AMARE SOFFRENDO, SOPPORTARE AMANDO Il matrimonio di Ivan e Daria era stato celebrato in chiesa. Nel giorno delle nozze, mentre il corteo si avvicinava alla chiesa, una furiosa tempesta estiva, sorta dal nulla, strappò il velo dalla sposa e lo fece volare in alto, prima di farlo ricadere in una pozzanghera fangosa davanti agli occhi esterrefatti degli ospiti. Daria, sconvolta, ordinò al futuro marito: —Ivan, lascia stare! Questo velo non lo voglio più indossare! Le comari in piazza, davanti alla chiesa, subito a mormorare: —Per questi giovani, la vita sarà tutta un temporale! In tutta fretta comprarono a Daria un fiore finto dal negozio sotto casa e lo sistemarono nei capelli: non si può certo far tardi al proprio matrimonio! Davanti all’altare, Ivan e Daria tennero le candele, si scambiarono le promesse per Dio, mentre poco prima avevano firmato al Comune e festeggiato con tutti i parenti, per la società… Dopo tre anni erano già genitori di Sofia e Antonio, una vita normale, fatta di piccoli gesti e famiglia. Ma, dieci anni dopo, bussò alla porta una ragazza. Daria aveva sempre accolto tutti: amici, parenti e anche sconosciuti, offrendo un sorriso, un buon pasto, una tazza di tè e qualche parola di conforto. Questa volta, però, la visita era speciale: —Buongiorno, Daria, sono Mila. Sono… la futura moglie di tuo marito, — dichiarò la sconosciuta. —Davvero interessante — rispose, sorpresa, Daria — Da quanto tempo Ivan è promesso sposo a te? —Da tanto, ma ormai non possiamo più nascondere tutto. Io e Ivan aspettiamo un bambino, — rispose Mila senza scomporsi. —Classica storia: moglie, amante, figlio illegittimo… Sai che io e Ivan abbiamo un matrimonio in chiesa, per sempre? Abbiamo dei figli, — ribadì Daria. —Lo so tutto, so che potete sciogliere il matrimonio. Ivan non ti è stato fedele, ho controllato: è permesso, — la incalzava Mila. —Senti, ragazza, non ti conviene rovinare una famiglia che non è la tua! Nonostante la rabbia, Daria scacciò Mila. Quella sera, Daria preparò una buona cena per Ivan. Solo allora trovò il coraggio: —Ivan, sei innamorato? —Lo sono, — confessò lui. —Oggi è venuta da me la tua nuova fiamma. È una cosa seria? —Sono un vigliacco, Daria! Non posso vivere senza Mila. Ho provato a lasciarla, ma niente… Perdonami, lasciami andare! —Vai… — rispose Daria, sapendo che non servono drammi: la vita decide per tutti. Ivan andò via. Daria cercò consiglio dal parroco. Il prete ascoltò tutto e alla fine disse: —Figlia mia, l’amore sopporta ogni cosa, non finisce mai. Ma hai il diritto di chiedere l’annullamento: tuo marito è caduto in tentazione. Oppure puoi perdonare, pregare, aspettare. Le vie del Signore sono misteriose… Dopo due mesi, Daria scoprì di aspettare un altro bambino, figlio di Ivan. Lo prese come un segno e con questa speranza visse fino al parto. Nacque così il piccolo Giovanni, detto “Gian”, nella speranza, suggerita dalla madre di Daria, che Ivan tornasse. Ivan non dimenticava i figli maggiori e spesso li coinvolgeva in viaggi e regali, passando somme di denaro a Daria, che però proibì ai bambini di parlare del nuovo fratellino con Ivan. Ma la piccola Sofia raccontò tutto durante una visita. Ivan, convinto che Daria avesse un nuovo amore, non pensò mai che Gian fosse suo figlio… Mila, intanto, perse una figlia durante il parto. Un’altra gravidanza non andò a buon fine. Mila soffriva e decise di prendersi una pausa dalla maternità, ma il destino aveva altri progetti. In casa di Daria, tornò Valerio, il corteggiatore dei tempi dell’università. Non si era mai sposato. Un giorno si incontrarono sull’autobus e così Daria lo invitò a casa sua: per la prima volta dopo tanto tempo sentì il bisogno di confidarsi. Valerio ascoltò, portò doni ai bambini, e nella sincerità di quella serata ricevette un bacio di gratitudine. Daria fu chiara: —Puoi venire a trovarci, ma io aspetto mio marito. Niente oltre l’amicizia. Valerio fu felice comunque: meglio di niente. Intanto, Mila diede alla luce una bambina sana, Bojena, “benedetta” per nome e per destino. Ivan ne fu entusiasta, e Mila, ripensando al passato, capì l’amarezza della felicità rubata. Passarono cinque anni e Mila si ammalò gravemente. Ivan la portò in ospedale; i medici persero le speranze e la rimandarono a casa. Mila allora disse a Ivan: —Portami da tua moglie. Ti prego. Daria accolse Mila, la quale, tra le lacrime, le chiese di prendersi cura di Bojena. Daria l’abbracciò e rispose: —Non è Dio che punisce, ce la cerchiamo da soli… Io ti ho perdonata da tempo! Valerio fu la presenza più premurosa al fianco di Mila. Giorno dopo giorno le ridiede speranza, fino a quando, dopo mesi, Mila tornò a sorridere. Mila cominciò ad amare Valerio e a riconoscere a Ivan e Daria la grandezza del loro cuore. Un giorno Mila annunciò: —Daria, Ivan, io, Bojena e Valerio ora ve ne siamo grati e vi salutiamo. Grazie per tutto quello che avete fatto per noi. Ivan e Daria rimasero a guardarsi mentre Mila e Valerio lasciavano la casa. Poco tempo prima, Ivan aveva chiesto a Daria: —Voglio stare con te. Accettami. —Come potrei non accettarti? — rispose lei — Forse dovrei scusarmi anch’io, se sono stata una moglie imperfetta. —E Bojena? —Per Bojena il nostro amore resterà sempre aperto, non le farò mai mancare niente, — promise Ivan. Mentre Mila salutava Ivan: —Ama Daria più della tua stessa vita, non farle mai più del male. —I tuoi auguri saranno la mia guida, Mila… E così, fra dolore e perdono, le loro vite proseguirono, insegnando che la pazienza e l’amore riescono a sopportare tutto, anche l’impossibile: AMARE SOFFRENDO, SOPPORTARE AMANDO. Il destino di Ivan, Daria, Mila e Valerio. Una storia italiana di tempeste, tradimenti, separazioni, ritorni e un perdono che sa rinascere, come la vera famiglia, mille volte ancora.

