Mi sono stancata di fare da tata a tuo figlio, disse la nuora, e partì per il mare.
Di figli Valentina Bertolini ne aveva uno solo.
Bravissimo ragazzo, instancabile al lavoro. Però la moglie strana davvero. Cucinare? Mai voglia. Pulire? Arricciava il naso e spariva. E negli ultimi tempi, sembrava proprio che le fosse saltata la mosca al naso.
Proprio ieri aveva scatenato un altro litigio.
Giulio, disse al marito. Non ce la faccio più! Sei un uomo cresciuto, ma ti comporti come un bambino!
Giulio si sentì spiazzato. Non aveva chiesto nulla di che! Solo che Sofia gli scegliessi i calzini, stirasse la camicia, magari ricordasse il certificato per la visita medica.
La mamma mi ha sempre aiutato, borbottò Giulio.
Allora vai dalla mamma! sbottò Sofia.
La mattina dopo preparò la valigia.
Giulio, disse con calma. Io parto per Rimini. Un mese. Anzi, forse di più.
Più di un mese?!
Proprio così. Sono esausta di badare a un adulto che si comporta come un bimbo.
Giulio provò ad indignarsi, ma Sofia non lo ascoltava più. Prese il telefono, compose il numero:
Signora Valentina? Sono Sofia. Se senza baby-sitter non ce la fa, venga lei a vivere qui per qualche giorno. Le chiavi di scorta sono sotto lo zerbino.
E partì.
Giulio restò nellappartamento vuoto, senza la minima idea di cosa fare. Frigorifero desolato, calzini sporchi ovunque, piatti accumulati a montagna nel lavandino.
Due giorni dopo chiamò la mamma:
Mamma, Sofia è impazzita! È partita non so dove! E adesso che faccio?
Valentina sospirò. Ancora problemi con la nuora.
Arrivo subito, Giulio. Vediamo di sistemare tutto.
Unora dopo era lì, borsa della spesa in mano e il solito spirito materno: ora si risolve.
Ma appena varcò la soglia, rimase senza parole.
Disordine ovunque. Il letto sfatto, vestiti sparsi, piatti e stoviglie mai lavati, biancheria sporca nel bagno.
E allimprovviso Valentina capì: suo figlio trentenne non aveva mai imparato a vivere da solo. Proprio nulla.
Da sempre aveva fatto tutto lei. E così aveva cresciuto un bambino troppo cresciuto.
Mamma, si lamentava Giulio. Cosa cè per cena? Dove sono le camicie? Quando torna Sofia?
Valentina iniziava a pulire senza dire nulla, ma nella mente si faceva largo una domanda: cosa ho combinato?
Per tutta la vita aveva protetto il figliolo dalla vita quotidiana. Dalle asperità. Dalla realtà.
Ed ora, senza una donna accanto, lui era perso.
E Sofia? Sofia era semplicemente scappata da questo eternamente incapace bimbo-cresciuto.
E la si poteva comprendere.
Per tre giorni Valentina rimase nellappartamento del figlio.
E ogni giorno capiva di più: aveva cresciuto un uomo-bambino.
La mattina Giulio si alzava e cominciava a piagnucolare:
Mamma, cosa cè per colazione? Dove sta la mia camicia? Ho dei calzini puliti?
Valentina stirava, cucinava, puliva, taceva e osservava.
Immaginate: trentanni e non sapeva accendere la lavatrice! Ignorava il prezzo del pane! Persino il tè lo preparava in modo maldestro o si scottava, o rovesciava lo zucchero.
Mamma, si sfogava la sera, Sofia è impazzita! Prima almeno fingeva damarmi. Ora sembra una sconosciuta!
E tu come ti comporti? provò a chiedere Valentina.
Come sempre! Non le chiedo nulla di assurdo. Voglio solo che mia moglie sia una moglie, non una strega!
Valentina guardò Giulio. Santo cielo. Non capiva proprio.
Giulio, aiuti mai Sofia?
Come? si stupì davvero. Io lavoro! Porto i soldi! Non basta?
E in casa?
In casa? Torno stanco! Voglio riposare. Lei però pretende sempre qualcosa: lavare i piatti, andare al supermercato Ma sono cose da donna!
E lì, la cosa più strana: Valentina per la prima volta sentì le proprie parole, quelle che per anni aveva ripetuto al figlio:
Giulio, lascia stare ci pensa mamma! Non andare dal fornaio ci pensa la mamma! Tu sei un uomo, hai compiti più importanti!
Aveva creato un mostro.
Più osservava, più era angosciata.
Giulio tornava a casa, si buttava sul divano. Aspettava la cena. Aspettava di sentire le notizie. Aspettava distrazioni.
E se la cena non compariva magicamente, iniziava a fare i capricci:
Mamma, quando si mangia? Ho fame!
Come un bambino.
Peggio di tutto, erano le sue chiacchiere su Sofia.
È diventata nervosa, si lamentava. Sempre arrabbiata. Magari dovrebbe vedere un dottore? Controllare gli ormoni?
Forse è solo stanca, propose Valentina.
