Ma dai, Lucia, non essere pesante! Sono solo venuti i ragazzi a vedere la partita, che ci sarà mai? Non ci vediamo da secoli, dal liceo. Piuttosto, taglia un po di cetriolini e quella finocchiona buona che avevamo preso per San Gennaro. Abbiamo birra, ma da mangiare praticamente niente, la voce di Marco, suo marito, si insinuava dal salotto più forte del ruggito della tele e dalle risate dei tre omoni seduti lì.
Lucia restava sullingresso, le chiavi strette nel pugno. Era appena tornata a casa, sognando solo una cosa: togliersi i tacchi che dopo nove ore di lavoro si erano fatti tagliole, struccarsi e sprofondare sul divano con un romanzo di Camilleri. Aveva avuto una giornata infernale: bilancio annuale, la capa isterica, due ore imbottigliata sul raccordo anulare sotto una pioggia insistente. Tornava verso casa come verso un porto sicuro, la sua oasi. Ma trovò una Stazione Termini nellora di punta.
Le narici le furono colpite dal tanfo acre di birra economica e triglie secche. Nellingresso, proprio sul suo tappeto veneziano preferito, era crollata una montagna di scarpe da uomo, una delle quali tappezzata di fango. Un giubbotto, caduto dalla gruccia, si stendeva a terra come un gabbiano sfinito.
Lucia chiuse gli occhi, cercando di calmare la stretta alle mani. Si fece coraggio e andò in sala. Un quadro surreale si svelò: Marco, suo marito legittimo, era stravaccato in poltrona, mentre il divano era assediato da Vittorio, Pasquale e un altro barbone mai visto. Sul tavolino di cristallo quello che lei lucidava con lo spray che non lascia aloni si ergevano bottiglie, sacchetti di taralli e una coltre di lische su un giornale.
Marco, disse Lucia piano, Avevamo un accordo: niente ospiti senza avvertire in settimana. Sono stanca, voglio solo silenzio.
Marco scrollò la mano, senza guardarla, ipnotizzato dai ventidue milionari che rincorrevano un pallone sullerba.
Ecco, ci risiamo! Stanca, mi fa male la testa. Lucia, non fare lanziana. Ragazzi, ditele qualcosa!
Ma figurati, padrona, facciamo piano! urlò Vittorio, il cui piano era simile a un aereo in decollo. Se segniamo, forse balliamo pure! Dai, unisciti, vuoi una Peroni?
No grazie. Lucia sentì il gelo dellirritazione crescere. Fra dieci minuti voglio qui silenzio e pulizia.
Lucia, non farmi fare brutta figura! Marco si volse finalmente, la faccia rossa e contrariata, Vai in cucina, fai qualcosa. Siamo affamati, magari butta i tortellini. Invece di star lì a fare la statua.
Lucia lo fissò come se lo vedesse per la prima volta. Dieci anni di matrimonio. Dieci anni di casa profumata, ordine, cene a tema, tollerando i sabati in garage, la suocera con i suoi consigli, i calzini sparsi per casa. Ma qualcosa sera rotto. Forse la squama di triglia sul tavolo, forse quel tono: Vai a fare i tortellini.
Senza una parola, Lucia si voltò.
Offesa tutta. Aspetta, si calma e ci porta da mangiare. Il suo carattere! gridò da dietro Marco.
La camera da letto sembrava quasi un luogo senza tempo. Sul comò, il portafoglio di Marco, abitudine da vecchio bar del centro: chiavi, spicci, carte gettati in disordine. Sapeva che il giorno prima gli avevano versato il bonus di fine trimestre. Una bella sommetta che serano detti di mettere da parte per rifare la veranda o, alla peggio, per pneumatici nuovi.
Locchio le cadde sulla carta oro.
Il piano sbocciò subito, audace come una follia notturna. La vecchia, paziente Lucia era sparita. Al suo posto una donna in cerca di rispetto o di compensazione.
Prese la carta. Aprì larmadio e tirò fuori la piccola valigia. Movimenti rapidi, precisi. Due cambi, il pigiama di seta (quello che Marco chiamava la cosa scivolosa), caricabatterie, trousse.
Dal salotto esplose un urlo: Gooooooooal! Le pareti vibrarono, qualcuno balzava sul divano.
Lucia sinfilò il trench, mise le scarpe. Specchiandosi, incrociò uno sguardo incredulo e deciso.
Tortellini, eh? sussurrò al riflesso. Ora ti faccio vedere i tortellini.
Uscì in silenzio. Nessuno sentì la porta: il frastuono della tele copriva la fuga.
Fuori, la notte era umida, eppure Lucia sentì caldo. Ladrenalina le ribolliva nelle vene. Prese il cellulare e chiamò un taxi. Non comfort. Business.
Cinque minuti dopo, una berlina nera si fermò. Lautista, in completo scuro, le aprì la porta.
Buonasera, dove si va?
AllExcelsior, rispose Lucia.