AMARE SOPPORTANDO, SOPPORTARE AMANDO

Io, Giovanni, e la mia amata Chiara, ci siamo sposati in chiesa. Ricordo ancora perfettamente quel giorno. La processione nuziale si avvicinava alla basilica di Santa Maria Maggiore, i parenti e gli amici sorridenti e, allimprovviso, scoppiò un temporale estivo, di quelli che in Toscana arrivano senza preavviso e sembrano voler lavare via ogni traccia di felicità. La raffica di vento fu così forte che portò via il velo di Chiara, facendolo volare alto, quasi fosse un palloncino, e poi lo lasciò cadere in una pozzanghera fangosa. Mamma mia sentii esclamare tutti. Subito corsi verso la pozzanghera, ma il velo era già infradiciato.

Chiara, sconvolta, urlò:
Giovanni, lascia stare! Non voglio indossare quel velo!

Le vecchine sedute sugli scalini della chiesa subito iniziarono a bisbigliare. Eh, si sa, queste nozze già partono con la tempesta: sarà così tutta la vita per loro

Al volo, dalla bottega di fronte, comprarono per Chiara un fiore bianco finto che le appuntammo tra i capelli. Non cera tempo per cercare un nuovo velo, non potevamo certo arrivare in ritardo al nostro matrimonio!

Poi noi due, freschi sposi, in piedi nel vestibolo davanti allaltare, tenevamo in mano le candele del rito, pronti a pronunciare le promesse nuziali davanti a Dio. Ma, prima di arrivare in chiesa, avevamo già firmato in Comune, con una cerimonia grande per parenti e amici. Per Dio, però, eravamo ormai una cosa sola.

