Questi non sono i miei figli. Se vuoi aiutare tua sorella, fallo, ma non sulle mie spalle. Lei ha distrutto la sua famiglia, ora pretende di scaricare i figli su di noi mentre si sistema la vita.
Che bella casa siete riusciti a creare, fratellino. Davvero, vi invidio.
Giulia passava il dito sulla tovaglia, osservando la cucina con occhio critico. Bianca posò linsalatiera sul tavolo e si sedette di fronte al marito. Stefano sorrise alla sorella, non notando come la moglie stringesse il tovagliolo fino a stropicciarlo.
Ci abbiamo messo tanto. Sei mesi a cercare prima di trovare la soluzione giusta.
Per avere questa casa avevano venduto lappartamento a Milano e si erano trasferiti qui, vicino Pavia, per stare vicino ai parenti di Stefano. Il loro pezzo di terra, lorto, la quieteBianca ci sognava da tre anni. Due mesi fa finalmente quel sogno era diventato realtà.
Io invece la famiglia non sono riuscita a tenerla insieme sospira Giulia, abbassando lo sguardo sul piatto. Sono passati tre mesi, eppure sembra ieri. La notte mi sveglio e il letto è vuoto. I bambini chiedono dovè papà. Non so nemmeno cosa rispondere.
La signora Teresa, seduta a capotavola, allunga la mano a carezzare quella della figlia.
Non ti preoccupare, tesoro. Si sistemerà tutto. Limportante è che i bambini stanno bene. Quello lì se ne pentirà di averti lasciata.
Matteo, il nipote di quattro anni, proprio in quel momento scende dalla sedia e corre in salotto. Un attimo dopo si sente un botto: qualcosa è caduto dallo scaffale.
Mati, stai attento! Giulia lo rimprovera senza alzarsi.
Chiara, che ha appena compiuto tre anni, inizia a lamentarsi tra le braccia della madre, pretendendo attenzioni. Giulia la culla distratta sulle ginocchia, continuando la conversazione:
Per fortuna che ora siete vicini. Mamma, dopo loperazione, riesce a malapena a camminare e non può aiutarmi.
Già, mi hanno quasi portata di peso in taxi si intromette Teresa, massaggiandosi un ginocchio. Quarto piano senza ascensore, la pressione sale. E dopo le scale, pensavo di svenire. Figurati stare dietro ai nipoti!
Bianca si alza per portare in tavola il secondo. Sul davanzale ci sono i vasi con le piantine di pomodoro, piccoli germogli verdi che fra un mese si potranno finalmente piantare nellorto. I suoi primi pomodori: un sogno che coltiva da una vita.
Spero che non vi spiaccia se ogni tanto lascio i bambini qui il tono di Giulia la raggiunge ai fornelli. Solo quando proprio sono in difficoltà, eh. Raramente. Devo cercare un lavoro, andare dai dottori, dagli avvocati per la separazione. E i bambini?
Bianca si gira. Giulia guarda il fratello con quella particolare aria indifesa che Bianca ormai riconosce da sempre. Ventisette anni e ancora sa muoversi come una bambina.
Stefano acconsente, guardando la sorella con comprensione.
Ma certo, Giuly. Ci pensiamo noi, no? Vero, Bianca?
Tutti ora la fissano. Tre paia di occhiincerti, esigenti, che attendono la risposta che vogliono sentire.
Sì, certo, dice Bianca. Quando proprio non ce la fai.
Giulia si illumina.
Siete degli angeli! Starò via pochissimo, giuro. Al massimo un paio dore.
Gli ospiti se ne vanno verso le undici. Stefano chiama un taxi per la madre, la aiuta a scendere dal porticolei si lamenta mentre si aggrappa alla ringhiera, ogni gradino è una ginocchiata. Giulia infila i bambini addormentati nella sua vecchia Panda e va via, lanciando un Grazie per la serata, siete unici! dal finestrino.
Bianca sistema la tavola, impila i piatti nel lavandino. Stefano la abbraccia da dietro, le bacia la testa.
Hai visto che bella serata? Mamma felice, Giulia più serena. Abbiamo fatto bene a venire qui.
Uhm.
Che cè? Sei stanca?
Un po.
Bianca non dice cosa la dà fastidio. Ogni tanto, solo quando servequel pensiero le rimbalza in testa. Lei conosce bene come queste parole diventano facilmente tutti i giorni, perché è comodo così.
Dopo una settimana, Giulia la chiama una mattina.
Bianca, puoi aiutarmi? Devo andare dal dottore, è urgente, ma mamma non può tenere i bambini. Solo tre ore, li prendo a pranzo.
Bianca guarda il portatile, le tabelle del bilancio aperte. Il cliente aspetta tutto per venerdì.
