Due volte madre surrogata: ora io e le mie figlie abbiamo tutto ciò che ci serve per vivere bene

Ho fatto la mamma surrogata due volte: adesso io e le mie bambine abbiamo tutto quello che ci serve per vivere serenamente.

La mia prima figlia, Sofia, lho messa al mondo che avevo diciotto anni appena compiuti. Il parto mi è sembrato molto naturale, non mi sono spaventata affatto, e da lì ho capito che tutto sommato non era niente di impossibile. Già allora si sentiva parlare tanto di maternità surrogata anche da noi, e la cosa ha cominciato a frullarmi per la testa…

La mia famiglia non è mai stata ricca. I miei genitori facevano miracoli per sfamare me e le mie tre sorelle. Mi sono sposata a diciassette anni con Riccardo e con lui, insieme alla piccola Sofia, tiravamo avanti alla meno peggio. Diventava sempre più difficile: niente soldi, una casa in affitto minuscola, ogni giorno era una sfida. È stato lì che ho pensato per la prima volta davvero alla maternità surrogata come possibilità. Riccardo non ne voleva sapere, nonostante tutte le mie parole. Ma a me sembrava la soluzione più sensata per risolvere almeno qualche problema con i soldi.

Dopo poco è arrivata anche Giulia, la nostra seconda figlia. La situazione era davvero insostenibile. Riccardo, sopraffatto dalle difficoltà, se nè andato. Mi sono ritrovata da sola con due bimbe piccole. Per fortuna la mamma e le mie sorelle non mi hanno lasciato mai sola: mentre lavoravo, loro si dividevano le piccole, le portavano a scuola, badavano a tutto. Nonostante questo, i soldi non bastavano mai. Proprio allora ho deciso che era arrivato il momento di provarci sul serio.

Sono partita da Napoli e sono andata a Milano, dove cera unagenzia che seguiva queste cose. Hanno provato più volte la procedura, ma per un motivo o per laltro non andava mai a buon fine. Lultima volta ho anche perso il bambino. Sono tornata a casa scoraggiata, pensando che forse non era destino. Poi, sei mesi dopo, mi sono imbattuta su Internet in uninserzione di unaltra agenzia: offrivano condizioni davvero buone. Ho telefonato per informarmi ormai tanto valeva provarci. Se fosse andata, bene. Se no, pazienza.

Questa volta ha funzionato. Per un anno intero ho vissuto con le mie bimbe in un appartamento nuovissimo, arredato benissimo, proprio in centro. I futuri genitori del bambino che stavo portando non ci hanno fatto mancare nulla: ci portavano generi alimentari di prima scelta, hanno regalato alle bambine dei giochi bellissimi, ci hanno persino pagato il cinema e le visite allacquario. E, dopo nove mesi, è nato un bimbo stupendo e sano.

Siamo poi tornate a casa nostra, in provincia di Salerno, e con quello che ho guadagnato sono riuscita a comprare un appartamentino di due camere da letto nel nostro quartiere. Mi sono anche permessa di spendere senza badare troppo per tutto lanno dopo.

Due anni dopo, ho accettato ancora una volta di essere mamma surrogata. Stavolta per una famiglia che arrivava dalla Cina.

Ora vivo con Sofia e Giulia in una casa grande, dove non manca niente. Le mie figlie hanno tutto quello che desiderano. So che cè chi può giudicarmi, ma sinceramente, non mi sento minimamente in colpa: ho dato alla mia famiglia la possibilità di vivere bene, e lo rifarei altre mille volte.

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Due volte madre surrogata: ora io e le mie figlie abbiamo tutto ciò che ci serve per vivere bene
La famiglia di mio marito si presenta senza avviso per stare un mese da noi: ma io la porta non l’ho nemmeno aperta – Dai, apri, Valerio! Che fai lì impalato? Siamo qui con le valigie, ci cadono le braccia! Abbiamo già salutato il tassista, fa freddo e almeno lasciaci entrare nell’androne! La voce stridula del citofono mi trafiggeva le tempie: era proprio quel tono che mi faceva passare la voglia di affrontare qualsiasi sabato mattina. Mi sono fermata in corridoio con la mia tazza di caffè, addio relax programmato per il weekend. Ho guardato mio marito. Valerio era bianco come un cencio e stringeva la cornetta tremante come un ragazzino colto in castagna. – È zia Rosanna – sussurrò riparandosi la bocca – e zio Pasquale. E Silvia con i bambini. – Chi?! – Ho quasi sputato il caffè. – Quale Silvia? Quale zio Pasquale? Ma Valerio, non aspettavamo nessuno! Dovevamo fare le pulizie e poi andare da Leroy Merlin per la carta da parati! Non mi hai detto nulla. – Non ne sapevo niente neanch’io – balbettò. – Mia madre, tempo fa, aveva buttato lì che volevano farsi un giro a Milano. Ma le avevo detto che stiamo ristrutturando e che non era il momento. Pensavo l’avessero capita! Giuro non ho dato il permesso! Il citofono gracchiava ancora più insistente, la zia Rosanna ormai spazientita: – Valerio! Ti sei addormentato lì? Ci lascerai fuori? Silvia deve dare da mangiare ai bambini, sono stremati dal viaggio, abbiamo fatto una sorpresa! Sorpre-e-e-esa! Sono andata decisa da mio marito, gli ho tolto la cornetta e ho riagganciato. Il display si è spento. – Non aprire – ho detto piano ma ferma. … … (prosegue la storia come da testo originale) La mia famiglia, la mia regola: se si presentano parenti all’improvviso per un mese… nemmeno una chiave nella porta – solo chi rispetta la casa entra!