25 marzo
Appena varcata la soglia del ristorante, ho sentito qualcosa che non andava. Era troppo vuoto per essere venerdì sera, le luci fin troppo soffuse, e il maître aveva un sorriso troppo studiato. Lorenzo, persino più silenzioso del solito, mi stringeva forte la mano.
Il vostro tavolo, ci ha indicato con cortesia il cameriere, accompagnandoci in una saletta privata. Centinaia di candele scintillavano nella penombra, disegnando strane ombre su una tovaglia bianca come la neve. Al centro, un enorme mazzo di rose rosse le mie preferite. Una melodia dolce veniva da qualche angolo nascosto.
Lorenzo, ho sussurrato, confusa, cosa sta succedendo?
Al posto di una risposta, lui si è inginocchiato, e tra le sue mani tremanti è apparso un anello.
Bianca Rossi, ha pronunciato solennemente, ho pensato a lungo a come rendere questo momento indimenticabile. Poi ho capito non importa dove o come. Conta solo una cosa: vuoi diventare mia moglie?
Ho guardato il suo volto emozionato, la ciocca ribelle e il sorriso timido, e unimmensa dolcezza mi ha invaso il cuore.
Sì, ho sussurrato. Certo che sì!
Lanello è scivolato al suo posto. Mi sono stretta forte a Lorenzo, respirando il suo profumo familiare, pensando che questa era la felicità semplice: chiara come una giornata di sole.
Ma già una settimana dopo la pace è svanita.
Come sarebbe a dire… da soli? ha protestato la signora Leonarda Lorenzi, sistemando i capelli con gesti nervosi. Ma non sta né in cielo né in terra! Il matrimonio è una cosa seria, ci vuole esperienza, saggezza femminile. Io ho già trovato una location meravigliosa
Mamma, lha interrotta dolcemente Lorenzo, apprezziamo il tuo aiuto, ma vorremmo organizzare tutto da soli.
Da soli? ha incrociato le braccia, allarmata. Ma non sapete nulla! Guarda mia nipote
Nel frattempo io osservavo Leonarda Lorenzi mentre percorreva il salotto, inarrestabile nel parlare di tradizioni, buone maniere e apparenza davanti alla gente. Scrutava la stanza come se volesse spostare i mobili o rifare la tappezzeria.
Mamma, prova a spiegare Lorenzo, abbiamo già deciso. Abbiamo scelto Il Gelsomino Bianco, lo conosci?
Leonarda Lorenzi ha arricciato il naso come se sentisse cattivo odore.
Il Gelsomino Bianco? Quel posto così moderno? No, no, solo Classico! Hai presente che lampadari! E le tovaglie, il direttore poi è un mio vecchio amico…
Mamma, stavolta la voce di Lorenzo è dura, pagheremo noi per tutto. E faremo la festa dove più ci piace.
Leonarda Lorenzi è rimasta senza parole. Ha alzato il mento:
Fate come volete. Ma non dite che non ve lavevo detto.
È uscita lasciando dietro di sé una scia di profumo costoso e la sensazione netta che la tempesta stesse per scoppiare.
Mi dispiace, mi ha abbracciato Lorenzo sfoggiando un sorriso colpevole. Mia madre è piuttosto passionale.
Sono rimasta in silenzio. Dentro di me qualcosa sussurrava che non era che linizio.
E infatti.
Le settimane successive sono state una guerra di frecciatine e polemiche sottintese.
Leonarda Lorenzi sapeva trovare difetti in tutto: dai fiori alle sedie.
Peonie rosa? scuoteva la testa A settembre? Solo calle bianche! E per larco serve una decorazione più importante. E la musica davvero volete quegli amatoriali? Ho già contattato un quartetto del conservatorio
Stringevo i denti, salvata solo dalla presenza rassicurante di mia madre, la calma e saggia Teresa Rossi.
Non ci pensare, mi consolava quando, stremata dallennesima disputa, correvo da lei a sfogarmi. Sei la sposa. Tocca a te decidere. È solo che tua futura suocera non accetta che suo figlio sia ormai adulto.
Ma la vera battaglia si è scatenata per il dolce.
Ma per favore! agitava davanti a noi il catalogo della pasticceria Tre piani? Dove sono le rose di zucchero? Dove le figurine degli sposi?
Mamma, rispondeva sconsolato Lorenzo vogliamo una torta semplice, elegante. Senza fronzoli.
Semplice? quasi le veniva da piangere Vuoi far fare brutta figura a tua madre? Che dirà la città? Avete visto, il figlio dellarchitetta con la torta da mensa!
Non ce lho fatta più. Ho alzato gli occhi e detto:
Leonarda Lorenzi, sia chiaro: è il nostro matrimonio. Non il suo.
Il silenzio è calato nella stanza.
Leonarda è sbiancata, poi arrossita, poi si è alzata di scatto:
Beh, ha borbottato, vedo che qui sono inutile. Fate come desiderate!
La porta ha tremato al suo passaggio, quasi crollava il vetro.
Ecco, ha sospirato Lorenzo si è offesa.
Sono rimasta muta. Ho sentito un peso invadere la mia anima.
