Il nonno dal centro termale mandò un telegramma: «Non torno, rimango a vivere con Giulia»
Nella memoria di Maristella, sua nonna, Ninetta Bellini, è rimasta limmagine classica della nonna italiana: dolce, amorevole e capace di capire tutto con uno sguardo, soprattutto quando compariva nei suoi sogni di bambina. Il nonno, Cesare, invece, lo ricordava appena: le tornavano in mente solo brandelli lodore pungente del tabacco casalingo, il sudore, la voce roca e autoritaria. La nonna non ne parlava mai bene: a sentir lei, Cesare era tutto burbero, la trattava male, la sgridava anche senza motivo, e non passava giorno senza un rimprovero o una scenata.
Cesare faceva il sorvegliante sulle Ferrovie dello Stato: ogni giorno, insieme al collega, si faceva chilometri e chilometri a piedi, a controllare binari, a cercare guasti, e a sistemarli se era il caso, oppure a segnalarli alla squadra di manutenzione. Era un lavoro logorante, da fare in qualsiasi stagione, con quella pioggia che ti entra nelle ossa e il vento che ti porta via la voglia di vivere. Per fortuna, allora lo Stato regalava ancora i voucher per le cure termali, e anche a Cesare ne erano arrivati più volte, ma lui, testone, niente, rifiutava sempre.
Finché, quellinverno, il ginocchio malandato decise di fargli passare la voglia: Cesare finì dal dottore che, con la sua proverbiale severità, gli prescrisse fanghi e relax al centro benessere di Chianciano. Cesare i dottori li temeva quasi più del diavolo, ma li rispettava come il Papa, e così fece fagotto: la vecchia valigia marrone, con il manico di plastica nera, che la nonna aveva già preparato tre giorni prima.
Ninetta esplose di gioia: tre settimane di libertà! Prese una bacinella di semi di zucca tostati, chiamò tutte le vicine e festeggiò nel cortile: finalmente tre settimane senza fumo, nessuno che sbuffa, niente zuppe rovesciate nel lavandino perché cè troppo prezzemolo o schiamazzi per il sale.
Dopo appena due settimane, però, arrivò il colpo di scena: la postina consegna una telegramma a Ninetta Bellini. Cera scritto: «Non torno, sto con Giulia». Ninetta rilesse la frase almeno quattro volte, convinta di aver capito male, poi si inginocchiò e disse: «Signore, ma che ci ho fatto di buono per meritare questa fortuna?!» Era unesplosione di pura felicità. Nel giro di unora aveva già raccolto tutte le camicie e i pantaloni del nonno stirarli ogni santo giorno era la sua condanna ci mise sopra tutti i suoi documenti, e portò il tutto, bauli e fagotti, nel fienile: a casa sua, il fantasma di Cesare non doveva più metter piede.
Alla fine del congedo, Cesare tornò solo per sbrigare le scartoffie del trasferimento, riscosse lultimo stipendio, prese la libretta di risparmio e, senza neanche un arrivederci, chiuse la porta dietro di sé per sempre. Ninetta, neanche a dirlo, ne fu solo contenta: temeva che, se avesse fatto troppe domande, quello le sarebbe tornato tra i piedi.
Insieme alla figlia, la domenica, corsero a comprare la carta da parati: Cesare laveva proibita, per lui solo calce viva sui muri come una volta. Ma ora, carta da parati fantasia e stoffa per tende! Ninetta rispolverò la vecchia macchina Singer e, cantando Volare tra sé e sé, cucì delle tende lunghe fino al pavimento, quelle che aveva sempre sognato, ma che Cesare non voleva: lui pretendeva solo le tende corte, come si usavano nelle case contadine, che lei odiava e chiamava gli stracci da campo.
Con la zappa, Ninetta sradicò tutte le piantine di tabacco che lui coltivava nellorto, e al loro posto piantò le sue amate fragole. Senza alcuna pietà, fece fuori anche quasi tutti i rovi di more: Cesare mangiava solo quelle, sia fresche che in marmellata, mentre vietava la ciliegia, la prugna e la fragola. In casa, la nonna buttò tutte le vecchie stoviglie sbeccate, tirò finalmente fuori il servizio bello che le avevano regalato in fabbrica: ora erano per la vita di tutti i giorni.
La vecchia e spessa tovaglia cerata lisa oltre limmaginabile finì nella spazzatura. Finalmente, niente più fiammella del gas accesa giorno e notte solo per non sprecare fiammiferi: ora Ninetta non aveva bisogno di risparmiare sulle candele. Sul lavandino comparve il sapone profumato alla fragola: Cesare, ligiene la faceva solo in bagno una volta a settimana e mai col sapone, che se no si sciupa la pelle.
Ninetta ringiovaniva a vista docchio: le rughe sembravano sparire. Iniziò a ricevere amiche e vicine a casa, tutti venivano a chiederle consigli sullorto e lei ricambiava con generose fette di crostata ai funghi porcini del bosco. Aveva anche più capelli scuri: sembrava fosse tornata ventanni indietro! Diversi scapoli del paese provarono a corteggiarla, ma lei niente la convivenza non era più roba per lei. E così, circondata da figli e nipoti, la nonna Ninetta visse felice e contenta tutto il resto dei suoi giorni.







