Celebrazione Indimenticabile: Il Ritorno dalla Trattoria
Ieri sera io e mia moglie, Beatrice, siamo tornati a casa dopo aver festeggiato il suo compleanno in una trattoria tipica di Firenze. È stata una serata davvero speciale, piena di amici, parenti e colleghi. Molte persone non le conoscevo nemmeno io, ma se Beatrice le aveva invitate, sicuramente aveva le sue buone ragioni.
Beatrice non è mai stata una donna che mette tutto in discussione; odia le discussioni e le tensioni inutili. Le viene più naturale assecondare piuttosto che mettersi a war of nerves per dimostrare di avere ragione.
-Beatrice, hai le chiavi dellappartamento? Riusciresti a tirarle fuori tu?
Beatrice ha aperto la sua borsa, frugando tra le mille cose. Allimprovviso ha fatto un gesto brusco, come colpita da un dolore improvviso, e la borsa è finita per terra.
-Cosa ti succede? le ho chiesto.
-Mi sono punta con qualcosa.
-Nella tua borsa regna un tale caos che ormai non mi sorprende nulla.
Non ho sentito altro da Beatrice. Ha raccolto la borsa dal pavimento, ha estratto le chiavi con più cautela e siamo entrati nel nostro appartamento. Lepisodio era già scivolato via dalla mente, eravamo stanchi, con le gambe stanche dopo ore in piedi. Lunica cosa che desideravamo era una doccia veloce e a letto.
Il mattino seguente, Beatrice si è svegliata con un dolore lancinante al dito: gonfio, arrossato, pulsante. Ricordandosi della puntura, ha svuotato la borsa pezzo per pezzo. Sul fondo ha trovato un ago grande, coperto di ruggine.
-Come ci sarà finito questo?
Era sconcertata. Ha deciso subito di buttarlo via. Poi ha cercato larmadietto dei medicinali per disinfettare la ferita. Dopo aver fasciato il dito è andata a lavorare, ma a metà giornata aveva già la febbre.
Mi ha chiamato al telefono:
-Giovanni, non sto bene. Sono tutta una febbre, mi fa male la testa… sembra mi sia passato sopra un camion. Sai che ieri sera ho trovato un ago arrugginito nella borsa?
-Non vorrei spaventarti, ma forse è meglio che tu vada da un medico. Il tetano non è uno scherzo.
-Non ti preoccupare, mi sono disinfettata. Mi passerà.
Ma, col passare delle ore, Beatrice peggiorava drasticamente. Abbastanza da non riuscire nemmeno ad affrontare la fine della giornata lavorativa. Si è fatta portare a casa da un taxi poiché sapeva che non avrebbe resistito sugli autobus cittadini. Arrivata a casa, è crollata sul divano addormentandosi profondamente.
Quella notte ha sognato sua nonna Lidia, morta quando lei era ancora bambina. Sebbene molto diversa dai ricordi piegata dalletà e con il viso segnato dal tempo Beatrice era certa fosse proprio lei, venuta da chissà dove per aiutarla.
Nel sogno, nonna Lidia la conduceva nei campi intorno a Montepulciano, insegnandole a riconoscere le erbe che avrebbero purificato il suo corpo dalloscurità che lentamente la invadeva. La nonna la ammoniva: qualcuno le aveva voluto del male, ma per reagire, Beatrice doveva sopravvivere. Il tempo stringeva.
Beatrice si è svegliata madida di sudore, pensando di aver dormito ore; erano passati solo pochi minuti. Ho sentito il rumore della porta: ero tornato a casa. Arrivando vicino a lei, mi sono spaventato:
-Ma cosa ti è successo? Vai a guardarti allo specchio.
Lei si alzò faticosamente per specchiarsi. Solo ieri mi appariva come la donna di sempre: radiosa e sorridente. Ora davanti a sé cera una sconosciuta: capelli arruffati, occhiaie profonde, il viso svuotato.
-Ma che sta succedendo a me?
Poi, ricordandosi il sogno, mi disse:
-Ho sognato la nonna. Mi ha detto cosa devo fare…
-Beatrice, vestiti, adesso si va in ospedale.
-No, non ci vado, la nonna mi ha detto che i medici non potranno aiutarmi.
E lì per la prima volta nella nostra vita la discussione scoppiò vera. Ho provato a trascinarla fuori di casa, disperato. Lei si è divincolata, è caduta a terra sbattendo contro un mobile. Preso dalla rabbia, ho afferrato la giacca e me ne sono andato sbattendo la porta. Lei ha appena avuto la forza di scrivere al suo capo che sarebbe rimasta qualche giorno a casa.
Sono rientrato solo dopo mezzanotte sperando che Beatrice potesse perdonarmi. Mi accolse con poche parole:
-Domani portami al paese della nonna, ti prego.
La mattina dopo sembrava uno spettro di se stessa. Continuavo a implorarla di andare al pronto soccorso, temevo il peggio:
-Beatrice, non fare lostinata! Non rischiare così. Vieni in ospedale.
Ma decidemmo di andare al paese. Lunica cosa che ricordava con certezza era il nome: Paciano. Non cera più tornata da quando i genitori avevano venduto la vecchia casa della nonna. Dormiva durante il tragitto, ma appena ci avvicinammo si svegliò e indicò:
-È laggiù.