Di cosa? Lavoriamo tutti e due. La casa però è responsabilità della donna.
Responsabilità?! esplose Valentina. Chi te lo ha detto?
Giulio fu colto da sorpresa. Sua madre non gli aveva mai urlato contro.
Quella sera, la quarta, Valentina fu esausta.
Giulio stava sbracato sul divano, scorreva il telefono, ogni tanto sospirava gli mancava la moglie. In cucina piatti sporchi, calzini per terra, il letto disfatto.
Mamma, mugugnò, che si mangia stasera?
Valentina era ai fornelli, mescolava il minestrone. Come sempre, da trentanni.
Ma sentì che era giunto il momento di dire basta.
Giulio, disse spegnendo il gas. Dobbiamo parlare.
Ti ascolto, senza staccare gli occhi dal telefono.
Metti via quel telefono. Guardami.
Cera qualcosa nella voce che lo costrinse ad obbedire.
Figlio, iniziò piano, sai perché Sofia ti ha lasciato?
Si è solo esaurita una settimana. Le donne sono emotive. Riposa e torna.
Non tornerà.
Che vuol dire non tornerà?!
Che si è stancata di fare la mamma ad un adulto-bambino.
Giulio si alzò di scatto:
Mamma! Che dici? Quale bambino? Io lavoro, porto i soldi!
E allora? Valentina si raddrizzò. In casa non hai le mani? Gli occhi ti sono diventati ciechi?
Giulio impallidì.
Non puoi parlarmi così! Sono tuo figlio!
E proprio per questo te lo dico! Valentina si sedette tremando.
Mamma, stai male? chiese spaventato Giulio.
Stanca! sogghignò Valentina. Sono malata di un amore cieco. Ho pensato di proteggerti, ma ho cresciuto solo un egoista! Trentanni e senza una donna non sai fare nulla! Convinto che tutto ti sia dovuto!
Ma
Niente ma! lo interruppe Valentina. Vuoi che Sofia sia la tua seconda mamma? Che lavi, cucini, pulisca come facevo io? Perché?
Lavoro.
Lavorano tutti e due! Ma lei, oltre a lavorare, tiene anche la casa! E tu? Sul divano, in attesa di essere servito!
Gli occhi di Giulio si inumidirono.
Ma vivono tutti così.
Ma non tutti! gridò Valentina. Gli uomini veri aiutano le loro mogli! Lavano, cucinano, crescono i figli! E tu? Non sai nemmeno dove metto il detersivo!
Giulio nascose il viso tra le mani.
Sofia ha ragione, disse Valentina. Si è stancata di essere tua mamma. E io pure.
Come sarebbe?
Così. Valentina si diresse verso lingresso, prese la borsa. Io torno a casa. Tu resti. Da solo. Impara finalmente a essere adulto.
Mamma, ma che dici?! Da solo? E chi cucina? E chi pulisce?
Tu! urlò. Tu farai tutto, come tutti gli adulti!
Ma non so fare niente!
Imparerai! O resterai uninfantile fallito e solo!
Valentina indossò il cappotto.
Mamma, non lasciarmi! implorò Giulio. E cosa farò da solo?
Quello che dovevi imparare ventanni fa vivere da solo.
E se ne andò.
Giulio restò nella casa sporca. Per la prima volta, veramente solo.
Di fronte alla realtà.
Rimase seduto sul divano fino a mezzanotte.
Lo stomaco brontolava. I piatti puzzavano nel lavello. Calzini ovunque.
Caspita, borbottò, e per la prima volta in trentanni lavò i piatti da solo.
Un disastro. Le stoviglie scivolavano, il detersivo pizzicava le mani. Ma riuscì.
Poi tentò una frittata. Bruciata. Riprova: commestibile.
La mattina si rese conto che sua madre aveva ragione.
Passò una settimana.
Ogni giorno Giulio provava a gestire la vita da solo. Lavare, cucinare, tenere pulito. Fare la spesa, capire i prezzi in euro. Pianificare la giornata per non trascurare nulla.
E capì che era faticoso.
Allora capì cosa provava Sofia.
Pronto, Sofia? la chiamò di sabato.
Dimmi, voce fredda.
Avevi ragione, disse subito. Mi sono comportato come un bambino.
Sofia taceva.
Sono solo da una settimana. Ho capito quanto è difficile per te. Scusami.
Silenzio lungo.
Tua madre mi ha telefonato ieri, disse infine Sofia. Mi ha chiesto scusa. Dice che ti ha viziato.
Un mese dopo Sofia tornò.
Si trovò davanti una casa in ordine. Un marito che aveva preparato la cena e laspettava con i fiori.
Bentornata a casa, le disse.
Da allora Valentina chiamava una volta a settimana. Chiedeva come andava, ma non si invitava più.
E una sera, mentre Giulio lavava i piatti dopo cena e Sofia preparava il tè, lei disse:
Sai, mi piace questa nostra nuova vita.
Anche a me, rispose lui asciugandosi le mani. Peccato averci messo così tanto.
Ma ci siamo arrivati, sorrise Sofia.
Ed era vero.







