– Cara sorellina, sei tu nei guai, non è casa tua: la storia della nostra zia senza figli, l’appartamento di famiglia nel centro di Milano e la guerra per l’eredità tra sorelle, tra gelosie, inganni e il duro intervento della polizia

Sei tu che hai dei problemi, sorellina, questa non è casa tua.

La sorella di mia madre non ha mai avuto figli, ma abitava in un enorme appartamento con tre camere da letto nel cuore di Firenze e una salute che pareva sempre danzare sullorlo. Suo marito era un collezionista ossessivo, ed è così che la sua casa sembrava un museo confuso di memorie e stranezze.

Mia sorella minore, Ginevra, ha sposato un uomo pigro come un gatto al sole e ha due bambini. Vivono tutti stipati in una stanza affittata nellantico studentato dellOltrarno. Appena Ginevra ha sentito parlare dei problemi di salute della zia, è corsa da lei come in una coreografia già provata, pronta a lamentarsi del suo destino sfortunato.

Devo ammetterlo: la nostra zia Delfina è di quelle donne che mozzicano con le parole, avrebbe potuto insegnare la schiettezza nuda nelle piazze di Napoli. Negli anni ci ha spesso invitato, a me e a mio marito, dicendo che voleva vederci abitare lì, promettendo che un giorno lappartamento sarebbe stato nostro.

Ma noi abbiamo sempre avuto una casa tutta nostra, e quella offerta generosa labbiamo lasciata sospesa nella nebbia delle cose mai fatte. Le portavamo ogni tanto sacchetti di alimenti o le medicine, io davo lustro ai pavimenti e ai mobili per abitudine più che per interesse. Il fascino dellappartamento era solo un sogno lontano, eppure, dopo la visita di Ginevra, scoprii che lei e tutta la sua famiglia si erano già sistemati nella casa della zia.

Con Ginevra non sono mai riuscita ad andare daccordo. Serbava per me una gelosia densa, come la cioccolata calda a Carnevale: ho un marito affettuoso e pieno di energie, un figlio brillante, un lavoro che paga bene in euro, una casa luminosa. Lei mi chiamava solo per chiedere di prestarle un po di denaro.

Ma la memoria di Ginevra, come quella di un pesciolino rosso, non tratteneva mai i debiti. Quando aspettavo il mio secondo figlio, il tempo mi sfuggiva tra le mani; mio marito portava ancora qualche dolce o del prosciutto alla zia, ma la nostra presenza era soltanto unombra gentile. Quando infine il bimbo aveva sei mesi, decisi di andare trovare Delfina. Davanti allingresso, mi raggiunse un urlo aspro era Ginevra:

Finché non firmi latto di donazione, niente cena per te! Torna subito nel tuo buco, e non uscire dalla tua tana stasera, capito?

Bussai. Ginevra mi squadrò come una sconosciuta e parlò a voce tagliente:

Neanche pensarci, non entrerai e lappartamento non sarà mai tuo!

Riuscii ad entrare solo minacciando di chiamare i carabinieri. Delfina era invecchiata di dieci anni nel giro di pochi mesi; mi vide e pianse, con lacrime larghe come il Tevere.

Perché piangi? Su, racconta a tutti quanto si vive bene con noi e dille di andarsene, gracchiava Ginevra. Guardate, non ha neppure il rispetto di portarci il bambino!

La stanza della zia era ridotta a una branda; larmadio scomparso, i vestiti a mucchi per terra, le collezioni svanite. Delfina girava scalza, senza i suoi bracciali bizzarri. Era chiaro: Ginevra e il suo uomo stavano vendendo tutto ciò che avevano potuto.

Mi scusai, dicendo che dovevo andare in bagno, e da lì mandai un messaggio segreto a mio marito: Dobbiamo salvare la zia, non può stare qui con Ginevra. Tornai da Delfina e iniziai a raccontarle di mio figlio, della vita, dei sogni su nuovi balconi in fiore. Quando le spiegai della nascita, le sussurrai: Aspetta ancora un po, stringendo la mano e scambiando un occhiolino complice. Delfina capì e mi lanciò uno sguardo colmo di gratitudine.

Ginevra provava in tutti i modi a trascinarmi fuori. Suo marito, avvolto in una vestaglia lisa, entrava di continuo:

Ma non sarai stata troppo qui? Tuo figlio sentirà la mancanza della mamma, no?

Puntuale come un pendolo, mio marito arrivò dopo unora insieme a una carabiniera. Ginevra si affrettò ad allineare le sedie davanti alla porta, ma la regola era ormai infranta.

Fui io a parlare:

Questa è la vittima, signora carabiniera, lho sentita io con le mie orecchie: la tengono a digiuno. Hanno venduto mobili, ori, perfino i cimeli del marito collezionista! Tutto sparito, come in uno spettro di sogno.

Alla domanda della carabinieraVuole denunciare tutto?Delfina annuì, stanca eppure viva.

Ginevra se la cavò con una condanna leggera, ma suo marito vide le sbarre per due anni dritti come pali dulivo. Mia mamma, che anni prima aveva cacciato Ginevra e i bambini dalla nostra casa di famiglia, ora li riprese sotto il tetto, mentre a me, per la storia della polizia, non rivolse più parola, giurando che non avrei mai ricevuto leredità.

Eppure, in tutta questa storia sognante, fu proprio Delfina a lasciarmi la casa nel testamento, per ringraziarmi.

Torniamo a trovarla spesso, io e mio marito, e abbiamo assunto uninfermiera che porta profumo di basilico e biscotti. Ancora oggi non riesco nemmeno a immaginare cosa la povera Delfina abbia vissuto, intrappolata con la mia sorella di sangue e i suoi fantasmi.

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