Se ne andò improvvisamente e senza dire una parola: decise di divorziare all’insaputa della moglie

Milano, 14 giugno
Quel giorno tornai a casa e trovai le grucce vuote nellingresso. Larmadio era stato svuotato. Ebbi la sensazione che il tempo, per un istante, si fosse fermato. Mia moglie, Lucia, rimase a fissare lo spazio dove fino a poche ore prima cerano i miei abiti, confusa e spaesata. Non avevo detto nulla, avevo preso la decisione di chiedere il divorzio senza informarla: uno strappo netto, improvviso, forse codardo. Sua reazione fu di incredulità. Mentre si cambiava vestiti, come se la normalità potesse ancora aiutarla, mise su la minestra, la mangiò assorta nei pensieri, accennando un sorriso amaro. Ah Guido, quanto poco ti ho conosciuto! Sembri la moglie perfetta, niente da aggiungere! borbottava mentre lavava i piatti, mentre io, seduto nel mio nuovo monolocale, cercavo di capire perché avessi agito così.
Per quasi trentanni abbiamo vissuto insieme, io e Lucia Pusterla. Nostro figlio unico, Vittorio, è cresciuto, si è sposato ed è andato in Spagna per lavoro. Vittorio è partito, la casa ora è vuota ma speriamo che Guido non inizi con chissà quali avventure, scherzava la vecchia amica di Lucia, Rosaria. Lei, come sempre, rideva: Ma dai, Rosaria! Sei sempre quella premurosa! Ti preoccupi troppo. Non mi conosci ancora?
Non ridere, Lucia, rispondeva Rosaria stizzita, di storie così ne so a milioni! I figli escono di casa e il marito invecchia la moglie resta sola, dimenticata! Lucia sdrammatizzava ancora: Sei una catastrofista nata, Rosaria! Se non fossimo cresciute insieme in cortile, ti ascolterei così volentieri? Per quanto battibeccassero, Lucia aveva fiducia in me, almeno così sembrava.
Dopo la partenza di Vittorio ci siamo scoperti nuovamente marito e moglie: cinema, passeggiate a Parco Sempione, gite in campagna, cene con amici e grigliate in terrazzo. Era un periodo sereno, semplice, senza grandi scossoni. Pensavamo di cominciare insieme una nuova stagione della vita, godendocela, andando a trovare Vittorio, aspettando eventuali nipoti. Io avevo cinquantasei anni, Lucia poco più di cinquanta. La vita, in teoria, era ancora tutta davanti.
Ma quanto tempo ci mette questo Vittorio a darti dei nipoti? commentava Rosaria, quando, dopo il ritorno dalla Spagna, Lucia aggiornata che i ragazzi stavano bene. Rosaria, ma non riesci proprio a goderti le buone notizie senza trovare il pelo nelluovo?
Non sono forse realista?! Sposati da tre anni e ancora niente figli, insisteva Rosaria, Vogliono viaggiare, conoscersi meglio… Oggi non si pensa ai figli come ai nostri tempi, sospirava Lucia.
Poi, finalmente, dopo un anno e mezzo, Vittorio annunciò che Bianca e Pietro, i gemelli, erano nati. Erano adorabili, sani, bellissimi. Ogni sera facevamo videochiamate con la Spagna e, appena Bianca e Pietro compirono otto mesi, Lucia ed io volammo a Barcellona per stringerli tra le braccia.
Che meraviglia… guarda Bianca, è identica a Vittorio! E Pietro ha il sorriso di Sabrina! diceva Lucia mostrando le foto a Rosaria. Pff, troppo piccoli per vedere somiglianze! rispondeva lei, Aspetta almeno che comincino a camminare, a parlare! Se non vuoi guardare le foto basta dirlo, tagliava corto Lucia, che conservava le fotografie stampate nellalbum, come si faceva una volta.
Rosaria aveva scelto da sempre di vivere sola. Lo raccontava con orgoglio. Amanti? Sì, soprattutto uomini già sposati. Un uomo sposato non chiede niente e si accontenta di poco: la moglie il bucato e la cena, io attenzioni e passione, diceva senza imbarazzo.
Aveva ereditato dalla nonna un piccolo appartamento con terrazzo vicinissimo alla metropolitana. Era scappata di casa appena presa leredità. Voglio vivere come voglio io!, e così fece. Tinte forti, rossetto rosso fuoco, le sue prime scarpe col tacco. Vieni a trovarmi, Lucia! Stasera qui sarà pieno di pretendenti, ti sorprenderai!
Proprio a una serata da Rosaria, conobbi Lucia. Ci sposammo in fretta. Ma che fretta! borbottava Rosaria quando ricevette le partecipazioni, Primo ragazzo, subito matrimonio! E fare paragoni, no? Riflettere, no? Sei sempre stata noiosa Ma io e Lucia eravamo certi della nostra scelta. E per tanti anni è stato così, finché un mattino…
Rosaria, ciao la chiamò Lucia piangendo, Guido mi ha lasciata. Se nè andato, senza una parola, senza neanche un biglietto, nemmeno il telefono risponde più. Ultimamente sei stata in vacanza? ribatté quasi distratta Rosaria, e Lucia: Ma che dici? Guido mi ha lasciata! Che centrano le vacanze? Fai le valigie, Lucia, si parte per la Sicilia con me. Lì abita mia zia, ti farà bene staccare. Lucia rifletté un attimo e poi accettò: Sì, Rosaria, andiamo!
In Sicilia, dove lospitalità è un abbraccio caldo, zia Ornella una donna fiera che aveva sposato un siciliano di Catania accolse Lucia e Rosaria a braccia aperte nella sua casa affollata, tra figli, nipoti, cugini e profumi di pietanze al forno. Lì, fra chiacchiere e nuovi legami, Lucia pian piano smise di torturarsi cercando risposte, e anchio da lontano sentivo che il distacco, in fondo, era la cosa più naturale del mondo. Avevo amato unaltra donna ma non avevo avuto il coraggio di dirlo.
È tutto più semplice di quanto sembri, pensò Lucia, godendosi il profumo darance appena raccolte, non è colpa di nessuno, siamo solo cambiati.
Bevi questa spremuta! disse Rosaria, posando davanti a Lucia un bicchiere fresco di arance siciliane, tra agrumeti e la brezza del mare. Ma… hai visto il tuo viso, Lucia? Cosa ha? chiese lei, sorseggiando. Sei… più rilassata, più giovane.
Fu a Catania, città piena di colori e di vita, che Lucia conobbe Davide, ospite di un cugino di Rosaria. Passarono una serata interminabile, seduti in terrazza sotto il gelsomino, con un bicchiere di Nero d’Avola, assaggi di pecorino e frutta fresca. Cantavano canzoni antiche siciliane e Lucia sentiva lo sguardo di Davide su di sé, rispondendo con sorrisi sinceri. Coetaneo, capello argento, alto, gesti gentili. Quella sera era di unintensità profonda, che Lucia avrebbe ricordato per sempre.
Grazie, sussurrò Lucia, avvicinandosi allorecchio di Rosaria. Lei strinse forte la mano dellamica, senza aggiungere una parola.
E io, chiuso nel mio silenzio a Milano, ho finalmente compreso: nessuno ci appartiene e niente è per sempre. Allinterno di ogni perdita può sbocciare un nuovo inizio, se solo si ha il coraggio di lasciarsi andare alla corrente della vita.

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