La verità nascosta dietro una lettera: quando una moglie italiana scopre tardi che la suocera, che credeva morta, è viva e in carcere e il marito le ha mentito per anni sulla sua famiglia

È questo che cerchi? disse porgendo la lettera.
Nicolò impallidì.
Giulia, non pensare… Luca Questa cosa
Non dovrei pensare a cosa, Nicolò? Che la madre di mio marito è viva e sta in prigione? Che mi prendete tutti per uningenua?!
Un mese, dici? Giulia, avevamo detto che restavamo fino allautunno!

Il mio piccolo ha appena iniziato lasilo, ho trovato lavoro qui vicino

Cosa è successo?
Noi paghiamo sempre puntuali, non diamo fastidio…

Non è colpa vostra, Giulia abbassò lo sguardo. Devo tornare nel mio appartamento.

Perché? Hai litigato con tuo marito?

Per favore, non chiedere altro.

Tra un mese dovete andare via.
Vi ricalcolo laffitto e vi restituisco la caparra.
Mi dispiace…

Giulia chiuse la chiamata e rabbrividì. Non vedeva lora che tutto finisse

***

Rimase seduta a fissare la busta sul tavolo della cucina. Una normale busta grigia, recuperata pochi minuti prima dalla cassetta della posta insieme a volantini e bollette.

Di solito Luca ritirava la posta. Ma oggi, senza motivo, era andata lei…

Timbro postale. Indirizzo mittente. Casa Circondariale di San Vittore, Milano.

E il nome della mittente: Lidia Niccolini.

Quella donna era la madre di Luca, sua suocera, che Giulia non aveva mai conosciuto.

Non aveva mai immaginato che la donna che aveva dato la vita a suo marito fosse ancora in vita.

Non ho nessuno, Giulia, aveva detto Luca al terzo appuntamento, seduti al bar a scaldarsi dopo la pioggia. Mio padre se nè andato prima che nascessi, non lho mai visto.

E mia mamma se nè andata quando avevo ventanni. Un infarto. Così, sono sempre stato solo.

Davvero solo? Giulia aveva sentito unondata di tristezza. Niente zii, niente cugini?

Solo parenti che non vedo da anni, giù in Calabria.

Sai, forse è meglio così. Niente drammi familiari, niente pranzi forzati della domenica con i parenti. Solo io e te.

Aveva pensato:
Che persona forte, dopo tutto quello che ha passato

E laveva circondato di attenzioni, come se potesse compensare tutto lamore che lui non aveva ricevuto.

Poi cera stato il matrimonio, semplice, intimo, solo per pochi amici.

Da parte sua: i genitori e un paio di amiche. Da parte sua solo lamico dinfanzia, Nicolò, che era rimasto stranamente silenzioso per tutta la sera, evitando di incrociare lo sguardo di Giulia.

Allepoca aveva pensato che fosse semplicemente timido. Solo dopo aveva capito che Nicolò temeva di dire troppo.

Sai dove lhai sepolta? chiese Giulia sei mesi dopo il matrimonio. Magari un giorno potremmo passarci per sistemare la tomba. È pur sempre tua madre…

Luca si irrigidì, si girò e sistemò nervosamente il colletto della camicia.

È fuori Milano, in un vecchio cimitero di paese. È scomodo, non ci andiamo. Non voglio portarti lì, tira una brutta aria in quei posti.

Pensiamo ai vivi, dai.

E lei aveva creduto. Sciocca!

***

Appena la porta dingresso si aprì, Giulia sussultò e nascose in fretta la busta in un cassetto, ricoprendola di vecchi scontrini.

Ciao amore! salutò Luca dallingresso, allegro come sempre. Comè andato oggi il nostro campione? Ha fatto danni?

Entrò in cucina, si avvicinò per baciarla, ma istintivamente lei si scostò.

Tu stai bene? Stanca? le chiese, preoccupato. Marco non ti ha fatto dormire?

Vado a cambiarmi, lo prendo io e tu riposati. Preparo anche la cena.

Lascia stare, non ho fame. Oggi è arrivata la posta

Lui si bloccò solo un attimo, ma Giulia notò quellattimo.

Ah sì? Che cera? Soliti conti?

Sì, qualche bolletta, pubblicità, niente di che.

Si rilassò subito.

Bene! Ma vado a lavarmi le mani. Non vedevo lora di abbracciare Marco!

Giulia lo fissava. Luomo con cui aveva diviso ogni cosa, la sua casa e la sua vita, adesso le mentiva.

E mentiva sapendo di mentire.

“Fai conto che sono orfano,” aveva detto.

Ma una donna le scriveva dal carcere di San Vittore.

Perché stava lì? Aveva fatto del male a qualcuno? Rubato? Truffato? E quanto doveva rimanere ancora in carcere?

Si immaginò nitidamente una scena in cui, fra qualche anno, qualcuno bussava alla loro porta: una donna dagli occhi duri, con il passato carcerario.

“Ecco, sono la mamma, piacere. E dovè il mio nipotino? Ora vivo qui.”

Non aveva paura per sé, ma per Marco.

Come crescerà un figlio accanto a una nonna ex carcerata?
Come si può avvicinare un bambino a una persona così?

Giulia, prendi un tè? urlò Luca dalla stanza. Al supermercato ho trovato delle offerte sui pannolini, guarda qui nel volantino. Domani passo a prenderli.

Lei non rispose. Aprì lapp della banca per controllare il saldo sul conto personale.

Le sarebbero bastati quei soldi per un periodo. Lappartamento dallaltra parte della città andava bene.

Gli inquilini sarebbero usciti tra un mese. Bastava resistere ancora un po, senza tradirsi.

***

La mattina dopo Luca baciò a lungo Marco e promise di tornare presto.

