, dai lampioni. Mancava ancora un mese a Natale, ma già si sentiva latmosfera della festa.
Fermi qui, vicino a questo portone, mi ha detto lei seduta dietro.
Vuole che vi lasci proprio davanti al portone? ho chiesto, di nuovo guardandola dallo specchietto. Ma il suo sguardo fissava altrove.
Mi sono fermato allinizio del lungo caseggiato di nove piani.
La donna è scesa, tenendo la portiera per il figlio.
Luca, muoviti, lo ha incoraggiato.
Vieni a prendermi domani? ha chiesto il bambino con voce tremante.
Ti vengo a prendere domenica. Non piangere, dai. Muoviti, ha detto lei.
Con riluttanza, Luca ha fatto scivolare lentamente sul sedile verso luscita. Sono sceso dalla macchina.
Tenga, lei mi ha porso venticinque euro.
Ho preso i soldi, li ho piegati e messi nella tasca della giacca.
Li terrò come portafortuna, ho detto serio, e poi ho dato la mano a Luca, che finalmente era sceso. Ciao, campione.
Ciao, la sua mano minuscola e calda stretta nella mia.
Forza, andiamo. La nonna ci aspetta, la donna lo prese per mano.
Dopo pochi passi, Luca si è voltato e io gli ho fatto un cenno con la mano.
Ho visto spuntare un uomo da dietro una delle auto parcheggiate. Si è avvicinato, ha baciato la madre di Luca e poi ha offerto la mano al bambino, il quale si è bruscamente girato dallaltra parte.
La mamma ha un appuntamento, il bambino è geloso e con il nuovo amico della mamma non si è mai trovato, ho pensato, e mi ha quasi fatto piacere questa riflessione.
Sono risalito in macchina e ho alzato la musica. Labitacolo profumava ancora leggermente del suo profumo.
Mi sono guardato nello specchietto, quasi sperando di trovarla ancora lì, dietro.
Ma il sedile posteriore era vuoto…
Non avevo più voglia di girare a caso. La musica mi innervosiva, ho cambiato stazione.
Non riuscivo a togliermi dalla testa gli occhi di quella giovane donna. Bella, sì, ma cosaveva di speciale?
Anni fa mi sono innamorato di una donna più grande, che aveva già una figlia grande. Le chiesi di sposarmi e la portai da mia madre.
È più grande di te, ha già una figlia. Sei giovane, carino, non puoi trovarti una ragazza più giovane? Figlio mio, non fare questo errore mi disse mentre lei era andata via.
Poi mia madre si tormentò, temendo daver distrutto la mia felicità. Da allora, niente rapporti seri con altre ragazze.
Piacevo, certo, ma nessuna toccava il mio cuore come aveva fatto Clara alla fine il suo ex tornò da lei, e lei lo sposò di nuovo.
E adesso…
Tornavo spesso davanti al palazzo dove avevo lasciato Luca con la mamma. Passavo anche per la via dove li avevo fatti salire.
Ma non li incontrai mai più Eppure ci pensavo sempre. Sapevo civico e tutto, avrei potuto chiedere a qualcuno nel cortile dove abitava la nonna di Luca.
Che gli avrei detto? Magari con quelluomo adesso era felice.
Così continuavo a girare per la città, sperando in un incontro fortunato…
Arrivarono i giorni prima di Capodanno. Mamma, già dal mattino, era indaffarata in cucina, e accanto alla finestra troneggiava un magnifico albero.
Mi sono alzato tardi, lho aiutata a tagliare le verdure per linsalata e dal ripostiglio ho tirato fuori la scatola dei piatti buoni. Ma quando è calato il buio, una specie dirrequietudine mi ha preso.
Mamma, nevica, sembra una favola là fuori. Vado a fare un giro, almeno mi stanco e aspetto la cena senza addormentarmi.
Dove vai? mi ha rimproverato preoccupata Mancano tre ore…
Sto poco, giuro, torno per tempo, le ho sorriso, andandomi a vestire.
La macchina era coperta da una nuova coltre di neve. Mi sono seduto nel freddo abitacolo e ho acceso il riscaldamento. La città era silenziosa, le strade quasi vuote, solo qualche passante frettoloso verso i festeggiamenti.
Dai palazzi filtravano luci di festa, la gente affaccendata negli ultimi preparativi per lultima notte dellanno.
Sulla strada, ho visto un uomo alto con un cappotto sbottonato che faceva lautostop. Ho frenato. Lui è salito dietro ansimando, col sacchetto che tintinnava. Quando è sceso, mi ha dato cinquanta euro, anche se il tragitto era breve.
È la notte in cui tutti diventano generosi ho sorriso, accettandoli.
Più avanti ho dato un passaggio a una coppia. Durante tutto il viaggio hanno litigato. I loro soldi non li ho voluti.