LExcelsior era la reggia delle regge in città: cinque stelle, marmi, portieri con guanti bianchi. Sempre lo aveva ammirato di passaggio, nella sua luce dorata, senza mai pensare di entrarci da protagonista.
Ottima scelta, annuì lautista.
In viaggio, il telefono iniziò a vibrare. Marco. Pubblicità finita, la fame richiamava allordine. Lucia impostò il silenzioso. Lascia pure squillare. Che pensi sia andata per la panna.
Al bancone dellExcelsior, il profumo di orchidee e Chanel N°5. Una cascata di cristalli scintillava dal soffitto. Lucia si avvicinò alla reception. La receptionist, sbocciando in un sorriso, le chiese:
Buonasera, ha una prenotazione?
No, Lucia allungò la carta oro. Voglio una suite. Con jacuzzi, se cè, e vista sul Tevere.
La ragazza non ebbe un attimo di titubanza, dita che scorrevano rapide sulla tastiera.
Abbiamo la “Prestige Suite” al settimo piano. Colazione inclusa, spa aperta h24. La tariffa è duemila euro a notte. Andiamo bene?
Duemila euro. Mezza busta paga, o un terzo del bonus di Marco. La formichina in lei cercò di protestare, ma Lucia la schiacciò senza pietà.
Ottimo, faccia pure, disse con fermezza.
Documento, per favore.
Lucia porse la carta didentità. Bip bip del POS: Pagamento eseguito. Vide Marco, sul divano con i taralli, ricevere ora lsms: Addebito 2000 EUR. HOTEL EXCELSIOR.
Se ne accorgerà subito? Dubitava. Il calcio vince su tutto.
Il portiere la accompagnò in suite. Quando aprirono, Lucia restò in apnea. Più che una stanza, era reggia: letto king size, lenzuola di raso, soggiorno con poltrone da sogno, vasca di marmo delle dimensioni della loro cucina. E la città tutta davanti, nella notte che pulsava.
Sola, Lucia si tolse le scarpe, camminò scalza sul tappeto morbido. Poi, aprì il minibar. Una bottiglietta di Franciacorta costava quanto una cassa di birra dei ragazzi.
E che sarà mai, sussurrò aperta la bottiglia.
Versò lo spumante, si accomodò in poltrona, accese il cellulare. Quindici chiamate perse. Tre messaggi.
Lucia, dove sei?
Al supermercato? Prendi maionese!
Lucia, dove sei finita? Qui la fame spopola!
Nessuna preoccupazione, solo richieste. Lucia bevve il Franciacorta ghiacciato, sentendosi finalmente bene.
Scattò un altro messaggio.
Lucia, qui cè un addebito strano. Duemila euro. Che hai comprato? Non trovo la carta. Sei stata tu? Rispondi subito!
Lo aveva notato. Lucia fece un sorriso e compose il numero del room service.
Buonasera. Vorrei la cena in stanza, sì, lo so che è tardi. Ma sono affamata. Uninsalata di mare, una tagliata di manzo media cottura, e… tiramisù. E una bottiglia di Chianti, buono, mi raccomando. Addebitate tutto sul conto.
Nel bagno lasciò scorrere lacqua, versò sali profumati. Il cellulare squillava di nuovo. Marco non mollava.
Lucia rispose quando già la schiuma le accarezzava le spalle.
Pronto?
Lucia! Ma sei impazzita?! urlò Marco. Dallaltra parte, il silenzio. Gli amici avevano annusato aria di tempesta. Dove sei? Cosè tutto sto addebito? Hai preso una pelliccia di notte?
No, caro, non una pelliccia Lucia rispose calma, con voce pastosa ho comprato rispetto e silenzio. Sono in hotel.
In hotel?! Ma perché?
Perché a casa mia cera un mercato ittico e puzza di triglia. E io, come ti ho detto, ero stanca. Ti avevo pregato di non portare gente. Tu non ascolti. Tu hai detto: “Fai i tortellini. Beh, io non voglio i tortellini. Voglio una tagliata e la vasca con la schiuma.
Ma ti sei fatta di qualcosa? Marco tremava. Torna subito! Sono soldi nostri! Era per la veranda!
La veranda può aspettare. I miei nervi no. Ora arriverà anche laddebito della cena. Non spaventarti, saranno sette-cento euro, più o meno.
Settecento euro?! Lucia, sei fuori?! Abbiamo i tortellini nel freezer!
Buon appetito, Marco. Fatti aiutare da Vittorio o Pasquale, sono amici no? Aiutano.
Lucia, basta crisi! Torna subito! E poi i ragazzi stanno andando via.
Davvero? Anche la puzza va via? E i piatti si lavano da soli? No, Marco. Ho pagato una notte, mi godo pure il massaggio domani. Dicono sia fantastico qua.
Massaggio?! E quanto costa ancora? Lucia, è una rapina! Torna, che pulisco tutto io!
Mi fa piacere che scopri il senso della casa. Allenati pure. Torno domani a pranzo. E se urli, rinnovo per unaltra notte. Ho la carta io.
