Sai, a volte la gente dice che le circostanze sono tutto Ma in realtà, le circostanze le creiamo noi con le nostre scelte. Prendi la storia che ti voglio raccontare. Tu decidi, lasci per strada un essere vivente, poi, quando ti fa comodo, cerchi di cambiare le cose.
Allora, cera questo uomo, si chiama Orazio Galli. Un tipico martedì sera dinverno a Milano: freddo, il cielo grigio, tutto che sembra coperto da una coltre di monotonia. Orazio stava tornando dal lavoro, stanco, camminando per via Moscova come sempre. Passa davanti al solito alimentari, e lì davanti, indovina chi trova? Un cane. Un meticcio rossiccio, pelo arruffato, occhi profondi e malinconici, tipo quelli di un bambino smarrito.
“Cosa ci fai qui, eh?” brontola Orazio, ma si ferma un attimo.
Il cane lo guarda, alza il muso, senza chieder nulla: solo lo guarda, in silenzio.
“Forse aspetta il padrone,” pensa lui, e tira dritto.
La sera dopo, stessa scena. Poi ancora e ancora. Come se il cane fosse diventato parte del paesaggio. Orazio comincia a fare caso: la gente passa, qualcuno gli lancia un pezzo di focaccia, qualcun altro una fetta di mortadella.
“Perché stai qui?” gli chiede Orazio un giorno, accovacciandosi al suo fianco. “Dove sono i tuoi padroni?”
Il cane si avvicina piano piano, poi appoggia la testa sulla sua gamba.
Orazio resta di sasso. Lultima volta che aveva accarezzato qualcuno era prima del divorzio, ormai tre anni fa. Casa vuota, solo lavoro, tv e frigo.
“Annina, sei proprio unamore,” sussurra, senza sapere perché le viene quel nome.
Il giorno dopo le porta dei wurstel.
Dopo una settimana, mette un annuncio su subito.it: “Cane trovato, si cerca padrone”.
Ma nessuno chiama.
Passa un mese. Orazio rientra dal turno come ingegnere, che ogni tanto lo tiene fuori casa ventiquattrore. Torna davanti al negozio e vede una folla.
“Che succede?” chiede alla portinaia, la signora Carla.
“Hanno investito il cane. Quello che stava qui da un mese.”
Il suo cuore precipita.
“Dove lhanno portata?”
“Alla clinica veterinaria su corso Garibaldi. Ma chiedono un sacco di soldi E chi la vuole, una randagia?”
Orazio non risponde, si mette a correre.
Il veterinario scuote la testa:
“Ci sono delle fratture, emorragia interna. La terapia costa, e non so neanche se ce la farà.”
Orazio fa un respiro profondo.
“Curatela. Quanto serve, pago tutto,” dice.
Quando finalmente Annina viene dimessa, Orazio la porta a casa. Per la prima volta da anni la sua casa sembra viva.
La vita cambia. Completamente.
Orazio non si sveglia più con la sveglia, ma perché Annina gli tocca la mano col naso, come a dire: dai, alzati! E lui si alza, col sorriso.
Prima i suoi mattini iniziavano con un espresso e le notizie. Ora esce con Annina nel Parco Sempione.
“Andiamo a prendere un po daria, bella mia?” le dice, mentre lei scodinzola felice.
Alla clinica fanno tutti i documenti. Passaporto, vaccini. Ufficialmente Annina è sua. Orazio fotografa persino ogni foglio, non si sa mai.
I colleghi lo guardano stupiti:
“Orazio, ma che hai fatto? Sembri ringiovanito!”
E non scherzano: per la prima volta dopo tanto si sente davvero necessario.
Annina è intelligente, incredibilmente sensibile. Capisce al volo. Quando Orazio ritarda, lei lo aspetta dietro la porta con uno sguardo che sembra dire: Mi sono preoccupata per te.
La sera vanno a passeggiare ore e ore nel parco, lui le racconta della giornata, della vita. Sembra assurdo, ma lei lo ascolta con attenzione, a volte risponde con un piccolo guaito.
“Vedi, Annina, prima pensavo che stare solo fosse più facile. Nessuno che rompe, nessuno che ti stressa. E invece Sai cosa? Era solo la paura di amare di nuovo,” mentre le accarezza la testa.
Le vicine si abituano a loro. La signora Vittoria del primo piano porta sempre un osso in tasca.
“Un cane bellissimo,” dice sempre. “Si vede che è amata.”
Un mese passa, poi un altro.
