Il direttore mi ha fatto capire che ero “troppo grande”: così ho detto basta e sono passata ai concorrenti, dove mi hanno offerto uno stipendio più alto

Ecco, signora Marina Altieri, qui mi permetterei di fermarla un attimo. I grafici sono senzaltro eleganti, e i numeri sembrerebbero tornare, però come dirlo con delicatezza trasmettono un senso di monumentalità, quasi daltri tempi. Un che di troppo istituzionale, capisce? Avremmo bisogno di più dinamismo, più novità nello stile.

Massimo, il nostro nuovo responsabile vendite, trentanni appena compiuti, giocherellava annoiato con un iPhone ultimo modello, senza degnare lo schermo del proiettore di uno sguardo. Era uno di quegli manager efficienti, convinti che, prima della loro apparizione in azienda, si vivesse ancora nel Medioevo, e che solo loro potessero trasformare lacqua in vino, i conti in profitti stellari.

Marina Altieri, cinquantadue anni, capo analista da quindici nella stessa ditta, abbassò lentamente il puntatore laser. Una pesante quiete avvolse la sala riunioni. Le giovani impiegate si rifugiarono nei loro quaderni, troppo intimorite per incrociare lo sguardo del capo. Ammiravano Marina, ma temevano Massimo più di tutto.

Signor Massimo Bianchi, disse Marina con voce calma, misurata. Questo è il report per il terzo trimestre. I numeri non sono datati, né moderni. Riflettono la realtà economica dellazienda. Ed è cresciuta del 12% grazie alla strategia che abbiamo approvato sei mesi fa.

Massimo fece una smorfia, come se avesse mal di denti, finalmente degnò Marina di uno sguardo. Era lo stesso sguardo che si riserva a chi si reputa ormai superato dalla vita, incapace di cambiare canale con il nuovo telecomando.

È proprio il punto, sospirò, affondando nel suo seggiolone. Lei è una professionista solidissima, nessuno lo nega. Ma il mondo cambia. Ora servono altri ritmi, altre visioni. Con rispetto, signora Altieri, lei come dire ha uno sguardo troppo abituato. Letà pesa, la stanchezza si accumula, le reazioni rallentano. Forse, sarebbe il caso di rivedere il suo ruolo? Alleggerirla un po? E affidare i progetti più innovativi a qualcuno più giovane, più energico.

Queste parole caddero nellaria come pietre su uno stagno calmo. Il viso di Marina si tinse di rossore. Si era preparata a critiche, a discussioni, ma non a questo: a essere velatamente trattata come una scarpa vecchia.

Sta dicendo che sono incapace nel mio lavoro? chiese Marina, dritta.

Non drammatizziamo! Massimo sfoderò il solito sorriso da squalo. Se la cava, certo, nei limiti delle possibilità. Solo che ora vogliamo aggiornare i sistemi, puntare sullintelligenza artificiale, sulle neural network Temo che per lei sarebbe stressante. La mente si irrigidisce con letà, lo dicono gli studi. Perché sottoporsi a questo stress? Meglio affidare questi compiti alla nuova generazione. Lei si occupi degli archivi, dei report di routine.

La riunione finì in modo sbrigativo. Marina uscì con la schiena dritta, ma sentiva le gambe tremare. Rientrò nel suo ufficio, chiuse a chiave e andò alla finestra. Sotto, la Roma trafficata continuava la sua giornata, ignara che qualcuno stava per essere archiviato.

Quindici anni. Marina era arrivata quando lazienda occupava tre stanzette umide in zona Trastevere. Aveva costruito la contabilità da zero. Notte e giorno a sbrogliare i controlli fiscali, conoscendo ogni contratto, ogni cliente, ogni trappola nei bilanci. E ora quel ragazzino, che studiava ancora allasilo quando lei laureava, parla di mente rigida?

Un lieve bussare alla porta. Spuntò Sveva, contabile, collega e amica da dieci anni.

Marina, tutto bene? sussurrò, entrando di soppiatto. Ho sentito cioè quel tono Che tipo odioso!

Dice che sono vecchia, Sveva, Marina abbozzò un sorriso amaro, voltandosi. Mi ha detto di dedicarmi alle scartoffie, lasciare i progetti seri ai giovani. Vuole neural network, ma non sa nemmeno come si collega una stampante!