Riattaccò. Spense il cellulare.
Fu il tocco discreto alla porta ad annunciare la cena: cameriere in guanti, tavolino vestito di bianco, posate dargento, profumo di carne arrostita, un dessert regale. Lucia, in accappatoio, mangiava la tagliata guardando le luci di Roma, e per la prima volta in anni si sentiva una Donna, mai una domestica o un elettrodomestico.
La notte fu paradisiaca. Il letto era nuvola, nessuno roncava, nessuno tirava la coperta via. Allalba la filtrarono i raggi sulle tende, Lucia si stiracchiò leggera.
Giù, zona benessere: piscina, hammam, massaggio. La massaggiatrice scuoteva la testa: Signorina, qui tensioni da record. Deve coccolarsi.
Da ora in poi sì, prometteva Lucia, sentendo il corpo sciogliersi.
Uscì dallhotel che era già pomeriggio. Accese il cellulare: decine di messaggi. E uno, ultimo, da Marco: Ho pulito tutto. Ti aspetto. Parliamo.
Prese un altro taxi Business, tornò a casa.
Girò la chiave. Profumava di limone e ammoniaca… e di uomo pentito.
Marco sedeva in cucina con il tè. Casa splendente, nessuna traccia di devastazione. Il tappeto era come nuovo, il pavimento sembrava uno specchio, la stoviglieria in ordine. Persino la stufa profumava.
Marco si alzò in piedi. Era stropicciato, cerchi sotto gli occhi. Forse la notte laveva passata a imprecare contro Vittorio e i taralli.
Sei tornata, sospirò. Lucia, ma lo sai quanto hai speso?
Lucia posò la borsa, tirò fuori la carta, la buttò sul tavolo.
So bene. Tremilaottocento quarantacinque euro. Il prezzo della mia pace e della tua lezione.
Marco si mise la testa fra le mani.
Tremila e rotti… Per una notte! Lucia, erano metà veranda!
Calcola quanto valgono dieci anni di domestica, cuoca e psicologa, Lucia lo fissò negli occhi. Sei abituato a una Lucia comoda: silenziosa, tollerante, cameriera dei tuoi amici. Il mio no mai contava. Ieri ti sei fregato del mio sentire. Hai portato gente quando ti avevo pregato il contrario. Mi hai resa estranea in casa mia.
Marco voleva replicare, si bloccò.
Non lho fatto apposta… mah, i ragazzi insistevano…
La bocca per dire no ce lhai? O per te i ragazzi sono più importanti di tua moglie? La voce di Lucia era bassa ma martellante. Senti, Marco: se succede ancora io non me ne vado in hotel. Me ne vado e ti lascio. E la separazione ti costerà più che una notte di suite.
Marco tacque. Guardava la carta, la moglie, la cucina perfetta. Improvvisamente, vide che non scherzava. Laltra Lucia, quella accomodante, era scomparsa. Davanti a sé una donna rilassata, bella, rischiosamente sconosciuta.
Ok, borbottò, svicolando lo sguardo. Ho esagerato. Anche Vittorio… uno zozzone. Gli ho detto: non venire più.
Bene. Lucia si alzò. Oh, ho fame. Ci sono rimasti tortellini? O li avete finiti tutti?
Marco scattò.
No! Ho… ho fatto il brodo di pollo. Quello in busta, ma con patate. Vuoi?
Lucia trattenne a fatica un sorriso. Brodo liofilizzato: degno di Ercole.
Sì. Metti nel piatto.
Mangiavano in silenzio. Marco ogni tanto spiava la moglie come temendo unaltra esplosione. Lucia sorbiva il brodo, un po troppo salato, pensando a quei tremila euro come il miglior investimento fatto in dieci anni. A volte, per farsi trattare da regina, serve costare davvero tanto, letteralmente.
La sera guardarono un film (Lucia scelse, una storia damore che Marco chiamava sempre stronzate), e lui le si strinse accanto.
Lucia…
Mmm?
Ma era davvero così bello? In hotel?
Un sogno. Jacuzzi, il Tevere, accappatoio morbido…
Magari… esitò Marco. Magari la prossima volta andiamo insieme? Per lanniversario? Ci mettiamo i soldi da parte.
Lucia appoggiò la testa sulla spalla di lui.
Ci andremo. Ma la tua carta la tieni nel portafogli, eh. Non si sa mai: magari mi torna voglia di tagliata alle tre di notte.
Marco rise nervoso, abbracciandola forte.
No, stavolta la tagliata la imparo a fare io. Costa meno.
Sono passati sei mesi. In casa, ospiti solo invitati, solo nel weekend. Marco ha persino iniziato a lavare i piatti da solo. Pare che lombra dellExcelsior e quei duemila euro siano più persuasivi di anni di suppliche.
Lucia, invece, ha aperto un conto: Fondo Invulnerabile. Versa ogni mese un po. Così, per sicurezza. Per ricordare: se serve, lei può sempre prendersi una suite vista Tevere. E questa certezza scalda più dun camino.
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