Quando il cuore decide di non tacere più: amore perduto o solo una crisi passeggera?

Giulia non riesce più a tacere: amore perduto o soltanto un momento difficile?
Giulia non ce la fa più. Non capisce perché Paolo sia diventato così freddo forse ha smesso di amarla? Anche stanotte è tornato molto tardi e si è sdraiato a dormire sul divano in soggiorno.
La mattina dopo, durante la colazione, Giulia si siede davanti a lui.
Paolo, mi dici cosa sta succedendo?
Cosa vuoi che succeda?
Beve il suo caffè cercando in tutti i modi di evitarle lo sguardo.
Da quando sono nati i gemelli sei tanto cambiato.
Non me ne sono nemmeno accorto.
Paolo, ci rendiamo conto che da due anni viviamo come due estranei? Te ne sei accorto?
Senti, che vuoi da me? In casa ci sono giochi dappertutto, profumo di pappine, i bambini urlano Ma davvero credi che a qualcuno piaccia vivere così?
Paolo, sono i tuoi figli!
Si alza di scatto, inizia a passeggiare nervosamente per la cucina.
Tutte le mogli normali fanno un figlio, uno solo, che gioca tranquillo in un angolo e non disturba nessuno. Ma tu subito due! Mia madre me laveva detto, ma io niente donne come te fanno solo figli, uno dietro laltro!
Donne come me? E cioè, come sarei, Paolo?
Senza scopo nella vita.
Eppure sei stato tu a volere che lasciassi luniversità, perché volevi che pensassi solo alla famiglia!
Giulia si siede. Dopo un attimo di silenzio aggiunge:
Penso che sia meglio separarci.
Paolo ci riflette un attimo e risponde:
Sono daccordo. Però lasciamo stare lassegno di mantenimento. Ti dò io qualcosa ogni tanto.
Lui esce dalla cucina. Giulia vorrebbe piangere ma proprio in quel momento sente rumore dalla cameretta: i gemelli si sono svegliati e chiedono la mamma.
Dopo una settimana fa le valigie, prende i bambini e lascia la casa per trasferirsi in una piccola stanza di un condominio a Bologna, ereditata dalla nonna.
I vicini sono tutti nuovi. Giulia decide di presentarsi. Da un lato vive un uomo cupo non più giovanissimo, dallaltro una signora sulla sessantina, ancora energica. Giulia bussa per prima alla porta delluomo:
Buongiorno! Sono la nuova vicina, mi piacerebbe conoscerla, ho portato una torta, venga pure per un tè.
Cerca di sorridere. Luomo la guarda in silenzio, poi mormora:
I dolci non li mangio, e le chiude la porta in faccia.
Giulia alza le spalle e bussa alla porta della signora: la signora Evelina Martinelli. Lei accetta, ma solo per mettere le cose in chiaro.
Ascolti bene: io riposo di giorno perché la sera guardo le mie fiction. Spero che i suoi figli non mi disturbino col chiasso. Mi raccomando, niente giochi in corridoio, che non tocchino nulla e non rompano niente!
Parla per molto tempo, e Giulia capisce, con amarezza, che questa non sarà esattamente una nuova dolce vita.
Trova un asilo per i gemelli e si fa assumere come assistente nello stesso posto: così può stare lì fino allorario per riportare a casa Andrea e Luca. Lo stipendio è basso, ma Paolo aveva promesso di aiutarla.
Nei primi tre mesi dopo la separazione, Paolo ogni tanto le passa qualche euro ma, dopo lufficializzazione, scompare anche quel piccolo aiuto. Giulia si trova a non riuscire più a pagare le bollette da due mesi.
Il rapporto con la signora Martinelli peggiora ogni giorno di più. Una sera, mentre Giulia sta dando la cena ai bambini, Evelina entra in cucina, vestita con una vestaglia di raso.
Cara, hai risolto il problema delle bollette? Non vorrei restare senza luce o gas per colpa tua.
