Sono passati due anni da quella giornata, e oggi lho rivista di nuovo. Una donna bellissima camminava davanti a me per le strade di Bologna, e a quellimmagine il cuore mi si è fermato di colpo. In lei ho riconosciuto la mia ex moglie, Francesca, quella che faceva girare la testa a tutti gli uomini.
Dopo il matrimonio, non riuscivo più a riconoscere mia moglie. Era diventata una di quelle donne con i capelli sempre legati alla meglio, un po unti, e magliette larghe che sembravano abiti da casa. Non la vedevo più indossare vestiti che valorizzassero la sua figura o la raffinata lingerie con cui mi aveva stregato.
Pian piano, aveva iniziato a portare a casa solo abiti comodi, t-shirt enormi. Aveva completamente dimenticato di prendersi cura di sé: niente manicure, niente trucco. Aveva anche smesso con qualsiasi attività fisica: la pancia post-parto non se nera mai andata, così come la cellulite
Nei due anni in cui abbiamo convissuto, si è trasformata davanti ai miei occhi. Era diventata sempre più in carne, e quei suoi sacchi diventavano sempre più larghi. Quando provavo a farle notare che forse sarebbe stato il caso di guardarsi allo specchio, si offendeva e smetteva di parlarmi.
A un certo punto ho realizzato che lamore che provavo era per la Francesca prima del matrimonio, ma a casa ormai vivevo con una persona diversa. La vecchia Francesca era passionale, divertente, bellissima tutti i miei amici mi invidiavano e si chiedevano come avessi fatto a conquistarla. Dopo tanti cambiamenti, mi sono reso conto che non mi interessava più come donna, non mi ispirava più, e a guardarla provavo solo tristezza.
Lultima volta che lho guardata davvero, indossava una maglia larga grigia, macchiata di latte, pantaloncini larghi che lasciavano intravedere la cellulite sulle gambe, e si era dimenticata della ceretta. I capelli raccolti in una crocchia che le si scioglieva in continuazione, ciocche che le cadevano da tutte le parti, il volto sempre stanco e triste, con grandi occhiaie.
Quella sera le ho detto che non ce la facevo più a stare con lei, che non mi suscitava più alcuna emozione se non tristezza e pietà, non amore.
Sono passati due anni da allora e ancora lho incontrata, oggi. Una donna splendida camminava per strada, proprio davanti a me, e il mio cuore ancora una volta è rimasto senza fiato. In lei riconoscevo la mia vecchia Francesca, quella che faceva sognare tutti, adesso elegante in un vestito chiaro, i capelli sciolti e mossi. Aveva perso peso, era tornata la regina che avevo conosciuto la regina che aveva cresciuto i nostri due figli.
Solo ora mi rendo conto davvero che prima non aveva né il tempo né le energie per prendersi cura di sé. Dedica tutto se stessa a rendere la nostra casa accogliente, a crescere i bambini. Io avevo smesso di interessarmi a lei, non avevo capito quanto investisse nella famiglia, e non comprendevo il motivo per cui non si occupasse più di sé stessa.
Quando mi capitava di rimanere da solo con i gemelli, dopo appena due ore ero già esausto. E lei li teneva in braccio tutto il giorno, faceva le pulizie, cucinava, e trovava pure il tempo per ascoltarmi la sera. Era ovvio che con tutte quelle responsabilità non avesse spazio per una manicure o la palestra. Solo ora capisco che dovevo aver pazienza, che il suo corpo aveva bisogno di tempo per riprendersi dopo il parto, invece di pretendere che tornasse subito in forma.
In fondo, non andavamo mai da nessuna parte dove lei potesse indossare vestiti eleganti o gioielli, e a casa, si sa, non è certo comodo sfoggiare certi abiti Sono stato io a non permetterle di mostrare tutta la sua bellezza.
Solo dopo due anni ho avuto la lucidità di guardare la nostra storia dallesterno, con un occhio critico, e ho capito che in tutto quel tempo era stata lei a portare sulle spalle la nostra famiglia, senza mai lamentarsi, senza mai rimproverarmi nulla, accogliermi sempre a casa dopo il lavoro senza unombra di rabbia. Lei mi aveva dato una casa in cui tornare ogni giorno, e io mi sono reso conto di quanto fosse tutto questo troppo tardi. Mi sarebbe bastato darle una mano nel momento giusto, solo quello, e forse avrebbe trovato anche lei il tempo per sé.
Sono stato uno sciocco, ho buttato al vento un tesoro senza neanche accorgermene.
Ero così preso dalla mia convinzione di avere ragione da non accorgermi della sua vita, dei figli, e alla fine ho rovinato tutto.
Adesso la guardo e la vorrei di nuovo al mio fianco, ma non so se potrà mai veramente perdonarmi quello che ho fatto. Proverò a parlarle, a ricostruire almeno un rapporto per i nostri figli, perché ho già perso due anni della loro crescita
Ora Francesca ha tanti ammiratori, ma non lascia che nessuno le si avvicini davvero. Forse sono io che lho ferita troppo. E non so come gestire adesso questo senso di vergogna e colpa che mi opprime nellaver capito solo ora il male che le ho fattoLa vedo alzare lo sguardo, si accorge di me. Resta immobile per un attimo, come se si chiedesse se avvicinarsi o cambiare strada. Poi mi sorride, il sorriso di una donna che conosce il proprio valore, che si è ricostruita mattone dopo mattone.
Mi avvicino con il cuore in gola. Abbozzo una frase goffa, qualcosa di banale sul tempo che passa e i bambini che crescono. Lei ascolta in silenzio, calma, senza la minima ansia di dover colmare vuoti imbarazzanti. Nei suoi occhi leggo una tranquillità nuova, come se la mia presenza non fosse più fonte di dolore, solo un ricordo.
Le chiedo se possiamo prendere un caffè, parlare un po. Francesca ci pensa su, poi annuisce. Camminiamo fianco a fianco, tra la gente che affolla le strade di Bologna. I nostri passi suonano diversi: io carico di rimpianti, lei leggera, come chi sa che la fatica più grande è già stata superata.
Seduti al tavolino, la guardo raccontare delle sue giornate, dei progetti, della vita che ha saputo costruire di nuovo per sé e per i nostri figli. Mi accorgo che la amo ancora, ma è un amore misto a rispetto e nostalgia, senza più la pretesa impaziente di un tempo.
Alla fine ci salutiamo con un abbraccio, di quelli sinceri. Capisco che tra noi non ci sarà più quello che cè stato, ma sento anche, finalmente, la pace di averle restituito la libertà da ogni mio rimpianto.
La osservo mentre si allontana sulla via, luminosa e sicura. Sorrido: Francesca è tornata a splendere, e forse, per la prima volta, la amo esattamente per quello che ènon per quello che avevo paura di perdere. E con questo pensiero, torno anchio a casa, deciso a essere un padre migliore e un uomo diverso, grato di aver avuto, almeno una volta, la fortuna di camminare accanto a una regina.






