Non mi sono nemmeno accorta di quando nella casa dove viveva la nonna Rosa, ormai scomparsa, si fossero trasferiti i nuovi inquilini. Una mattina li ho incrociati sulle scale. Stavo chiudendo la porta di casa quando quella accanto si è aperta, lasciando uscire prima un uomo e poi un bambino, con uno zaino enorme sulle spalle. “Un primino”, ho pensato subito, e ho deciso di salutarlo.
Da che ne ho memoria, in questo condominio è sempre stato così: ci si saluta, ci si conosce tutti, non solo tra vicini di pianerottolo ma anche tra chi abita nei diversi numeri civici. Un unico cortile, una sola grande famiglia.
Buongiorno, ho sorriso al bambino che mi guardava da sotto le sopracciglia. Mi ha fatto pensare a un passerotto.
Buongiorno, ha risposto l’uomo.
Siete appena arrivati? ho chiesto più per cortesia che altro, perché la cosa era ovvia, ma volevo rompere il ghiaccio. Lui non sembrava dellumore di chiacchierare, mi ha risposto quasi secco:
Sì. Dai, Lorenzo, muoviamoci, altrimenti facciamo tardi.
Li ho seguiti con lo sguardo. Cera qualcosa che mi inquietava, una distanza tra loro due, come se non fossero davvero padre e figlio.
Anna, non farti i fatti degli altri, mi sono detta. Chissà cosa hanno passato Ma no, smettila con queste idee stupide. Il bambino va a scuola, quindi avranno controllato tutto, no?
***
Lautunno sembrava non finire più, tra pioggia e vento freddo. Ogni tanto incrociavo i vicini la mattina. E sempre la stessa scena…
Buongiorno. Lorenzo, ciao.
A rispondere era solo il papà.
Una volta ho chiamato il bambino Lorenzino. Il suo labbro superiore ha iniziato a tremare, il padre lo ha stretto a sé, e senza guardarmi mi ha detto sottovoce:
Lorenzo. E non parla.
Mi scusi, non lo sapevo, mi sono subito scusata, ma ho pensato tutto il giorno a quella scena al lavoro. Forse era la mamma a chiamarlo così? E non parla povero piccolo
Una sera, mentre guardavo una serie e mi godevo delle crespelle calde con la mia marmellata di fragole preferita, il campanello ha suonato. Portavo il cibo alla bocca, ma ho dovuto posare tutto. Alla porta cera il vicino, agitato.
Mi scusi
Anna
Come?
Mi chiamo Anna, ho risposto.
Ah, scusi, Anna, per caso ha un termometro? Credo che Lorenzo abbia la febbre, il nostro si è rotto
Stava ancora parlando che io già cercavo nellarmadietto dei medicinali:
Entrate pure, ho gridato. Ho trovato anche della tachipirina, per sicurezza. Mi sono girata e ho visto il vicino che guardava la pila di crespelle. Probabilmente non hanno nemmeno mangiato, e chissà quando trova il tempo di cucinare, ho pensato, così ho messo da parte qualche crespella per me e le altre gliele ho offerte. Si vedeva che era a disagio.
Prenda, il rimedio migliore sono le crespelle. E questa è la marmellata. Su, andiamo a curare il paziente! ho ordinato. Il suo sorriso mi ha fatto notare quanto fosse in realtà un uomo gradevole.
Lorenzo continuava a guardarmi di sottecchi. Però il papà era lì, quindi si fidava. Temperatura non era alta, ma ho suggerito comunque di chiamare il medico.
Domani lo faccio appena sono al lavoro, ha detto lui.
A lavoro? E chi resta col bambino? Chi apre al dottore?
È abituato Devo lavorare. Lorenzo è grande, ce la fa.
No, sono stata irremovibile. Scusi, il suo nome?
Marco.
Ecco, Marco. No, guardi, se lei non si preoccupa per suo figlio che resta qui da solo, allora sarò io a perderci il sonno!
Anna, capisco Ma non abbiamo nonne, zie o parenti vicini. Chi abbiamo, sta lontano. Io devo lavorare. Lorenzo
Marco, ascolti, domani passerà il pediatra e un bambino piccolo, malato, non deve stare da solo in casa. Facciamo così: mi scambio di turno e sto io con Lorenzo.
Dovrà poi lavorare di notte? ha chiesto Marco.
Non si preoccupi. Domani alle otto sono da voi.
***
E così passò una settimana di malattia a casa di Lorenzo. Continuava il suo silenzio ma ascoltava con interesse quello che dicevo. E sembrava amare le mie crespelle, le polpette Allinizio era timido, poi ci ha preso gusto, e io non ho potuto fare a meno di commuovermi. Lho accarezzato sulla testa: Passerottino mio. Lui si è bloccato, gli occhi gonfi di lacrime, e allimprovviso ha iniziato a piangere. Mi sono spaventata:
Cosa cè, piccolo mio Non piangere
Alla fine Lorenzo guarì. Tornammo alla solita routine: incontri saltuari sulle scale, ora con qualche sorriso in più, anche se lui continuava a tacere. E così arrivò linverno.
Un giorno, tornando dal lavoro caricata come un mulo dopo aver fatto spesa, borbottavo tra me per la mia stupidità e per aver comprato troppe cose. Lorenzo stava buttando la spazzatura, mi ha vista, si è avvicinato e senza dire nulla ha cercato di prendere una busta dalle mie mani.
Lorenzo, è più pesante di te! mi ha fatto piacere, però, che volesse aiutare. Ma era determinato a portare la busta.
Va bene mi sono arresa. Se ti stanchi, fermati a riposare.
Lorenzo, con mia sorpresa, lha portata senza problemi. Io, invece, arrancavo dietro, rimproverandomi per lennesima volta.