Giulia sospira:
Non ancora. Domani vado da Paolo, forse si è dimenticato che ha due figli.
La signora si avvicina al tavolo.
Ancora pasta ai bambini non sai che sei una madre pessima?
Sono una brava mamma! E lei farebbe meglio a farsi gli affari suoi, se non vuole discuterne con me!
A quel punto, Evelina inizia a urlare così forte che cè da tapparsi le orecchie. Dalla stanza accanto esce Gabriele, il vicino burbero dellaltro appartamento. Aspetta che Evelina abbia finito di maledire Giulia, i bambini e mezzo condominio, poi rientra. Un minuto dopo ritorna in cucina e getta dei soldi sul tavolo davanti a Evelina.
Adesso basta, ecco i soldi per le bollette.
Evelina si zittisce, ma non appena Gabriele sparisce, sussurra minacciosa a Giulia:
Te ne pentirai!
Giulia cerca di non dare peso alle sue parole, ma poco dopo si renderà conto che avrebbe dovuto preoccuparsene. Il giorno dopo va da Paolo. Lui lascolta e risponde:
È un periodo difficile, non posso darti niente.
Paolo devi darmi una mano, devo pur dare da mangiare ai figli!
Fai come ti pare, io non ti ho mai vietato nulla.
Chiederò il mantenimento al giudice.
Certo, chiedi pure. Vedrai che con la mia busta paga ufficiale ti arriveranno spiccioli. E ora lasciami in pace!
Giulia torna a casa in lacrime. Manca una settimana allo stipendio e non ha quasi più soldi. Ma la attende unaltra sorpresa: viene il vigile del quartiere. Evelina ha fatto una denuncia: secondo lei, Giulia la minaccia, i bambini sono trascurati e affamati.
Lagente la interroga per quasi unora e, andandosene, dice:
Dovrò informare i servizi sociali.
Ma per cosa?! Non ho fatto nulla di male!
Ci sono delle regole. È arrivata una segnalazione, dobbiamo controllare.
La sera, Evelina si ripresenta in cucina.
Se ancora una volta i tuoi figli mi disturbano, andrò dritta ai servizi sociali!
Ma sono bambini! Non possono stare fermi tutto il giorno!
Se li nutri decentemente, dormiranno invece di scorrazzare per casa!
Se ne va, mentre i bambini, impauriti, guardano la mamma.
Mangiate tranquilli, tesori miei. La zia sta solo scherzando, in fondo è una buona donna.
Si volta di spalle per asciugarsi le lacrime e non vede che Gabriele entra in cucina con unenorme busta. Silenzioso, apre il frigorifero e lo riempie di generi alimentari.
Gabriele credo si sia sbagliato di casa
Non si gira nemmeno: finisce di caricare tutto, richiude e lascia rapidamente la stanza. Giulia resta senza parole.
Il giorno dello stipendio, va a bussare da lui. Le apre come sempre, impassibile.
Gabriele, le devo i soldi per la spesa. Sono duemila euro, e le porterò il resto appena posso. Mi dica quanto ancora
Non devi nulla.
Le chiude la porta in faccia. Lei non fa in tempo a dire nulla che già dalla cucina arrivano le urla di Evelina: corre lì i piccoli fermi davanti al tavolo, Evelina strilla indicando una pozza di tè.
Vagabondi! Cosa potranno mai diventare con una madre così?
Giulia manda i figli di là, pulisce e torna determinata. Non sa più come andare avanti. I bambini, seduti sul letto, hanno lo sguardo triste. Si siede tra loro.
Dai, perché siete così giù? Dobbiamo solo resistere ancora un po, troverò una soluzione, ve lo prometto. Ce ne andremo da qui.
I bambini le si stringono addosso con le loro manine.
La sera dopo, al suono del campanello, Giulia si trova davanti due donne sconosciute, il vigile di quartiere e un altro uomo.
Buonasera, cercate me?