Ma scherza? Ieri ha fatto chiamare due tecnici perché non sapeva come si impostava la carta! E sarebbe la nuova linfa? Dai, non prenderla sul personale. Sta solo facendo il bullo. Vuole mostrare chi comanda.

Sveva Non credo sia solo arroganza. Sta preparando il terreno.

Ed era vero. La settimana seguente, nel loro reparto, apparve una nuova collega: Veronica. Ventitré anni, seducente, minigonna, laurea presso la Bocconi. Massimo la presentò come il futuro del settore analisi.

Accogliete con rispetto, proclamò con un sorrisone. Veronica si occuperà della pianificazione strategica. Signora Altieri, le passi tutte le pratiche del progetto Nord. Lieto anche di farle vedere come si usa la macchinetta del caffè.

Marina strinse la mascella. Nord era il suo bambino: laveva elaborato per mesi, trattato con i fornitori, studiato la logistica fin nei centesimi di euro. E ora doveva consegnarlo a una ragazza che osservava lo schermo come se fosse magia?

Massimo, il progetto Nord è in fase di firma dei contratti. Cambiare referente ora può mandare tutto a monte, tentò Marina.

Non si rischia nulla, ribatté il capo. Veronica apprende al volo. E lei si dedichi agli archivi dellanno scorso. Quella è una mansione che richiede pazienza e precisione.

Umiliazione. Palese. Marina, analista di punta, spedita a riordinare scatole, come una stagista.

Quella sera, a casa, la forza cedette. Marina piangeva sul risotto freddo. Il marito, Nicola, le posò la mano gigante sulla spalla.

Ti ha fatto il lavoro difficile? chiese sommessamente.

Non ce la faccio più, Nicola, singhiozzò. Mi sento uno straccio. Vecchia e inutile. Veronica oggi mi ha chiesto la differenza tra dare e avere! Lo giuro! E prende più di me, ventimila euro in più. Solo perché è giovane e bella?

Licenziati, disse Nicola.

Ma dove vado? A cinquantadue anni chi mi prende? Ovunque chiedono sotto i quaranta. Se mando un curriculum, nemmeno mi chiamano.

Non ti valorizzi. Sei una fuoriclasse. Oggi sono tutti fissati con lintelligenza artificiale e le mode. Prova, ti prego. Non hai nulla da perdere.

Marina passò la notte a piangere, ma si svegliò decisa. Se Massimo voleva la guerra, lavrebbe avuta. Ma alle sue regole. Niente scandali né sabotaggi. Avrebbe giocato la partita migliore.

A pranzo accese il laptop, cercò offerte di lavoro. Giovane e brillante squadra, flessibilità, voglia di fare. Ma alcune grandi aziende cercavano esperienza, conoscenza normativa, approccio sistemico.

Scelse tre annunci. Uno era di un concorrente diretto: Gruppo Atlante. Si erano sempre sfidati sullo stesso mercato, e Marina lo sapeva: Roma, Milano, Torino, Atlante stava crescendo. Sospirò, si sistemò gli occhiali. Cliccò Candidati.

Passarono giorni di tensione. In ufficio regnava il caos. Veronica, affidataria del progetto Nord, annaspava: confondeva fornitori, dimenticava le fatture, parlava di visualizzazione del successo invece di portare numeri.

Massimo, infuriato, non ammetteva lerrore.

Marina Altieri, perché non aiuta la collega? sbottò, chiamandola nel suo ufficio. Avevo detto di affiancarla! Ora, per la sua svista, un camion è fermo in dogana. Colpa sua!

Mi scusi, signor Bianchi, replicò gelida Marina. Lei ha definito le mie mansioni: archivio e atti dellanno scorso. Non ho tempo né responsabilità per verificare la strategia di chi, tra laltro, ha uno stipendio superiore al mio. O sbaglio?

Massimo diventò paonazzo, ma non ebbe argomenti.

Torni al lavoro. E voglio larchivio perfetto!

Due giorni dopo arrivò la chiamata da Gruppo Atlante. Voce femminile, gentile: colloquio fissato.