Felici e sorpresi, mi hanno ringraziato a lungo, imboccando sottobraccio il marciapiede.
Poi ho deciso di passare, quasi senza pensarci, per la stessa via dovera salita quella mamma con Luca. Guardavo le finestre illuminate e mi immaginavo che, dietro una di esse, lei stesse cenando con suo figlio e… quell’altro.
Mi sono diretto verso il palazzo della nonna di Luca.
Ed eccoli lì! Stavano venendomi incontro, fianco a fianco sul marciapiede.
Lei la riconoscevo dal cappotto color cammello e dal berretto di lana bianco col pon pon.
Accanto, il piccolo Luca camminava triste. Ho sentito il cuore battere più forte.
Ho accostato e sono sceso. Loro si sono fermati, guardandomi con diffidenza.
Non si ricordano di me, ho pensato.
Salite. Vi porto dove volete. Oggi cè la mia tariffa speciale di Capodanno: gratis, ho detto.
Si sono avvicinati. Ho dato la mano al bambino.
Ciao, Luca.
Il piccolo ha guardato la mamma e poi mi ha dato la sua piccola mano.
Hai dimenticato i guanti? Dai, entrate che fa freddo.
Luca e la mamma si sono seduti dietro.
Non vi ricordate? Vi ho dato un passaggio proprio qui, un mese fa, ho detto guardando la donna dallo specchietto.
Aveva gli occhi rossi di pianto.
Dove volete andare?
Alla stazione, ha risposto lei.
Luca sedeva silenzioso.
Mancano meno di sessanta minuti allanno nuovo. Andiamo, non si può partire adesso. Perché? Non so che vi sia successo, ma non si può piangere questa notte. Vero, Luca? gli ho chiesto.
Siamo venuti qui per festeggiare dalla nonna, poi lei e mamma hanno litigato, ha spiegato timidamente.
Luca! lha fermato la mamma.
Capita. Sapete cosa facciamo? Niente stazione questa sera. Aspetti, lho bloccata mentre cercava di aprire la portiera. Pensi a suo figlio. Fa freddo e si merita il Capodanno.
Che le importa di mio figlio? Ci porti in stazione, ha ripetuto lei.
Mia madre ha cucinato così tanto che potremmo sfamare mezzo quartiere. Tutto delizioso, giuro. Venite da noi, festeggeremo insieme. Daccordo, Luca?
Sì! ha gridato lui. Dai mamma, andiamo! mi guardava implorante.
Su, accetti. Dove potrebbe andare questa notte? A mia madre farà piacere. Lasciamo tutte le lacrime questanno, e nel nuovo entriamo sorridendo.
Ho alzato il volume della radio.
Destino, e cosaltro? La canzone è sempre quella. E poi dicono che i miracoli non esistano… pensavo tra me.
Parcheggiai davanti a casa.
Presto, giù! Manca pochissimo, ho detto.
Ma dai! ha urlato felice Luca, correndo su per le scale.
Ho aperto la porta, sono entrato.
Mamma! ho gridato. Abbiamo ospiti! E hanno una fame da lupi!
Ho sentito rumore di stoviglie dalla cucina.
Su, toglietevi i cappotti, li ho esortati. Dieci minuti e scocca la mezzanotte!
Pochi istanti dopo è uscita dal cucinino mia madre. Ci ha guardati, sorpresa dalle due sagome sconosciute.
Chi sono, Marco? è tutto ciò che è riuscita a dire.
La guardavo con un sorriso complice.
Lei è mia mamma, Antonina Bellini, ho detto. E questi sono Luca e ho guardato la donna, che senza cappotto e berretto era ancora più delicata e giovane.
Sofia, ha detto timida.
Mamma, metti in tavola anche per loro! ho detto allegro, accompagnandoli in sala.
Appena seduti, ho alzato il volume della televisione.
Lo sapevo, ho messo una coperta e un piatto in più per abitudine, ha detto mamma, le lacrime brillavano nei suoi occhi. Non mi abituo mai che tuo padre non ci sia più…
Dai mamma, anche tu?! Tutti a piangere oggi? Su, basta, gustiamoci le tue prelibatezze!
Ho stappato lo spumante, riempito i bicchieri, e mi sono alzato. Si sono alzati tutti, anche Luca, col bicchiere di succo.
Buon Anno! ho detto solenne.
Agli amici nuovi! ha aggiunto Luca tutto felice, e tutti abbiamo riso.
A Capodanno, quattro persone che neppure si conoscevano si sono trovate riunite dallo stesso destino, attorno a un tavolo.
E nessuno sapeva ancora che, da quella notte, le nostre vite sarebbero rimaste intrecciate per sempre.
E ognuno ha trovato ciò che davvero cercava…