Una delle donne, serissima, chiede:
Giulia Santini?
Sì, sono io.
Siamo dei servizi sociali.
Dei servizi sociali? Ma perché?
Ci faccia entrare.
Entrano, danno unocchiata alla stanza, al frigorifero e sollevano le coperte sul letto.
Preparate i bambini.
Come? Siete impazziti? Non darò mai via i miei figli!
Andrea e Luca si stringono a lei, già piangendo. Quando la donna fa cenno al vigile, lui si avvicina e cerca di staccare i bambini da Giulia.
Mamma! Mamma, non lasciarci!
Giulia si oppone con tutte le forze, ma laltro uomo le blocca le braccia.
Mamma!!!
Vede i figli piangere, i loro occhi pieni di terrore. Nonostante lotti ancora, il poliziotto prende Luca e lo affida alle donne che portano via i bambini tra le urla. Giulia resta trattenuta finché il silenzio calato fa capire che lauto è già lontana. Le mani la lasciano e lei crolla a terra, da sola, in mezzo al nulla.
Si rialza, lo sguardo cade su un vecchio accetta, una reliquia di sua nonna tenuta vicino alla stufa. La prende, la studia, sorride con freddezza. Esce e si dirige verso la porta di Evelina Martinelli.
Le apre la porta e Giulia, spinta dalla rabbia, quasi la insegue con laccetta sotto il letto. A quel punto interviene qualcuno: Gabriele la blocca e le toglie di mano larma.
Sei impazzita? Ma che stai facendo? Così peggiori tutto!
Giulia respira affannata:
Ormai per me non importa più nulla
Gabriele la trascina a casa sua, la fa sdraiare sul divano e le dà una compressa. Lei la prende in silenzio, sapendo che quando lui si distrarrà, scapperà. Sa già dove andrà: verso il ponte. Ma allimprovviso la testa si fa pesante e le palpebre si chiudono. Gabriele ha insistito con il calmante. Quando si alza, va da Evelina Martinelli. La trova rannicchiata che si scola alcune gocce di valeriana.
Contenta ora?
Gabriele io non pensavo che sono andata troppo oltre
Oritrai a ritirare la tua denuncia domani stesso. E prega che si risolva tutto: non so se riuscirò a trattenere Giulia ancora. E tu, pensa bene alle conseguenze di quel che fai.
Evelina annuisce silenziosa.
Per tutto il mese seguente, Giulia raduna ogni documento, si sottopone agli esami richiesti, incluso quello sulle dipendenze. Non avrebbe mai pensato di farcela aveva ormai mollato, convinta che fosse inutile ma Gabriele, sempre silenzioso, non le lascia un attimo di tregua e la sprona. Quando si comincia a intravedere la possibilità di riavere i bambini, Giulia si sente rinascere.
Gabriele Tutto questo è solo grazie a te
Lui, per la prima volta, accenna un sorriso, triste.
Anche io avevo dei bambini Ma non sono riuscito ad aiutarli, da cinque anni non ci sono più. Stavolta posso fare qualcosa di buono, per te almeno
La notte prima della commissione, Giulia non riesce a dormire sul divano di Gabriele. Neppure lui dorme.
Gabriele sei sveglio? Raccontami dei tuoi figli.
Lui tace a lungo, poi parla in tono monotono:
Avevo una famiglia. Moglie, due maschi. Ma li ho dati troppo per scontati, pensavo solo al lavoro, agli amici e a bere dopo lo stipendio. A casa ero sempre nervoso, capita Un giorno mia moglie se nè andata con i bimbi, è tornata a vivere in una casa di campagna lasciata dai nonni. Ho aspettato un mese, orgoglioso, poi ho capito che non riuscivo a stare senza di loro. Sono andato a cercarli ma era tardi. La casa quella notte è bruciata, non si è salvato nessuno. Un corto circuito.