Lufficio dei rivali, in un business center moderno. Le offrirono un espresso, la accolta con rispetto. A condurre il colloquio il direttore generale, Vittorio Peruzzi: sessantanni, capelli bianchi, elegante, sguardo attento.

Non le chiese della sua flessibilità mentale né delle mode. Le presentò un vero problema: fiscalità complessa su esportazioni, chiedendo la soluzione.

Marina si sentì viva. Era ciò che amava. Prese carta e penna e, in quindici minuti, elaborò un percorso che evitava multe e faceva risparmiare molti euro.

Vittorio studiò tutto, si tolse gli occhiali, e la guardò con rispetto sincero.

Complimenti, disse. Qui la settimana scorsa sono passati cinque candidati, tutti con MBA, tutti innovativi, nessuno ha notato il problema sullIVA. Lei sì.

Lesperienza conta, sorrise Marina. E un po di memoria del Codice Fiscale.

Marina Altieri, perché lascia laltra azienda? Sono solidi…

Diciamo che… hanno deciso di puntare sui giovani. Mi hanno fatto capire che la mia esperienza non serve più, solo la dinamicità.

Vittorio fece un mezzo sorriso.

Che idiozia. Lesperienza è il capitale più prezioso. La gioventù passa, ma la professionalità rimane. Marina, non giro intorno: lei qui ci serve. Apriamo un nuovo settore, mi serve chi sa stare con i piedi per terra. Lei quanto prendeva là?

Marina fece la somma.

Noi le offriamo il 40% in più, disse il direttore. Più benefit, assicurazione sanitaria e ufficio privato. Non certo archivio e scatoloni. Accetta?

Marina pensò di star sognando. Il 40% in più! Risistemare la casa in campagna, aiutare il figlio a pagare il mutuo, la pelliccia tanto sognata…

Accetto, sussurrò.

Bene, laspettiamo tra due settimane.

Le due settimane seguirono fra soddisfazione e tensione. Quando consegnò le dimissioni, Massimo quasi non capì.

Cosè, un ricatto? Vuole un aumento? Signora Altieri, il bilancio non è gomma. E per cosa, per larchivio?

Non è ricatto, signor Bianchi. Dimissioni volontarie. Do il preavviso, e me ne vado.

E dove va, in pensione? A fare la maglia per i nipoti? Non si illuda, a quelletà… Sparirà senza di noi.

Non è affar suo. Firmi, per cortesia.

Massimo firmò malamente.

La porta è là. Non torni a piagnucolare quando finisce i soldi. Qui abbiamo fila di giovani validi.

Non tornerò, promise Marina.

Il preavviso divenne una serrata allitaliana. Marina rispettava i compiti previsti dal mansionario, punto e basta. Entrava alle nove, usciva alle sei. Alle domande di Veronica: Come si gestisce questa partita? Perché il programma dà errore? rispondeva puntualmente: Legga il manuale, Veronica. O chieda a Massimo che è tanto innovativo.

Veronica nel panico. Si scoprì che tutto stava in piedi grazie a Marina, ora i conti saltavano, i clienti chiamavano furibondi.

Massimo impazziva.

Marina! Il bilancio trimestrale non torna!

Mi spiace, replicò la donna, inscatolando le sue cose. Io archivio i documenti dellanno scorso, su sua indicazione. Il bilancio è responsabilità di Veronica.

Ma non lo sa fare!

Si sbrighi a insegnarglielo. Diceva che era brillante.

Ultimo giorno: Marina salutò tutti. Sveva piangeva.

Come faremo senza di te? Quello ci affonda tutti.

Cercate nuove strade, ragazze, mormorò Marina. È meglio abbandonare la nave prima che vada a fondo. Con un capitano così, liceberg è garantito.

Uscì col cuore leggero. Dopo anni, niente più mal di testa o ansia. Avanti, una nuova vita.

Il Gruppo Atlante la accolse da regina. Vittorio mantenne la parola: ufficio luminoso, sedie comode, computer performante, rispetto. Niente battute sulle rughe: ascoltavano le sue parole.

Il lavoro era intenso, stimolante. Marina si immerse nei nuovi progetti, ottimizzando i costi. Si sentiva giovane, energica. Scoprì che la vera stanchezza dipendeva dallemarginazione, non dalletà.

