La casa degli equivoci: La zia Clotilde irrompe di notte nella mia nuova abitazione a Roma, tra ristrutturazioni, parenti inaspettati e una guerra fredda per le chiavi

Casa dei grattacapi

E quindi, che centra col mio appartamento?

Zia Claudia, che aveva appena tirato fuori dal frigo un vasetto di melanzane sottolio e una fetta di pecorino, si voltò con laria di chi pensa che la cosa sia ovvia.

Ma dai! Sai che nella stanza piccola di casa mia, dove di solito dormo, ci sono i muratori che fanno il lavoro! E poi mio figlio Paolo, sua moglie Silvia e i tre nipotini sono arrivati di punto in bianco! Non ho neanche dove metterli a dormire. Così ho pensato di venire a dormire qui da te stanotte, domani torno, sistemo i lavori col capo cantiere e tutto si aggiusta!

***

Sonia fu svegliata da un botto improvviso al piano di sotto, proprio mentre stava sognando qualcosa di bello. Saltò su, si mise seduta sul letto e stette ad ascoltare

Cosè? sussurrò nel buio della sua camera da letto, che stava al secondo piano.

Niente altri rumori strani. Solo il ticchettio dellorologio appeso al muro, che di solito la tranquillizzava, ma adesso sembrava quasi inquietante

Forse è caduto un ramo sul portico pensò Sonia O magari una vecchia sedia si è rotta. La casa è vecchia, daltronde. Domattina controllo.

Cercando di riprendere sonno, si sdraiò di nuovo. Stava scivolando tra le lenzuola, quando sentì ancora un rumore giù: stavolta più sottile, ma anche più strano. Scrash scrash. Qualcuno si muoveva al piano di sotto. E non era certo il gatto.

Il terrore le congelò i pensieri. Non era un sogno. Erano ladri. O forse peggio ancora. Meglio non pensarci.

Sonia saltò giù dal letto senza fare rumore. Il pavimento era freddo, ma lei era sudata dalla paura. Lo sguardo cadde sul comodino, dove cera quella vecchia lampada di ottone col paralume di vetro pesante. Una bella botta, se avesse avuto il coraggio

Sonia lo prese e, senza far rumore, avanzò piano verso la porta.

Aprì la porta di poco, quel tanto che bastava. Il corridoio era buio, solo qualche luce arancione dei lampioni filtrava dalle finestre in alto, e le ombre sembravano lunghe e oscure. I passi si erano fermati, proprio davanti alle scale, verso la cucina.

Sonia scese in punta di piedi.

Si schiacciò contro il muro e prese fiato, pensando a quel corso di autodifesa mollato dopo la prima lezione. Ora o mai più.

Scattò avanti con la lampada alzata.

Adesso vediamo se! urlò tentando di colpire la figura che le dava le spalle ai piedi della scala.

La sagoma non ebbe tempo di girarsi.

Ma Sonia mancò il bersaglio.

Per fortuna!

Perché davanti a lei, invece di un ladro col piede di porco, cera zia Claudia.

Sonia rimase immobili con le braccia abbassate, poi accese la luce.

Zia Claudia?

Zia Claudia stringeva una borsa di stoffa, fissando Sonia così comera: maglietta buffa e pantaloni del pigiama.

Sonia cara! Mamma mia! si portò una mano al polso come a cercare il battito Mi stai facendo andare in tilt! Mi hai quasi ammazzata

Sonia tirò il fiato come non le succedeva dai risultati della maturità.

Zia, pensavo fosse un ladro! Mi hai fatto prendere uno spavento Giuro, ho visto tutta la mia vita passarmi davanti mentre scendevo.

Appoggiò la base della lampada, rimasta in mano, sul gradino.

A te? Io non oso pensare se mi avessi presa in pieno tremava zia Claudia.

Ma come sei entrata qui?

La zia si ricordò che semmai doveva spiegarsi lei, mica Sonia.

Scusami, tesoro. Non volevo svegliarti. Pensavo dormissi come un sasso. Mi sono mossa pianissimo, te lo giuro

Pianissimo? replicò Sonia Eh, ci mancava solo il fuoco dartificio!

Ho fatto cadere la gruccia nel corridoio. Poi cercavo un posto per posare le borse

Le borse? Sonia guardò in corridoio: cerano diverse buste della Coop Ma perché alle tre del mattino?

Ma non è che proprio sfondo la porta ribatté la zia Sono solo venuta a salutarti.

SalutarMI? Avevi ancora le chiavi? Sonia ci arrivò, finalmente.

Ops, qualcuno era stata scoperta.

Eh, diciamo che non proprio rimaste

Zia, quando mi hai venduto questa casa, mi hai dato tutte le chiavi. Dicevi che erano tutte.

Zia Claudia si mise a ridere ricavando dalla memoria la sua proverbiale confusione.

Vedi, Sonia Metto in ordine gli armadi e, in un vecchio taschino, mi spunta fuori un mazzo di chiavi che neanche ricordavo di avere! Proprio per caso eh!

Sonia si appoggiò al muro, indecisa se ridere o piangere.

Capito quindi è saltata fuori unaltra copia. Ma perché sei venuta qui, e a questora, senza avvisare? Lo sai che da sola al buio mi prende male.

Mentre Sonia parlava, la zia girava per il salotto curiosando in tutte le stanze.

Ammazza che pulizia qui! Brava, Sonia. Ti dico la verità, sono venuta perché ho una situazione di emergenza.

Di che tipo?

Zia Claudia si infilò in cucina, ben visibile dal soggiorno, e senza accendere la luce aprì il frigo. Il chiarore del frigo le illuminava la figura curva.

Sai il mio Antonino, con la moglie, sono arrivati senza preavviso! E i nipotini con loro

E quindi, col mio appartamento che centra?