Orazio pensa addirittura di aprire un profilo Instagram per Annina: è stupenda, con quel pelo rossiccio che sotto il sole sembra oro.
Poi succede linaspettato.
Solita passeggiata al parco. Annina annusa le siepi, Orazio seduto su una panchina a guardare le notizie.
“Clementina! Clementina!”
Alza gli occhi. Una donna si avvicina, sui trentacinque. Stile impeccabile, tuta firmata, bionda, truccata.
Annina si irrigidisce, piega le orecchie.
“Mi scusi, si sta sbagliando. Questo è il mio cane,” dice Orazio.
Lei si ferma, mani sui fianchi.
“Come sarebbe tuo! È la mia Clementina! Lho persa sei mesi fa!”
“Come?”
“È proprio lei! È scappata dal mio portone, lho cercata dappertutto! E tu me lhai rubata!”
Orazio sente mancare la terra sotto i piedi:
“Aspetti Come lha persa? Io lho trovata davanti allalimentari, è rimasta lì un mese intero senza nessuno!”
“E certo che stava lì! Perché si era persa! Io la adoro! Con mio marito avevamo comprato un cane di razza!”
“Di razza?” Orazio guarda Annina. “Ma è una meticcia.”
“È un meticcio di qualità! Lho pagata carissima!”
Orazio si alza, Annina si attacca alle sue gambe.
“Va bene. Se è davvero sua, mostri i documenti.”
“Che documenti?”
“Passaporto veterinario, certificato vaccini, qualcosa insomma.”
La donna tentenna:
“Sono a casa! Ma che importa! La riconosco, è lei! Clementina, vieni!”
Annina non si muove.
“Clementina! Vieni subito!”
La cagnolina si stringe ancora di più a Orazio.
“Vede?” dice lui piano. “Non la riconosce.”
“Si è offesa perché lho persa! Ma è la mia! La voglio indietro!”
“Io ho tutti i documenti,” risponde Orazio tranquillo. “Referto della clinica dopo lincidente, passaporto, scontrini di cibo e giochi.”
“Non mi interessano i tuoi fogli! Questa è una rapina!”
La gente inizia ad ascoltare.
“Sa che cè?” dice Orazio, prendendo il telefono. “Lasciamo che sia la legge a decidere. Chiamo i Carabinieri.”
“Chiama pure!” sbotta la donna. “Ho dei testimoni!”
“Che testimoni?”
“I vicini hanno visto quando è scappata!”
Orazio chiama il 112. Il cuore in gola. E se ha ragione? Se davvero Annina è fuggita da lei?
Ma come mai è rimasta un mese davanti al negozio? Perché non ha mai provato a tornare a casa?
E soprattutto, perché ora trema come se si nascondesse sotto la sua mano?
“Pronto? Carabinieri? Ho bisogno di aiuto”
Lei sorride acida:
“Vedrete, avrà giustizia! Ridatemi il mio cane!”
Ma Annina si stringe sempre di più a Orazio.
In quel momento lui capisce che combatterà per lei. Fino allultimo.
Perché ormai Annina non è solo un cane per lui.
È famiglia.
Dopo mezzora arriva il maresciallo De Santis, uno che Orazio conosce per via delle pratiche nellamministrazione condominiale. Prende il taccuino e ascolta.
La donna parte subito, confusa e agitata:
“È la mia Clementina! Lho pagata cinquemila euro! Sei mesi fa è scappata, lho cercata ovunque! Questuomo lha rubata!”
“Non lho rubata, lho raccolta davanti allalimentari, dove ha vissuto per un mese senza mangiare,” replica Orazio.
“E perché stava lì? Perché si è persa!”
Il maresciallo guarda Annina. Ancora attaccata a Orazio.
“Qualcuno ha documenti?”
“Io,” dice Orazio, tirando fuori la cartellina, fortuna che le carte erano rimaste in borsa dal giorno prima.
“Ecco il referto della clinica, lho curata dopo lincidente. E il passaporto, tutto in regola.”
Il maresciallo scorre i fogli.
“E lei, signora?”
“Tutto a casa! Ma ho detto che è la mia!”
“Può raccontare meglio come è successo?”
“Stavamo passeggiando, è scappata dal guinzaglio, lho cercata mettendo annunci.”
“Dove?”
“In quel parco qui vicino.”
“E dove abita?”
“In corso Garibaldi, civico ventisette.”
Orazio sussulta:
“Aspetti un secondo. Io lho trovata davanti allalimentari a viale Majno, sono due chilometri di distanza. Se si è persa al parco, come ha fatto a finire là?”