Si ferma, poi prosegue:
Da lì ho iniziato a bere, a fare a botte, sono finito in galera tre anni. Ho venduto la casa per risarcire, poi sono tornato in questo condominio. Sono stato riassunto in fabbrica.
Giulia si siede accanto a lui, gli prende la mano; lui sospira e la sfila via.
Dormi, che domani alla commissione devi essere in forma!
Il giorno dopo:
Santini!
Sì, sono io.
Ecco i documenti, si prenda cura di sé, non permetta che questa storia si ripeta.
Giulia, senza parole, guarda le carte. La donna che gliele consegna sfodera inaspettatamente un sorriso.
Che aspetta? Vada a riprendersi i suoi bambini
Le gambe tremano a Giulia. Nel corridoio del centro, dove attende, Gabriele le stringe la mano.
Mamma! Mamma!
Andrea e Luca corrono tra le sue braccia. Piangono tutti, persino Gabriele si gira e si asciuga di nascosto una lacrima.
Basta piangere, ora andiamo a casa.
La vita, piano piano, ricomincia a scorrere. Evelina Martinelli non esce più dal suo appartamento. Con laiuto di Gabriele, Giulia trova un posto in una ditta di Bologna e ora non deve più ogni giorno pensare se i soldi bastano almeno per il pane Non guadagna milioni, ma basta un po di attenzione per far quadrare tutto.
Solo una cosa la turba: Gabriele è ancora più taciturno. Un giorno fa, per caso, cade la sua giacca dallappendiabiti: dal taschino sbuca un telefono che si accende e mostra la foto dello sfondo: è una sua foto, proprio Giulia. Sorride, prende il telefono e lo porta in camera di lui, dove Gabriele se ne sta sdraiato, guardando il soffitto. Sembra impacciato vederla arrivare. Giulia si siede accanto a lui:
Lo sai, Gabriele, ho sempre avuto paura di dire la cosa sbagliata. E forse per questo non ho detto tante cose alle persone che avevo vicino. Ora non sono più qui, e quelle parole sono sprecate. La cosa più terribile è pentirsi di non averle dette per tempo
Di cosa stai parlando?
Voglio provarci. Ho paura che tu rida di me, ma ci provo. Gabriele sposami, vuoi?
Lui la guarda a lungo, poi le prende il volto tra le mani e le dice:
Non ci sto con le parole damore. Ma voglio che tu sappia che farei tutto per te e per i bambiniMa le tieni stretto il viso, e negli occhi, per la prima volta, cè la luce viva di qualcuno che torna a sperare.
Non conosco discorsi, e non ho niente di speciale da offrirti. Ma se vuoi prendermi così come sono io ci sono, Giulia.
Lei sorride, le lacrime che scendono adesso sono lievi, finalmente leggere, e non ha bisogno di altre risposte. Andrea e Luca, sentendo parole soffocate, appaiono sulla porta e si tuffano sul letto, stringendosi a loro con quelle braccia curiose e fiduciose che solo i bambini sanno avere.
Per la prima volta da tanto tempo, Giulia sente la casa piena di calore. E in quella stanza stretta, tra le voci dei piccoli e le mani grandi di Gabriele sulle sue, capisce che la felicità non è fatta di promesse o di grandi gesti, ma di errori perdonati, sguardi sinceri e coraggio di ricominciare.
Fuori, un raro raggio di sole si infila dalla finestra, e Giulia pensa che forse, davvero, una vita nuova si può costruire anche con tutte le macerie di prima, se si ha il coraggio di guardare avanti e tenere aperto il cuore. E mentre Gabriele le sussurra piano, quasi vergognoso una promessa tutta sua, Giulia sa che adesso nessuno potrà più portarle via quello che insieme, giorno dopo giorno, sapranno proteggere: la loro casa, la loro famiglia, la pace ritrovata.

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Quando il cuore decide di non tacere più: amore perduto o solo una crisi passeggera?
Rimarrai sola e allora mi ricorderai