Giuly, ho la scadenza del lavoro
Dai, sono bravissimi, giocano tra loro! Se vuoi accendi la tv, stanno buoni. Ti prego, Bianca, per me è importante.
Dopo mezzora i bambini sono da lei. Il pranzo passa, Giulia non arriva, si fa sera in silenzio.
Alle sei Stefano torna a casa. Da uno sguardo al salotto, vede i bambini davanti alla tv.
Oh, Giulia ancora niente?
No. Doveva arrivare a pranzo, poi mi ha scritto che ritardava.
Vabbè, che sarà mai scrolla le spalle, tira fuori una Peroni dal frigo. Non sono mica estranei. Possono restare.
Bianca tace. Matteo ha appena rovesciato succo sul tappeto, e a Chiara sono finite le mutandine di ricambionello zaino ne avevano solo una.
Giulia arriva alle nove. Fresca, sorridente, profumata di caffè.
Scusate, ho fatto tardi. Vi ringrazio, mi avete davvero salvata!
Bianca sta finendo il bilancio alle tre del mattino, la testa un groviglio, ancora il frastuono dei bambini in testa.
Quattro giorni dopodi nuovo. Colloquio di lavoro, questa volta veramente importante. Giulia lascia i bambini alle nove di mattina, promette di tornare per le tre. Stefano quel giorno è a casasi sta riprendendo dopo il turno di notte. Si sveglia per pranzo, entra in cucina.
Sono ancora qui?
Come vedi.
Meglio così, versa il tè, accende la tv. Non stressarti, ci sono io.
Lui cè, sì. Ma guarda la partita in salotto, mentre Bianca corre tra i bambini e il portatile. Matteo due volte va da luizio Stefano, giochiamo? e lui: Dopo, adesso sto guardando la partita.
Giulia riprende i figli alle otto di sera.
Alla fine della terza settimana, queste visite sono diventate la regola. Tre, a volte quattro volte la settimana. Dottori, avvocati, colloqui, amiche. Le poche ore si trasformano sempre in giornate intere.
Una sera tardi, appena i bambini se ne sono andati, Bianca si siede davanti al marito.
Stefano, così non si può più andare avanti.
Cosa?
Tre volte a settimana. Non riesco più a lavorare.
Lui si fa serio.
Bianca, lei ora è in difficoltà. Il marito lha mollata, è sola con due figli. Siamo famiglia.
Lo capisco. Ma promette di venire a pranzoe si presenta alle dieci di sera. Questa non è una mano tesa, è…
È cosa?
Bianca avrebbe voluto dire una prepotenza, si sta approfittando. Ma guarda il marito, e si trattiene.
Oggi ha chiamato anche mamma continua Stefano. Dice che Giulia dovrebbe avere un po di tempo. Che è ancora giovane, la vita le si è spezzata tra le mani. Io sono il fratello, devo aiutarla.
E io?
Tu sei mia moglie come se fosse ovvio. Siamo una famiglia sola.
Bianca si gira verso la finestra. Fuori si fa buio, sul davanzale le piantine si allungano, aspettano di essere trapiantate. Aveva deciso di occuparsene sabato.
Discutere è inutile.
Venerdì sera Stefano torna dal lavoro, subito annuncia:
Ha chiamato Giulia. Domani bisogna stare ancora con i bambini. Ha due colloqui e la macchina da portare dal meccanico.
Bianca posa il portatile, fissa il marito.
Stefano, ne abbiamo già parlato. Ogni weekend non ce la faccio più.
Dai, non fare lestranea si toglie il giubbotto, va in cucina. Lei è mia sorella. Che ti costa? Tanto sei a casa.
Lavoro da casa. È diverso.
Ma sì, lavora pure mentre i bambini guardano i cartoni. Non fare storie.
Bianca vorrebbe ribattere, ma vede la sua faccia stanca, già nervosa. Rimane zitta. Domani è sabato. Voleva trapiantare finalmente le piantine: ormai sono cresciute e vanno piantate.
Va bene sospira. Che li porti.
La mattina Giulia si presenta verso le undici. Bianca apre la porta, rimane scioccata. La cognata indossa un vestito nuovo, capelli perfetti, truccata come per una serata di gala più che per un colloquio.
Grazie infinite, siete i miei salvatori! Giulia spinge Matteo e Chiara nellingresso. Li passo a prendere per le cinque, massimo le sei.
Giuly e lo zaino?
Ah, nellauto! Arrivo.
Rientra dopo un minuto, porge lo zaino con sufficienza.
Dentro ci sono pannolini, vestiti. Vado, sono già in ritardo!
La porta si chiude. Bianca resta sulla soglia coi bambini e uno zaino mezzo vuoto. Stefano in quel momento è in garagea trafficare con la macchina, promettendo aiuto al vicino.