Sei il mio eroe, Lorenzo! ho esclamato, senza fiato. E gli eroi meritano una ricompensa! Aspetta ho preso una tavoletta di cioccolato dalla spesa e glielho offerta. Gli si sono illuminati gli occhi e ha sorriso. Il premio più bello per me. Nemmeno tolti gli stivali, ecco il campanello.
Era Marco, che mi restituiva la stecca di cioccolato:
Anna, vizi troppo Lorenzo.
Ma va, sono seria: quella cioccolata è la ricompensa di un eroe!
Ricompensa? Marco mi ha guardata perplesso.
Provi a sollevare la busta che ha portato. Non è facile. E pensi che Lorenzo non solo lha fatta da solo ma si è pure offerto!
Da solo? Ha parlato? nei suoi occhi ho visto una speranza che mi ha stretto il cuore.
No lha solo presa senza dire nulla, gli occhi di Marco si sono spenti. Non si preoccupi, andrà tutto bene.
Grazie, ha risposto in tono smarrito andandosene.
***
Il mio compleanno è a fine novembre. Dopo auguri e fiori ricevuti a lavoro, tornavo a casa felice. Sullandrone la maestra teneva Lorenzo per mano, con lo zaino ancora in spalla. Tardi per la scuola, ho pensato.
Buonasera! Ciao, Lorenzo. E tuo papà dovè?
Piacerebbe anche a noi saperlo, la maestra sembrava infastidita. Sono la sua insegnante Il padre è sempre stato puntuale, oggi invece nulla, telefono spento. Cosa dovrei fare, portarlo da me? E poi non dice parola Glielho già detto mille volte che forse serve una scuola speciale
La maestra non mi è piaciuta:
Guardi Lorenzo sta da me, per ora.
Sicura? Si poteva leggere il sollievo nei suoi occhi.
***
Lorenzo, io non ho figli, quindi cambiati e mettiti la tuta da ginnastica. Meno male lhai portata da scuola! Adesso si mangia la torta e si beve il tè. Ti piace il dolce? Anche a me. Domani è domenica, niente compiti oggi!
Fra domande e risposte, spesso date da me stessa, il bambino ogni tanto mi fissava curioso, a volte annuiva. Per me erano piccoli passi verso una grande vittoria.
Quando ha dormito, ho usato il suo telefono: cera un solo numero: PAPÀ. Lho copiato e provato più volte, sempre irraggiungibile. Ho mandato un messaggio: Lorenzo è con me. Lansia per Marco continuava a crescere.
Signore, fa che non sia successo niente
***
Al mattino una chiamata. Era Marco.
Marco! Doveri? ho esclamato, quasi urlando senza accorgermene.
Anna sono in ospedale
Come? Cosè successo? ho abbassato la voce per non svegliare Lorenzo.
Unauto è salita sul marciapiede Anna per favore prenditi cura di Lorenzo
Non pensare a nulla, curati. In quale ospedale sei? Lorenzo resta qui.
Grazie Ma non dirgli che sono in ospedale Dopo la morte di sua madre non si è ancora ripreso
Mi si è stretto il cuore. Quanto aveva già patito questo bambino? Come potevo aiutarlo?
A Lorenzo ho detto che il papà lavorava lontano. Marco chiamava il figlio, che ascoltava in silenzio.
***
Presi due settimane di ferie. Lo accompagnavo a scuola, lo andavo a prendere, passeggiavamo, giocavamo, cucinavamo insieme. Lorenzo sorrideva di più, a volte scoppiava anche a ridere. Raccontavo tutto a Marco, che ormai mi guardava con uno sguardo diverso, durante le visite in ospedale.
Sai, Sergio, io e Lorenzo abbiamo anche comprato gli addobbi per lalbero. Li ha scelti tutti lui. Se avessi visto la gioia nei suoi occhi!
Anna, non so come avrei fatto senza di te, mi ha abbracciata e sono rimasta immobile.
Ce lavresti fatta, ho risposto, guardandolo negli occhi. In quel momento abbiamo capito entrambi che stava iniziando qualcosa di nuovo.
***
Lorenzo, papà tra due giorni torna a casa. Dobbiamo mettere tutto in ordine. Dopo passiamo anche in negozio, che il vostro frigo è vuoto!
Linverno è traditore: un attimo ti copre di neve, un attimo dopo fa ghiaccio. Sono scivolata, sono caduta, e per un attimo ho visto solo nero. Poi, ho sentito il grido di Lorenzo:
Mamma! Mamma! Mi si è buttato vicino, cercando di tirarmi su, piangendo disperato:
Mamma!
Nonostante il dolore forte alla gamba, ho cercato di sedermi, qualcuno dei passanti mi ha aiutato.
Lorenzino, amore, piangevo, baciandolo.
***
Solo una distorsione fortunatamente. Ma non ho potuto incontrare Marco al suo rientro. Ho deciso di non dirgli che Lorenzo aveva cominciato a parlare. Lui chiacchierava senza sosta, come a voler tirare fuori tutto quello che non aveva mai detto. Gli ho proposto una sorpresa per il papà.
È stato Lorenzo ad aprirgli la porta. Io fingevo di non potermi muovere per la gamba. Marco si è inginocchiato, lha abbracciato e allora…
Papà!
Marco non ci credeva.
Che hai detto? Ripeti
Papà Ciao papà!
Lo-ren-zo! Marco lo ha sollevato e fatto girare. Lorenzo rideva, felice. Io li osservavo, asciugandomi le lacrime. Marco ha posato lo sguardo su di me:
Grazie
***
Abbiamo passato il Capodanno tutti insieme. Lorenzo era il più felice: aveva di nuovo una mamma.






