Siamo andati a trovare la mamma: una giornata di ospitalità, lacrime di un bambino smarrito e un pranzo a sorpresa con il piccolo Rodrigo, che finisce in casa nostra per errore prima di ritrovare finalmente la sua vera nonna a Milano

Siamo andati a trovare mia mamma. Appena entrati nel palazzo, abbiamo visto un bambino di cinque anni piangere disperatamente nellandrone.
Perché piangi? gli ho chiesto.
Ha risposto tra i singhiozzi:
Sono venuto a trovare la nonna. Stavo giocando in cortile e, quando sono tornato su, lei non mi ha aperto la porta.
Non preoccuparti, starà sicuramente facendo la spesa e tornerà presto ho provato a rassicurarlo.
Ma lui continuava a piangere, poverino.
Come ti chiami?
Gio-va-nni
E di quale appartamento sei?
Il venti
Non conoscevo ancora chi abitava al venti, erano appena arrivati. Ho suonato il campanello, ma nessuna risposta. Non potevo certo lasciare Giovanni lì sulle scale.
Vieni, Giovanni, oggi sei mio ospite. Lascio un biglietto alla porta della tua nonna.
Siamo saliti a casa. Mentre mio marito faceva compagnia a Giovanni, ho scritto in fretta un biglietto: Giovanni è al n. 28. Lho attaccato alla porta di sua nonna.
Tornata in casa, ho trovato Giovanni già assorto a giocare alle macchinine con mio figlio. Sembrava proprio rilassato.
Gli ho lavato il viso e gli ho chiesto:
Ti va una minestra di verdure?
Sì.
Ha finito la scodella in un attimo.
Per secondo ci sono polpette, vuoi assaggiarle?
Sì!
Aveva un appetito dacciaio: in un lampo si è mangiato due polpette appena uscite dalla pentola.
Cosa preferisci: marmellata o succo di frutta?
Un tè.
Sono rimasta sorpresa: a cinque anni, avrei chiesto la marmellata o il succo, mai il tè.
Ci siamo seduti a bere il tè mangiando torta di biscotti. Nel frattempo, Giovanni e mio marito discutevano animatamente di marche di automobili e delle loro velocità questioni importantissime, ovviamente.
Poco dopo, è arrivata mia mamma. Le ho spiegato come mai avevamo ospite un piccolo sconosciuto.
È curioso ha detto lei perché nellappartamento venti abita una donna della tua età.
A me non sembrava strano: a quarantanni si può essere perfettamente nonna di un bambino di cinque.
Mia madre ha accettato la mia logica e si è aggiunta a festeggiare il nuovo ospite. Ha tirato fuori la scatola dei giocattoli, e la stanza si è riempita di allegria.
Dopo circa unora, il campanello ha suonato.
Ho aperto la porta: una signora della mia età era lì, con espressione interrogativa.
Buon pomeriggio ha detto. Sono tornata dal lavoro e ho trovato questo biglietto. Forse cè stato un errore con gli appartamenti?
Mi sembrava subito strano che tornasse da lavoro e che il nome Giovanni non le dicesse nulla.
Non ha forse perso un nipotino? ho chiesto.
Non ho ancora nipoti, purtroppo ha risposto.
Qualcosa non tornava.
Sono tornata in salotto. Tutti erano impegnati: mia madre impilava cubi su un camioncino, mio marito legava una cordicella, mentre Giovanni, il direttore dei lavori, dava ordini.
Giovanni mi sono seduta accanto a lui da dove sei venuto a trovare la nonna?
Da Firenze.
Conosci il tuo indirizzo?
Ha recitato via e numero e interno come una filastrocca.
E quello della nonna lo sai?
Ha detto il nome della via e subito tutto ha avuto senso.
Tra un gioco e laltro, Giovanni si era spostato da un cortile allaltro. Quando aveva visto andare via gli amici, aveva pensato fosse ora di rientrare. I palazzi erano identici: invece della casa della nonna, era finito nel nostro.
Suonava e nessuno rispondeva; preso dal panico, si era messo a piangere.
Gli ho regalato una macchinina, lho preso in braccio e siamo andati a cercare la nonna che, probabilmente, ormai era in agitazione.
Nel cortile accanto abbiamo sentito chiamare:
Giovanni! Giovanni!
Ci siamo precipitati verso la voce e abbiamo visto una signora visibilmente preoccupata, della mia età.
È suo nipote?
Sì, è proprio lui!
Riconsegnandole Giovanni, la signora ci ha abbracciati pieni di gratitudine.
Raccontato laccaduto, abbiamo riso tutti, anche se lei palesemente aveva riso nervoso per la paura appena vissuta.
Per Giovanni era solo unavventura in più e una macchinina nuova!
Dopo unultima serie di ringraziamenti e abbracci, stavamo tornando a casa quando abbiamo sentito:
Giovanni, vieni a pranzo, sarai affamato!
Ho già mangiato ha detto lui, facendo sfrecciare la macchinina sul pavimento.
Ha già pranzato ho confermato io tornando indietro primo, secondo e pure il tè.
Incredibile! ha esclamato la nonna Di solito mangia pochissimo, dobbiamo quasi rincorrerlo per fargli finire la minestra!
Ho sollevato un sopracciglio, pensando a quanto aveva mangiato da noi. Lui ci ha salutato con un sorriso e ha gridato:
A domani! Torno ancora!
Quella giornata mi ha insegnato che la gentilezza e la voglia di prendersi cura degli altri possono trasformare gli imprevisti in ricordi felici. E che a volte basta solo un po di coraggio per aprire la porta anche a uno sconosciuto che magari diventerà parte della tua storia.

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Siamo andati a trovare la mamma: una giornata di ospitalità, lacrime di un bambino smarrito e un pranzo a sorpresa con il piccolo Rodrigo, che finisce in casa nostra per errore prima di ritrovare finalmente la sua vera nonna a Milano
Era tardi. Dopo aver messo a letto i bambini, Liza si diresse verso la cucina.