Diario di Cristina Bianchi
“Prendi le chiavi del nostro appartamento da mia mamma,” mi ha detto Sonia, con il tono di chi non ammette repliche.
“Mamma…” ho fatto un passo avanti verso Lucia, mia madre. “Per favore, dammi le chiavi.”
“Cristianino, ma che ti prende?” si è quasi ritratta.
“Mamma, davvero, dammi le chiavi e torna a casa. Sonia ha ragione. Questa è una cosa nostra.”
“Quella lì ti rovinerà!” ha sibilato mia madre. “Non ti rispetta per niente!”
“Mamma, lascia stare,” ho preso le chiavi dalle sue mani con delicatezza. “Ti chiamo più tardi.”
Appena ho chiuso la porta dietro di lei, mi sono appoggiato al muro sentendomi come se avessi scaricato sacchi di cemento a Milano Centrale.
Sonia mi ha osservato in silenzio per qualche istante.
“Cristian, ci siamo accordati. Sono passati sei mesi, mio congedo maternità è finito ieri notte. Ora tocca a te. Buongiorno, papà!”
“Sì, lo ricordo… È solo che al lavoro cè il caos. Il capo mi guarda male. Hai presente, ho appena avuto la promozione dovrei dimostrare di essere allaltezza. E ora mi lasci tu con il bambino!”
“Lo dimostrerai tra sei mesi. Oppure vogliamo ridiscutere il nostro patto prematrimoniale?” ha alzato un sopracciglio. “Abbiamo parlato di tutto prima di sposarci.”
Niente storie, niente ‘ci ho ripensato’ e niente ‘lo fai tu perché sei la madre’. Ricordi cosa ti ho detto quando abbiamo firmato le carte in Comune?
Ho sospirato.
“Che in caso di divorzio, il bambino rimane con me. Tu diventi la mamma della domenica.”
***
Sonia si era preparata a tornare al lavoro da mesi. Finalmente era libera, la sentivo sprizzare energia.
Ovviamente, non ero entusiasta di andare in congedo al suo posto, ma Sonia non aveva alcuna intenzione di cedere. Un accordo è un accordo, no?
Il primo giorno mi ha chiamato subito mia madre. Sonia ha risposto senza pensarci, continuando a scrivere un rapporto al computer.
“Sonia, ma sei impazzita?” la voce di Lucia era furiosa. “Ho chiamato Cristian e sentivo solo il bambino piangere dietro!”
Dice che tu sei tornata a lavorare e lui cambia pannolini Che spettacolo sarebbe?
“Non è uno spettacolo, Lucia. È ciò che abbiamo concordato. Cristian è in congedo parentale,” le ha risposto paziente Sonia.
“Ma che congedo a un uomo di ventisette anni?! Deve pensare alla carriera! Lo hanno appena promosso vicecapo!”
“Lo capisci che gli mangeranno il posto mentre lui pulisce bavette? Un uomo deve portare il pane a casa, non fare il babysitter!”
Sonia si è appoggiata allo schienale.
“Adesso il pane lo porto io, Lucia. E Cristian è un padre premuroso. Mi sembra un buon equilibrio.”
“Siete troppo moderni roba da internet che distrugge le famiglie!”
“La madre deve stare col figlio, sacrificarsi per la casa! E tu invece?”
Hai lasciato tuo figlio nelle mani di uno che non sa niente. Tu non hai cuore, Sonia. Solo carriera.”
Sonia ha socchiuso gli occhi.
“Interessante da lei, Lucia. Mi ricorda a che mese lei ha mandato Cristian da sua madre in Calabria? A tre mesi? O quattro?”
Silenzio dallaltra parte. Sonia la immaginava a bocca aperta non le era mai risposto così.
“Altri tempi!” ha ribattuto Lucia. “Bisognava accumulare anni di contributi, mettere via soldi per la casa”
“Anche io devo accumulare esperienza e risparmiare per la casa. Quindi siamo pari, Lucia.”
Solo che io non porto il bambino in Calabria, rimane col padre.
Buona giornata.
Sonia ha chiuso la chiamata e ha continuato il suo rapporto.
***
La sera, tornando a casa, ho trovato Sonia in sala: era seduta sul divano, la testa appoggiata sulle mani.