“Sarà scappata, non saprei!”
“I cani di solito ritrovano la strada di casa”
La donna si irrita:
“Ma tu cosa ne sai dei cani?!”
“So che un cane amato non resta a morire di fame nello stesso posto. Cerca i suoi padroni,” dice Orazio piano.
“Posso chiedere una cosa?” interviene De Santis. “Lei ha messo annunci, ma perché non ha pensato di venire dai carabinieri?”
“Non ci ho pensato, sinceramente”
“In sei mesi? E per un cane che vale cinquemila euro?”
“Credevo che prima o poi tornasse da sola”
De Santis si fa serio:
“Signora, posso vedere il suo documento?”
Lei lo dà, le mani tremano.
“Sì, abita qui in corso Garibaldi. E il numero interno?”
“È il dodici.”
“Bene. Mi dica la data esatta in cui è scomparso il cane?”
“Più o meno il venti gennaio o il ventuno.”
Orazio tira fuori il telefono:
“Io lho trovata il ventitré gennaio, ed era lì già da quasi un mese.”
Quindi probabilmente è stata abbandonata prima ancora.
“Forse ho sbagliato data,” borbotta la donna, visibilmente a disagio.
Allimprovviso crolla:
“Va bene, ormai È sua. Però io lho amata davvero!”
Silenzio.
“E allora? Perché?” chiede piano Orazio.
“Mio marito voleva traslocare, e nellappartamento in affitto non volevano cani. Non si poteva vendere, era un meticcio. Così lho lasciata davanti a quel negozio Sperando che qualcuno la prendesse.”
Orazio si sente ribaltare dentro.
“Lha abbandonata?”
“Non abbandonata lasciata lì. Speravo che una persona buona la portasse via.”
“E adesso la rivuole?”
Lei singhiozza:
“Mio marito mi ha lasciata, sono sola. Mi manca Clementina. Lamavo davvero!”
Orazio la guarda, incredulo.
“Lamava? Chi ama non abbandona,” dice con voce calma.
Il maresciallo chiude il taccuino.
“È tutto chiaro. A livello di documenti il cane appartiene a Galli Orazio. Lha curata, ha fatto tutto il necessario. Non ci sono più dubbi.”
Lei singhiozza ancora:
“Ma ora la voglio indietro!”
“Ormai è tardi,” risponde De Santis, secco. “Lha lasciata, punto.”
Orazio si siede vicino ad Annina, labbraccia.
“È finita, piccolina. Ora va tutto bene.”
“Posso accarezzarla, almeno una volta?” chiede la donna.
Orazio guarda Annina. Si piega ancora di più sotto di lui.
“Vede? Ora ha paura di lei.”
“Non lho fatto apposta è stata colpa delle circostanze.”
“Sa che cè?” dice Orazio, in piedi. “Non sono le circostanze che fanno la differenza, ma noi con le nostre scelte. Lei ha creato la situazione che ha spinto una creatura per strada, e ora vuole tornare indietro quando le fa comodo.”
La donna scoppia a piangere.
“Lo capisco, sono sola e sto male.”
“E quanto ha sofferto lei, seduta un mese ad aspettarla?”
Silenzio.
“Clementina” chiama la donna, ultima volta.
Annina non si muove neanche.
La donna si volta, se ne va via senza guardare indietro.
De Santis dà una pacca su Orazio:
“Bravo, si vede che il cane è attaccato a te.”
“Grazie. Davvero.”
“Ma figurati. Ho il cane anche io. So cosa vuol dire.”
Quando se ne vanno tutti, Orazio resta lì con Annina.
“Nessuno ci separerà mai più. Te lo prometto,” le dice accarezzandola.
Annina lo guarda con quegli occhi pieni, ma non di grazie. Di amore puro.
Amore, sì.
“Andiamo a casa?”
Lei scodinzola e gli corre accanto.
Per strada, Orazio riflette: in fondo, quella donna su una cosa aveva ragione. Le circostanze possono cambiare. Puoi perdere il lavoro, la casa, i soldi.
Ma ci sono cose che non si possono perdere: la responsabilità, lamore e la compassione.
A casa, Annina si sistema sul suo tappeto preferito. Orazio si fa un tè, si mette accanto a lei.
“Lo sai che forse, Annina mia, è stato meglio così? Ora lo sappiamo: abbiamo davvero bisogno luno dellaltra.”
Lei sospira, tutta felice.