Dopo tre anni di matrimonio, avevamo già due bambini: la nostra piccola Sofia e il fratellino, Matteo. Vivevamo la nostra routine familiare, una piccola casa a Siena, nessun pensiero e tanti sogni semplici.

Dieci anni dopo, però, accadde qualcosa di inaspettato. Suonò alla porta una ragazza.

Io e Chiara abbiamo sempre accolto tutti in casa, conosciuti e sconosciuti: mai mancava un caffè, una fetta di ciambellone, una parola gentile. Ma quella volta la visita fu diversa. La ragazza arrivò mentre io ero fuori e Chiara aprì la porta con la sua consueta gentilezza.

Chiara racconta che subito notò la bellezza e la freschezza della ragazza, i lineamenti raffinati: era ovvio che avesse poco più di ventanni.

Buongiorno, Chiara. Mi chiamo Mirella. Sono la futura moglie di tuo marito, disse senza vacillare.

Chiara rimase esterefatta.
Ma guarda. E da quanto Giovanni è in lista dattesa per il matrimonio con te? domandò, senza perdere la calma.

Da un bel po. Ma ora non posso più aspettare: aspettiamo un figlio io e lui, tagliò corto Mirella.

Tipica storia la moglie, lamante, il figlio fuori dal matrimonio Ma lo sai che io e Giovanni siamo sposati in chiesa? Abbiamo dei figli insieme, tentò di riportarla alla ragione Chiara.

So tutto. Ma tra me e lui è amore vero, e per sempre! Potete divorziare anche in chiesa, sì, sì! Lui non ti è fedele. Ho già chiesto informazioni, si può fare, incalzò Mirella.

Senti ragazza! Ti sconsiglio di mettere il naso nella nostra famiglia. Ci penseremo noi ai nostri problemi di fedeltà e damore! Puoi andare adesso, la liquidò Chiara, seccata.

Mirella alzò le spalle e se ne andò. Quando la porta si richiuse, Chiara era furiosa. Ma guarda questa! Crede di conquistare Giovanni mettendo zizzania in casa mia?

Iniziò così a ricordare che Giovanni, da un po’, si comportava in modo strano: trattenuto fino a tardi in ufficio, trasferte improvvise, weekend di pesca (mai avuto la passione prima) I segnali cerano tutti, e la crisi nellaria era innegabile. Ma Chiara cercava di scacciare quei pensieri neri, continuando a sperare che tutto fosse solo una sua fantasia.

La sera, quando Giovanni rientrò, Chiara imbandì la tavola, sapendo bene che prima si placa la fame del marito, poi si risolvono i problemi. Alla fine della cena, gli chiese dritto:
Giovanni, sei innamorato?

Ci fu un attimo di silenzio.
Sì, Chiara lo sono, la voce di lui era bassa, quasi un sussurro.
Oggi è venuta da me la tua amante. È una cosa seria? lei temeva la risposta.

Sono uno sciocco! Ma non posso vivere senza Mirella! Ho cercato di troncare, non ci riesco! Lasciami andare, Chiara mi supplicò.

Vai gli concesse Chiara, consapevole che ormai era inutile tirare in ballo i figli o la coscienza. Alla fine, la vita decide per tutti.

E così, se ne andò a vivere con Mirella. Chiara si rifugiò tra le braccia della fede: andò subito a parlare con don Marco, il parroco. Lui la ascoltò con pazienza e le disse:
Figlia mia, lamore sopporta ogni cosa, e non svanisce mai! Ma hai diritto a separarti oppure a perdonare e pregare, aspettando. Il Signore sa sempre cosa fare

Due mesi dopo, Chiara scoprì di aspettare un altro bambino, figlio di Giovanni. Se ne rallegrò, vedendolo come un segno del destino, quasi una promessa che Giovanni un giorno sarebbe tornato. Quel pensiero la consolava lungo tutta la gravidanza.

Quando nacque il bimbo, la mamma di Chiara le suggerì il nome Giovanni, come il papà. Chissà che un giorno il tuo Giovanni non ritorni.

Per fortuna, la nonna restò sempre vicina, curando Sofia, Matteo e il piccolo Giovanni. Giovanni padre non dimenticava gli altri figli: portava regali, li portava al mare, e mandava soldi in busta chiusa a Chiara.