Giulia guardava la scena sempre più disgustata. Come poteva averle mentito così? Si può davvero nascondere una cosa simile?!

Appena lui uscì, prese la lettera. Le mani le tremavano per la voglia di aprirla, leggere.

Ma aveva paura.

E se, leggendola, non fosse più riuscita a lasciare Luca?
E se dentro ci fosse qualcosa

Non importa sussurrò a se stessa. Non importa cosa cè. Mi ha mentito due anni!

Quel momento suonarono al campanello. Giulia sobbalzò.

I genitori avvisano sempre prima. Unamica? Guardò dallo spioncino: sul pianerottolo cera Nicolò. Nervoso, si guardava intorno.

Aprì la porta.

Nicolò? Luca è al lavoro.

Lo so, Giulia balbettò lui, infilando le mani nelle tasche della giacca. Passavo di qua. Luca mi ha detto che forse ha lasciato le chiavi del box a casa

Diceva che stavano sul mobiletto.

Chiavi? alzò un sopracciglio. Non ci sono chiavi lì. Siamo sicuri?

Così ha detto Ah, Giulia, Luca aveva detto di controllare la posta. Ma non cera niente. Tu avevi preso la posta?

Sì. Perché?

Nicolò deglutì.

Aspettiamo un pacco. Pezzi di ricambio. Doveva esserci lavviso.

Giulia tornò in cucina, riprese la busta grigia e rientrò allingresso.

Cerchi questa? porgendo la lettera.

Nicolò sbiancò.

Giulia, tu non pensare Luca è che

Cosa non dovrei pensare, Nicolò? Che la madre di mio marito è viva ma in prigione? Che mi prendete tutti per stupida?!

Ho avuto un figlio con un uomo di cui non conosco nemmeno la vera famiglia!

Giulia, lui lo ha fatto per il meglio, iniziò Nicolò a parlare in fretta, quasi sussurrando. Voleva una vita normale.

Sua madre è una donna difficile. Luca ne ha passate tante. Voleva solo lasciarsi alle spalle il passato, per non spaventarti.

Lasciarsi alle spalle?! Giulia sorrise amaramente. E si cancella facilmente una madre? E così, mentendo in modo così vile?

Mi ha tolto la libertà di scegliere. Avevo diritto di sapere chi stavo sposando.

Non ha famiglia, Giulia. Solo quella madre e i suoi casini.

Ridai la lettera, per favore, non lhai nemmeno aperta. La do io a Luca, lui ti spiega.

Vai via, Nicolò, disse a voce bassa Giulia. E la lettera non te la do. È per Luca Niccolini. Quando torna, gliela darò io.

Le chiuse la porta senza esitare.

***

Passò la giornata come in trance. Cambiò e sfamò Marco, uscì in cortile con lui, ma il pensiero andava sempre lì.

Cosa prendere subito? Passeggino, lettino, documenti. I mobili chi se ne importa.

Nel suo appartamento in periferia cerano un vecchio divano e un armadio. Bastavano.

Alle sei era calma e decisa.

Apparecchiò, preparò la cena, mise a letto Marco. Aspettò il marito.

Mmm, che profumino! Luca, tornando dal lavoro, cercava di far finta che nulla fosse successo. Guarda cosa ho preso: la giostrina nuova per Marco! Quella col carillon.

Giulia rimaneva muta davanti al tavolo; davanti a lei la busta grigia. Luca sbirciò in cucina; allistante smise di recitare.

Ha trovato Nicolò? chiese a bassa voce.

Lho trovata io. Nicolò ha provato a prenderla, come gli avevi chiesto. Ma non glielho data

Luca crollò sulla sedia.

Perché, Luca? Perché hai detto che era morta?

Perché per me è morta dodici anni fa, rispose lui con gli occhi lucidi. La prima volta che è finita dentro. Poi era uscita, sei mesi libera e ancora dentro.

Giulia, hai una famiglia seria. Tuo padre è ingegnere, tua madre maestra. Non potevi capire. Lei ha sempre truffato la gente. Una professionista della truffa.

E questo ti ha dato il diritto di mentirmi? Un anno? urlò Giulia. Ti rendi conto che così hai distrutto tutta la fiducia che avevo?

Avevo paura di perderti! urlò anche Luca. Saresti scappata! Avresti pensato: No, questo ha la madre ladra, chissà che cha nel sangue!

Volevo solo che Marco crescesse in una famiglia normale. Ho pensato che sarebbe stato meglio orfano che figlio di una delinquente.

Ora avrà un padre divorziato, rispose gelida Giulia.

Luca rimase di sasso.

Cosa? Come? Giulia, dai per una lettera? Solo perché ti ho nascosto questo?

Perché non ti riconosco più, Luca. Ti sei inventato la morte di tua madre, potresti mentire su qualunque cosa.

Chi era tuo padre, davvero? Forse sta anche lui in galera, in cella lì vicino…

Giulia, non dire assurdità

Non dico assurdità. Ho avvisato gli inquilini. Tra un mese torno nel mio appartamento. Domani preparo i documenti per il divorzio.

Luca implorò. Rimase a lungo in ginocchio, cercando di spiegarle che era una bugia a fin di bene.

Ma Giulia aveva già deciso.

***
Gli inquilini andarono via. Ora Giulia vive col figlio nel suo appartamento. Lei e Luca hanno divorziato, ma lui spera ancora che torni.

Vede spesso Marco e lo mantiene senza esitazione. Ma non riesce più a guadagnarsi la fiducia di Giulia.

Nella vita, la verità può fare male, ma la menzogna ferisce ancora di più. Più del sangue, è la fiducia che tiene insieme una famiglia. E quando la perdi, non si recupera più.

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Il Guinzaglio del Destino