Ho perso la voglia di aiutare mia suocera quando ho scoperto cosa aveva fatto. Eppure non riesco ad abbandonarla.
Ho due figli. Hanno padri diversi. La prima è una figlia, Giulia, che ora ha sedici anni. Il padre di Giulia versa regolarmente il mantenimento e si tiene sempre in contatto con lei. Anche se il mio primo marito si è risposato e ora ha altri due figli dalla seconda moglie, non dimentica mai la nostra figlia comune.
Mio figlio, invece, è stato meno fortunato. Due anni fa il mio secondo marito si è gravemente ammalato, ed è mancato in ospedale dopo appena tre giorni. È passato del tempo e ancora oggi stento a credere che non ci sia più. Spesso mi sembra di sentire la porta aprirsi da un momento allaltro e che lui possa entrare con quel suo sorriso e il solito buongiorno, cara. Quando mi vengono questi pensieri, non posso fare a meno di piangere.
Durante tutto questo periodo, ho cercato di stare vicino alla madre del mio defunto marito, la signora Lidia. Per lei è stato un dolore grande quanto il mio: suo figlio era il suo unico affetto. Ci siamo fatte forza a vicenda per attraversare insieme quella tempesta. Le nostre telefonate e visite erano continue; parlavamo spesso di lui e del vuoto che aveva lasciato.
Addirittura, avevamo pensato, a un certo punto, di andare a vivere insieme, ma poi Lidia ha cambiato idea. Così sono passati sette anni. Il nostro legame era diventato quasi come quello tra vere amiche.
Ricordo bene che quando rimasi incinta di mio figlio, Lidia accennò allargomento del test di paternità, chissà poi perché. Probabilmente dopo aver visto in televisione una trasmissione dove un uomo aveva scoperto, dopo anni, di non essere il vero padre del figlio che cresceva. Le risposi subito che erano sciocchezze.
Un uomo che dubita del proprio figlio, finirà solo per essere un padre della domenica!
Lei replicò dicendo che aveva la certezza che aspettassi proprio il figlio suo. Ero convinto che, alla nascita del bambino, mi avrebbe fatto pressioni per il test invece, tutto tacque.
Questestate Lidia si è ammalata gravemente e la sua salute è peggiorata così tanto che ho deciso dovesse trasferirsi vicino a casa mia, a Firenze. Mi sono affidato ad unagenzia immobiliare per trovare un piccolo appartamento da acquistare, usando tutti i miei risparmi in euro.
Ma un giorno, per completare le pratiche con lagenzia, serviva il certificato di morte di suo marito. Poiché lei non se la sentiva, sono andato io stesso a casa sua a cercarlo. In mezzo ai suoi documenti, mi è saltato allocchio qualcosa di strano: un certificato di test del DNA, fatto quando nostro figlio aveva solo due mesi. Lidia aveva fatto le analisi allinsaputa di tutti, confermando la paternità.
Mi è salita una rabbia incredibile. Non aveva mai avuto fiducia in me! Non ho potuto tacere; le ho detto tutto quello che avevo sul cuore. Ora Lidia mi chiede scusa, si pente e si dice mortificata, però io sento ancora la ferita del tradimento. Non ha parlato per anni, fingendo di fidarsi
Mi rendo conto che in questo momento mi passa anche la voglia di aiutare Lidia, ma so bene che non ha nessun altro che possa sostenerla. Non voglio che mio figlio perda sua nonna, perciò continuerò ad esserle vicino. Tuttavia, so bene che il calore e la fiducia di un tempo difficilmente torneranno più.
Ho imparato che anche le persone più vicine a te possono avere paura e diffidenza, ma il vero coraggio sta nel non lasciare che il rancore rovini ciò che di buono rimane della famiglia.