Chiara aveva vietato ai figli di dire a papà della nascita del fratellino, ma Sofia, appena fu in visita da lui, non seppe trattenersi e glielo raccontò tutto entusiasta. Giovanni pensò che Chiara avesse rifatto la sua vita e che il piccolo non fosse figlio suo. Gli si strinse il cuore, ricordando la loro felicità perduta.

Nel frattempo, Mirella ebbe molti problemi di salute: la sua prima gravidanza si concluse tragicamente e anche la seconda non andò a buon fine. Mirella comparve stremata e Giovanni si prese cura di lei in tutto e per tutto, combattuto tra il senso di colpa e la pena per la moglie malata.

Intanto, nella vita di Chiara ricomparve un ex compagno d’università, Valerio. Quando studiavano insieme a Firenze, lui le aveva chiesto di sposarlo appena dopo la laurea, ma Chiara lo aveva sempre visto solo come un amico: troppo insistente, poco autoironico, sempre adorato dalla mamma Ma tra le ragazze del corso era gettonatissimo.

Un giorno autunnale e piovoso, mentre tornava a casa in autobus, Valerio si sedette accanto a Chiara. Si riconobbero subito e Chiara, finalmente, tornò a sorridere. Invitarono Valerio a cena, lui portò vino, dolci e giochi per i bambini. Tra un bicchiere e laltro, confidata come non mai, Chiara sfogò tutto il dolore sul suo fedifrago. Valerio era un ascoltatore gentile, rassicurante. Chiara, alla fine, lo baciò sulla guancia per ringraziarlo della sua presenza.

Scoprì che Valerio non si era mai sposato, non aveva figli. Da quel giorno tornò spesso da Chiara, portando regali ai bimbi e fiori a lei, ma accettando le sue condizioni:
“Puoi venire, ma io aspetto mio marito. Nessuna confidenza inopportuna.”
Valerio era felice lo stesso e trattava tutti come una vera famiglia adottiva.

Nel frattempo, a casa di Giovanni e Mirella, finalmente nacque una bimba sana, Benedetta che il Signore ci benedica e Mirella si gettò anima e corpo nella maternità. Tuttavia, sempre più spesso ricordava la dura conversazione con Chiara; aveva capito finalmente il peso del dolore che aveva causato. Desiderava quasi inginocchiarsi e chiedere perdono! Giovanni adorava la piccola Benedetta, si prendeva cura di lei in ogni attimo libero, e Mirella non poteva essere più felice del padre che era diventato.

Gli anni passarono. I figli crescevano, i giorni scivolavano via. Dopo cinque anni, Mirella si ammalò gravemente: aveva appena trentanni. Giovanni era disperato. Medici, visite costose, ospedali Mirella si preparava a lasciare questa terra.

Quando fu chiaro che non cera più nulla da fare, Mirella chiese a Giovanni di portarla da Chiara.
Senza esitazione, Giovanni la prese in braccio e la portò nella vecchia casa, dove tutti la accolsero. Chiara le mostrò il letto. Fateci parlare da sole, mormorò Mirella con un filo di voce.
Si sedettero insieme e Mirella, tra le lacrime, disse:
Perdonami, Chiara. Ho portato solo guai nella tua vita. Ti supplico, prenditi cura di Benedetta giurami che crescerai lei insieme a Giovanni, che non la lascerai sola.

Chiara le prese la mano con affetto.
Mirella, il Signore non punisce, siamo noi a farlo con le nostre scelte. Io ti ho già perdonata da tempo. Benedetta farà parte di questa famiglia finché avrai bisogno. Per voi cè sempre posto qui. Vedrai, ti rimetterai in piedi. Basta non perdere la speranza e la fede.

Da quel giorno, la nostra casa si riempì ancor più di vita: tutti, compreso Valerio, si presero cura di Mirella, portandole conforto e allegria. Valerio, anzi, si affezionò tantissimo, trovando in lei una nuova ragione di vita e vedendo in Benedetta una creatura da proteggere come una figlia.

Mirella trovava la forza di lottare, aggrappandosi alla nuova serenità. Trascorsero mesi di cure dolorose, ma a poco a poco Mirella ricominciò a camminare e a vivere, sia pure in modo fragile.