Appena scese dallauto, barcollò. Riuscì a raggiungere il campo indicato nel sogno e raccolse le piante necessarie. Tornati a casa, mi affidò la preparazione dellinfuso come aveva visto nel sogno. Lo bevve a piccoli sorsi; pian piano però il suo aspetto migliorava.
Dovette sforzarsi per andare in bagno e, vedendo lurina nerissima, invece di spaventarsi ripeté quello che diceva la nonna:
-Sta uscendo tutta la cattiveria
Quella notte la nonna le apparve di nuovo in sogno e le spiegò tutto: qualcuno aveva lanciato una maledizione con quellago arrugginito. Linfuso avrebbe dato sollievo, ma per poco. Doveva capire chi era stato e restituire il male subito. La nonna però non sapeva chi fosse il colpevole, ma suggeriva che pure io, Giovanni, centrassi in qualche modo. Se non avesse buttato lago, avrebbe potuto scoprire di più.
-Facciamo così: compra una confezione di aghi e recita su quello più grande queste parole: Spiriti notturni, venite a me! Uditemi, ombre della notte, rivelate la verità. Circondatemi, segnalatemi, aiutatemi, trovate il mio nemico…. Poi metti lago nella mia borsa. Chi è responsabile si pungerà. Così sapremo chi è stato e potremo restituirgli ciò che ci ha fatto.
Dopo queste parole, la nonna scomparve come vapore.
Quando Beatrice si svegliò, sapeva che, anche se ancora fiacca, si sarebbe ripresa. Sua nonna lavrebbe sostenuta. Sono rimasto a casa con lei quel giorno, e sono rimasto sorpreso quando insistette per andare al supermercato da sola:
-Beatrice, non scherzare, hai ancora la febbre alta. Vengo io con te.
-Giovanni, fammi una zuppa, ho una fame che non ti immagini dopo giorni così.
Beatrice seguì quanto indicato nel sogno, e la sera mise lago nel mio borsello. Prima di addormentarsi le chiesi:
-Sei sicura di farcela? Vuoi che ti resti accanto?
-Stai tranquillo, andrà tutto bene.
Iniziava a sentirsi meglio, ma percepiva ancora dentro di sé una strana oscurità difficile da descrivere. Linfuso la aiutava, ma sentiva che il male non era ancora sconfitto. Attendeva con ansia il mio ritorno dal lavoro. Appena arrivato, mi accolse con una domanda:
-Comè andata oggi?
-Tutto liscio… perché?
Appena stava per convincersi che il colpevole non si sarebbe mai rivelato, aggiunsi:
-Non ci crederai: oggi Claudia quella dellufficio accanto ha voluto aiutarmi con le chiavi, visto che avevo le mani impegnate. Ha rovistato nel mio borsello e si è punta con un ago. È rimasta malissimo, si è arrabbiata di brutto.
-Cosa cè tra te e Claudia?
-Beatrice, per piacere. Ti amo, e nientaltro conta. Claudia è solo una collega di lavoro. Nulla di più.
-È venuta anche lei alla tua festa di compleanno alla trattoria?
-Sì, ma solo perché è una persona piacevole, non cè altro.
In quel momento tutto si fece chiaro per Beatrice. Capì come quellago potesse essere finito proprio nella sua borsa.
Io presi qualcosa da mangiare, lei si assopì. Quella notte la nonna tornò ancora nei suoi sogni, spiegando finalmente come restituire a Claudia tutta la cattiveria che aveva tentato di infliggerle. Ora non cera più dubbio: Claudia stava cercando di allontanare Beatrice da me, persino ricorrendo a sortilegi se necessario. Quella donna, capì la nonna, non si sarebbe fermata davanti a nulla.
Consigliata ancora dalla nonna, Beatrice fece tutto ciò che doveva. Poco dopo, le dissi che Claudia era assente dal lavoro da giorni, malata gravemente. Nessun medico riusciva a capire la causa della sua malattia.
Beatrice allora mi chiese di portarla, quel fine settimana, al cimitero del paese della nonna. Non ci era più stata dai tempi del funerale. Comprò dei fiori e dei guanti da giardinaggio, decisa a ripulire la tomba dalle erbacce. Ci mise un po a trovarla, ma quando la riconobbe vide nella foto proprio la nonna che le era venuta in sogno e le aveva salvato la vita. Sistemò il cippo, dispose i fiori.
-Nonna, perdonami se non sono venuta prima. Pensavo che le visite dei miei genitori bastassero, ma mi sbagliavo. Ora tornerò più spesso. Senza di te chissà cosa sarebbe successo…
Beatrice poi mi disse di aver sentito come se la nonna lavesse abbracciata leggermente sulle spalle. Quando si voltò, però, non cera nessuno, solo una brezza leggera…
Quel giorno ho capito qualcosa che non dimenticherò mai: mai sottovalutare la forza dei legami di sangue, le radici profonde che ci portiamo dentro. A volte quello che ci salva non si vede magari è solo un sogno, o una carezza invisibile di chi ci ha voluto bene davvero.