Accanto, una montagna di fazzoletti usati. Mio figlio, Matteo, piangeva nel box.
“Ah, sei rientrata…” non ha nemmeno alzato la testa. “Matteo non vuole le zucchine. Le sputa tutte.”
“Dovevi scaldarle di più, non le sopporta fredde,” è arrivata Sonia, prendendo in braccio il piccolo.
Immediatamente Matteo si è quietato, aggrappandosi al suo bavero.
“Mia madre ha chiamato,” ho detto a voce bassa. “Mi ha rimproverato per unora. Mi ha detto che sono uno zerbino.”
Sonia si è bloccata.
“E tu che le hai risposto?”
“Cosa dovevo dirle? In fondo ha ragione, Sonia. I colleghi mi prendono in giro. Mi chiedono se voglio il grembiule da casalingo. Il capo ha telefonato, ha chiesto se posso almeno gestire i rapporti da casa.”
Ha detto che se ora sparisco, dopo la riorganizzazione il posto da vicecapo non sarà più mio.
Sonia ha rimesso Matteo nel box e si è seduta davanti a me.
“Cristian, guardami. Quando abbiamo deciso di avere un figlio, giuravi che eri moderno.”
Dicevi che rispettavi il mio lavoro, volevi essere non solo padre a visita, ma a tempo pieno.
Adesso che è cambiato? È stata tua madre?”
Mi sono alzato e ho cominciato a camminare nella stanza.
“No, Sonia! Sono un uomo! Ho ventisette anni, voglio crescere, portare soldi a casa!”
Facciamo così Resta tu a casa altri sei mesi, poi giuro che faccio io la mia parte. Quando si sistema tutto al lavoro.
Fra qualche mese lo iscriveremo allasilo nido.
“No,” ha detto Sonia con freddezza.
“Come, no?” sono rimasto senza parole.
“Non dovevi accettare le mie condizioni prima delle nozze. Hai accettato, sapevi che io non sarei rimasta chiusa in casa.”
Se torno ora in maternità, danno il mio progetto a Laura. E magari non mi riprendono proprio.
La mia carriera vale tanto quanto la tua.
“Sei egoista,” ho sibilato “Mia madre ha ragione. Pensi più a te che alla famiglia.”
Sonia ha cominciato a perdere la pazienza.
“Davvero, egoista?” si è alzata “Benissimo! Domani è sabato. Matteo resta con te, io sono in ufficio: devo finire dei lavori sul mio progetto.
E domenica vado a trovare Bianca. Tutto il giorno.”
“Non puoi”, ho spalancato gli occhi “Non ce la faccio! Lui è nervoso, gli stanno spuntando i dentini!”
“Ce la farai. Sei suo padre.”
Quella notte abbiamo dormito separati.
***
Dopo una settimana, Lucia ha deciso di passare dalle telefonate allirruzione. Mercoledì mattina si è presentata senza avvertire.
Ha aperto con il suo mazzo di chiavi. Sonia stava per andare a una riunione importante.
“Fermi tutti!” incrociata sulluscio. “Dove ci credi di andare? Il bambino piange, Cristian non sa neanche preparare una pappa decente, e tu vai a lavorare!”
“Lucia, mi lasci passare. Sono in ritardo.”
“Non ti lascio! Finché non prometti che domani chiedi il prolungamento del congedo, non esci da qui!”
Hai torturato mio figlio! Sta invecchiando per colpa tua!”
Cristian è sbucato dalla cucina.
“Mamma, basta…” ha detto fiaccamente.
“Taci, Cristian!” lo ha zittito. “Hai perso la spina dorsale! Lei ti tiene sotto controllo e tu ci stai pure!”
Sonia, che madre sei? Che valore ha una donna che mette il lavoro sopra la culla?”
Sonia ha respirato profondo.
“Lucia, ora sta oltrepassando ogni limite. Se non si leva dalla porta, chiamo la polizia. E mi restituisca subito le chiavi.”
“Cosa? La polizia alla madre di tuo marito?!” ha messo la mano sul cuore. “Cristian, la senti? Mi vuole cacciare!”
“Cristian,” Sonia lha guardato dritto negli occhi “O prendi tu le chiavi da tua madre e le dici che risolviamo tra noi, oppure domani stesso avvio il divorzio.