Col tempo, si innamorò di Valerio, che lamava a sua volta con una dedizione autentica. Capì che il passato non poteva essere cambiato, ma il futuro sì. Sperava solo di guarire completamente, di poter ricambiare quell’affetto puro.

E arrivò il giorno delladdio. Mirella, davanti a tutti a tavola, annunciò:
Chiara, Giovanni, io, Benedetta e Valerio vi ringraziamo per tutto. Senza il vostro aiuto ora non saremmo qui. Vi porteremo per sempre nel cuore.

Io e Chiara ci guardammo negli occhi: avevamo capito che tra Valerio e Mirella era nato un sentimento vero.

Tempo prima, io e Chiara già avevamo affrontato quellargomento spinoso:
Chiara, qualsiasi cosa succeda, io voglio e devo stare con te. Hai dimostrato un cuore grande come lItalia intera. Mi perdoni? Aiutiamoci a crescere i nostri tre figli insieme ti chiedo scusa in ginocchio.

Chiara mi abbracciò.
Come potrei non perdonarti? La vita insegna sempre: impariamo ogni giorno, anche dai nostri errori.

Solo una domanda rimaneva:
E Benedetta? È tua figlia, devi esserci sempre per lei!

Sempre. Benedetta avrà sempre un posto nel mio cuore e in questa famiglia.

Quando Mirella, Valerio e Benedetta si prepararono a partire, Mirella si avvicinò a me:
Ama Chiara più della vita, non farle mai del male. Ti ricorderò sempre, Giovanni.

Sii felice, Mirella, le risposi e così, la nostra storia riaprì il suo cerchio, con il perdono, lamore e una famiglia che, nonostante tutto, trovò sempre il modo di restare unita.