Due giorni dopo è successo lincredibile.
Entrando in atelier per la prova finale dellabito, ho sentito la receptionist parlare al telefono:
Sì, signora Leonarda Lorenzi, il suo vestito sarà pronto in tempo. Che sfumatura elegante crema chiara, come quella della sposa…
Mi si è annebbiata la vista. Sono corsa via senza nemmeno misurare labito, e con le mani tremanti ho composto il numero di mamma.
Mamma, la voce rotta dal pianto, lo fa apposta Vuole rovinare tutto Si è comprata un abito come quello della sposa
Calmati, la voce di Teresa Rossi era ferma, non piangere, amore. Ci penso io.
Ma come? ho gemuto.
Fidati di me, vedrai che andrà tutto bene.
La comunicazione si è interrotta lasciandomi sola, con un senso di disgusto crescente. Mancavano solo tre giorni alle nozze, e io non avevo più voglia di festeggiare.
La mattina delle nozze è cominciata con la pioggia. Stavo lì, alla finestra, a guardare le gocce sfiorare i vetri, mentre attorno le truccatrici confabulavano in una nuvola di voci ovattate.
Bianca, non girarti, ha ordinato la parrucchiera, alla terza battaglia con un ricciolo ribelle ecco, ora va
Sono rimasta immobile. Un solo pensiero martellava: che abito avrebbe indossato oggi Leonarda Lorenzi? Lo avrebbe fatto davvero?
Tesoro! è entrata in camera mamma Teresa. Fammi vedere questa meraviglia.
Mi sono volta. Mamma si è fermata sulla soglia con le mani sulle guance:
Sei bellissima!
Mamma ho cercato il suo sguardo carico dansia hai pensato a qualcosa?
Risponde solo con un sorriso enigmatico:
Tranquilla. Oggi è la tua giornata. Nessuno la rovinerà.
Al Comune, lagitazione mi impediva addirittura di pensare.
Tutto era un caleidoscopio: la marcia nuziale, la voce della funzionaria, gli occhi lucenti di Lorenzo, i lampi delle fotocamere.
Lanello scivolava a fatica mani tremanti ma alla fine è andato su.
Vi dichiaro marito e moglie!
Il primo bacio da sposati è stato fugace: cercavo tra la folla la sfumatura crema chiara dellabito rivale.
Ma Leonarda Lorenzi non cera.
Verrà direttamente in ristorante, mi ha sussurrato Lorenzo, leggendo il mio pensiero. Sta facendo la piega ai capelli
Ho annuito, sentendo crescere lansia nello stomaco.
Al ristorante ci hanno accolto tra gli applausi.
Il Gelsomino Bianco era oltre ogni aspettativa: tovaglie nivee, lampadari di cristallo, fiori ovunque.
Per un attimo ho dimenticato tutto: la sala era perfetta.
Gli ospiti si sono accomodati, i camerieri scivolavano veloci con i calici di prosecco.
Seduta accanto a Lorenzo, rispondevo quasi in automatico agli auguri, ancora con gli occhi fissi alla vetrata.
Finalmente una Mercedes nera si è fermata allingresso. Mi sono aggrappata alla mano di mio marito:
Ecco
Dallauto è scesa Leonarda Lorenzi. Indossava proprio quell’abito: color crema chiaro, ricamato di cristalli, quasi indistinguibile da quello della sposa.
Ecco fatto… ha sussurrato Lorenzo.
Ma Leonarda non ha fatto in tempo a varcare la sala, perché allimprovviso è spuntato un giovane cameriere con un vassoio. Lha urtata maldestramente, e un liquido rosso scuro ha macchiato il vestito da cima a fondo.
Oddio, mi scusi! si è disperato il cameriere, cenciando con un tovagliolo Che pasticcio! È è salsa di amarene Mamma mia che situazione!
Leonarda è rimasta immobile come una statua di sale. Il suo viso ha cangiato tutti i colori possibili; io, distinto, mi sono voltata.
Scusate, torno subito, è riuscita a farfugliare.
È risalita in auto in tutta fretta. Ho incrociato lo sguardo di mia madre Teresa: stava sistemando allegramente un vaso di fiori, con solo un accenno di sorriso sulle labbra.
Sai, mi ha confidato Lorenzo sottovoce, quasi mi fa piacere che sia successo.
Lho guardato sorpresa.
Sorrideva senza allegria:
Vederla mettere il naso ovunque anche oggi, non poteva evitare di voler primeggiare.
Lorenzo
No, davvero, mi ha stretto le dita. Sono esausto da anni, di tutte queste intromissioni. Voglio solo essere io a scegliere la mia vita.
Mi sono appoggiata alla sua spalla.
Fuori pioveva ancora fitto, ma avevo improvvisamente trovato una quiete splendida.
Leonarda Lorenzi non è più rientrata. Ma noi abbiamo danzato, riso, accolto gli abbracci e ci siamo sentiti finalmente felici.
Quanto al suo abito certe volte il destino sa sistemare le cose a modo suo. Anche se centrano la salsa di amarene, un cameriere e la mamma della sposa.