Verso luna Matteo si stanca dei cartoni e inizia a correre per tutta la casa. Chiara piange, vuole mangiare, poi bere, poi essere in braccio. Bianca si divide tra loro e i fornelli, cercando di cucinare qualcosa.
Alle due Stefano rientra in casa.
Come va?
Tutto a posto, si asciuga le mani sul grembiule. Puoi guardarli un attimo? Devo trapiantare almeno le piantine, è lultimo momento.
Sì, arrivo, solo mi lavo le mani.
Lei esce sul terreno, prende i vasetti, tira fuori gli attrezzi. Singinocchia sullaiuola, inizia a scavare le buche. Dopo dieci minuti si sente un botto, poi pianto dei bambini.
Bianca lascia la paletta e corre in casa.
In salotto Stefano è sul divano col telefono. Matteo è al centro della stanza, accanto ai cocci di un vaso rotto, la terra ovunque, le piantine spezzate. Proprio quelle che lei aveva curato due mesi.
Cosè successo?
Si è arrampicato sul davanzale Stefano neanche si alza. Non ho fatto in tempo.
Bianca guarda la terra per terra, i fusti verdi, fragili, schiacciati da un piede innocente. Due mesi a curare quelle piante. Ad annaffiarle, a spostarle per la luce, aspettando che crescessero.
Zia Bianca, sei arrabbiata? Matteo la guarda spaventato.
No, si china a raccogliere i cocci. Vai da zio Stefano.
Stefano, finalmente, posa il telefono.
Pazienza, sono solo piantine. Ne semini altre.
Bianca non risponde. Un nodo in gola. Non erano solo pomodori. Era il suo sogno di una vita normale, ancora una volta messo in secondo piano per figli che non erano suoi.
Alle cinque Giulia non cè. Alle sei manda un messaggio: Sono in ritardo, ancora un po. Alle sette: silenzio. Bianca telefona, il cellulare risulta spento.
Verso le otto un motore si sente fuori dal cancello. Bianca si affaccia: un SUV nero, luccicante, tuttaltro che in officina.
La portiera si apre, scende Giulia. È allegra, le guance rosse, ondeggia sui tacchi. Al volante cè un uomo sui quarantanni, in giacca di pelle.
Grazie, Ale! saluta luomo. Ci sentiamo!
Lauto riparte. Giulia si gira e vede Bianca sul portico.
Oh, ciao! Scusa il ritardo. Ho incontrato un amico dopo il colloquio e mi ha dato un passaggio.
Bianca sente lodore: vino e qualcosa di dolce, tipo liquore. Nessun colloquio, nessuna officina. Giulia aveva solo scaricato i figli per andare a divertirsi.
Comè andato il colloquio? chiede Bianca con voce piatta.
Eh? Ah, bene, mi fanno sapere.
E la macchina?
Giulia esita per un istante.
Mi hanno dato appuntamento la settimana prossima. Sono pieni.
Bugie, neanche un accenno di rossore.
A proposito, Giulia prende in mano il telefono, dà uno sguardo ai messaggi, mercoledì puoi tenerli tu? Ho un altro colloquio.
No.
Una parola sola, dura. Giulia solleva lo sguardo.
Cosa vuol dire no?
Vuol dire che mercoledì no.
Ma perché? Tanto sei a casa…
Lavoro da casa. E ho dei programmi miei.
Giulia si oscura, poi si rabbuia completamentelabba tremante, gli occhi lucidi.
Bianca, ma capisci cosa sto passando? Sola con due bambini! Pensavo di poter contare su di voi, non ho nessun altro. E non riesci neanche a tenerli un giorno…
Ti ho aiutata. Sono tre settimane che va avanti. Ma io non sono una babysitter o un asilo nido.
Ma cosa ti è successo? ora la voce di Giulia si fa aspra. Sono mica sconosciuti!
Non sono miei figli Bianca si stupisce di quanto calma sia la sua voce. Sono figli tuoi, Giulia. Sono una tua responsabilità.
In porta appare Stefano. Ha sentito la conversazione e la sua espressione è tesa.
Che succede qui?
Giulia si gira subito, la voce si fa tremante.
Fratello, tua moglie non vuole più aiutarmi. Le chiedo solo un giorno e…
Si mette una mano sul petto, commossa.
Sapete la situazione. Speravo che almeno la famiglia mi aiutasse. E invece…
Non finisce la frase, fa un gesto con la mano, si dirige verso la macchina. Si volta sulla soglia.
Bisogna essere più gentili, Bianca. Più gentili.
Tira fuori il telefono, chiama un taxi. Aspetta sul portico senza guardarla. Poi prende i bambini addormentati e parte, senza salutare.
Bianca rimane sulla soglia, con dentro un senso sgradevole se sia colpa o vergogna, non lo capisce. È stata forse troppo dura?
Stefano guarda la macchina allontanarsi, poi si rivolge alla moglie.