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AMARE SOFFRENDO, SOPPORTARE AMANDO Il matrimonio di Ivan e Daria era stato celebrato in chiesa. Nel giorno delle nozze, mentre il corteo si avvicinava alla chiesa, una furiosa tempesta estiva, sorta dal nulla, strappò il velo dalla sposa e lo fece volare in alto, prima di farlo ricadere in una pozzanghera fangosa davanti agli occhi esterrefatti degli ospiti. Daria, sconvolta, ordinò al futuro marito: —Ivan, lascia stare! Questo velo non lo voglio più indossare! Le comari in piazza, davanti alla chiesa, subito a mormorare: —Per questi giovani, la vita sarà tutta un temporale! In tutta fretta comprarono a Daria un fiore finto dal negozio sotto casa e lo sistemarono nei capelli: non si può certo far tardi al proprio matrimonio! Davanti all’altare, Ivan e Daria tennero le candele, si scambiarono le promesse per Dio, mentre poco prima avevano firmato al Comune e festeggiato con tutti i parenti, per la società… Dopo tre anni erano già genitori di Sofia e Antonio, una vita normale, fatta di piccoli gesti e famiglia. Ma, dieci anni dopo, bussò alla porta una ragazza. Daria aveva sempre accolto tutti: amici, parenti e anche sconosciuti, offrendo un sorriso, un buon pasto, una tazza di tè e qualche parola di conforto. Questa volta, però, la visita era speciale: —Buongiorno, Daria, sono Mila. Sono… la futura moglie di tuo marito, — dichiarò la sconosciuta. —Davvero interessante — rispose, sorpresa, Daria — Da quanto tempo Ivan è promesso sposo a te? —Da tanto, ma ormai non possiamo più nascondere tutto. Io e Ivan aspettiamo un bambino, — rispose Mila senza scomporsi. —Classica storia: moglie, amante, figlio illegittimo… Sai che io e Ivan abbiamo un matrimonio in chiesa, per sempre? Abbiamo dei figli, — ribadì Daria. —Lo so tutto, so che potete sciogliere il matrimonio. Ivan non ti è stato fedele, ho controllato: è permesso, — la incalzava Mila. —Senti, ragazza, non ti conviene rovinare una famiglia che non è la tua! Nonostante la rabbia, Daria scacciò Mila. Quella sera, Daria preparò una buona cena per Ivan. Solo allora trovò il coraggio: —Ivan, sei innamorato? —Lo sono, — confessò lui. —Oggi è venuta da me la tua nuova fiamma. È una cosa seria? —Sono un vigliacco, Daria! Non posso vivere senza Mila. Ho provato a lasciarla, ma niente… Perdonami, lasciami andare! —Vai… — rispose Daria, sapendo che non servono drammi: la vita decide per tutti. Ivan andò via. Daria cercò consiglio dal parroco. Il prete ascoltò tutto e alla fine disse: —Figlia mia, l’amore sopporta ogni cosa, non finisce mai. Ma hai il diritto di chiedere l’annullamento: tuo marito è caduto in tentazione. Oppure puoi perdonare, pregare, aspettare. Le vie del Signore sono misteriose… Dopo due mesi, Daria scoprì di aspettare un altro bambino, figlio di Ivan. Lo prese come un segno e con questa speranza visse fino al parto. Nacque così il piccolo Giovanni, detto “Gian”, nella speranza, suggerita dalla madre di Daria, che Ivan tornasse. Ivan non dimenticava i figli maggiori e spesso li coinvolgeva in viaggi e regali, passando somme di denaro a Daria, che però proibì ai bambini di parlare del nuovo fratellino con Ivan. Ma la piccola Sofia raccontò tutto durante una visita. Ivan, convinto che Daria avesse un nuovo amore, non pensò mai che Gian fosse suo figlio… Mila, intanto, perse una figlia durante il parto. Un’altra gravidanza non andò a buon fine. Mila soffriva e decise di prendersi una pausa dalla maternità, ma il destino aveva altri progetti. In casa di Daria, tornò Valerio, il corteggiatore dei tempi dell’università. Non si era mai sposato. Un giorno si incontrarono sull’autobus e così Daria lo invitò a casa sua: per la prima volta dopo tanto tempo sentì il bisogno di confidarsi. Valerio ascoltò, portò doni ai bambini, e nella sincerità di quella serata ricevette un bacio di gratitudine. Daria fu chiara: —Puoi venire a trovarci, ma io aspetto mio marito. Niente oltre l’amicizia. Valerio fu felice comunque: meglio di niente. Intanto, Mila diede alla luce una bambina sana, Bojena, “benedetta” per nome e per destino. Ivan ne fu entusiasta, e Mila, ripensando al passato, capì l’amarezza della felicità rubata. Passarono cinque anni e Mila si ammalò gravemente. Ivan la portò in ospedale; i medici persero le speranze e la rimandarono a casa. Mila allora disse a Ivan: —Portami da tua moglie. Ti prego. Daria accolse Mila, la quale, tra le lacrime, le chiese di prendersi cura di Bojena. Daria l’abbracciò e rispose: —Non è Dio che punisce, ce la cerchiamo da soli… Io ti ho perdonata da tempo! Valerio fu la presenza più premurosa al fianco di Mila. Giorno dopo giorno le ridiede speranza, fino a quando, dopo mesi, Mila tornò a sorridere. Mila cominciò ad amare Valerio e a riconoscere a Ivan e Daria la grandezza del loro cuore. Un giorno Mila annunciò: —Daria, Ivan, io, Bojena e Valerio ora ve ne siamo grati e vi salutiamo. Grazie per tutto quello che avete fatto per noi. Ivan e Daria rimasero a guardarsi mentre Mila e Valerio lasciavano la casa. Poco tempo prima, Ivan aveva chiesto a Daria: —Voglio stare con te. Accettami. —Come potrei non accettarti? — rispose lei — Forse dovrei scusarmi anch’io, se sono stata una moglie imperfetta. —E Bojena? —Per Bojena il nostro amore resterà sempre aperto, non le farò mai mancare niente, — promise Ivan. Mentre Mila salutava Ivan: —Ama Daria più della tua stessa vita, non farle mai più del male. —I tuoi auguri saranno la mia guida, Mila… E così, fra dolore e perdono, le loro vite proseguirono, insegnando che la pazienza e l’amore riescono a sopportare tutto, anche l’impossibile: AMARE SOFFRENDO, SOPPORTARE AMANDO. Il destino di Ivan, Daria, Mila e Valerio. Una storia italiana di tempeste, tradimenti, separazioni, ritorni e un perdono che sa rinascere, come la vera famiglia, mille volte ancora.
Un uomo si è seduto accanto a me sull’aereo e non si è vergognato affatto di insultarmi per il mio peso – ma alla fine del volo si è profondamente pentito