Ricorda laccordo: Matteo resta con te. Per sempre. Non volevi fare luomo vero e costruire carriera?”
Ti troverai a crescere tuo figlio da solo, senza aiuto. Vediamo come ti piace.”
Cristian guardava Sonia e sua madre, il volto pallido. Sapeva che Sonia non scherzava mai.
“Mamma…” ha fatto un passo verso di lei. “Dammi le chiavi.”
“Cristianino ma sei serio?” Lucia ha fatto un passo indietro.
“Dammele e torna a casa. Sonia ha ragione. Lo abbiamo deciso prima di sposarci. Ho promesso e ora sto col bambino.”
“Ti rovinerà!” ha gridato Lucia. “Non ti considera per nulla!”
“Mamma, vai,” ho detto e ho preso le chiavi. “Ti richiamo più tardi.”
Quando si è chiusa la porta, mi sono appoggiato al muro, prosciugato.
“Soddisfatta?” ho chiesto amaro.
“No, Cristian. Non sono soddisfatta. Mi fa male dover arrivare a minacciarti.”
Non è bello
“Avresti davvero lasciato Matteo a me solo?” ha chiesto piano.
Sonia mi si è avvicinata.
“Cristian, ti amo. E amo nostro figlio. Ma non permetterò che la mia vita sia schiacciata dai pensieri antiquati del tuo capo o di tua madre.”
Se vuoi stare con me, sii mio compagno. Non aiutante, non babysitter occasionale, ma vero compagno.
Se non ce la fai, allora meglio separarsi.
Sì, sarei stata la mamma della domenica. Meglio di diventare una donna frustrata che odia la propria vita.
Cristian è rimasto zitto. Mi ha solo sfiorato la spalla e ha detto:
“Vai alla tua riunione, che poi fai tardi.”
Sonia ha sorriso e se ne è andata.
***
Tre mesi sono volati. Ero in ufficio quando Cristian mi ha chiamata: “Scendi al portone, ti devo raccontare.”
“Battesimo del fuoco superato,” mi ha detto, sudato, sorridendo. “Oggi siamo stati allambulatorio.”
Cera una nonna che insisteva che tenevo il bambino nel modo sbagliato.
Sai cosa le ho detto?
“Posso immaginare,” ho sorriso.
“Le ho detto che ho una laurea in pannolini e che ci penso io! È rimasta a bocca aperta, proprio come mamma.”
Abbiamo riso.
“A proposito di mamma, ti ha chiamata?”
“Ha chiamato ieri. Diceva che sto sprecando gli anni migliori.”
Le ho risposto: ‘Mamma, se lo ridici, blocco il numero per un mese. Non sto perdendo gli anni. Mi godo il congedo!’
Il lavoro il lavoro aspetta.
“E lei?”
“Si è offesa, ma credo che questa volta ha capito che non può più impormi nulla.”
Sai, Sonia, ero sinceramente arrabbiato con te allinizio. Credevo volessi spezzarmi. Adesso, guardando i miei colleghi, mi rendo conto: loro i figli li vedono dormire, sempre.
Io non voglio una vita così.
Sonia mi ha stretto la mano.
“Sapevo che ce lavresti fatta.”
“Ma i rapporti li faccio di notte,” ha ammiccato. “Il capo dice che il dipartimento senza di me va a rilento, quindi il posto da vice mi aspetta.”
Non siamo indispensabili, ma chi ha valore si fa ricordare. Anche in congedo.
Nella carrozzina Matteo si muoveva. Cristian lo ha subito preso in braccio prima che piangesse.
“Scappiamo, Sonià. Voglio passare dalla Esselunga prima che chiuda. Baci, tesoro.”
Sonia ci ha abbracciati e ha ripreso la strada verso la sala riunioni. Alla fine, non ha sbagliato fidandosi di me.
***
Lucia non ha mai perdonato del tutto suo figlio. Si sentono raramente, soprattutto al telefono.
Io lavoro, presto tornerà anche Cristian.
Abbiamo fatto entrambi sei mesi di congedo, ora con Matteo più grande abbiamo assunto una tata.
Il peggio è passato. Ce labbiamo fatta.