Zia Claudia, già pronta con melanzane sottolio e pecorino tra le mani, si voltò:

Ma dai, Sonia! La stanza dove dormo è un cantiere, tra pittori, polvere e calcinacci! Poi cè la confusione di Paolo, Silvia e i tre bambini. Non cè proprio posto! Così sono venuta qui a dormire, domani mattina riparto, parlo coi muratori, e si risolve tutto!

Cera quasi da darle la lampada in testa realmente.

Zia Claudia Non vorrei fare la scortese, ma tecnicamente questa ormai è casa mia.

Lei finì il pecorino, rimise il vasetto al suo posto e poi guardò Sonia interrogativa:

E che sarà mai? Non vorrai mica mandare via la zia di notte? E guarda che te lho venduta a un prezzo che neanche al mercato immobiliare, eh!

Sembrava quasi che te lavesse regalata invece di venderla. Proprio benefattrice.

Va bene, zia, Sonia si arrese, ormai troppo stanca per litigare e non sapendo dove mandarla a quellora Ma sia chiaro: questa volta è lultima. Fai la notte qui, domani torni a casa tua.

Dovette sistemare il letto sul divano che aveva comprato per gli ospiti, ma finora mai utilizzato.

La mattina dopo, Claudia, vedendo che Sonia si era proprio sistemata ormai, iniziò a aprire ogni cassetto:

Ma guarda qui?! Hai comprato il frullatore nuovo? Il mio te lavevo lasciato, funzionava pure. Tu lo dicevi vecchio Le cose non si buttano, lo sai.

A pranzo, quando Sonia ormai pensava che la zia fosse sulla porta e invece lei non ci pensava proprio ad andarsene:

Sonia! Sei stata troppo gentile a non buttarmi fuori! Sai stavo pensando

Cosa avrà mai pensato questa volta?

Che cosa, zia?

I lavori non finiscono mica in un giorno! Il capocantiere dice che ce la fa entro mercoledì, ma son già tre volte che rimanda. Dicono una cosa e poi ne fanno unaltra. Antonino resta ancora per altri giorni, allora che faccio?

Io avevo i miei programmi rispose Sonia.

Ma che disturbo ti do? Dormo sul divano, faccio piano come un topolino. Neanche ti accorgi che sono qui.

Ma mi accorgo eccome! sbottò Sonia.

Non è che ho fatto qualcosa di male? fece la zia col tono di chi ti fa pena.

Sonia proprio non ce la faceva a essere dura, soprattutto con una parente. E comunque non chiedeva di restare per sempre e quellappartamento era stato casa sua per davvero tanto tempo

Va bene sussurrò Sonia Ma solo fino a mercoledì. E senza altri ospiti, mi raccomando.

Mercoledì! Lo giuro!

Arrivò mercoledì.

I lavori non erano finiti.

Passò unaltra settimana.

Sonia si rese conto che ormai sembrava vivere in una stanza dalbergo: poteva usare la cucina solo quando zia Claudia aveva finito con sughi e pentole; in pratica sembrava lei stessa la cameriera.

Sonia cara, hai mica altri asciugamani? Questi li ho già sporcati. Me li lavi, per favore?

Sonia iniziava a dare segni di logoramento. Voleva pensare solo alle sue cose, avere la cucina senza turni e potersi godere silenzio e privacy almeno nella sua camera. Cominciò a chiudersi a chiave, fatto che offese terribilmente la zia:

Che, hai paura di me? O che significa?

Voglio solo stare da sola

Perché ti dò fastidio?

Sì!

Ma lei disse solo:

No.

Finalmente, dopo due settimane, Paolo e famiglia se ne andarono, portandosi via pure metà freezer. Sonia decise: era ora che gli ospiti se ne andassero.

Zia Claudia, oggi pensi di poter dormire a casa tua finalmente?

Certamente, Sonia!

Ma non era finita.

Prima di andare, devo che mi lasci le chiavi.

Ti servono le mie chiavi?

Non sono più tue. La casa è mia. Non ci vivi più qui. Voglio che abbia il controllo solo io.

Mi stai cacciando? con gli occhi da gatto finto innocente.

Con tutto il rispetto, sei ospite. Agli ospiti non si danno le chiavi.

Dai, Sonia, lo sai che ci ho vissuto per anni ogni angolo mi è familiare

Capisco il tuo attaccamento, ma ormai la casa è mia, zia. Me lhai venduta, mica regalata

Ma allora non è che non posso fermarmi una notte ogni tanto! Non mi ci sono mica trasferita!

Zia Claudia, sono due settimane che vivi qui, mangi dal mio frigo, dormi sul mio divano e ora le chiavi non vuoi lasciarle! Questo non è fermarsi una notte.

Potremmo anche convivere insinuò.

Non se ne parla neanche! sbottò Sonia.

Allora la zia, stufa, tirò fuori finalmente le chiavi dalla tasca.

Ecco, le lanciò Prendile, tanto non ci metterò più piede qui!

Buon viaggio, zia Claudia.

Il messaggio era chiaro: era lora di fare le valigie.

Va bene. Non chiamarmi più. Se non vuoi vedermi, tanto vale chiudere disse la zia.

Come preferisci.

Finì che non si lasciarono proprio benissimo: zia Claudia sbraitò delle cose tra le labbra mentre andava via, tutta stizzita. Ma una volta chiusa la porta dietro di lei, Sonia finalmente tornò a respirare. E non si sentì minimamente in colpa.

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Il viaggio verso di me: una donna, un treno, un ruscello di scelte e cambiamenti tra Yaroslavl, Vologda e un piccolo paese, alla ricerca di sé stessa tra stazioni, incontri e la libertà di partire sola.