Passò un mese. Marina, nel nuovo ufficio, sorseggiava caffè, controllava report. Squillò il cellulare. Un numero familiare: Massimo.

Marina sorrise e rispose.

Pronto?

Marina Altieri? Sono Massimo… cioè Massimo Bianchi voce a tratti penosa.

Sì?

È successo un problema siamo sotto controllo fiscale. Hanno trovato irregolarità nel progetto Nord. I documenti sono sbagliati, lIVA non va in detrazione, rischiamo una multa enorme.

Mi dispiace, replicò indifferente Marina. Ora lavoro altrove. Nord è stato seguito da Veronica.

Ma Veronica! Massimo urlò. È venuta via la settimana scorsa! Se nè andata appena saputo della verifica, troppo stressata Ha mollato tutto! La prego, ci aiuti! Il progetto lha iniziato lei, conosce tutto!

Massimo, lavoro per unaltra azienda. Ho i miei impegni.

La paghiamo! Possiamo fare un contratto. Quanto vuole? Cinquemila euro? Settemila? La prego, venga a vedere, ci salvi, spieghi agli ispettori! Senza di lei siamo persi! Il titolare mi licenzia!

Marina si accomodò nella poltrona in pelle, contemplando il panorama su Porta Garibaldi.

Signor Bianchi, disse piano. Mi pareva che lei dicesse che ho la mente poco flessibile, incapace di assimilare il nuovo. Temo che i miei metodi tradizionali non la potranno aiutare. Le servono innovazione, neural network. Chieda allintelligenza artificiale di parlare col fiscalista. Pare sia il futuro.

Marina, non mi prenda in giro! balbettò Massimo, con tono disperato. Ho sbagliato! Lo ammetto! La prego, torni! Più stipendio, ruolo da vice! Veronica lho già licenziata cioè, è andata via Le do una posizione!

Non accetto, disse Marina risoluta. Prendo uno stipendio doppio, qui. E lavoro con chi sa valorizzare la professionalità, non guarda la data di nascita. Senta un consiglio, gratis.

Quale? Massimo sperava.

Si prepari a pagare la multa. E studi la contabilità. Alla sua età, è grave non sapere la differenza tra dare e avere.

Chiuse la chiamata, bloccò il numero. Sorseggiò caffè e riprese i report. I numeri erano perfetti.

La sera, raccontò tutto a Nicola. Il marito rise così tanto che quasi fece cadere la tazza.

Chieda allintelligenza artificiale di parlare col fiscalista! Sei un mito, Marina. E come va con Atlante?

Atlante cresce bene, sorrideva lei. Oggi Vittorio mi ha proposto di guidare il dipartimento auditing. Vuole che formi i giovani, non che li sostituisca al posto mio.

Sono fiero di te, disse Nicola. E Massimo… ha avuto quello che meritava.

Sei mesi dopo, Marina incontrò Sveva al centro commerciale. La collega aveva il viso tirato.

Ma che bella sei, Marina! Hai la pelliccia nuova? Magnifica!

Ciao Sveva. Sì, ho deciso di coccolarmi. Come va in azienda?

Sveva sospirò.

Male. Stanno vendendo tutto. La multa ci ha affossati. Massimo è stato licenziato, i soci gli hanno fatto causa per negligenza. Ora amministrazione esterna, licenziamenti. Sto spedendo curriculum anchio.

Ascolta, Marina la prese per mano. Mandami il tuo curriculum. Da Atlante cercano contabili abili. Vittorio sta aprendo una filiale. Io garantisco per te. Il vecchio gruppo deve stare unito.

Sveva pianse tra le corsie.

Grazie, Marina! Grazie infinite!

Marina tornava a casa per le strade di Roma imbiancate, avvolta nella pelliccia nuova. E pensava che la vita, a cinquantadue anni, è un capitale da investire saggiamente. Se qualcuno crede che a questa età tutto finisca, sono solo suoi problemi. Per Marina, tutto stava iniziando.

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Il direttore mi ha fatto capire che ero “troppo grande”: così ho detto basta e sono passata ai concorrenti, dove mi hanno offerto uno stipendio più alto
Fermate il tram numero 14, fate scendere la nonna alla prossima fermata. “Sta solo dando fastidio.” …