Il matrimonio era previsto tra una settimana quando lei mi disse che non voleva più sposarsi. Avevamo già saldato tutto: la location a Firenze, i documenti, le fedi, perfino una parte del ricevimento con i parenti. Mesi interi avevo speso pianificando ogni minimo dettaglio.
Durante la nostra relazione ero convinto di comportarmi come si deve. Lavoravo a tempo pieno e ogni mese mettevo da parte circa il 20% del mio stipendio in euro per lei per il parrucchiere, la manicure, o qualunque cosa desiderasse. Non perché lei non avesse un suo lavoro aveva un suo stipendio che spendeva liberamente ma perché sentivo che, come uomo e partner, questo era il mio dovere. Non le ho mai chiesto soldi per pagare le bollette. Pagavo le uscite, i ristoranti, il cinema, le gite fuori porta tutto quanto.
Lanno precedente al matrimonio avevo fatto un grande gesto: avevo proposto di portare tutta la sua famiglia al mare, in Liguria. Non solo i genitori e i fratelli, ma anche i nipoti e due cugini. Eravamo in tanti. Per riuscirci, feci straordinari, smisi di comprarmi cose, risparmiai per mesi. Quando finalmente partimmo, pagai io per lalloggio, il viaggio, la spesa tutto. Lei sembrava felice, la sua famiglia mi era grata. Nessuno avrebbe immaginato che per lei tutto questo non avesse alcun valore.
Quando mi disse che voleva chiudere, spiegò che ero stato troppo. Che cercavo un amore, unattenzione, una vicinanza che lei non riusciva a darmi. Che volevo abbracciarla, scriverle, sapere come stava in ogni momento. Che lei era sempre stata più fredda e che la stavo soffocando. Mi disse che pretendevo cose che lei non poteva offrirmi.
Aggiunse anche qualcosa che non aveva mai confessato prima: in realtà non aveva mai voluto sposarsi. Aveva accettato la proposta perché, secondo lei, io avevo insistito troppo. Il fatto che avessi coinvolto i suoi genitori alla cena in trattoria, dove le avevo chiesto la mano davanti a tutti, la fece sentire messa con le spalle al muro. Per me era stato un gesto romantico, per lei una trappola. Disse che non aveva potuto rifiutare in pubblico.
Cinque giorni prima del matrimonio civile, con tutto ormai pronto, decise di confessarmi la verità. Mi spiegò che si era sentita costretta a vivere una vita che non voleva. Che tutte le attenzioni e le premure la facevano sentire a disagio, in debito, imprigionata. Preferiva andarsene piuttosto che vivere qualcosa che non sentiva suo.
Dopo quella conversazione, se ne andò. Non ci furono grida, né riconciliazioni, né tentativi di recuperare. Rimasero solo i contratti firmati, le spese già sostenute, i sogni infranti e una cerimonia annullata. Lei rimase ferma nella sua decisione. Tutto finì così.
Quella è stata la settimana in cui ho capito che essere luomo che provvede a tutto, risolve ogni problema ed è sempre presente, non garantisce che qualcuno voglia restare al tuo fianco. Nella vita, non basta dare tutto: bisogna soprattutto ascoltare i desideri e la libertà dellaltro.