Ma perché ti comporti così?
Così come?
Lei ti chiedeva solo un favore. E tu… non finisce e se ne va in casa.
Per una settimana silenzio. Poi Stefano torna dal lavoro, annunciando:
Ha chiamato Giulia. Un altro colloquio importante. Dai, lasciale andare. Non essere così testarda.
Stefano, abbiamo già…
Solo stavolta, te lo giuro. Se fa tardi ancora, questa volta me ne occupo io.
Bianca lo squadra. È stanco, confuso. In mezzo tra sorella e moglie come tra incudine e martello.
Ok. Solo stavolta.
La mattina dopo Giulia entra in casa di corsa, bacia i figli senza quasi guardarli.
Grazie, grazie, sono di fretta, mi aspettano!
Porta che sbatte. Bianca rimane con Matteo e Chiara.
A pranzo apre distrattamente Facebook per controllare lemail. Ma le appare la foto di Giulia, appena messa.
La apre: Giulia al tavolo del bar, circondata da persone coi calici, uno la abbraccia. Mano maschile. Scritto: Ritrovo con i compagni di scuola! Quanto mi mancava una serata normale.
Postato venti minuti fa.
Bianca fissa lo schermo. Ormai è chiaro. Nessun colloquio, nessun medico. Giulia lascia i figli e si gode la vita. E il marito che lha lasciata, forse, non era davvero il cattivo. Forse era solo stanco.
Prende il telefono, chiama Stefano:
Vieni tu a stare con i tuoi nipoti.
Ma che dici? lui è sorpreso. Sono al lavoro!
Allora chiama tua madre. Io non ci sto più.
Bianca, che succede?
Vai a vedere il profilo di tua sorella. Poi parliamo.
Pausa. Poi un sospiro.
Ok. Chiedo di uscire prima.
Stefano arriva dopo due ore. Entra in casa, guarda i bambini, poi Bianca.
Ho visto la foto, dice piano.
E allora?
Non so. Magari davvero un incontro con i compagni…
Stefano, viene sempre a riprendere i bambini che è già allegra. Lultima volta lha portata un uomo con il SUV. Non vedi?
Ma sono miei nipoti, la voce gli si fa dura. Loro che colpa ne hanno?
E io cosa centro? Bianca sente la rabbia salire. Non sono miei figli. Non sono obbligata a fare la tata. Vuoi aiutare tua sorella? Ok, ma non a mie spese.
Ma è mia sorella!
Tua sorella ha fatto i suoi errori. Ora vuole che ci sorbiamo noi i bambini mentre lei si diverte.
Ma cosa stai dicendo!
La verità. Ogni volta che li lascia qui, poi fa quello che vuole. Basta bugie. Io ho capito tutto. E tu?
Stefano tace. Si passa le mani sul viso.
Daccordo, dice infine. Basta urlare. Ti ho sentita.
Giulia arriva tardi quella sera. I bambini dormono già sul divano. Entra, inizia a dire qualcosatraffico, telefono scaricoma Stefano la blocca.
Giulia, da oggi basta.
Basta cosa? non capisce.
Scaricare i figli e sparire tutto il giorno. Noi non siamo la babysitter.
Giulia guarda Bianca. Negli occhi, finalmente capisce.
Sei stata tu a mettergli la pulce, vero?
No. Ho deciso da solo.
Giulia sbuffa, solleva Matteo addormentato.
Ho capito. Bravi parenti.
Esce senza ringraziare. La porta sbatte così forte che tremano i vetri.
La mattina seguente, a colazione. Suona il telefonocompare Mamma sul display.
Stefano risponde.
Sì, mamma?
Bianca sente solo pezzettila voce della suocera, dura, dal vivavoce.
Cosè questa storia? Non potete aiutare vostra sorella? Io non sto ancora bene, lo sapete!
Mamma, anche noi abbiamo una vita.
Ah, adesso parli così! Hai comprato casa e hai perso il cuore! Va bene, ho capito!
Riattacca. Stefano posa il telefono, guarda Bianca.
Si è arrabbiata.
Me ne sono accorta.
Restano in silenzio. Fuori il sole brilla, sul davanzale cè il vaso vuoto delle sue piantine. Bianca lo guarda e pensa: un mese fa si erano trasferiti qui per la pace, la casa, lorto, la loro vita. E invece hanno ricevuto bambini non loro, problemi non loro e parenti che li trattano da colpevoli.
Stefano le prende la mano.
Scusami, dice piano. Dovevo fermarla prima.
Bianca non risponde. Gli stringe solo le dita. Non è una vittoria. La suocera è offesa, Giulia furiosa, davanti cè una lunga guerra di nervi. Ma per la prima volta, dopo settimane, Bianca si sente più leggera. Ha detto no. E il marito lha sentita.
Il resto, verrà poi.







